Max Stirner


 

 

Che-Guevara-21

 

 

 

Rivoluzione e Rivolta

 
“Rivoluzione e Rivolta non devono essere presi per sinonimi. La prima consiste in un rovesciamento dello stato di cose esistente, dello statuto dello Stato o della Società; essa è dunque un atto politico o sociale. La seconda, pur comportando inevitabilmente una trasformazione dell’ordine costituito, non ha in questa trasformazione il suo punto di partenza. Essa deriva dal fatto che gli uomini sono scontenti di se stessi e di ciò che li circonda. Essa non è una levata di scudi, ma un sollevamento di individui, una ribellione che non si preoccupa assolutamente delle istituzioni che potrà produrre. La rivoluzione ha come obiettivo delle nuove istituzioni. La rivolta ci porta a non lasciarci più amministrare ma ad amministrare da soli. La rivolta non attende le meraviglie delle istituzioni future.

.

Essa è una lotta contro ciò che esiste. Una volta riuscita, ciò che esiste crolla da solo. Essa non fa che liberare il mio Me dallo stato di cose esistente, il quale, dal momento in cui me ne congedo, viene meno e cade in putrefazione! La rivoluzione mira ad un’organizzazione nuova; la ribellione ci porta a non lasciarci più organizzare, ma ad organizzarci da soli come vogliamo, e non ripone fulgide speranze nelle “istituzioni” … Se il mio scopo non è rovesciare un ordine costituito ma innalzarmi al di sopra di esso, il mio proposito e le mie azioni non sono politici e sociali, ma egoistici. La rivoluzione ci comanda di creare istituzioni nuove; la ribellione ci domanda di sollevarci o innalzarci”.

 

Max Stirner

 

Annunci

2 pensieri su “Max Stirner

  1. Individualismo e collettivismo, ovvero la nascita di una vera coscienza sociale che porti ad una più elevata organizzazione sociale: la ricoluzione si fa portatrice dell’aspirazione di individui che sentono di dovere di condividere un nuovo sistema. La rivolta, invece, è in genere individualismo, particolarismo anche di una determinata realtà sociale.
    Ma, come insegna la Storia: alle volte l’una può venire utile all’altra; come, allo stesso tempo, l’una inficiare l’altra. Il problema è fare coincidere l’individualismo con il colloettivismo, in modo da fare convivere istinti ancestrali ed aspirazioni idealistiche. L’uomo è essenzialmente individualista. La socialità deriva dal compromesso da accettare per la sopravvivenza. Quando la socialità si fa oppressione l’individuo si ribella. Quando il sistema è stagnante gli interessi si fanno comuni e la rivolta diventa rivoluzione. Ma chi raggiunge il potere si fa conservatore degli equilibri nuovi raggiunti. Pare proprio impossibile conciliare dinamicità del divenire con dinamicità dei rapporti sociali,
    superando la dicotomia tra individuo e collettivo. Cosa sperimentata e pagata con le estreme conseguenze anche dal Che in Bolivia…
    Grazie infinite per la splendida disanima…
    Un caro saluto e l’augurio per un fine settimana dei migliori…

    Liked by 1 persona

    1. Hai detto bene caro amico, come è possibile accomunare l’individualismo che è sempre presente in quanto forma ancestrale dell’uomo, con la necessaria socializzazione che deriva dal rapporto dello stesso con altri suoi simili, senza che venga intaccata quella forma di neutralità sociale derivante dagli interessi privati.
      Proudhon, un filoso francese, che era solito analizza i problemi dell’economia capitalistica , giunse al risultato che la forma di socializzazione più appropriata è quella denominata società “Mutualistica”, che indicava il raggiungimento del ben supremo con l’aiuto solidale, quindi questa società mutualistica rispetta ambe due i principio di individualità e solidarietà, in quanto la prima era espressa con la possibilità del possesso privato e quindi non solo al prodotto del lavoro individuale, ma anche a quello di contadini e artigiani che ricavano beni dalla vendita dei propri servizi e del proprio surplus, rispettava anche la regola della mutualità in quanto la proprietà comune dei mezzi di produzione, il profitto non sarebbe stato proprietà esclusiva di nessuno ma di tutti i partecipanti al lavoro in maniera collettiva.
      Oserei dire che questo sia un raro esempio di pensiero socialista.
      Il sistema della mutualità in ambito economico, fece la sua prima apparizione in Germania con le prime aperture di banche avente uno scopo sociale le cosiddette Sparkasse, poi nel tempo tale pratiche si diffuse in tutta Europa, in Italia arrivò sotto forma di Cooperative di lavoro o di Banche di Credito Cooperativo che hanno sostituito le vecchie Casse Rurali e Artigiane.
      Comunque sia , a monte di tutto ciò e affinché tali politiche sociali portassero ad un sistema funzionante occorre che gli uomini siano legati imprescindibilmente al valore etico della sincerità ed onestà.
      Grazie per l’attenta osservazione che hai posto alle tematiche sociali e storiche dell’individuo facente parte di una società organizzata.
      E’ sempre un piacere ricevere tuoi commenti…buon sabato!

      Un abbraccio caro Silviatico

      Liked by 1 persona

..dimmi ciò che pensi.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...