Cecília Meireles


 

 

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Marc Chagall  -Les Amants au ciel rouge-  ( olio su tela) 1950

 

 

 

 
Per pensare a te tutte le ore fuggono:
il tempo umano spira in lacrima e cecità.
Tutto è spiagge dove il mare affoga l’amore.
Voglio l’insonnia, la vigilia, una chiaroveggenza
di questo istante che abito – ah, mio dominio triste!,
isola dove io stessa non so fare nulla per me.
Vedo il fiore, vedo nell’aria il messaggio delle nuvole
– e nella mia memoria sei immortalità –
vedo le date, ascolto il mio stesso cuore.
E dopo il silenzio. E i tuoi occhi aperti
nei miei chiusi. E questa assenza sulla mia bocca:
poiché so bene che parlare è uguale a morire.
Dalla vita alla Vita, fughe sospese.

 

 

Cecília Meireles

 

 

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Franco Fortini


 

 

 

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Kazmir Malevich -piazza rossa-  (olio su tela)

 

 

 

 

VICE VERIS

 
 
Mai una primavera come questa
È venuta nel mondo. Certo è un giorno
Da molto tempo a me promesso questo
Dove tutto il mio sguardo si fa eguale
Ai miei confini, riposando; e quanta
Calma giustizia nel pensiero è in fiore
Quanta limpida luce orna il colore
Delle ombre del mondo. Ora conosco
Perché mai degli inverni ove a fatica
Si levò questo esistere mio vivo
M’è rimasto quel nome, che mi scrivo
Su quest’aria d’aprile, o sola antica
E perduta oltre il pianto sempre cara
Immagine d’amore mia compagna.

 

 

Franco Fortini

 

Vicente Aleixandre


 

 

 

vicente

Adolph von Menzel -Nel giardino della birra- (olio su tela)

 

 

 

 
GLI ANNI

 

 

 

Gli anni: la loro storia o il loro peso?
Quel che più costa è andarsene
lenti, ancora amorosi, sorridendo. Dicono: “Giovane;
come sei giovane…”. Essere o apparire? L’inflessione tradisce il senso vero.
Passano le figure che sorprendono. Ché l’occhio, ancora vivo, guarda
e copia l’oro dei capelli, la carne di rosa, il bianco dell’improvviso avorio.
Il riso è chiaro per tutti, anche per lui che vive e l’ode.
Ma gli anni gettano
come un’opaca luce circolare
ed egli va nel cerchio odiato. Non visibile
o quasi, perché passa ignorato in quell’alone.
Rompere non è dato il vetro, l’aria
intorno a lui, cono perpetuo che qualcosa ospita:
invisibile, un essere che ancora ha moto, passa.
Mentre gli altri, liberi, trascorrono accecando.
Perché accecare è emanare la vita in raggi freschi.
Ma chi passa da solo, protetto
dall’età, non è udito. Immota l’aria.
Egli ode e sente, perché il muro strano
gli ruba luce ma non è che aria
per la luce che giunge e lo oltrepassa.
Ritto, trafitta l’anima, passa ancora chi vive.

 
 
Vicente Aleixandre

 

Enya


poesia in musica

 

 

 

 

 

 

If I could be where you are

 

Dove sei in questo momento?
Solo nei miei sogni.
Sei assente, ma sei sempre
ad un battito di cuore da me.
Io ora sono persa senza di te,
non so dove tu sia.
Continuo a cercare, continuo a sperare,
ma il tempo ci tiene lontani.
 
C’è un modo che io possa trovarti,
c’è un segno che dovrei conoscere,
c’è una strada che potrei seguire
per riportarti a casa?
 
L’inverno giace innanzi a me
ora tu sei così lontano.
Nell’oscurità dei miei sogni
La luce di te resterà.
 
Se io potessi essere vicina accanto a te
se io potessi essere dove tu sei
se io potessi raggiungerti e toccarti
e riportarti a casa.
C’è un modo che io possa trovarti,
c’è un segno che dovrei conoscere,
c’è una strada che potrei seguire
per riportarti a casa da me.

 
Enya