Arthur Schopenhauer


 

 

schopenhauer

 

 
Conoscere se stessi

 

“Volere il meno possibile e conoscere il più possibile è la massima che ha guidato la mia vita. La Volontà è infatti l’elemento assolutamente infimo e spregevole in noi: bisogna nasconderlo come si nascondono i genitali, benché siano entrambi le radici del nostro essere. La mia vita è eroica, e non si può valutare con un metro da filisteo o con il cubino del bottegaio, né con una misura proporzionata alla gente comune, che non vive altra esistenza se non quella individuale, limitata a un breve lasso di tempo. Per questo non devo turbarmi se penso a quanto mi manchi ciò che fa parte della regolare vita dell’individuo: ufficio, casa, vita sociale, moglie e prole. L’esistenza degli esseri comuni si risolve in questo. La mia vita invece è una vita intellettuale, il cui imperturbato procedere e l’indisturbata operosità devono dare frutto nei pochi anni della piena forza mentale e del suo libero impiego per arricchire secoli dell’umanità. La mia vita personale è soltanto la base di questa vita intellettuale, la conditio sine qua non – un elemento del tutto subordinato, quindi”.

 

Arthur Schopenhauer

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12 pensieri su “Arthur Schopenhauer

    1. Cara Dora hai ragione, ma quante persone hanno la volontà di avere il meno possibile? se ci pensi bene sono pochissime, perchè la volontà viene usata per avere sempre di più, Schopenhauer non a caso si riferesce a coloro che sono inglobati e mimetizzati nella massa con ritmi sempre uguali, ufficio, casa, moglie e prole, indistintamente tutti i giorni dell’anno. Non esiste fra queste persone la volontà di dedicare parte del loro tempo alla conoscenza, allo studio, alle argomentazioni, ma soltanto ad intraprendere una gara con gli altri per avere qualcosa in più, parliamo sempre di cose materiali e non intellettive come invece raccomandato da Schopenauer.
      Tieni conto che questo filosofo era noto per il suo carattere scorbutico, solitario e preda costante della depressione.
      Il suo scritto serve a farci riflettere sul fatto che siamo sempre più portati alla materialità delle cose che noi stessi abbiamo prodotto e noi stessi dobbiamo consumare, ricordi le regole del capitalismo liberista? più consumi, più produzione, più profitto, questo è il fine ultimo del capitalismo liberista.
      Basterebbe consumare tutti un pò meno per mettere in difficoltà il credo liberista.
      Sei acuta e sensibilissima come tuo solito Dora, grazie per esserti espressa in merito.
      un abbraccio….

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      1. A quantro pare, lui però aveva scelto di stare all’estremo opposto… Forse è stato questo il motivo della sua depressione… E il suo carattere scorbutico quanto può aver influito sul suo pensiero? Mi piacerebbe viaggiare nel tempo per esaminare il suo io più che le sue teorie… 😉

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  1. mah..io sostengo che la volontà è importantissima: alla base della conoscenza, altroché. io voglio conoscere, pertanto impiego il mio tempo a soddisfare le mie curiosità. Senza volontà, nessuna meta, per quanto nobile, potrà mai essere raggiunta. Io e schopenauer non siamo mai andati d’accordo, manco ai tempi del Licero 🙂 ciauuuz

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  2. ti dico subito che non ho una competenza filosofica in senso stretto, quindi la mia risposta ha qualcosa di ‘volatile’… forse. Ecco: più che piacere.. senza necessariamente pensarci ti rispondo: m’interessa l’attenzione che S. pone sulla corporeità e la percezione come ineludibili canali (?) attraverso i quali si realizza il nostro (noi uomo, noi pianta, noi vento, noi onda, altro di altro..) incontro col mondo. Non so in che misura lui intenda l’unità come flusso senza soluzione di continuità… Mi colloco su questa traiettoria… ma con un andamento, a volte anche a rizoma, mi interrogo attualmente su ‘interazione’… sullo spiazzamento o meno di soggetto/oggetto… mi interessa l’agire percettivo … ma mi concedo il lusso del mistero, e qui mi fermo con la risposta per pudore verso l’imprecisione con cui miro il territorio filosofico, forse, o perché così m’è di volontà 🙂

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  3. Un ascetismo che potrebbe essere scambiato per”vorrei ma non posso”, quando invece denuncia una determinazione razionale, del pensatore, a mantenersi integro nel suo percorso di conoscenza. Certo il suo pensare gli altri in qualità di accettazione supina del contingente, non depone a suo favore: se lui ha vissuto una vita eroica che non si può misurare con il metro del filisteo, è anche vero che, egli pensatore, non è in grado nemmeno di calcolare i travagli di un filisteo. Insomma, ci colgo una presupponenza non degna di una simile mente… Ma si sa che anche le menti più eccelse non rifuggono dal lamento e dal confronto… Del resto, la”volontà”, non è che una parte del tutto e gode di buon nome anche da parte del filisteo. Dunque sfugge il motivo per cui bisognerebbe nasconderla come i genitali. A meno che non intendesse parlare delle frustrazioni di un pensatore che si sente alienato dalla vita mondana, a causa della sua scarsa applicazione nelle relazioni sociali di ogni giorno……
    Un caro saluto……..

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..dimmi ciò che pensi.

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