Seneca……


 

 

 

Lo so, abbiamo tutti bisogno di mettere in mostra le nostre conoscenze e le nostre qualità, alcuni lo fanno impegnandosi a spargere cultura, moltissimi con lo scrivere le proprie storie quotidiane, qualcuno (con un senso smisurato del proprio Ego da far invidia a quella buonanima di Predappio) invece lo fà interpretando il personaggio del Guru, dispensando quindi a destra e a manca (quando invece ne avrebbero bisogno per se stesso) melliflui e stucchevoli consigli di vita.  Capita quindi a tal proposito una bella lettura di Seneca, che ritengo sia molto istruttiva per tutti noi.

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“Bene qui latuit bene vixit”  In questa frase, Virgilio consigliava alle alte cariche civili e militari dell’epoca, di vivere una vita riservata lontano dai desideri di Onore e Potere!!

 

“Io parlo non per molti, ma per te, noi siamo l’uno per l’altro un teatro sufficientemente grande. A me bastano poche persone, anzi anche una sola o addirittura nessuna.” (Epicuro)

 

 

 

guru

Guru presenzialista.

 

 

 

“Bisogna sottrarre alla folla gli animi deboli e poco saldi nel bene: è molto facile subire l’influsso della maggioranza. Frequentare una massa di gente diversa da loro avrebbe potuto cambiare  i costumi persino di Socrate, Catone, Lelio; nessuno di noi, soprattutto quando il nostro carattere è in formazione, può resistere alla pressione di tanti vizi tutti insieme.

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Un solo esempio di mollezza o di avarizia produce gravi danni: un commensale raffinato a poco a poco ti guasta, ti infiacchisce, un vicino ricco scatena la tua avidità, un compagno malvagio contamina anche un uomo semplice e puro: che cosa pensi che succeda alle nostre convinzioni morali quando vengono attaccate in massa dai vizi?
(…)

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Non c’è ragione per cui il desiderio di gloria debba spingerti a esibire a tutti il tuo ingegno con
declamazioni o discussioni pubbliche; ti consiglierei di agire così, se tu avessi merce adatta alla massa, ma non c’è nessuno in grado di capirti. Capiterà forse qualcuno, uno o due al massimo, e tu dovrai formarlo ed educarlo perché ti possa capire. “Ma allora, per chi ho imparato tutto questo?” Non temere di aver perso il tuo tempo, se hai imparato per te.

Tu vuoi sapere se Epicuro ha ragione a criticare in una sua lettera quanti dicono che il saggio basta a se stesso e che perciò non ha bisogno di amici.
È un rimprovero che Epicuro rivolge a Stilbone e a chi è convinto che il sommo bene sia un animo che non patisce.

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Credi di avere dei problemi con le persone di cui mi hai scritto? I problemi maggiori li hai invece con te stesso, sei tu gravoso a te stesso.
Non sai che cosa vuoi, apprezzi la virtù, più che seguirla, vedi dove sta la felicità, ma
non osi raggiungerla. Visto che tu non riesci a capirlo, ti dirò io che cosa ti ostacola: tieni in gran conto ciò che hai intenzione di lasciare, e quando ti poni davanti agli occhi quella serenità
che vuoi conseguire, sei trattenuto dallo splendore di questa vita da cui stai per allontanarti, come se poi dovessi precipitare in una esistenza sordida e oscura.

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Sbagli, mio caro: da questa vita a quella si sale. E tra questa vita e quella c’è la stessa differenza che intercorre tra lo splendore e la luce, perché la luce ha una propria sicura origine, mentre lo splendore brilla di luce riflessa: questa vita è illuminata da una luce che viene dall’esterno, e chiunque si interponga vi proietta subito una densa ombra; quella,invece, splende di luce propria. Gli studi cui ti dedicherai ti renderanno illustre e celebre.

Ti farò l’esempio di Epicuro. Scrivendo a Idomeneo, allora funzionario di un potente re e ministro di affari importanti, per richiamarlo da una vita bella solo esteriormente a una gloria sicura e stabile, diceva: “Se ti interessa la gloria, ti renderanno più famoso le mie lettere che tutte le faccende di cui ti occupi e per cui sei onorato.”

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E non ha forse detto la verità? Chi conoscerebbe Idomeneo se Epicuro non ne avesse scolpito il nome con le sue lettere? Tutti quei magnati e satrapi e lo stesso re da cui derivava a Idomeneo ogni onore, sono sepolti nell’oblio. Le lettere di Cicerone fanno vivere il nome di Attico. A nulla gli sarebbe servito il genero Agrippa e Tiberio, marito della nipote, e il pronipote Druso Cesare; tra nomi tanto illustri non si parlerebbe di lui, se Cicerone non lo avesse legato a sé.

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Piomberà su noi la sconfinata profondità del tempo, pochi ingegni riusciranno a emergere e, anche se sono egualmente destinati a scomparire prima o poi nel silenzio, resisteranno all’oblio e rivendicheranno la loro parte di gloria per lungo tempo. La promessa che Epicuro poté fare al suo amico te la faccio anch’io, caro Lucilio: godrò del favore dei posteri e posso condurre con me fuori dalle tenebre uomini destinati a una lunga fama. Il nostro Virgilio promise a due giovani memoria eterna e ha mantenuto la promessa: Fortunati entrambi! Se i miei versi hanno qualche valore, nessun giorno mai vi sottrarrà al ricordo delle generazioni future finché la stirpe di Enea abiterà l’immota rupe del Campidoglio e il padre Romano avrà l’impero.”

 

 

da: lettere a Lucilio  (Seneca)

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12 pensieri su “Seneca……

    1. E’ vero Silvia, siamo circondati da “saggi” che distribuiscono consigli di vita a destra e a manca, come fossero noccioline.
      Il problema non è rappresentato dai “saggi” ma dalle persone, spesso di sesso femminile, che pendono dalle loro labbra….

      “Impia sub dulci mele venena latent” come dire, a volte nei consigli benevoli si nascondono inganno e falsità…..parola di Ovidio.
      Serena Notte, Silvia..

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  1. riguardo a certi dispensatori di saggezze e assolute verità, credo sia molto appropriata questa citazione”…Bisogna dunque non dare molta importanza alle cose e sopportarle con animo benevolo:si addice di piu’ alla natura umana il riso del pianto.”
    (Seneca)
    Ciao Nico!

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    1. Che dire…amo Seneca e il suo pensiero, quindi gioisco del pensiero che hai avuto scrivendo una sua frase, ben gentile cara.
      Io contraccambio con Wilde….un abbraccio 🙂

      “È sempre una sciocchezza dare consigli, ma dare un buon consiglio è assolutamente fatale”.

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  2. Non ricordo di aver mai letto le “Lettere a Lucilio” di Seneca se non nel tuo blog, che dici, sarà un bene o un male?
    Eppure caro Lupo, leggo continuamente storie talmente banali che mi rattristano e mi ricordano che sono sempre e purtroppo un essere umano.
    Perché dobbiamo sprecare la nostra intellligenza con storie di una grezzaggine culturale infinita, love story giunte alla fine, problemi esistenziali nati dal nulla, ricerca di consigli di vita, insomma, cosa è successo al cervello di noi donne per essere cosi temerariamente meschino e aleatorio?

    Scusa questo sfogo Lupo, ma vorrei essere nata uomo per poter almeno, sfruttare la forza fisica.

    Love and peace for all. 🙂

    Liked by 1 persona

..dimmi ciò che pensi.

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