Arthur Schopenhauer


 

 

“Il tempo è la forma mediante la quale la vanità delle cose si presenta come transitorietà: è in virtù del tempo infatti che tutti i nostri piaceri e tutte le nostre gioie ci sfuggono dalle mani e noi, dopo, ci domandiamo meravigliati dove sono finiti, e ancora.(..)..la vecchiaia e la morte, verso la quale ogni vita necessariamente si muove, costituiscono quindi la condanna che, per propria mano, la natura stessa emette contro la volontà di vivere nella sua interezza e non solo di vivere senza dolore.
La felicità e i piaceri invece, sono soltanto chimere che un’illusione ci mostra in lontananza, mentre la sofferenza e il dolore sono reali e si annunciano immediatamente da sé, senza bisogno dell’illusione e dell’attesa…tutto nella vita rivela che la felicità terrena è destinata ad essere annientata o ad essere riconosciuta come un’illusione.”

A. Schopenhauer

 

 

 

saggezza

 

 

 

 

La Saggezza della vita di Arthur Schopenhauer

 
“La saggezza della vita’ di Arthur Schopenhauer , è un opera contenente riflessioni dell’autore che, dopo aver elaborato le complesse teorie sulla personale concezione del mondo, diede alla luce proprio questo breve trattato su consigli pratici per riuscire a vivere se non felicemente, obiettivo assai arduo da raggiungere nell’ottica del filosofo, con il maggior equilibrio possibile. Si sa che Schopenhauer fosse un uomo dall’indole solitaria, infelice, ma non per questo non si lascò mai andare al lusso dei piaceri terreni e in particolare a quelli sessuali, in apparente contraddizione con il contenuto del libro.
L’intento dell’autore non è certo quello di vestire i panni di un giudice, ma quasi di un amico che, alla luce delle proprie esperienze e dei propri studi, cerca di condividere con i lettori i dolori della vita, in una sorta di ‘social catena’ leopardiana, tentando di fornire utili consigli su come ottenere maggiore serenità. Si deve combattere l’ottusità dello spirito, che disarmato di fronte alla noia e al dolore, cerca nei rapporti con gli altri e nel lusso distrazioni che non fanno che alimentare il vuoto interiore di un’anima sensibile.

 

“Aristotele ha diviso i beni della vita umana in tre classi: i beni esteriori, i beni dell’anima e i beni del corpo (Etica Nicomachea I,8). Conservando di ciò solo la tripartizione io dico che tutto quello che differenzia le sorti dei mortali si può ricondurre a tre determinazioni fondamentali:

 

Ciò che uno è: la sua personalità, nel senso più ampio del termine. In questa classe sono quindi compresi salute, forza, bellezza, temperamento, carattere morale, intelligenza e la sua coltivazione, la cultura.
Ciò che uno ha: proprietà e possessi in ogni senso della parola.
Ciò che uno rappresenta: con questa espressione si intende, come ben si comprende, ciò che uno è nella rappresentazione degli altri, quindi probabilmente come da essi viene rappresentato, ciò consiste nell’opinione che gli altri hanno di lui e si può distinguere in onore, rango e fama. ‘’

 

 

 

 

da: l’intellettualeintelligente.it

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