Henry Vaughan


 

 

dromedario

 

 
Pace

 

Anima mia, c’è un paese
lontano oltre le stelle
dove si leva un’alata sentinella
perfettamente esperta delle guerre,
laggiù sopra il pericolo e il rumore
la dolce pace siede coronata di sorrisi,
e uno, nato in una mangiatoia
comanda le sue splendide schiere.
Egli è il tuo amico grazioso
e (Oh,mia Anima svegliati!)
in puro amore discese
a morire quaggiù per la tua salvezza.
Se tu potessi giungere in quel luogo!
Laggiù cresce il fiore della pace,
la Rosa che non può appassire,
la tua forza, la tua quiete.
Lascia dunque le tue sciocche battaglie,
perché nessuno può offrirti sicurezza
se non chi non muta mai,
il tuo Dio, la tua vita, la tua Cura.

 

Henry Vaughan

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Emily Dickinson


 

 

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Sarei forse più sola
senza la mia solitudine.
Sono abituata al mio destino.
Forse l’altra – la pace –

potrebbe spezzare il buio
e riempire la stanza –
troppo stretta per contenere
il suo sacramento.

La speranza non mi è amica –
come un’intrusa potrebbe
profanare questo luogo di dolore –
con la sua dolce corte.

Potrebbe essere più facile
affondare – in vista della terra –
che giungere alla mia limpida penisola
per morire – di piacere.

 
Emily Dickinson

 

George Herbert


 

 

cuore

 

 

Love

 
L’Amore mi aprì le braccia
e la mia anima indietreggiò,
colpevole di fango e di vergogna.
Ma, con rapido sguardo, l’Amore
vide la mia debolezza fin dal mio primo istante
e venne più vicino chiedendomi dolcemente
se qualcosa mi mancava.
“Un invitato” risposi “degno di essere qui”.
“Tu sarai quello”, disse l’Amore.
Io, il maligno, l’ingrato?
O mio amato, non posso neppure guardarti.
L’Amore prese la mia mano e replicò sorridendo:
– “Chi ha fatto i tuoi occhi, se non io?”
– “E’ vero, Signore, ma li ho sporcati;
lascia la mia miseria vada dove si merita”.
– “E non sai tu” disse l’Amore “chi ne portò su di se il castigo?”
– “Mio amato, allora ti servirò”.
– “Occorre che tu ti sieda”, disse l’Amore, “che tu gusti il mio cibo”.
E io mi sedetti e mangiai.

 
George Herbert

Paul Celan


 

 

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GRATA DI PAROLE

 
Occhio tondo tra le sbarre.
Palpebra, sfarfallante animale,
voga verso l’alto,
fa passare uno sguardo.
Iride, natante, opaca e senza sogni:
sarà prossimo, il cielo, grigio-cuore.
Storta, nel beccuccio di ferro,
la scheggia fumigante.
Al senso che la luce prende
tu indovini l’anima.
(Fossi io come te. Tu come me.
Non sottostammo forse
al medesimo vento?
Siamo estranei.)
Pavimento. Sopra,
l’una accanto all’altra, le due
pozzanghere grigio-cuore:
due
bocconi di silenzio.

 
Paul Celan