Carl Gustav Jung


 

 

 

eternita

 

 

 

Esiste l’Eternità?

 

 

Io sono semplicemente convinto che qualche parte del Se’ o dell’Anima dell’uomo non sia soggetta alle leggi dello spazio e del tempo. Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente… Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma, nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo”

 

 

da: Ricordi, sogni, riflessioni,  di C.G.Jung

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20 pensieri su “Carl Gustav Jung

  1. Chissà cosa intendeva con la parola “splendore”. Mi sembra comunque ancora dipendente dalla necessità che ci sia un “dopo” e un “altrove”.
    Anche se sembra abbia detto: ““Ogni tipo di dipendenza è sbagliata. Non importa se il narcotico è l’alcool, la morfina o l’idealismo” (Carl Gustav Jung).

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      1. Chissà se splendore è inteso come alchimia….quindi come ” un grandioso affresco proiettivo di processi di pensiero inconsci”. Chissa?
        Buon pomeriggio cara Dora… 🙂

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    1. Sappiamo delle implicazioni filosofiche nella psicanalisi di Jung, sappiamo anche per averlo studiato che Jung intravedeva nel cammino verso il Sè, quell’acquisizione graduale verso la possibilità di formare una forma maggiormente felice ad appagata della nostra Esistenza, quindi più saggia, in cui si possa riuscire a comprendere ciò di cui non abbiamo il dono di conoscere.

      Grazie Sem, bentrovato….. 🙂

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  2. Pensandoci su… mi sembra che ci sia qualcosa che in realtà non muore mai, nella vita umana e in quella in generale.

    I nostri geni.

    Se ci penso, non muoiono mai, semplicemente nella duplicazione dei cromosomi per creare discendenti, i geni fanno in modo che, quando poi l’essere morirà, una o più loro esatte copie continuino a vivere nei suoi discendenti, a meno di piccole variazioni che, quando serve, rendono alcune nuove “navicelle dei geni” più adatte all’ambiente che muta, e l’evoluzione fa il suo corso.

    I geni non nascono e non muoiono, e si trasformano lentissimamente.

    In questo senso, i miei geni esistono da chissà quando e vivranno probabilmente finchè il sole non esploderà, e forse anche oltre…

    Tutto questo riduce il mio attuale essere ad una delle tante navicelle temporanee nelle quali i miei geni hanno viaggiato e viaggeranno per sempre, e le mie sensazioni, emozioni e pensieri sono semplicemente i processi del software di funzionamento dell’attuale navicella.

    Mi piace questa prospettiva, cancella quel misto di pathos, lirismo e dimensione epico-romantica intorno al concetto di vita e morte che spesso sconfina allegramente nel ridicolo…

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    1. Scusami Sem, se vuoi parlare dell’evoluzione della specie e della psicoanalisi collegando Darwin a Jung, basta dirlo, allargheremo questo argomento con l’aiuto della nostra fantasia, sappiamo che in determinati argomenti è molto vasta, ma se vogliamo parlare del rapporto che nasce dalla finitudine umana e il nostro Essere, dobbiamo per forza far riferimento alla teoria dell’inconscio di cui Locke e Liebnitz sono i maggiori precursori al pari di Freud.
      Vogliamo fare una scelta?
      Ciao…..

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      1. Ciao,
        fare una scelta? Una volta qualcuno mi disse che la scelta migliore è quella di non escludersi alcun punto di vista o direzione, anche tornando indietro e percorrendo percorsi totalmente diversi (pensiero laterale?)… forse perchè in fondo nessuno porta da nessuna parte.
        Jung, Locke, Liebnitz e molti altri hanno (avuto) indubbiamente tanto successo, ma chissà perchè non riesco a genuflettermi neanche di fronte a loro… ma forse questo è troppo Zen.
        “il Tao di cui si può parlare non è il vero Tao”, sembra disse Lao-Tze in Oriente, e “di ciò di cui non si può parlare è bene tacere” sembra abbia detto quell’autistico del buon Ludwig Wittgentein…
        Detto ciò… resto senza parole…
        Aloha

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        1. Per molti Lao-tze rappresenta un Totem, schifando i filosofi occidentali, allora parliamo di koan e non di dogmi.
          Esistere significa scegliere, anche il fatto di non scegliere come vorresti tu, rappresenta comunque una scelta, quella di non scegliere.
          Spero tu non sia permaloso, mi piacciono le persone preparate, ma quando si discute su un tema, approfondiamo quel tema, quando vogliamo andare oltre, scegliamo insieme di andare oltre.
          A proposito, citando Wittgenstein hai detto che nel percorso di conoscenza non esistono idoli , bene, dallo stesso filosofo ti dedico questa frase:

          “Tutto ciò che la filosofia può fare è distruggere idoli. E questo significa non crearne di nuovi.”

          Spero di ritrovarti qui……. ciao 🙂

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          1. Perché esistere significa scegliere? Una roccia sceglie?
            Credo di avere un problema semantico, e mi scuso anche per non aver capito il tema: pensavo fosse il concetto di Morte/Vita, mentre adesso se ho capito, è solo Morte/Vita secondo Jung.
            Tranquillo, non posso essere permaloso, i miei totem Zen mi bastonerebbero!

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            1. Sem mi piaci, il tema era VITA/MORTE visto in chiave metafisica ontologica e non in chiave materiale Immanente.
              Comunque sono sempre disponibilissimo ad interagire su temi particolari come Metafisica trascendentale o gnoseologia.
              Un abbraccio…. 🙂

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  3. Allora segui la filosofia Zen, quella filosofia che ti indica di avere la consapevolezza dei tuoi gesti , dei tuoi pensieri, quella filosofia che richiede, per avere una perfetta cognizione di noi stessi, di fare le cose una alla volta, perchè lo Zen non è esaltazione ma concentrazione delle nostre attività, oppure è quella filosofia del sorridere e respirare prima di agire con calma, non so cosa intendi tu per “Essere” perchè tutto esiste, dalle pietre come hai citato prima, ai baci Perugina.
    Caro Sem, quando parlo di “Essere” indico in modo ontologico l’Essere Pensante, il Cogito ergo sum di Cartesiana memoria, e non l’Essere materiale di un pezzo di legno trovato in riva al mare.
    Stabilisci tu di cosa vuoi parlare, a me, parlare anche degli ortaggi che rappresentano “l’Essere” in senso materiale o fisico può anche andar bene, poi vediamo dove si arriva.
    Deciditi se vuoi parlare del concetto materiale di Immanenza oppure del concetto metafisico di ontologia.
    Basta mettersi d’accordo, l’ho detto prima.
    Ciao…. 🙂

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  4. “Cogito ergo sum…”
    Cartesio.. Cartesio, chi era costui? Forse quello che sparò la minchiata galattica della ghiandola pineale come sede dell’anima, in cui si uniscono la “res extensa” e la “res cogitans”, piena di spiriti?
    E questo “Cogito ergo Sum”… più che una dimostrazione ontologica mi è sempre sembrato un grido di disperazione, quello di una goccia d’acqua talmente sordocieca da non rendersi conto di far parte di un intero Oceano di Realtà e sperare in una teoria che la convinca.
    Ok, ok, la smetto di sparare sulla Croce Rossa… però sono convinto che tutti i filosofi occidentali dall’antichità al primo Novecento, se avessero avuto a disposizione le nostre attuali conoscenze soprattutto in termini di neuroscienze e fisica quantistica… avrebbero avuto bisogno di modificare il loro pensiero, che invece viene tutt’ora venerato. A parte poche eccezioni: Diogene, Socrate, Spinoza, Giordano Bruno o anche Nietzsche, guarda caso i più maltrattati e reietti.
    E’ vero, mi piacciono molto i Koan Zen, anche se la frase attribuita a Lao Tze (“Il Tao di cui si può parlare non è il vero Tao”) non lo era, essendo il fondatore del Taoismo vissuto un buon millennio prima della nascita dello Zen, come “fusion” (Ooops, sincretismo, fusion si usa solo per la musica e la cucina) tra Buddhismo e Taoismo.
    Un Koan mi piace perchè è un paradosso costruito per mettere in luce tutti i limiti del pensiero logico, deduttivo e induttivo nella sua ricerca della comprensione. E’ un po’ come le macchie di inchiostro in psicanalisi, ognuno lo vede a seconda di quello che gli consentono i suoi limiti e la sua natura. Se uno se ne accorge e ne diventa consapevole, si conosce meglio.
    E’ altrettanto vero che odio i Dogmi, questi arroganti assiomi senza fondamento con i quali una mente dice alle altre quello in cui devono credere.

    Cosa intendo con Zen? sicuramente non il Buddhismo del sorriso. By the way, anche la maggior parte della cultura Samurai si fonda sullo Zen. Saranno anche stati dei violenti sanguinari, ma avevano un ottimo rapporto con la morte, quella degli altri e soprattutto la propria. Ma non voglio rubare altro spazio e magari far deragliare il Frecciarossa della ricerca occidentale. Chi vuole approfondire, trova degli spunti negli articoli qui sotto:

    https://paroladisem.wordpress.com/2015/04/16/buddhismo-e-zen/
    https://paroladisem.wordpress.com/2013/10/26/zen-prima-lezione/

    Buon weekend a tutti

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