Feria d’Agosto….Cesare Pavese



Osvaldo Licini [ 1894 – 1958 ] Amalasunta su fondo blu

__Una notte di agosto, di quelle agitate da un vento tiepido e tempestoso, camminavamo sul marciapiede indugiando e scambiando rade parole. Il vento che ci faceva carezze improvvise, m’impresse su guance e labbra un’ondata odorosa, poi continuò i suoi mulinelli tra le foglie già secche del viale. Ora, non so se quel tepore sapesse di donna o di foglie estive, ma il cuore mi traboccò improvvisamente, tanto che mi fermai.
Clara attese, semivoltata, che riprendessi a camminare. Quando alla svolta c’investì un’altra folata, Clara fece per soffermarsi, senza levare gli occhi, un’altra volta in attesa. Davanti al portone, mi chiese se volevo far luce o passeggiare ancora. Restai un poco fermo sul marciapiede – ascoltai il fruscìo d’una foglia secca trascinata sull’asfalto – e dissi a Clara che salisse, l’avrei subito seguita. 
Quando, dopo un quarto d’ora, giunsi di sopra, mi sedetti a fumare alla finestra fiutando il vento, e Clara mi chiese attraverso la porta della stanza se mi ero calmato. Le dissi che l’aspettavo e, un istante dopo, mi fu accanto nella stanza buia, si appoggiò contro la mia sedia e si godeva il tepore del vento senza parlare. In quell’estate eravamo quasi felici, non ricordo che avessimo mai litigato e passavamo lunghe ore accanto prima di addormentarci. Clara capisce tutto, e a quei tempi mi voleva bene; io ne volevo a lei e non c’era bisogno di dircelo. Eppure so adesso che le nostre disgrazie cominciarono quella notte.
__Se Clara si fosse almeno irritata per la mia agitazione, e non mi avesse atteso con tanta docilità. Poteva chiedermi che cosa mi fosse preso, poteva tentare lei stessa d’indovinarlo, tanto più che l’aveva intuito – ma non tacere, come fece, piena di comprensione. Io detesto la gente sicura di sé, e per la prima volta detestai Clara.
__Quel turbine di vento notturno mi aveva, come succede, inaspettatamente riportato sotto la pelle e le narici una gioia remota, uno di quei nudi ricordi segreti come il nostro corpo, che gli sono si direbbe connaturati fin dall’infanzia. La spiaggia dove sono nato si popolava nell’estate di bagnanti e cuoceva sotto il sole. Erano tre, quattro mesi di una vita sempre inaspettata e diversa, agitata, scabrosa, come un viaggio o un trasloco. Le casette e le viuzze formicolavano di ragazzi, di famiglie, di donne seminude al punto che non mi parevano donne e si chiamavano le bagnanti. I ragazzi invece avevano dei nomi come il mio. Facevo amicizia e li portavo in barca, o scappavo con loro nelle vigne. I ragazzi delle bagnanti volevano stare alla marina dal mattino alla sera: faticavo per condurli a giocare dietro i muriccioli, sui poggi, su per la montagna. Tra la montagna e il paese c’erano molte ville e giardini, e nei temporali di fine stagione le burrasche s’impregnavano di sentori vegetali e torridi che sapevano di fiori spiaccicati sui sassi.
Ora, Clara lo sa che le folate notturne mi ricordano quei giorni. E mi ammira – o mi ammirava – tanto, che sorride e tace quando vede questo ricordo sorprendermi. Se gliene parlo e faccio parte, quasi mi salta al collo. È per questo che non sa che quella notte mi accorsi di detestarla.
__C’è qualcosa nei miei ricordi d’infanzia che non tollera la tenerezza carnale di una donna – sia pure Clara. In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l’incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito. Un ragazzo – ero io? – si fermava di notte sulla riva del mare – sotto la musica e le luci irreali dei caffè – e fiutava il vento – non quello marino consueto, ma un’improvvisa buffata di fiori arsi dal sole, esotici e palpabili. Quel ragazzo potrebbe esistere senza di me; di fatto, esistette senza di me, e non sapeva che la sua gioia sarebbe dopo tanti anni riaffiorata, incredibile, in un altro, in un uomo. Ma un uomo suppone una donna, la donna; un uomo conosce il corpo di una donna, un uomo deve stringere, carezzare, schiacciare una donna, una di quelle donne che hanno ballato, nere di sole, sotto i lampioni dei caffè davanti al mare. L’uomo e il ragazzo s’ignorano e si cercano, vivono insieme e non lo sanno, e ritrovandosi han bisogno di star soli.
__Clara, poveretta, mi volle bene quella notte come sempre. Forse me ne volle di più, perché anche lei ha le sue malizie. Noi giochiamo qualche volta a rialzare fra noi il mistero, a intuire che ciascuno è per l’altro un estraneo, e così sfuggire alla monotonia. Ma ormai io non potevo più perdonarle di essere una donna, una che trasforma il sapore remoto del vento in sapore di carne.

Cesare Pavese

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Riflessioni personali…….la prepotenza invisibile degli egoisti arricchiti!!


 

Torno sul blog solo per qualche giorno e con una tempesta interiore molto simile al mare in burrasca, mi sono reso conto (finalmente era ora, direte voi) che la mia è una partita persa in partenza per il semplice motivo che è impossibile far capire certe dinamiche politiche a chi comunque possiede la ragione, ma ne fa un cattivo uso o addirittura non la usa affatto.

Vogliamo liberarci dalla schiavitù dei poteri forti che sta massacrando il ceto medio dopo aver ridotto sul lastrico il quarto stato, quello del proletariato, ma nonostante questo, non facciamo nulla per cambiare il sistema perchè prima di liberare l’Italia dalla tirannia europea, dall’euro e da ogni condizionamento esterno dovremmo prima liberarci di una parte di italiani arricchiti e pieni di soldi, rozzi, arretrati, psicopatici, superficiali, ignoranti, razzisti, sadici, sessisti, sbruffoni impotenti, qualunquisti, inaffidabili, violenti, corrotti, e anche un po’ fascisti.
Siamo falsi e ipocriti, ci lamentiamo spesso di questo e di quello, ma sempre e solo a parole, altro non vogliamo fare perchè è difficile assumersi le proprie responsabilità, come allo stesso modo invece è molto facile curare il proprio orticello.

Io non sono nessuno, sono soltanto un uomo che dice quello che pensa e agisce quel pensiero, non a caso, ieri sera mi sono fatto cacciare da una di quelle associazioni ( Yacht Club Marina….) create da gente annoiata e con un sacco di soldi, il cui l’unico problema consiste nello scegliere la lunghezza della propria futura barca, 12, 18 o 24 metri.

Li ho mandati a cagare ( nel bel mezzo di un rendez-vous a base di ostriche, aragoste e astici, il tutto accompagnato dal meraviglioso bouquet di un freschissimo e pregiato vino locale, il Verdicchio di Matelica ) perchè non mi sono mai piaciuti gli uomini che sfruttano altri uomini, come non mi sono mai piaciuti coloro che fanno soldi con le difficoltà economiche delle persone, vi chiedete cosa io abbia detto?

“Io non sono come voi, mi avete tutti rotto i coglioni, andate a fare in culo “fascisti” ed egoisti di merda”! questo ho detto, e me sono andato.

Nico (max weber)

 

 

 

Piccola consolazione in questa mia ribellione al sistema, è il fatto di non essere solo, sotto uno sfogo di un mio carissimo amico…….

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FASCISTI E AFFINI AMANO IL POPOLO E LA SACRA PATRIA!

Ho conosciuto da nord a sud diversi imprenditori, commercianti, professionisti, e quindi datori di lavoro che si dichiarano patrioti, apertamente e orgogliosamente di destra, se non proprio fascisti, e fanno bei discorsi sulla patria, contro l’invasione degli immigrati, contro la UE, e difendono, a parole, le ragioni di un popolo oppresso e umiliato che essi vorrebbero riscattato dalla odiosa sottomissione.
Gli stessi personaggi però amano la patria e il loro popolo italiano a tal punto da praticare il lavoro nero, sottopagando i propri schiavi e posso testimoniare di paghe giornaliere in nero di venti euro per otto e passa ore di lavoro duro, senza nessuna garanzia.
Si aggiunga il disprezzo e la supponenza tipica dei padroni che esercitano tutta la loro arroganza su persone costrette dalla necessità a chinare il capo e prendersi questi due spiccioli, oltre che una serie di umiliazioni.
Questi ipocriti sfruttatori sono i padroni di sempre.
Gli stessi che facevano le collette per finanziare il fascismo storico e procedere all’acquisto di manganelli, olio di ricino e divise nere per poi picchiare, uccidere, incendiare sedi di cooperative, case del popolo e sindacati, seminare il terrore tra quel popolo di italiani che rivendicava condizioni di vita e di lavoro più eque ed umane.
Oggi sono venuti allo scoperto, grazie anche allo sfaldamento della sinistra storica e al suo tradimento.
Ma quando li sento parlare con retorica di popolo italiano, di patria da riscattare e cazzate simili per poi sfruttare per pochi euro e umiliare gli stessi italiani (oltre gli immigrati, s’intende) mi monta una rabbia che mi viene voglia di puntargli una 38 special alla testa e farli cagare addosso.
Purtroppo non posso farlo e devo astenermi, ingoiare amaro e andare avanti, sognando di vederli penzolare ancora un giorno, a testa in giù, così come meritano.

(Franz A.)

C’è un tremendo bisogno d’Amore…tra gli Umani!


 

C’è bisogno d’Amore nelle nostre azioni, nei nostri pensieri, nelle nostre scelte, c’è un tremendo bisogno d’Amore anche nell’agire la nostra Libertà.
Quello che e’ accaduto e quello che accadra’, e’ la punizione che spetta agli esseri pensanti come l’Uomo.
Se fossimo esseri animali, accadrebbe tutto cio’?

Nico (max weber)

Barcellona -attentato- foto tratta dal web

 

Sull’inibizione che impedisce a un lupo di azzannare un suo simile che gli mostra la gola

“Devo tuttavia confessare che, nel mio sentimentalismo, sono profondamente commosso e ammirato di fronte a quel lupo che non può azzannare la gola dell’avversario, e ancor di più di fronte all’altro animale, che conta proprio su questa sua reazione! Un animale che affida la propria vita alla correttezza cavalleresca di un altro animale! C’è proprio qualcosa da imparare anche per noi uomini! Io per lo meno ne ho tratto una nuova e più profonda comprensione di un meraviglioso detto del Vangelo che spesso viene frainteso, e che finora aveva suscitato in me solo una forte resistenza istintiva: “Se qualcuno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra…”. L’illuminazione mi è venuta da un lupo: non per ricevere un altro schiaffo devi offrire al nemico l’altra guancia, no, devi offrirgliela proprio per impedirgli di dartelo!”

Così scrisse Konrad Lorenz riguardo la cattiveria che è assente negli esseri animali ma presente negli umani, purtroppo! 😦

Riflessioni personali…..le riforme (tagli) che ci chiede l’Europa!


 

Tito Boeri (INPS) dichiara guerra ai pensionati.

 

In un’italia continuamente distratta su temi completamenti secondari, priva di politici in grado di tenere testa al regime violento della finanza internazionale, non desta stupore il silenzio assordante sulle ultime vergognose dichiarazioni di Tito Boeri.

Questo è il liberismo, questa è l’UE, questo è l’euro… ed attenzione perché l’attacco alla spesa pubblica oggi è globale, dalle pensioni alla sanità, passando per la giustizia, la sicurezza e l’istruzione, dove ad esempio i tagli di personale sono stati mascherati in questi giorni inserendoli attraverso la riduzione della durata delle scuole superiori che passerà da cinque a soli quattro anni.

P.S. ma il Giappone con il suo debito/pil al 250% non doveva fallire a breve? Capre!

 

 

Il Presidente dell’INPS ha nello specifico dichiarato circa lo stop progressivo all’aumento dell’età pensionabile: “E’ pericolosissimo toccare questo meccanismo, perché può avere sia effetti in avanti che all’indietro. Le generazioni che hanno già vissuto questo adeguamento, per esempio con l’adeguamento dell’età pensionabile di quattro mesi nel 2016, o prima ancora, di tre mesi nel 2013, direbbero: ma perché noi abbiamo dovuto pagare? E poi, guardando ancora più avanti, avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiamo in 141 miliardi di euro”. Ed ancora “questo stop all’aumento progressivo dell’età pensionabile non è neanche nell’interesse dei lavoratori più deboli; perché se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingersi a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perché col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano” ed infine l’ultima stoccata ai pensionati italiani: “se uno percepisce la pensione più a lungo perché si vive più a lungo è giusto anche che contribuisca più a lungo al sistema, altrimenti il sistema non riesce a reggere”.

Difficile sia mantenere la continenza espositiva difronte a queste affermazioni criminali, sia scegliere da dove partire per confutare le menzogne di Boeri. Ma cominciamo con l’ultima affermazione, quella sul fatto che si vive più a lungo.

Il dato è clamorosamente falso. L’austerità economica che va avanti dal 1995, data in cui l’Italia ha iniziato le politiche di avanzo primario senza soluzione di continuità (ovvero il Paese tassa ogni anno più di quanto spende impoverendoci tutti), oggi impedisce a tanti cittadini di accedere a cure ed esami con la conseguenza che, come certificato dall’ISTAT nel 2015, per la prima volta dopo decenni, la durata media della vita è scesa. Non ci sono prospettive che l’aumento di aspettativa di vita registrato in passato dunque possa proseguire, anzi.

Veniamo poi al tema dell’aggravio di spesa pubblica per maggiori costi pensionistici. Sfatiamo il mito numero uno della propaganda di questa dittatura finanziaria: le pensioni non sono un costo per la collettività ma una delle ricchezze più importanti.

La spesa pubblica è la principale componente positiva del PIL, ogni euro di spesa pubblica, nella peggiore delle ipotesi, è automaticamente un euro di PIL. Ma ovviamente la moneta circola e conseguentemente per ogni euro di spesa pubblica il PIL sale in misura maggiore ad uno. Ovviamente affinché questo effetto moltiplicatore si verifichi occorre che la spesa pubblica non si accantoni nei risparmi di chi la riceve ma venga spesa in consumi di beni o servizi. Non esiste voce di spesa più efficace da questo punto di vista delle pensioni. Infatti avendo il pensionato la certezza di un’entrata fissa la spende senza timori, dunque tenderà ad avere una propensione marginale al consumo talmente elevata da rendere difficile trovare risultati simili con qualsivoglia altra voce di spesa pubblica.

Più pensioni significano automaticamente maggiori consumi, persino con le attuali politiche di avanzo primario, proprio in virtù di criteri di ottimizzazione delle spesa pubblica complessiva in base alla propensione marginale di cui vi dicevo. In sostanza anche a parità di moneta (oggi scarsa) la miglior ridistribuzione con conseguente maggiore circolazione ha effetti benefici a livello macroeconomico.

Ovviamente a monte di tutto c’è poi il fatto che uno Stato “normale”, ovvero nel possesso di quelle sovranità senza le quali neppure può essere considerato Stato, non ha alcun limite precostituito di spesa. In tale contesto le pensioni possono essere pagate, come ovvio e come volutamente dimentica Boeri, senza alcuna copertura. Diventano uno dei modi migliori per immettere moneta fresca nell’economia espandendo la domanda aggregata laddove vi è, come oggi, l’esigenza macroeconomica di farlo. L’Italia sconta una rarefazione monetaria forzata (manca moneta nell’economia reale) imposta dalle norme giuridiche dei noti trattati europei. Dunque non vi è alcuna emergenza atta a comprimere i diritti costituzionali dei pensionati, casomai sussiste l’esigenza opposta ovvero quella di abbassare l’età pensionabile per tutti ed alzare le pensioni stesse consentendo maggiori consumi.

Una simile politica invisa a Boeri consentirebbe sia la ripresa dell’economia italiana, che sconta almeno la mancanza di 200 miliardi nell’economia reale secondo le stime più prudenti e basate sull’andamento dell’aumento della base monetaria ante austerità (ricordate sempre che più cresce un’economia più necessità di maggiore quantità di moneta complessiva per il suo funzionamento), che la riduzione del rapporto complessivo tra debito e pil, ammesso e non concesso ovviamente che questo debba davvero importare a qualcuno. Paradossalmente dunque, anche tenendo per buoni gli assurdi vincoli europei, ci sono maggiori probabilità di rispettarli con politiche espansive che con politiche di austerità.

L’ignoranza o la malafede di Boeri è davvero immensa. Ed in ogni caso andrebbe rimosso dal suo ruolo, essendo impensabile che il Presidente INPS ignori le basi della macroeconomia e spacci per un debito della collettività la spesa pubblica pensionistica, che invece rappresenta una delle più importanti fonti di credito per ogni cittadino italiano.

Anche in questo caso non credo che la popolazione, per colpa di media spesso collusi con i poteri finanziari, abbiano gli strumenti culturali per comprendere l’assurdità di simili forme di becera propaganda. Alla fine, come da desiderio messo nero su bianco nel libro “L’Aver de la Vie” da Jaques Attali (economista e mentore di Macron), si arriverà a spingere gli anziani al suicidio per ragioni economiche, “eliminare la vita se troppo costosa”.

 

Avv. Marco Mori