Riflessioni Personali Aporia e Nichilismo


 

 

nichilismo

 

 

 

 

 

APORIA E NICHILISMO NEL PENSIERO OCCIDENTALE

 

 
Vorrei accennare, in via del tutto sommaria e senza grandi pretese, ad un presupposto che ritengo fondamentale per l’aporia e il susseguente nichilismo del pensiero occidentale qui oggetto di riflessione. Qual è questo presupposto? È un presupposto, penso, dato col pensiero occidentale stesso. Un presupposto, quindi, sempre presente nel nostro modo di comprendere e del nostro dire. Oserei l’espressione che può sembrare forse a ragione alquanto dogmatica: un presupposto della struttura stessa del nostro modo di pensare.

 

 

Un modo di pensare che, se diamo ascolto all’assunto qui avanzato, definirei appunto aporetico in sé. Questa aporia ci accompagna da sempre e permane attuale oggi ancora e spiega, forse, le
radicalizzazioni scettiche articolate non solo nel pensiero a partire dalle sue stesse origini, ma anche via via nella modernità fino alla sinistra hegeliana (Stirner), e poi successivamente in pensatori, per esempio, come Nietzsche e Heidegger. Il presupposto qui in discussione e a cui vorrei dedicare per un momento l’attenzione è il modo dualistico della nostra prospettiva di conoscenza che situa poi la comprensione e, in ultima analisi, la verità su un piano di astrazione trascendente o trascendentale; una prospettiva che tanto più contribuisce all’indebolimento della presa soggettivistica del pensiero o svalutazione del soggetto tanto più pare sprofondare nel nichilismo, il che ovviamente è tutto da dimostrare. Intanto, qualche esempio che denota la nostra prospettiva dualistica del comprendere: anima/corpo, verità/falsità, idea/fatto, mondo intelligibile/mondo sensibile, Io/non Io,soggetto/oggetto.

 
Un breve cenno retrospettivo valga a chiarire questa aporia strutturale del nostro modo di pensare e il susseguente nichilismo.
Partiamo in modo esemplificativo da Platone. In Platone le realtà conoscitive sono due: l’una “domina sul genere e sul mondo intelligibile”, “l’altra sul mondo sensibile”. Per risolvere l’aporia che il pensiero genera al suo interno, Platone deve inventarsi una terza istanza, la cui astrattezza no
n ha pari. Ecco la soluzione: al di sopra delle due forme di conoscenza menzionate, Platone pone il
Bene, Il Bene, egli scrive “è superiore, (‘in dignità e potere’) alla verità, alla scienza e allo stesso
essere”, da cui consegue: il Bene fornisce “la verità alle cose conosciute e al conoscente la facoltà di conoscerle”
Detto diversamente: l’ “idea è l’essere che veramente è”. Posto in questi termini, il procedere dialettico culmina nella contemplazione della “realtà che dà luce ad ogni cosa”
Si può notare, senza ombra di dubbio, che la verità è tutta situata nel mondo intelligibile o soprasensibile ed è esterna al soggetto. Ciò spiega non solo il fatto che il mondo ideale è contrapposto al mondo sensibile, ma anche che il primo è il mondo della verità, il secondo il mondo delle apparenze.

 
Come risponde il pensiero successivo alla spaccatura tra due mondi diversi?

 

 

 

da una mail spedita da:
Michele Borrelli

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