Ivano Fossati


La bellissima canzone tratta dall’album “Lindbergh – Lettere da sopra la pioggia“(1992) in pochissimi versi ci racconta di una grande speranza,quella che nutrono gli occhi di chi guarda e ama tutti i Sud del mondo ed in particolare il continente africano, falcidiato da fame, guerre, malattie e soprattutto dall’oscena indifferenza dei potenti del mondo.

 

 

 

 

Mio fratello che guardi il mondo

 

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

Sono nato e ho lavorato in ogni paese
e ho difeso con fatica la mia dignità
Sono nato e sono morto in ogni paese
e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi.

Mio fratello che guardi il mondo
e il mondo non somiglia a te
mio fratello che guardi il cielo
e il cielo non ti guarda.

Se c’è una strada sotto il mare
prima o poi ci troverà
se non c’è strada dentro al cuore degli altri
prima o poi si traccerà.

 

Ivano Fossati

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23 pensieri su “Ivano Fossati

    1. Bella e unica perche’ tratta il tema della Solidarieta’ verso i piu’ poveri, ecco, te la dedico e me la dedico per tutta la generosita’ che mettiamo in essere nell’aiutare chi non ha proprio NULLA.
      Continuiamo cosi
      altri ci seguiranno….
      Buongiorno cara 🙂

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    1. Eilà Piero carissimo, si , in effetti c’era bisogno di una rinfrescatina, l’altro tema era fin troppo serioso, ora abbiamo il blu del mare e una bellissima barca a vela 😉 che rappresenta la Libertà.
      Grazie per la tua costante presenza, ti abbraccio… 🙂

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  1. Certo che viviamo un periodo dove sembra che tutti i legami di solidarietà si vadano perdendo, e non solo tra Nord e Sud… ricchi e poveri, giovani e vecchi, occupati e disoccupati… a volte Solidarietà è una bella parola e nient’altro, dono i 2 euro con l’sms per il Nepal e sono solidale… ma sulle cause delle disuguaglianze, sulle iniquità, le ingiustizie restiamo indifferenti, ci sentiamo impotenti; la politica del pensiero unico non ci aiuta ad uscire dagli schemi sfruttato-sfruttatore. A volte la solidarietà camuffa un sentimento di superiorità… io sono solidale con te perché ti sento inferiore… non perché mi sento uguale a te. Gli africani riusciranno a liberarsi dalle loro catene quando riusciranno a risolvere le loro contraddizioni interne, quelle enormi ricchezze in mano a pochi e tanta miseria per tanti; dovranno farlo nonostante noi, perché dubito che possano mai farlo insieme a noi… forse sono un pò troppo pessimista, perdonami. Ciao, Giorgio

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    1. Ciao Giorgio, il tuo commento meriterebbe un più ampio approfondimento, in breve io penso che ci sono tre tipi di cause che obbligano intere popolazioni ad emigrare, la prima riguarda il territorio, la continua desertificazione dei territori sub sahariani impedisce quella poca coltura che un tempo permetteva di occupare quegli spazi da parte dell’uomo, ed è congenita in alcune zone di quei paesi attraversati dall’equatore, seconda causa sono le guerre che imperversano in quei paesi a bassa alfabetizzazione, un tempo erano lotte intestine per il controllo del potere, dunque questioni di ordine interno, oggi invece le guerre sono orchestrate ad hoc da multinazionali e paesi sviluppati con l’intento di vendere armi, perché si sa, la legge del capitalismo dice che dove c’è una guerra c’è business e quindi profitto, questa causa riguarda tutti i paesi sottosviluppati.
      La terza invece, ha un carattere endemico, si stà sviluppando anche nei paesi più industrializzati, perché la crisi economico-finanziaria, la diminuzione del lavoro e le politiche scellerate operate dal potere per mantenere se stesso, hanno ridotto alla fame quella fetta più povera delle popolazioni europee, pensionati, lavoratori part time, piccolissimi artigiani.
      Ma la causa principale di questa nuova povertà è costituito dalla mancanza di quella cultura che potrebbe farci aprire gli occhi per gettare una luce critica sulla nostra condizione di sottomissione al potere costituito, riequilibrare insomma le attese non realizzate ad un progetto di vita dignitoso.

      Un abbraccio, ciao Giorgio….

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    1. …hai percepito in pieno la dolcezza della musica che accompagna un delicato lamento interiore che arriva nel vedere quante persone muoiono per non avere da mangiare…
      Un grande Ivano e un plauso alla tua sensibilità, ciao stella Eloi….

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  2. Il punto in comune fra il tuo commento, Giorgio, ed il tuo, Nico, è il sottostante non chiaramente definito: la presenza e la volontà dell’uomo.
    Nico, tu esponi fatti incontrovertibili (al netto di ciò che sostengono i soliti ciocchi di legno senza cuore e senza cervello che, di questo passo, vorranno convincere anche il Papa che Cristo è morto dal freddo), il risultato di determinate volontà dell’uomo, che di solidale non hanno assolutamente nulla;
    Giorgio tu, a completamento, sottolinei l’aspetto “socialmente accettabile” della Solidarietà, ovvero quella mascherina carnevalesca ridicola e risibile del “gesto di solidarietà” che “le brave persone” si mettono per manifestare la loro partecipazione all’altrui sofferenza ed il grandissimo impegno emotivo e materiale che sostengono per farlo…
    Conosco operai con tre figli a carico che danno 30 euro al mese o i vestiti ancora nuovi del più piccolo al parroco per aiutare la vedova senza lavoro con un figlio piccolo, e gente che potrebbe adottare interi condomini senza cambiare di una sola virgola la sua esistenza, che non lascia di mancia neanche i dieci centesimi di resto del caffè…
    E’ chiaro cosa voglio dire con i miei esempi, non devo certo spiegare a voi l’ovvio, ma purtroppo noi oggi possiamo contare solo su una solidarietà “genetica”, strutturale, caratteriale del singolo individuo, che opera gesti naturali e spontanei di grande solidarietà, spesso nell’anonimato più totale, e dobbiamo rilevare amaramente che nulla si dedica all’educazione civica alla Solidarietà, che potrebbe opportunamente compensare le paurose carenze culturali di una società iniqua, ingiusta ed ignorante…
    Una felice serata a voi signori…

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  3. Dici che posso volare nella barca a vela del tuo blog, Nico?
    Amo così tanto il vento, il mare e la Libertà.
    Poi proseguo…
    A presto!
    Un sorriso
    gb
    Che bella bella è questa canzone!
    … se non c’è strada dentro il cuore degli altri…

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    1. Dolce gelso, fare un viaggio in barca è provare l’assoluta leggerezza del lasciarsi andare alle più meravigliose emozioni, emozioni che vengono “fitrate” dalla quotidiana realtà fatta di doveri,obblighi e compromessi. Trovarsi in mare aperto, circondati dal blu profondo che incuriosice e allo stesso tempo incute rispetto, potrà solo farci provare l’infinita poesia dell’essere “liberi”.
      Un tenero abbraccio mia cara….

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        1. Quanta meraviglia nello scoprire il tuo amore per il mare..
          Ti dedico una frase di Cioran, a me molto cara…

          …il mare profuma le strade dell’isola, oggi: il maestrale apre i pori della pelle, lava la faccia alle case, spacca le onde e la rotta. A terra, aspettando che la forza del vento si consumi. (Emil Cioran)

          Un abbraccio..

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  4. … se non c’è strada dentro il cuore degli altri, è necessario farla ben profonda e percorrerla insieme…
    Io dico quello che è in me con poche parole, di solito.
    E’ un mio limite. Non so.
    So che tu, Nico, comprendi bene ciò che voglio dire.
    Poi, forse, verranno anche più parole da me.
    Un sorriso
    gb

    Liked by 1 persona

..dimmi ciò che pensi.

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