Carlo Michelstaedter


persuasione5
Da: La Persuasione e la Rettorica

“Il senso delle cose, il sapore del mondo è solo nel continuare, esser nati non è che voler continuare: gli uomini vivono per vivere, per non morire. La loro persuasione è la paura della morte, esser nati non è che temere la morte.
Così che, se si fa loro certa la morte in un certo futuro, si manifestano già morti nel presente.
 
Ogni presente della loro vita ha in sé la morte. La loro vita non è che paura della morte. Essi vivono per salvare ciò che è dato loro col nascimento, come se essi stessi fossero nati con persuasione, e stesse in loro arbitrio la morte. Quello che è dato loro non è che la paura della morte, e questa vogliono salvare come vita sufficiente da ciò che nello stesso punto è dato loro: la sicurezza di morire. In questa stretta, e per la cura di un futuro che non può che ripetere (finché lo ripeta) il presente, essi contaminano questo, che ogni volta è in loro mano. E dove è la vita se non nel presente? se questo non ha valore, niente ha valore.
Chi teme la morte è già morto.
 
Chi vuol aver per un attimo solo sua, la sua vita, deve esser un attimo solo persuaso di ciò che fa, deve impossessarsi del presente; vedere ogni presente come l’ultimo, come se fosse certa dopo la morte: e nell’oscurità crearsi da sé la vita. A chi ha la sua vita nel presente, la morte nulla toglie, poiché niente in lui chiede più di continuare, niente è in lui per la paura della morte, niente è così perché così è dato a lui dalla nascita come necessario alla vita. E la morte non toglie che ciò che è nato. Non toglie che quello che ha già preso dal dì che uno è nato, che perché nato vive della paura della morte, che vive per vivere, vive perché vive, perché è nato. – Ma chi vuol aver la sua vita non deve credersi nato, e vivo soltanto perché è nato, non è sufficiente la sua vita, da esser così continuata e difesa dalla morte.”
 
Carlo Michelstaedter

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Joumana Haddad


 

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Quando sono diventata un frutto

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Maschio e femmina mia madre mi ha messa all’ombra della luna
Ma Adamo fui sacrificato alla mia nascita
Immolato ai mercenari della notte
E per consolarmi
Mi lavò con acqua torbida
E mi portò sul pendio di ogni montagna
Per lo spettro del silenzio e il rumore delle domande mi rese docile
Mi consacrò a Eva lo stupore e la trasformazione
mi impastò con il buio e la luce
Un tempio ai diavoli del paradiso.
Straniera crebbi e nessuno si preoccupò del mio grano
Ho preferito disegnare la mia vita su una pagina bianca
Mela che nessun albero partorì
Poi ritagliarla e uscirne
Una parte di me vestita di rosso,
un’altra parte di me in bianco
Non ero solo dentro e fuori del tempo
Perché ho avuto origine nei meandri celati
Prima di nascere pensavo
Di essere una massa abbondante
Di avere dormito a lungo
Di avere vissuto a lungo
E quando sono diventata un frutto
Ho saputo quel che mi attendeva.
Ho detto ai maghi di prendersi cura di me
Allora mi hanno presa.
Era la mia risata
Bella e imbarazzata
Volavo sulle piume di un uccello
e di notte diventavo un guanciale
Hanno gettato il mio corpo nei talismani
e hanno cosparso il mio cuore
con il nettare della follia
Mi hanno recato un silenzio e dei racconti
E fatto in modo che io vivessi senza radici.
E da quel momento vago da un luogo all’altro
Indosso una nuvola ogni notte e parto
Solo io mi dico addio solo io mi do il benvenuto
Volo per sentirmi libera non perché ho paura
Torno dal desiderio non dal fallimento
la mia costanza è il mare e la mia bussola è la tempesta
nell’amore non getto l’ancora in nessun porto
il mio corpo è il viaggio e la mia morte è nel fermarmi
di notte lascio gran parte di me stessa
per abbandonarmi a un forte abbraccio
quando ritorno i miei fratelli gemelli
sono la distanza e le isole
l’onda e la sabbia della spiaggia
il rifiuto e il desiderio voluttuoso della luna
l’amore e la morte dell’amore
chi comprende il mio ritmo mi conosce
mi segue
pero non mi raggiunge mai.

 

Joumana Haddad

 

Pablo Neruda


 

 

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Corpo di donna

 

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.
Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.
Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!
Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

 

Pablo Neruda

Ivano Fossati


 

 

 
L’Amore fa

 
L’amore fa l’acqua buona
fa passare la malinconia
crescere i capelli l’amore fa
l’amore accarezza i figli
l’amore parla con i vecchi
qualcuno vuole bene ai piu’ lontani
anche per telefono
l’amore fa guerra agli idioti
agli arroganti pericolosi
fa bellissima la stanchezza
avvicina la fortuna quando puo’
fa buona la cucina
l’amore e’ una puttana
che onora la bellezza
di un bacio per regalo
cose che fanno ridere
l’amore fa
cose che fanno piangere
l’amore fa begli gli uomini
sagge le donne
l’amore fa
cantare le allodole
dolce la pioggia d’autunno
e vi dico che fa viaggiare, si’
illumina le strade
fa grandi le occasioni
di credere e di imparare
cose che fanno ridere
l’amore fa
cose che fanno piangere
fa crescere i gerani e le rose
aprire i balconi
l’amore fa
confondere le citta’
ma riconoscere i padroni
l’amore lo fa
aprire bene gli occhi
amare piu’ se stessi
l’amore fa bene alla gente
comprendere il perdono
l’amore fa.

Ivano Fossati