Henry Bergson Il Tempo


 

 

tempo

 

 

 
Sulla molteplicità degli stati di coscienza.
L’idea di durata.
Libertà.
di H. Bergson

 

 

 
 
La differenza quantitativa, che abita lo spazio (costruzione razionale) è puramente pensata; al contrario la differenza qualitativa è vissuta e accade nel tempo. Si scollano così due piani: l’uno intellettuale, artificiale, costruito, che ricopre l’altro, profondo, reale, vissuto, e che, al contrario del primo, non abita lo spazio, ma il tempo, ed è la durata. Noi che, “pensiamo per lo più nello spazio” viviamo nel tempo.

 
La durata è il dato immediato: ma paradossalmente questa immediatezza è solo virtuale, poiché va riguadagnata, mettendo fuori gioco le mediazioni intellettuali e linguistiche. Il linguaggio, l’uso pratico dell’intelligenza, l’abitudine, la società, sono tutte condizioni che richiedono la spazialità, che costruiscono un tempo spazializzato e di conseguenza un’interiorità spaziale. Il tempo spazializzato è quello costituito dagli istanti, punti separati dal vuoto, un tempo intermittente, omogeneo e discontinuo, l’unico tempo misurabile.
“Quando seguo con gli occhi sul quadrante di un orologio il movimento della lancetta che corrisponde alle oscillazioni del pendolo, non misuro la durata, come potrebbe sembrare; mi limito invece a contare delle simultaneità, cosa molto diversa.
Al di fuori di me, nello spazio, vi è un’unica posizione della lancetta e del pendolo, in quanto non resta nulla delle posizioni passate”.

Il tempo reale è quello profondo della coscienza, dotata di memoria, e quindi in grado di organizzare passato e presente nella successione. Questo tempo vissuto, a differenza di quello spazializzato, è pura eterogeneità e continuità. Come non ha senso cercare il più e il meno nello psichico, così è insensato immaginare gli stati di coscienza come elementi giustapponibili, e quindi numerabili. Gli stati non si dispongono su di un piano spaziale, essi si succedono e si confondono, poiché nessuno può dire quando essi finiscono e iniziano quelli successivi.

 

 
 
Libertà.
 
La libertà, secondo Bergson, si incunea proprio nel gioco tra questi due piani: Durata e Libertà..
Eliminata la confusione tra durata ed estensione, successione e simultaneità, quantità e qualità, è possibile riconoscere l’errore comune a chi nega e a chi difende il libero arbitrio. Essi hanno in comune il postulato secondo il quale la libertà significa possedere possibilità. Ma il concetto di possibilità implica una confusione di tempo e spazio, poiché ragiona su ciò che è trascorso, sullo statico, e non su ciò che avviene. Insomma ragiona su cose e non su progressi. La libertà non va vista retrospettivamente, ma al contrario come espressione di quel profondo che la crosta spazializzante ricopre. “L’io dal basso risale alla superficie. La crosta esterna scoppia, sotto una spinta irresistibile.
Nella profondità di questo Io, e al di sotto di quegli argomenti molto ragionevolmente giustapposti, stava dunque avvenendo un ribollimento e, con ciò stesso, una tensione crescente di sentimenti e di idee, niente affatto inconsci, ma ai quali non volevamo dar retta”. La libertà non è ciò che credono i deterministi o i difensori del libero arbitrio, ma la fedeltà all’Io fondamentale.
Essa emerge nelle situazioni solenni in cui ne va della propria immagine (come forse la discussione di una tesi di dottorato). è in quei momenti che noi siamo liberi, e cioè quando la nostra azione rompe la crosta superficiale e impersonale che l’abitudine e la società ci hanno addossato; è allora che emerge il profondo attraverso un gesto apparentemente senza motivo, e cioè senza una causa determinante, ma il cui carattere immotivato esprime solo la somiglianza del gesto con se stessi: la libertà allora appare come una rivolta che parte dal basso di noi stessi.

 
 
Henry Bergson
Filosofo e Nobel per la letteratura 1928.

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9 pensieri su “Henry Bergson Il Tempo

  1. Caro Nico mio, sei troppo erudito, potresti in parole povere riesprimere questo concetto? Il libero arbitrio, con quello che scrivo è un concetto che mi sta molto a cuore, come la metafisica, l’atemporalita’, le multdimensioni …qua proprio non ci arrivo, mi scrivi i sottotitoli? Un abbraccio, Giusy

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  2. WoW! Mi piace molto il tuo articolo.
    stavo pensando al concetto di interiorità spaziale. tu cosa ne pensi?
    Il tempo spazializzato è quello costituito dagli istanti, punti separati dal vuoto. Vorrei capire meglio questo concetto di vuoto e cosa ruota attorno ad esso se puoi.

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  3. Sono sconvolta sei un pozzo di scienze! Questa è roba per pochi, mi sento svilita, mi accorgo di non valere nulla. Mi è piaciuto molto l’esempio della zolletta di zucchero: il tempo diventa soggettivo. La libertà è condizionata, dall’ambiente in cui un individuo è cresciuto, dall’educazione che ha avuto, dalle opportunità, dalla propria cultura o indole…Che dispiacere non aver potuto anch’io possedere tanta sapienza…anche la mia libertà è stata condizionata dalle poche opportunità che ho avuto. Buona domenica, Giusy

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  4. Vedi Giusy, c’è sempre qualcuna o qualcuno che sappia più di noi, sono felicissimo dei commenti di lilytu che apportano lustro al blog poesia&cultura, mi vien da pensare, per caso è Diego Fusaro che si nasconde dietro a questo nick ?
    Commenti davvero di grande qualità.
    Chapeau

    Ciao. 🙂

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