Riflessioni Personali……Gramsci leninista perfetto, altro che erede di Gobetti.


“Distruggete tutto ciò in cui avete creduto finora, buttate a mare tutto ciò che fino ad ieri rappresentava il basamento della vostra vita: vi sembrava granito e non era che pietra pomice, vi sembrava eterno ed è invece friabile e inutile.”                   Herbert Marcuse

 

Indottrinamento

Ragazza dedita all’indottrinamento.

 

 

Gramsci leninista perfetto, altro che erede di Gobetti….( chi era Gramsci per parlar male degli anarchici?)

Tutta l’opera di Antonio Gramsci è stata il poderoso tentativo di tradurre il marx-leninismo in italiano. Per compiere questa traduzione, Gramsci mobilita la storia d’Italia e i suoi principali teorici, da Machiavelli a Gioberti, da Gentile a Croce, dai sociologi delle élites alla letteratura nazionale.
Le sue idee chiave, i suoi concetti cardine derivano da Lenin. Perfino l’adozione della via nazionale al comunismo e della democrazia come fase transitoria verso la dittatura del proletariato derivano da Lenin, anzi furono ascoltati dalla sua viva voce, nel corso della permanenza di Gramsci a Mosca tra il 1922 e il 1923, mentre in Italia andava al potere Mussolini. Gramsci si propose di far combaciare il Principe di Machiavelli col Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels. I due traduttori del marxismo in filosofia della praxis sono per Gramsci Georges Sorel e Giovanni Gentile. Sorel è citato all’esordio della sue Noterelle su Machiavelli come l’autore che eleva il Principe a Mito, cioè a creazione della «fantasia concreta che opera su un popolo disperso e polverizzato per suscitarne e organizzarne la volontà collettiva».
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Gentile, invece, è il filosofo che reinterpreta Marx, anzi per Gramsci «è il filosofo italiano che più in questi ultimi anni abbia prodotto nel campo del pensiero lo sviluppo ultimo dell’idealismo». Era il 1918, e poco dopo Gramsci, Tasca e Togliatti daranno vita a Ordine Nuovo, una rivista di marxisti gentiliani. Il riferimento a Gentile poi sparisce e nei Quaderni dal carcere si fa critico perché Gentile è diventato il filosofo del fascismo. Resta l’impronta gentiliana nella visione gramsciana dello stato pedagogico e totalitario, nel primato del noi, nella centralità della cultura, nell’identità di teoria e prassi, filosofia e politica, nella riforma morale, intellettuale e civile. Ma i riferimenti a Sorel e Gentile non tradiscono il leninismo, anzi sono ambedue rigorosamente iscritti dentro il leninismo: Gentile fu l’unico filosofo vivente citato positivamente da Lenin nel suo profilo di Marx (riferimento poi cancellato da Togliatti nella traduzione italiana del 1950). E di Sorel, alla sua morte, si contesero le spoglie Mussolini e Lenin che lo consideravano ambedue maestro e precursore. È curioso pensare che il perimetro Marx-Sorel-Gentile-Machiavelli unisca Gramsci a Mussolini. Li separerà la lotta di classe che in Mussolini si fa lotta tra le nazioni.
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Anche il nazional popolare è di marca russo-leninista e Gramsci lo traduce nella linea giobertiana e gentiliana; ma sostituisce l’ispirazione romantica e risorgimentale dei primi con l’impronta illuministica e rivoluzionaria. Il progetto di Gramsci è portare l’illuminismo alle masse, tramite il partito giacobino, nuovo Principe, che per Gramsci s’incarna nel Partito Comunista. Quel partito giacobino che, a suo dire, mancò al tempo del Risorgimento privando l’unità di una direzione progressiva. Il giacobinismo riporta Gramsci a Lenin e alla linea radicale dell’illuminismo e lo separa da Sorel e da Gentile, che furono anti giacobini.
Il pensiero di Gramsci non divorzia da Lenin neanche quando teorizza l’egemonia, ferma restando la meta della dittatura del proletariato, o quando definisce il partito totalitario erede rivoluzionario del Principe. Gramsci pensa a Lenin quando oppone il cesarismo progressivo dei bolscevichi al cesarismo regressivo dei fascisti, la violenza progressiva degli uni alla violenza reazionaria degli altri, il totalitarismo espansivo dei primi al totalitarismo repressivo.
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Ma chi stabilisce quel che è progressivo e quel che è regressivo, la violenza terapeutica e quella sistematica, il totalitarismo buono e quello cattivo? Il Partito: «ogni atto viene concepito come utile o dannoso, come virtuoso o scellerato, solo in quanto ha come punto di riferimento il moderno Principe stesso e serve a incrementare il suo potere o a contrastarlo. Il Principe prende il posto, nelle coscienze, della divinità o nell’imperativo categorico, diventa la base di un laicismo moderno e di una completa laicizzazione di tutta la vita». Mirabile sintesi di un processo che porta dal relativismo all’assolutismo: non esistono valori oggettivi né principi superiori, ma tutto è commisurato all’utilità del soggetto-principe che decide sui princìpi, sui valori, sulla morale. E dunque uno stesso atto può diventare legittimo o illegale, ammissibile o inammissibile, eroico o infame, morale e immorale, vero o falso se compiuto dal Principe o dai suoi nemici. Quanto abbia inciso questa concezione, relativista e assolutista al tempo stesso, sull’ideologia dell’intellettuale Collettivo, il partito, e dei singoli militanti, è ancora sotto i nostri occhi.

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Precorrendo la svolta giudiziaria dei nostri anni, Gramsci scrive sull’Avanti! torinese del 18 febbraio 1920: «il controllo della forza armata dovrebbe passare dalle mani del governo nelle mani di un potere indipendente dal governo e dal parlamento, nelle mani dell’ordine giudiziario, divenuto potere attraverso un’assemblea costituente». Un regime dei giudici, insomma. Sempre nello stesso scritto, Gramsci critica lo Stato unitario italiano con gli stessi argomenti dell’odierna vulgata anti risorgimentale. Per Gramsci «lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocifiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini poveri che gli scrittori salariati tentarono infamare col marchio di briganti» (Il Lanzo ubriaco, ne L’Ordine Nuovo, Einaudi, 1954).
Il destino tragico di Gramsci ebbe un risvolto paradossale: una dittatura ostile lo costrinse al carcere, una dittatura comunista lo avrebbe eliminato; e in mezzo ai due regimi totalitari, Gramsci teorizzava in carcere un altro sistema totalitario. Senza il carcere, Gramsci avrebbe probabilmente guidato una scissione nel Partito Comunista.

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La fortuna di Gramsci culminò nell’Italia degli anni Settanta, dopo Togliatti. Poi sorsero due letture revisioniste di Gramsci: a sinistra il cosìddetto gramsciazionismo, ovvero un Gramsci letto come la prosecuzione di Gobetti, una versione radical-liberal che sbarcò anche negli Usa. Dall’altra parte sorse il gramscismo di destra che coglieva l’idea gramsciana di conquistare consenso e potere tramite la conquista della cultura. La matrice era gentiliana o nell’idealismo militante del primo ‘900 e Gramsci teorizzava in carcere quel che lo stesso Gentile e Bottai realizzavano nel fascismo. Il progetto fu ripreso nel dopoguerra da Togliatti che gettò le basi all’egemonia culturale del Pci; dopo il ’68 mutò in egemonia della sinistra radical giacobina.
Resta viva di Gramsci la lucidità intellettuale di una visione ideologica che rilegge la storia, il pensiero e la letteratura; il primato civile della cultura, la centralità del nazional-popolare, la fragilità del fisico unita al vigore eroico del suo pensiero, la tenerezza dei suoi sentimenti intimi. Tra le sue struggenti lettere ai famigliari ce n’è una scritta a sua madre Peppina per l’onomastico. Era il 1934 e non avevano detto a Nino che sua madre era morta un anno e mezzo prima. Il Natale prima aveva ricevuto un pacco di biscotti e lui aveva spiegato ai carabinieri «li ha fatti certamente mammà», non sapendo che era deceduta da tempo. Il carcere negò a Gramsci la verità anche nella sfera degli affetti più cari.
M.V.

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6 pensieri su “Riflessioni Personali……Gramsci leninista perfetto, altro che erede di Gobetti.

  1. Beh! visto che nel blog di Critica Comunista è apparso un post sul pensiero di Gramsci verso gli anarchici, mi sembra giusto vedere da che pulpito vengono quelle opinioni sugli stessi.
    Ottimo lavoro Nico, non affaccendarti oltre per far capire la storia a chi è sempre vissuto di indottrinamento tralasciandolo addirittura in eredità ai figli, con questi soggetti che non comprendono che le Rivoluzioni portano a regimi totalitari, che per essere abbattuti occorrono di un’altra Rivoluzione, e cosi via all’infinito come in una sorte di danza aporetica.
    I miei auguri al tuo blog per un proficuo seguito di intellettuali dal Pensiero proprio, c’è bisogno di cultura oggi in Italia, non di fucili 😉
    Cordialità.

    Artemisio Cancellieri (FC)

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  2. Ottima la citazione di Marcuse, soprattutto pertinente il periodo storico attuale.
    Sono altresì convinto che le critiche mosse da Gramsci agli anarchici suoi contemporanei non fossero fuori luogo, ma questa sarebbe una discussione lunga ed interminabile 😀
    Su Gramsci, possiamo trovare moltissime pecche, quella fondamentale, a mio avviso, che vale anche per Lenin, è che non sono riusciti ad immaginare una “presa del potere” del proletariato che superasse la macchina statale conosciuta.
    In altre parole non puoi combattere lo stato riproponendo gli stessi metodi procedurali e le stesse strutture cambiando gli uomini, non puoi ottenre altro che un’aberrazione, come abbiamo visto nella pratica Sovietica e Cinese.
    Ciao, buona giornata.

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    1. Buongiorno Pietro, il fatto di postare determinati articoli come questo su Gramsci, non significa che gli stessi rappresentino in toto il mio pensiero, ma rappresentano uno spunto per far capire ai molti lettori che non esistono miti ne verità assolute, perchè tutto è relativo quindi soggettivo.
      Nel caso specifico di questo scritto che muove alcune critiche (che io reputo molto interessanti) dirette al pensiero di Gramsci, è oppurtuno sapere che l’ho postato per far capire ad un baldo giovanotto che il pensiero marxista comunista non rappresenta nessuna verità, per di più oggi tale teoria sarebbe inapplicabile perchè i tempi non sono più gli stessi.
      Quindi nessuna polemica, ognuno può tranquillamente conservare le proprie idee e manifestarle in modo pacifico ed educato, proponendole in confronti aperti con altre persone con idee diverse.
      Il confronto è l’unico modo per esporre le proprie opinioni, idee e pensieri, ma soprattutto per conoscere quelle degli altri.
      Per fare ciò occorre avere una mente aperta e non indottrinata da ideologie che sanno di stantìo.
      Perdonami lo sfogo Pietro, ma vedere ragazzi giovanissimi con le loro menti obnubilate da indottrinamenti e ideologie, francamente mi piange il cuore, ma cosi è.
      Nessun problema per quanto riguarda le critiche sull’anarchia, io provengo da quell’area e nel tempo ho dato tanto, ma accetto di confrontarmi con chiunque e ascoltare eventuali critiche perchè tutto aiuta a migliorare le proprie convinzioni.
      Ti auguro una serena giornata con un abbraccio di stima…
      Ciao caro 🙂

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