Riflessioni Personali….l’ingenuo e il sentimentale!


 

 

Image00001

Venezia, canal Grande (foto personale) cliccare sopra per ingrandire

 

 

 

 

Educazione e capacità di giudizio – l’ingenuo e il sentimentale

 
Vi sono istanti nella nostra vita in cui dedichiamo una sorta di amore e di commosso rispetto alla natura nelle piante, nei minerali, negli animali, nei paesaggi, così come alla natura umana nei bambini, nei costumi del popolo contadino e del mondo primitivo, e non perché essa ristori i nostri sensi, e neppure perché appaghi il nostro intelletto o il nostro gusto (anzi, spesso può accadere il contrario dell’una e dell’altra cosa), ma unicamente perché essa è natura. Ogni uomo che sia minimamente raffinato e non difetti totalmente di sensibilità può farne esperienza passeggiando all’aperto, vivendo in campagna o indugiando presso i monumenti dei tempi antichi; in breve, quando in condizioni e situazioni di artificio rimane stupito dalla visione della natura nella sua semplicità. E questo interesse, non di rado elevato a bisogno, sta al fondo della nostra passione per i fiori e per gli animali, per i semplici giardini, per le passeggiate, per la campagna e i suoi abitanti, per i molteplici prodotti della lontana antichità e per altre cose ad esse simili, a patto che non entrino in gioco affettazione o altri casuali interessi. Un simile interesse per la natura si manifesta però solamente a due condizioni. È in primo luogo assolutamente necessario che l’oggetto che ce lo infonde sia natura, o almeno sia da noi considerato tale, e in secondo luogo che sia ingenuo (nel significato più ampio della parola), vale a dire che la natura stia in contrasto con l’arte e la vinca. Solo quando quest’ultima condizione si combina alla precedente, e non prima, la natura diviene l’ingenuo.

.
        Da questo punto di vista la natura non è altro per noi se non la vita spontanea, il sussistere delle cose per se stesse, l’esistenza secondo leggi proprie e immutabili.

.
Questa «rappresentazione» è assolutamente necessaria per avvertire interesse verso simili fenomeni. Se si potesse conferire a un fiore artificiale l’apparenza della natura con il più perfetto inganno, se si potesse spingere l’imitazione dell’ingenuo nei costumi fino all’illusione più perfetta, la scoperta che è un’imitazione annienterebbe del tutto il sentimento di cui si sta parlando[iii]. Da ciò risulta chiaro che un simile compiacimento verso la natura non è estetico, bensì morale, essendo mediato attraverso un’idea, e non generato immediatamente dall’osservazione; inoltre non si rivolge alla bellezza delle forme. Che cosa avrebbero di così piacevole per noi anche un semplice fiore, una fonte, una pietra ricoperta di muschio, il cinguettio degli uccelli, il ronzio delle api e altre cose simili a queste? Che cosa potrebbe dar loro diritto al nostro amore? Non sono questi oggetti, bensì l’idea da essi rappresentata ciò che noi amiamo in loro. Noi amiamo in loro la silenziosa vita creatrice, il sereno operare per se stessi, l’esistenza secondo leggi proprie, l’intima necessità, l’eterna unità con se stessi.
Essi sono ciò che noi eravamo; sono ciò che noi dovremo tornare ad essere. Come loro noi eravamo natura, e ad essa la nostra cultura deve ricondurci attraverso la via della ragione e della libertà. Sono dunque rappresentazioni della nostra infanzia perduta, che rimane in eterno per noi la cosa più cara, e per questo ci colmano di una vaga tristezza. E sono al contempo rappresentazione della nostra perfezione più alta nell’ideale, e per questo ci donano una sublime commozione.

.
Ma la loro perfezione non è merito loro, non essendo frutto della loro scelta. Ci donano quindi il piacere tutto particolare di essere nostri modelli senza umiliarci. Ci circondano come una perenne apparizione divina, ma ristorandoci più che abbagliandoci. Quel che costituisce il loro carattere è proprio ciò che manca al nostro per raggiungere la sua perfezione; ciò che ci differenzia da essi è proprio quel che loro manca per innalzarsi al divino. Noi siamo liberi, essi sono necessari; noi mutiamo, essi rimangono identici. Ma solo quando i due caratteri si congiungono tra loro, quando la volontà segue libera la legge della necessità e in tutti i mutamenti della fantasia la ragione afferma la sua regola, si ha il divino e l’ideale. In essi scorgiamo dunque eternamente quel che manca, ma verso cui tendiamo, e a cui, pur senza mai raggiungerlo, possiamo sperare di avvicinarci in un progresso infinito. Individuiamo in noi una superiorità che a loro manca e di cui o non potranno mai partecipare, come gli esseri privi di ragione, o potranno farlo solo percorrendo, come la fanciullezza, la nostra stessa strada. Ci donano quindi il più dolce godimento della nostra umanità in quanto idea, sebbene debbano necessariamente umiliarci rispetto a ogni stato determinato della nostra umanità.

.
Essendo questo interesse per la natura fondato su un’idea, può manifestarsi soltanto in anime che siano sensibili alle idee, cioè in anime morali. Per la maggior parte degli uomini è una pura affettazione, e l’universalità di questo gusto sentimentale nella nostra epoca, in particolare dopo la pubblicazione di certi scritti, si manifesta in viaggi sentimentali, giardini dello stesso genere, passeggiate e altre simili inclinazioni, ma non è per nulla una prova della universalità di questo modo di sentire. Tuttavia anche all’uomo più insensibile la natura procurerà sempre qualcosa di questo effetto, poiché la disposizione alla moralità, comune a tutti gli uomini, è già sufficiente per questo e noi tutti, senza eccezione, per quanto grande possa essere la distanza dei nostri atti dalla semplicità e dalla verità della natura, nell’idea siamo sospinti verso di essa. Questa sensibilità per la natura si manifesta particolarmente forte e più universale nel rapporto con quegli oggetti che stanno in unione più intima con noi e ci consentono di gettare uno sguardo retrospettivo su noi stessi e su quanto di non naturale è in noi, come per esempio i bambini e i popoli bambini. Si è in errore quando si pensa che sia solo l’idea del loro essere privi di difese a far sì che a volte ci si soffermi a contemplare con tanta attenzione i fanciulli.

 

Questo può forse essere il caso di coloro che di fronte alla debolezza umana sentono soltanto la propria superiorità. Ma il sentimento di cui stiamo parlando (e che si verifica solo in stati d’animo del tutto particolari e non va confuso con quello suscitato in noi dall’allegra attività dei bambini), è più umiliante che incoraggiante per l’amor proprio; e se si presentasse qui un vantaggio, non è perlomeno dalla nostra parte. Noi finiamo per commuoverci non perché contempliamo il bambino dall’alto della nostra forza e perfezione, bensì perché dalla finitezza del nostro stato, che è inseparabile dalla determinazione che abbiamo già realizzato, solleviamo lo sguardo alla sconfinata determinabilità del bambino e alla sua pura innocenza, e il nostro sentimento in una simile circostanza è troppo apertamente mescolato a una certa tristezza, per poterne disconoscere la fonte. Nel bambino sono rappresentate la disposizione e la determinazione, in noi il compimento, che resta sempre infinitamente inferiore a quelle. Il bambino è quindi per noi una viva presenza dell’ideale, non già dell’ideale compiuto, ma di quello proposto, e non è certo l’idea della sua debolezza e dei suoi limiti a commuoverci, bensì quella della sua pura e libera forza, della sua integrità, della sua infinità. Per l’uomo sufficientemente dotato di moralità e di sentimento, il bambino rappresenterà quindi un oggetto sacro, vale a dire un oggetto che attraverso la grandezza di un’idea annulla ogni grandezza dell’esperienza e che, qualsiasi cosa possa perdere nella valutazione dell’intelletto, riguadagna in misura superiore in quella della ragione.
Proprio in questo contrasto fra il giudizio della ragione e quello dell’intelletto ha origine il fenomeno tutto particolare del sentimento misto, che fa nascere in noi l’ingenuità nel modo di pensare. Esso congiunge la semplicità infantile con quella puerile; mediante quest’ultima mostra all’intelletto il suo lato debole e suscita quel sorriso con cui esprimiamo la nostra superiorità (teoretica). Ma non appena abbiamo motivo di credere che la semplicità puerile è al tempo stesso una semplicità infantile, che la sua origine non è nella carenza d’intelletto, non è incapacità, ma una più elevata forza (pratica), un cuore colmo d’innocenza e di verità, che per intima grandezza disdegnò l’aiuto dell’arte, ecco che allora si dilegua il trionfo dell’intelletto e la derisione della puerilità si trasforma in ammirazione della semplicità. Ci sentiamo costretti ad apprezzare l’oggetto di cui prima abbiamo riso e, gettando nello stesso tempo uno sguardo in noi stessi, a rammaricarci di non essergli simili. Così nasce il fenomeno davvero particolare di un sentimento in cui convergono allegra derisione, rispetto e mestizia.

 

 

Paolo Melandri

 

Annunci

5 pensieri su “Riflessioni Personali….l’ingenuo e il sentimentale!

    1. Si, sono d’accordo con te Silvia, fra le tante leggiadre chiacchiere che quotidianamente si trovano in rete, qualcosa di sensato è d’obbligo.
      Grazie per l’approvazione cara….
      Dolce notte 🙂

      Mi piace

  1. “ecco che allora si dilegua il trionfo dell’intelletto e la derisione della puerilità si trasforma in ammirazione della semplicità.”
    Bella riflessione profonda.
    Torno a rileggerla. Ora sono stanca.
    Mi piace tantissimo la tua fotografia di Venezia,
    La magia di Venezia è perfetta per questo articolo.

    Grazie, Nico
    🙂
    gb
    Dolce notte.

    Liked by 1 persona

..dimmi ciò che pensi.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...