Heracles e il……Tao!


 

Questa frase mi piace, si si, mi piace!!!

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“Gli angeli dei nostri tempi sono tutti coloro che si interessano agli altri prima di interessarsi a se stessi”.
(Wim Wenders)

 

 

tao

 

 

 
TEODICEA E PSICODICEA  (Heracles e il…Tao)

 
“La bontà è determinata solo dalla volontà di essere buono. Questo rende il Tao diverso da tutte le altre ‘religioni’. Come abbiamo visto, religere significa ‘legare’, e questo è ciò che fanno le religioni: legano la tua anima,
che è interiore, a un dio che è esteriore. Per definizione Dio può tutto (è onnipotente), sa tutto (onnisciente) e vuole il bene in tutto (onnibenevolo).
Ma come sanno dolorosamente filosofi e teologi, ciò pone una contraddizione irrisolvibile, nota in Occidente come il *problema della teodicea*: se Dio è onnipotente, onnisciente e onnibenevolo, perché il male esiste? Perché lo permette? Perché non lo elimina per sempre? Ogni religione deve rispondere a questa domanda e nessuna può farlo senza presupporre un’altra vita, una vita dopo la morte, o una qualche futura condizione che controbilancerà il male con il bene, le azioni malvagie con le azioni giuste, l’ingiustizia con il giudizio divino.
Anche se queste spiegazioni sono piene di buone intenzioni e possono offrire speranza e consolazione, è pur vero che costringono le persone a sopportare e a infliggere sofferenze a se stesse e agli altri, da una generazione all’altra, per il bene di un futuro che potrebbe non arrivare mai.

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Poiché non sono in grado di risolvere il problema della teodicea nel presente, sono costrette ad ammettere che la sofferenza è necessaria. La sofferenza di oggi diventa il passaporto per un futuro paradiso. Intanto, però, sei condannato a soffrire. Alla fine del XX Secolo, milioni di occidentali disillusi hanno abbandonato questa ‘soluzione’.
Le persone hanno (gradualmente o rapidamente) perso la fede cercando spiegazioni alternative. Persino Eli Wiesel, che un tempo era un devoto credente, l’ha perduta. Sopravvissuto ad Auschwitz e ad alcuni dei peggiori
crimini che l’umanità abbia mai compiuto, dice: *Dobbiamo comportarci come se un Dio esistesse* Come se un dio esistesse è un’affermazione ben diversa dall’affermare che esista.
[…]
Lao Tzu non era contrario, per principio, all religione. Sia lui sia Confucio riconoscevano il valore intrinseco delle pratiche rituali e devozionali, comuni a tutte le religioni. Rituali e devozioni possono essere belli, e sono spesso accompagnati da una musica commovente. Danno significato alla vita, danno ritmo al ciclo delle stagioni, celebrano occasioni speciali e nobilitano l’esistenza. Se le religioni si corrompono, però, diventano dannose per i fedeli. Questo è esattamente quello che Lao Tzu cercava di evitare. Si può resistere alla corruzione frazie alla forza di volontà, che si creda o meno in Dio.
Molte persone in cerca di una risposta hanno abbracciato la psicologia occidentale, che offre un approccio differente. Funziona così: tu soffri ora delle cose che ti sono accadute in passato. Se riusciamo a capire cosa ti è successo in passato, possiamo individuare cosa ti fa soffrire oggi. Se riusciamo a individuare cosa ti fa soffrire oggi, possiamo aiutarti a recidere
il legame con questa catena di eventi passati. A quel punto la sofferenza cesserà e sarai guarito. In teoria…

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Questo mito è affascinante quanto quello religioso. E questo è il motivo per cui milioni di persone investono miliardi di ore e trilioni di dollari in psicoterapia, proprio come erano soliti fare (e alcuni continuano a farlo) tempo e denaro in preghiere e luoghi di culto. Gli occidentali poi, consumano quantità record di farmaci e diventano ogni giorno più infelici.
Perché? Questo approccio è distante dal Tao. In che modo? Pone un problema simile a quello della teodicea. Poiché, da quel che so, nessuno gli ha ancora dato un nome, consentimi di farlo: lo chiamerò ‘il problema della psicodicea’. Il problema della teodicea viene spesso risolto con una proiezione temporale, per cui la sofferenza che provi in questo è giustificata da ciò che sarà’. Ecco, per la psicodicea vale pressapoco lo stesso: la sofferenza è giustificata da ciò che è stato. Il passato, però, non spiega ogni cosa. E’ per questo che continui a soffrire nonostante le settimane, i mesi o gli anni di terapia. E’ per questo che continuerai a seguirla per settimane, mesi e anni. Solo quando ti sarai impossessato del tuo passato potrai guarire. Un attimo però, c’è un problema: mentre trascorri tutte queste settimane, mesi e anni, il tuo passato non fa altro che aumentare. Continuano ad accaderti cose nuove, che, nel momento stesso in cui accadono, diventano passato e che, quindi, per definizione, possono causare sofferenza. Così l psicoterapia non finisce mai, e nemmeno la tua sofferenza. (Ahhh… Agostino, Agostino… ndr).
Credi che stia scherzando? Riflettici. Conosci la prima legge di Newton?

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*In assenza di forze, un ‘corpo’ in stato di quiete resta in quiete*. Deriva direttamente dal Tao. La mente del Taoista è un corpo in quiete. Essendo in quiete, può compiere ogni cosa. Conosci il principio base del wu-wei?
L’azione attraverso l’inazione. Inoltre, il taoista rimane in quiete perché non permette alla mente di assecondare la spinta di forze sbilanciate.
La psicoterapia dovrebbe riequilibrare le menti non in equilibrio, ma, a causa del problema della psicodicea, può diventare essa stessa fonte di squilibrio. Può agitare emozioni anziché calmare i pensieri.
Conosci la prima legge della psicoterapia? Me l’ha insegnata Irvin Yalom,
uno dei più grandi psichiatri del mondo. Eravamo intenti a sorseggiare un caffè e a chiacchierare, quando esclamò: *C’è sempre qualcos’altro*. Ecco perché la psicoterapia non finisce mai. C’è sempre qualcos’altro, qualche forza in disequilibrio e non spiegatra, che impedisce alla mente di essere in quiete.
Il problema della psicodicea è descritto da Laurence Sterne nel romanzo ‘Vita e opinioni di Tristram Shandy’. Il protagonista, il povero Tristram, armato delle migliori intenzioni, sta cercando di scrivere la sua autobiografia. Il problema è ch impega un anno intero per prendere nota degli eventi di un solo giorno. Non potrà mai finire, nemmeno se vivesse per sempre. Lo stesso vale per la picoterapia: non può finire. Più a lungo vivi, più è lungo il tuo passato. Più è lungo il tuo passato, più è lunga la spiegazione per capire il motivo per cui soffri ora.

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La religione può far soffrire le persone sostenendo che la cura della sofferenza sta nel futuro. La psicologia può farle soffrire sostenendo che sta nel passato. Persino il Buddismo può far soffrire sostenendo che la sofferenza è un passo necessario verso la non-sofferenza.
Se soffri, dice Lao Tzu, è perché sei cattivo, scorretto ingiusto con te stesso. Una volta che lo capisci, potrai scegliere di immergerti nella bontà, nella correttezza e nella giustizia. E la sofferenza scomparirà. E, se fai soffrire gli altri, stai facendo loro del male, e, indirettamente na con forza maggiore, a te stesso.
Il modo più rapido per sconfiggere la sofferenza è fare del bene, trattare in modo corretto ed essere giusti con gli altri. A quel punto la loro sofferenza diminuirà e la tua sarà alleviata. A quel punto, non poi… Grazie al potere del Tao”.

 

 

da: PRENDILA CON FILOSOFIA – Lou Marinoff

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7 pensieri su “Heracles e il……Tao!

    1. Io penso che occorra “sentire” la soffrenza altrui, e questo “sentire” lo abbiamo dentro come un codice indelebile, fare o essere solidali per essere in pace con la nostra coscienza, non esprime quel senso di Amore ( inteso come universale) che renderebbe un aiuto come un dono…
      dare Amore dovrebbe essere come respirare.
      Ciao Giorgio 🙂

      Liked by 1 persona

  1. il guaio della “forza di volontà”, ovvero del voler essere buoni impegnandosi ad esserlo, è che chi adotta tale pratica a seguito di ragionamento, inevitabilmente ed anche inconsapevolmente, opera con in mente un riadattamento del Terzo Principio della Dinamica “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”, ovvero io faccio del bene X a te (azione da me a te) e mi aspetto che tu faccia lo stesso bene X a me (reazione di pari intensità però da te a me).
    Scegliere di essere buoni per calcolo (e per calcolo intendo per interesse, per ottenere un beneficio in cambio, di qualunque genere), vuol dire fare un investimento di cui si presume di raccogliere in tempi brevi i frutti, e mentre è vero che chi semina prima o poi raccoglie, può succedere anche che raccolga pochissimo o addirittura mai, siamo diversi ad essere consapevoli di questo…. eppure non per questo il valore intrinseco della bontà e dei gesti che si fanno in suo nome ne viene scalfito, rimane tutto, assolutamente, indipendentemente da chi “fa” il buono e da chi, invece, “riceve” una bontà…
    alcuni di noi sono geneticamente predisposti ad essere buoni, è un dato incontrovertibile anche questo, mentre per altri soggetti (invero la maggioranza) essere buoni è una sorta di lavoro a cui deve necessariamente corrispondere un adeguato “compenso”…
    il mio solito pensiero, errate ed errabondo, mi porta a dire che la bontà va agita perché è giusto, non perché conviene;
    perché è bellissimo vedere, se possibile, una persona sorridere, non perché mi devo alleggerire la coscienza;
    perché se la vita non è bella per tutti (e non lo è, non c’è bisogno di ridicoli esempi), con la bontà posso rendere migliore almeno un giorno di una vita ingiusta…
    buona giornata a voi…

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    1. … la bontà va agita perché è giusto, non perché conviene;
      perché è bellissimo vedere, se possibile, una persona sorridere, non perché mi devo alleggerire la coscienza….

      beh! dopo queste parole, mi taccio perchè hai espresso il mio pensiero…
      Solo persone sensibilissime come te, capiscono e riescono a far capire agli altri che donare è un gesto d’Amore e non un puro calcolo personale.
      ….grazie per il tuo bellissimo intervento.
      Ciao carissima Andrea……. 🙂

      Liked by 1 persona

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