Anileda Xeka


 

 

 

 

rosso donna

 

 

 

Come chiamare questa tua assenza?

 
Come chiamare questa tua assenza? Sgradito ospite che spavaldo impone la sua presenza.
Come può il vuoto, il nulla, essere tanto ingombrante da riempirti?
No. Svuotarti. Perché l’assenza ti svuota e lo fa in silenzio con la stessa perfidia di chi cova odio a lungo, di chi serve la vendetta in calici preziosi di vini che non oseresti bere. Ai quali concedi uno di quei lunghi rituali che sono quasi sacri, d’obbligo, persino. L’avvicinarsi del cristallo alle narici, dividendo i profumi uno ad uno.
Riconoscendoli. Respirandoli.

.
Il galleggiare del rosso da un lato all’altro, in una danza sinuosa come in una notte d’estate l’acqua del mare al passaggio di una barca a vela, come lo strascico di seta rosso che scivola tra le gambe e lascia dietro sé una donna che alzandosi dal letto dopo aver fatto l’amore si trascina il lenzuolo cercando di coprire quelle stesse nudità che vengono ancor più esaltate, da quella danza sensuale di movimenti lenti che ogni donna possiede. Con una tale grazia ch’è pari di quella di una Dea.
L’assenza t’annienta, senza annientarti del tutto. E ti contiene, ed è come fossi gettato di continuo in un pozzo infinito del quale non conoscerai mai il fondo.

.
Quella fine che pur non conoscendo ti seduce, per quella sensazione verosimile
di serenità che infonde il sapere, l’assurdo bisogno che si ha di una conclusione qualunque, soprattutto quando perdi qualcosa che importa più della vita stessa, la speranza di vivere.
Ma l’assenza non è come la morte, qualcosa di simile forse, ma certamente di più.
E’ incolore. Ma non è aria, né acqua.

.
Due orecchie, due occhi, due braccia, due gambe fanno pur sempre una sola persona,
persino due labbra fanno una sola bocca, due labbra che tacendo, saprebbero parlarti di divino di quell’unione perfetta del fondersi spontaneo di due corpi, l’adagiarsi setoso sull’un l’altro, liberi nell’essere tutt’uno.
Simile all’assenza, non è assenza. Nostalgia nemmeno. E’ qualcosa di più, di più.
E’ come accorgersi di essere privati di un piede, una mano, un occhio. E’ come essere a metà.
Ecco perchè ho tardato tanto. Ecco perchè non ho smesso di cercarti. Sei parte mancante di me.
Eppure il tuo cuore batte sul mio petto, il tuo respiro ondeggia sul mio collo.

.
Eppure non ci sei. Non riesco a vederti, nè afferrarti. E sei ovunque attorno e in me.
Di tutte le vite che ho vissuto non ricordo che una sola. La vita di cui sono priva.
Dammi le tue mani amore, scriveremo una sola poesia, in fondo, non guardano che un solo orizzonte gli occhi, non percorrono che un solo sentiero, i piedi.
Non siamo che l’ala mancante del cielo dell’un l’altro, divisi, non siamo altro che tutt’uno, come due bocche che altro non desiderano, non fanno, che un solo bacio.

.
La chiave del nostro inizio.

 
Anileda Xeka

 

Annunci

Mina


poesia in musica

 

 

 

 
Raso

 

Amore mio
è già da tempo che ti amo così
lontano dai tuoi occhi e dal tuo cuore
senza avvisarti mai.
Io so chi sei, che nome hai
è questo che mi basta, e non vorrei
sfiorare l’equilibrio dei pensieri
e preferisco amarti senza un vero modo
perché io so che ci sei
anche se non ci vediamo.
Facciamo che tutto sia
un sentimento di raso
e quando ti attacchi su
ci voli via
così, senza aggrapparsi alla ringhiera di un’effimera poesia.
 
Tu sei così,
frammento mio di quotidianità,
che puntualmente vivi la mia vita
che al primo freddo mi riscaldi l’aria intorno.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele.
Ecco è così
che riempio poche ore della vita
aprendo una finestra sulla strada
io vedo chiaro l’orizzonte che non seguirò mai insieme a te.
La notte fredda sarà
sotto un parato di stelle
la luna imbiancherà
gocce che rigano il viso
le raccoglierà
lucide e chiare
un mare senza onde è tanto grande, navigando senza vele

 

Mina

The New York Times – Ignoring Sexual Abuse in Afghanistan (by the Editorial Board, Sept. 21, 2015)


……..per me, rappresenta qualcosa di ben oltre l’ubbidienza dovuta ad un ordine superiore, e sicuramente indica chiaramente perché io non avrei mai potuto fare la carriera militare…perché io penso e “sento” prima di obbedire pedissequamente, io entro nel merito di quello che mi viene chiesto, me ne frego altamente di ordini e disposizioni se le reputo immorali e indegne di qualsiasi essere umano decente.. sono così irragionevole nel credere che certi limiti siano invalicabili?

…..avevo già letto questo articolo interessantissimo, tu ora lo hai postato ed io lo rebloggo,…..forse non ci sono eccezioni nella vita di uomini dal “NON SENSO”
Grazie Andrea, per tenere vivo l’interesse su simili notizie che i media si guardano bene dal mandare in onda….BRAVA.

Nelson Mandela……gli orrori della Guerra!


 

 

 

“Tutti i vizi di tutte le età e di tutti i paesi del globo riuniti assieme, non eguaglieranno mai i peccati che provoca una sola campagna di guerra.”
Voltaire

 

 

bambini vittime di guerra

Siria  (bambina sepolta dallo scoppio di una granata) foto dal web

 

 

bambini vittime di guerra2

Palestina ( bambini uccisi in un bombardamento) foto web

 

 

 

 
La nostra paura più profonda non è di essere inadeguati,
la nostra paura più profonda è di essere potenti oltre misura.
È la nostra luce, non il nostro buio che ci fa paura.
Noi ci chiediamo: “Chi sono io per essere così brillante, così grandioso?
Pieno di talenti, favoloso?”
In realtà chi sei tu per non esserlo?
Tu sei un figlio di Dio.
Se tu voli basso, non puoi servire bene il mondo.
Non si illumina nulla in questo mondo se tu ti ritiri, appassisci.
Gli altri intorno a te non si sentiranno sicuri.
Noi siamo nati per testimoniare la gloria di Dio dentro di noi.
Non soltanto in qualcuno, ma in ognuno di noi.
Nel momento in cui noi permettiamo alla nostra luce di splendere.
Noi inconsciamente diamo agli altri il permesso di fare lo stesso.
Nel momento in cui noi siamo liberi dalla nostra paura.
La nostra presenza stessa, automaticamente, libera gli altri.

 

 

Nelson Mandela