Riflessioni Personali…..Noam Chomsky e il controllo sociale!


 
Visto che l’argomento è di attualissimo interesse, vi propongo questo articolo su Chomsky e le tematiche relative al controllo sociale, frutto di due commenti di ieri sera, il mio e quello di Andrea, buona lettura.

 

 

chomsky

 

 

 

 
Chomsky, un attento osservatore o uno Spirito Libero quindi indipendente?

 
Chomsky è uno dei più attenti osservatori delle politiche di alcuni paesi, fra questi, il primo è il paese a stelle e strisce.
Si sa del suo impegno fin dagli anni 60 contro la guerra in Vietnam, come si conosce anche il suo impegno di socialista libertario e anarchico. Non a caso, studiando le tematiche sociali e analizzando il ruolo dei media nelle cosiddette moderne democrazie, giunse al risultato che le varie politiche estere come il regime del neoliberismo sfrenato, abbiano aumentato la disparità fra le varie classi sociali, a favore di quelle più agiate.
Non ultima l’attenzione mostrata verso i media, che Chomsky considera l’arma più pericolosa in mano al Potere di turno, strumento usato esclusivamente per mantenere il controllo della massa, per pilotare le loro preferenze e fornire opinioni favorevoli al potere stesso, ed è da questa sintesi che verrà scritto quello che tu hai postato: The strategy of distraction .

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Cerco sempre di mettere a disposizione di chi mi onora del suo tempo con la lettura, degli scritti su posizioni variegate e differenti, affinché le persone, con la propria testa, analizzino e si facciano un’idea autonoma su di un argomento.
Non posso fornire un quadro completo su di un argomento, a causa della mia personale ignoranza morale e materiale, però cerco di far conoscere e/o riproporre almeno posizioni alternative allo standard su certi meccanismi… Solitamente non esprimo mai un mio personale punto di vista nell’articolo – a meno che si tratti di quelli che nel titolo hanno il mio nome – proprio per evitare “contaminazioni personali” e/o indicazioni più o meno esplicite sull’interpretazione di un pensiero; finora l’ho fatto con argomenti sostanzialmente “semplici”, non tecnici, come invece possono essere l’economia e la finanza.

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E’ dunque il mio personale, e molto probabilmente risibile, contributo al tentativo di disfacimento proprio del “controllo sociale” così ben studiato e dettagliato da Chomsky.
Mi sono resa conto, però, giusto in questo breve lasso di tempo che la rete mi vede sua ospite, che ancor prima di fornire un punto di vista alternativo alle persone, bisogna dare loro degli elementari strumenti di comprensione. Mi spiego meglio.
Proprio perché questa “massmedia-crazia” è cominciata parecchi decenni fa, la generazione di quei tempi è sostanzialmente “bruciata”, troppo contaminata dal sistema, e quando in pochi casi non lo è, è purtroppo ormai stanca di combattere dopo averlo fatto per una vita intera senza alcun risultato, visto che la gestione del potere verso la massa si è andata ancor più perfezionando; la generazione “attiva” a cavallo della guerra del Vietnam e delle Contestazioni in vari ambiti, non aveva gli strumenti e l’organizzazione adatta per contrastare la giovane massmedia-crazia, così si sono arresi o si sono fatti “corrompere” dal sistema; veramente poche, in proporzione, sono state le eccezioni…

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I figli di questa generazione, grazie al sistema malato hanno avuto a disposizione ogni accessorio per tenere inattivo il pensiero, il senso critico, il sentire sociale e l’idea di bene comune, arrivando ad incarnare, secondo il mio modestissimo pensiero, la peggiore generazione che abbia mai camminato sulla Terra: avevano tutti gli strumenti per essere i più evoluti, i più sani, giusti, equi, equilibrati, sensibili, ecologici, colti, educati, rispettosi, attenti, solidali, e qualsiasi altro aggettivo positivo ti venga in mente, mentre invece sono esattamente il contrario di tutto, perché sono nati in un sistema che aveva già preso piede, e pochissimi genitori hanno capito che era loro unico compito addestrare i propri figli all’uso dei famosi (oggi sono quasi famigerati) cuore&cervello.
Anche quelli che noi stessi oggi definiamo “bravi ragazzi”, sono come minimo superficiali, abbastanza insensibili, molte volte viziati; responsabilità della società, ma colpa dei genitori, io non cerco scusanti…

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Volendo dialogare con questi figli del sistema, non basta dirgli “guarda che le cose non sono come te le hanno sempre dette, ma sono così e così…”, perché a loro mancano i riferimenti basilari per incasellare le informazioni alternative che gli vengono date.
Faccio qualche esempio banale e macroscopico.
Chi ha un lavoro retribuito, invece di sapere che fra trent’anni e più non avrà che una manciata di euro di pensione nonostante i contributi versati, invece di farsi una pensione integrativa magari con una primaria compagnia di assicurazione, preferisce spendersi quei soldi che gli restano per uscire il fine settimana con gli amici in giro per locali; se avesse cognizione di causa e buon senso, verserebbe i soldi per l’integrazione pensionistica, e con gli amici si vedrebbe fuori per un semplice caffè, oppure la sera a cena a casa spendendo molto meno e magari facendo a turno la piccola spesa, perché l’importante è stare insieme, mica abbuffarsi! Ma loro non sanno niente, e danno retta al sistema che invia loro il messaggio che tutto ciò che è bello e socievole si trova nella movida sfrenata…

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E ancora, sentono parlare della “terza intifada”, ma anche ammettendo che vi prestino attenzione, non conoscono l’etimologia, l’origine, il significato, la storia, né della parola, né del fenomeno… e non gli importa nulla, perché il sistema ha fatto passare il messaggio che quei popoli sono sempre stati in guerra (di fatto lo erano già quando loro sono nati!), sempre lo saranno, e non sono fatti nostri perché loro non sono noi…
Il PIL, l’inflazione, gli hedge fund, persino la crisi, sono termini di uso comune senza significato per loro, tessere a colore da inserire nel mosaico di discorsi vuoti che si fanno per sentito dire… Come possiamo pensare di sopravvivere con tali esponenti della razza umana?
Sono fortemente critica con la generazione che abbiamo tirato su, non valgono nulla, le eccezioni sono veramente poche.

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Penso che alla fine, se davvero siamo destinati a sopravvivere come razza, ci salveranno i ragazzi dei paesi poveri, perché loro, a differenza dei nostri, se anche non hanno grandi cervelli (perché il sistema glielo ha impedito, ricordiamocelo), hanno indubbiamente grandi cuori, ed è con quello che ci salveremo…
Ma per tornare ai nostri, direi che l’ultima spiaggia è quella di spiegare loro ogni cosa, senza dare per scontato che già sappiano, perché loro non sanno, e dunque neanche chiedono; non diamo per scontato che abbiano le basi, perché non ce le hanno; approfittiamo della rete che capillarmente raggiunge ognuno di loro ogni giorno, e cerchiamo di fornire loro gli strumenti per una rinascita morale e materiale.

 

Andrea del blog: liberamentecriticamente.wordpress.com

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6 pensieri su “Riflessioni Personali…..Noam Chomsky e il controllo sociale!

  1. Non ho commentato il pensiero di Andrea, ma lo ritengo leggermente pessimista, per alcuni motivi.

    – Innanzitutto, un aspetto che si tende a dimenticare è quello che abbiamo sempre visto una cesura netta tra una massa di persone, in tutte le generazioni, che non si discostano dalle informazioni del Sistema; hanno un comportamento massificato e poche o scarse motivazioni a cambiare. A fronte di una minoranza attiva, spinta alla ricerca di una migliore connotazione sociale. Questo era riscontrabile anche negli anni in cui in Italia abbiamo assistito ad una fortissima tensione al cambiamento sociale in senso libertario (anni ’60-’70).

    – Negli anni ’60 e nel decennio successivo avevamo di fronte un sistema con una capacità di controllo sociale elevata, ma si trovarono i mezzi per fare controinformazione: soprattutto l’impegno individuale e l’appropriazione dei mezzi tecnologici, non evoluti ed alla portata di chiunque (ciclostili, mezzi di stampa offset, fotografia).

    – L’evoluzione tecnologica con un più capillare controllo dell’uso degli stessi ha posto delle difficoltà non da poco a coloro che ancora volevano cimentarsi su questa strada, con una capacità del sistema di controlla l’informazione tramite televisioni ed anche socila network.

    – Allo stato attuale abbiamo ancora la possibilità, di acquisire la conoscenza della comunicazione e di riavviarne un utilizzo finalizzato ad una maggior informazione, dobbiamo comprendere come far si che gli utilizzatori della rete non si limitino ad un “cazzeggio” più o meno divertente o alla ricerca di capi di moda da acquistare a basso costo o viaggi last minut.

    – Ritengo che gli spazi ci siano, occorre comprendere dove dirigere i nostri sforzi.

    Ciao, buona giornata.

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  2. Un aspetto non da poco è la pubblicità televisiva a portali di consumo cui cercano di indirizzare gli internauti, cercando di far si che passino su questi, zalando, tripadvisor, trivago, … ilpoco tempo che uno riesce a dedicare alla rete.

    Ciao, e scusa il doppio invio.

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  3. Scusatemi, ma anch’io non posso aderire totalmente con le considerazioni che, Andrea, esprimi rispetto alla generazione di figli.. etc. Sono più vicina alla visione di Pietro Barnabe’. Ti dirò con molta semplicità: credo che questa nostra visione (a volte è stata anche mia) di una generazione di “superficiali” con poco spirito critico e dediti per la maggiore alla dispersione di forze ed economie tra divertimento serale e altro, inconsapevoli della Storia (passate, presente, attuale) e incuranti del domani (proprio o collettivo), ci venga suggerita proprio dal malato sistema di informazione, comunicazione. Mi sono trovata negli ultimi anni a lavorare a strettissimo rapporto con tantissimi di questi giovani e ne ho uno in casa con cui spesso discutiamo di queste problematiche generazionali che tu esponi. A mio avviso il problema è il disorientamento che è anche una delle conseguenze, proprio di quelle strategie di distrazione sociale di cui parla Chomsky. Ti posso dire che molti giovani se sollecitati nel loro interesse da argomentazioni e dalla presentazione di fatti (storici, culturali, politici, etc.) in prospettive che ‘aprono finestre’ possibilità d’interazione ‘critica’, che stimolano domande, sono reattivi. E di per sé non sono tutti privi di interessi, di una capacità d’entrare più profondamente nelle cose. Il problema è puntare proprio sull’attivazione di sistemi di comunicazione che recuperino ‘cose’, fatti, cultura, storia, etc.., e non svendano tutto questo in un ‘bancone’ espositivo propagandistico, propenso a favorire l’assuefazione dell’individuo a una falsa coscienza, superficiale e comoda a pochi vertici di potere. Tu dici, Andrea, che molti giovani lavorano solo per potersi permettere delle ‘uscite’ di svago. Ma dobbiamo anche dire che molti di questi giovani lavora ‘a nero’, sfuttatissimi, guadagnando davvero poco, e facendo mestieri d’arrangio, per cui cioè non hanno una professionalizzazione nel lavorare e nemmeno gli viene richiesta. Molti non lo fanno solo per darsi, poi, ai bagordi, ma per sentire una loro dimensione d’autonomia, sia pur fasulla a mio avviso così posta. Dovrebbero rifiutarsi, allora, di adeguarsi a tale dimensione lavorativa? Investire diversamente le loro forze e il loro tempo? Forse si, ma non è così semplice. Questo accade, talvolta, quando alcuni si impegnano a mettere in moto energie d’aggregazione e attraverso associazioni o simili riescono a sviluppare i propri interessi e a farne attività lavorative. Ma anche per questo c’è bisogno di un equilibrio sia pur minimo tra base economica, energie mentali, consapevolezza culturale e sociale. Lo so mi sto dilungando e con troppa leggerezza, ma mi sentivo di manifestare una mia perflessità. Infatti ora mi fermo o ricado anch’io in un sistema di comunicazione ‘malato’
    Una buona giornata a tutti e grazie per lo stimolo alla riflessione. Questa è proprio una delle operazioni che andrebbero alimentate. Grazie Andrea. Grazie Nico, che in fondo sto commentando nella ‘piazza’ del Lupo…

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  4. Mi sento un po’ presa in causa. Ho 24 anni, faccio parte dei nativi digitali. Ma non mi sento descritta da queste parole! Non sto negando nulla, esistono davvero persone così: le conosco. Ma credo che, come sempre, sia sbagliato generalizzare. Io lo dico sempre, a chi mi dice: ma stai sempre su internet, su facebook, cosa fai? Io rispondo: la rete è uno strumento potentissimo, se sai come usarlo; io lo uso per informarmi, per studiare, per conoscere, per promuovere il mio blog, per leggerne altri… Tutto questo anche attraverso i social, mezzo demonizzato, perché quando si parla di social si pensa subito alla gente che condivide solo foto di gatti o si fa i fatti altrui. Il social è anche un mezzo d’informazione, a mio parere. Non fate di tutta un’erba un fascio, ve ne prego. Io un cuore ce l’ho, e infatti sentirmi equiparata ai vari zombie tecnologici miei coetanei mi ha alquanto ferita.

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  5. Pietro, Pea, buonasera.
    Mi fa molto piacere interfacciarmi con Voi su questi temi, oggi quasi tutti rifuggono il confronto perché costa impegno e fatica, meglio strepitare frasi vuote e andare avanti come sempre…
    Vorrei precisare e replicare ai vostri pensieri in maniera “complessiva” se me lo permettete, così da non occupare troppo uno spazio non mio.
    Sostanzialmente, se non ho capito male, tu, Pietro, dici che ci sono ancora margini di manovra operativi nell’uso tecnico dei mezzi a disposizione per la diffusione di un “controcanto” culturale, mentre tu, Pea, ritieni che alcuni ragazzi abbiano le capacità di relazionarsi adeguatamente in uno scambio culturale se opportunamente interessati e sollecitati.
    Sono d’accordo con te Piero, infatti ho invitato i fruitori della rete ad usarla per raggiungere capillarmente i giovani e dare loro quanti più spartiti possibili per ogni tipo di controcanto…
    E anche rispetto a te Pea cara, non ho espresso pensiero difforme sulla qualità intellettiva di alcuni giovani; il punto è, come tu stessa mi confermi, che bisogna interessarli e sollecitarli opportunamente ed adeguatamente, perciò ho invitato chi scrive a fornire le basi per una comprensione più interessata ed interattiva di eventi e pensieri!
    Resta comunque il fatto che le teste pensanti sono davvero poche e, ribadisco, la loro è una responsabilità riflessa, perché la colpa principale è della famiglia, che non li ha formati con i giusti stimoli.
    Per quel che riguarda il lavoro Pea, ho esplicitamente fatto riferimento a chi ha un lavoro regolarmente retribuito, non certamente a chi deve arrangiarsi per pagare le bollette (io stessa rientro in questa categoria, ed è poi un discorso di sensibilità personale se scelgo di non uscire mai a mangiare la pizza perché se poi capita una volta di più la farmacia o il dottore, non ci sono i soldi).
    Le tue perplessità sono tutte fondate e condivisibili cara, ed il mio pessimismo manifesto, come voi avete rilevato, deriva sempre da realtà vissute in prima persona e mai “per sentito dire”, e comunque dal fatto che parliamo ancora troppo e facciamo ancora troppo poco….lo sò, sono consapevole delle difficoltà, enormi, che ci sono davanti, eppure non mi rassegno ad un’arrendevolezza di fondo che ancora pervade una società, la nostra, già al limite del disfacimento..
    Chiedo scusa per la brevità della risposta, ma non mi sento a mio agio nell’occupare uno spazio per un argomento che è comunque trattato nella mia “piazzetta”… per qualsiasi altra replica, che spero vorrete farmi, vi aspetto da me…
    Una buona serata a tutti e grazie dell’ospitalità.. 🙂

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  6. Gentilissima Francesca,
    mi permetto di abusare ancora un momento della pazienza del cortese ospite, per spiegarti che non intendo assolutamente offendere o denigrare nessuno, bensì muovo una critica che, comprenderai con buon senso, deve necessariamente essere rivolta ad un sistema generale, e non può riferirsi al singolo.
    Siamo tutti consapevoli delle eccezioni, perché noi stessi le cerchiamo e le “nutriamo”, gli dedichiamo tempo ed energie per aiutarle a crescere ed esprimersi secondo le loro inclinazioni e peculiarità; il problema è che siete davvero pochi rispetto alla massa Francesca, lo sai anche tu…
    Queste nostre considerazioni possono essere usate, da chi come te si impegna, per cercare di “contaminare” con atteggiamenti costruttivi i vostri stessi compagni apatici…Voi stessi dovete darci e darvi una mano Francesca, oppure noi da soli non possiamo farcela….
    Spero di averti fatto comprendere meglio il mio punto di vista, e resto a tua disposizione per qualsiasi altra interazione tu voglia avere.
    Ti abbraccio e ti faccio un grosso in bocca al lupo.. 😉

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