Riflessioni Personali…..Rivolta e Rivoluzione!


 

 

Rivolta

 
La maggior parte di noi quando deve esprimere un concetto, usa vocaboli spesso non appropriati facendo dei voli pindarici intorno alla semantica, forse per un problema di pudore oppure di incoerenza. Io rispetto le idee di tutti quando sono idee realizzabili e non quando sono pura utopia dovuta ad ideologie vecchie e stantie, quindi mai realizzabili. I tempi sono cambiati e con essi siamo cambiati noi, occorre prenderne atto, altrimenti a forza di urlare alla Rivoluzione, faremo come Don Chisciotte e in più avremmo il mal di gola.  Quindi usando le giuste parole potremmo dire:

IO COME UOMO VOGLIO UNA RIVOLTA CHE MI LIBERI DA QUESTE CATENE CHE MI RENDONO SCHIAVO.

questo è quello che tutti dovremmo PENSARE, DIRE E FARE, oltretutto è anche un esempio di coerenza senza troppi giri di parole, tutti gli altri annunci sono aria fritta.
Leggiamo attentamente quello che è scritto sotto, queste sono letture importanti per la cognizione di quello che vorremmo essere, ma ancora non siamo e forse mai saremo, dipende da NOI.

 

 

 

 

LA RIVOLTA E LA RIVOLUZIONE

 
La Rivolta è nell’uomo il rifiuto di essere trattato come cosa. È l’affermazione di una natura comune a tutti gli uomini: laddove la dignità umana viene minacciata e calpestata, occorre rivoltarsi. La Rivolta agisce nell’immediato, nel presente, non agisce in funzione di un futuro: Mi rivolto, dunque Sono, è questo il pensiero per vivere e far vivere, per creare quello che siamo, non dobbiamo uccidere e morire per creare quello che saremo. Questo è il limite e da questo limite nasce la promessa di un valore: la Solidarietà.
La Rivoluzione invece supera questo limite, essa rappresenta la corruzione ed il tradimento della Rivolta, con la sua violenza disumana e spersonalizzante afferma che non esiste una natura umana. La Rivoluzione è completamente sottomessa alla storia e si convince che l’uomo non è ma sarà, e dovrà essere con qualsiasi mezzo: essa, rigettando ogni norma morale e producendo il terrore, mira a creare l’uomo nuovo.
In definitiva se la Rivolta poggia su un sì ed un no, ossia rifiuta una parte dell’esistenza in nome di un’altra parte che viene esaltata, la Rivoluzione rappresenta la negazione assoluta che, in vista di un sì alla fine dei tempi, giustifica la schiavitù ed i campi di concentramento. Se la Rivolta, pertanto rivendica l’unità ed è creatrice, ossia crea per essere qui ed ora, la Rivoluzione rivendica la totalità ed è nichilista, ossia distrugge per essere un giorno”.
Chiara la differenza?

 

 

Albert Camus

 

anarchia1

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18 pensieri su “Riflessioni Personali…..Rivolta e Rivoluzione!

  1. tutto giusto, ma io medierei tra i due concetti perché, con tutto il rispetto per Camus, che dimostra anche lui di essere un teorico, spesso la rivolta non basta, anzi cadono le teste nella cesta del potere e basta. allora ci vuole qualche cosa di più per cambiare…facciamo il pugno di ferro con guanto di velluto…almeno per me è così. ciauuu

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    1. In filosofia la Rivolta è rappresentata dal famoso motto esistenzialista Heiddegeriano” HIC ET NUC”, qui e ora.
      La Rivolta agiscem sull’immediato, mentre la Rivoluzione intesa come sovversione violenta è sottomessa alla storia, non interpreta l’uomo per quello che E’ ma per quello che SARA’.
      Tutto l’agire che si dovesse svolgere nel futuro rappresenterebbe soltanto teoria, facendo divenire quindi le nostre idee presenti, solo Utopia.
      Dalla storia abbiamo imparato che le Rivoluzioni hanno abbattuto sistemi totalitari, ma hanno poi condotto ad altri sistemi totalitari.
      Di esempi cara Viki ne hai a decine, basta fare mente locale.
      Ognuno di noi è libero di dire o fare ciò che pensa, ma gridare alla rivoluzione per poi fare la fine di Marat, penso non abbia senso, sempre secondo me.
      Un felice buongiorno carissima…

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      1. ho parlato di mediazione tra i due concetti…ma mi hai letto bene?ti pare che sostenga la rivoluzione? Una cos a è dire “tutti al muro” quando ti trovi di fronte a certe sconcezze…altro è agire…parlo sul serio…ciau

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        1. Brava Viki, certo che ti ho letto, io ho espresso un mio pensiero che è diverso da quello puramente ideologico della Rivoluzione, possedere un pensiero di sinistra non vuol dire essere un rivoluzionario, o per lo meno non nel senso lato di violenza, io sono per una rivoluzione culturale che rianimi i cuori e le menti di ognuno di noi, cuore e menti che sono plagiate continuamente dai media di regime rendendoli di fatto assopiti.
          Attenzione alle rivoluzioni fatte in casa, con la creazione dell’Eurogendform la cosiddetta polizia europea, la Troika si sta preparando ad affrontare con metodi violenti, eventuali rivoluzioni, lo sapevi?
          Sono con lo smartphone, mi resta difficile rispondere a te e Ade, continuiamo il confronto nel pomeriggio quando potrò essere al PC di casa.
          Ti abbraccio…. 🙂

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    1. E’ soltanto un’altra visione di libertà diversa da quella che è inclusa nella visione ideologica della rivoluzione.
      Le ideologie creano soltanto falsi retaggi culturali, quindi delle gabbie mentali che rende schiavo il Pensiero rendendolo unico, e qui sarebbe da citare lo Stirner….ma questa è un’altra storia.

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  2. Approfondirei il concetto: rivoluzione non è, secondo me, un atto totalizzante ed ultimativo, ma un processo, che nasce con la coscienza della necessità di un cambiamento, può comprendere fasi di rivolta, e non termina, ma ha come soluzione il cambiamento stesso. Questo (il cambiamento) non è un atto unico, ma un percorso che potrebbe essere continuativo.
    Non è necessariamente violenta in quanto i rapporti di forza possono modificarsi in modo tale da rendere naturale il cambiamento.
    Ciao, buona giornata. 🙂

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  3. Vorrei rispondere a Pietro, col tuo permesso Nico (non vi è accesso per riuscire a rispondere direttamente sotto il suo commento)

    Pietro tu hai tecnicamente ragione, ed è quello che chiunque di noi abbia mai desiderato cambiare veramente le cose, nel passato come anche nel presente e, credo, nel futuro, ha pensato di poter fare; il problema grossissimo, ad oggi insormontabile, dell’idea rivoluzionaria, consiste tutto nella gestione operativa, prima durante e dopo.

    Quando la teoria perfetta, ragionata, ponderata, organizzata, si va a scontrare nella pratica con l’interazione con l’azione umana, le piccolezze dell’animo umano della massa (qui intesa come grandi numeri, non come totalità assoluta) hanno il sopravvento e l’azione rivoluzionaria fallisce lo scopo, diventa caos, morale e materiale, e diviene purtroppo necessariamente indispensabile un’azione estremamente forte (spesso degenerante in violenta) per ricondurre tutto ad una vivibilità complessivamente accettabile…

    Poiché “l’ingratitudine umana è più grande della misericordia divina”, come diceva Leopardi, ogni persona, una volta raggiunto un piano di benessere in quel dato momento, invece di apprezzare quel che ha e che permette a tutti, o al più alto numero possibile in quel momento, di stare bene, si predispone già ad incrementare il suo personale benessere, la sua libertà, il suo potere, le sue disponibilità, in una parola mostra tutto il suo egoistico egocentrismo, e del bene comune non resta neanche il ricordo…

    Per far riuscire un processo rivoluzionario (ovvero un cambiamento profondo e radicale in ogni ambito di umano interesse), ci vuole calma, consapevolezza, determinazione, intelligenza, misura e solidarietà; se viene a mancare anche solo in parte uno di questi ingredienti, prima o poi si finisce male…

    Perché vedi, io credo che anche se in linea generale i diritti siano assolutamente gli stessi per ogni singolo individuo sulla faccia della Terra, non sono medesimi né i modi per ottenerli, né le “quantità” materiali che identificano poi il benessere collettivo che si voleva raggiungere.

    Mi spiego.

    Il diritto al lavoro è universale, indubbiamente, ma il numero di ore lavorative giornaliere e la congrua retribuzione per tali ore, deve essere in ogni area rapportata alla cultura del luogo.

    E non ti faccio l’esempio del finlandese e dell’ugandese, agli antipodi geograficamente, culturalmente e come modo di intendere la vita, per cui per un finlandese, ad esempio, l’apoteosi è rappresentata da 8 ore di lavoro al giorno con una paga oraria netta di 15 euro l’ora, mentre per l’ugandese, 5 ore di lavoro al giorno con una paga oraria netta di 6 euro l’ora sarebbe il paradiso… nondimeno questa ovvietà, questa differenza macroscopica dovuta alla cultura ed alla legittima filosofia di vita di ogni popolazione, viene stupidamente omessa nel considerare la riuscita o meno di certe “esportazioni” del pensiero rivoluzionario; no, io resto qui, nel mio Paese, ed anche qui, come si può pensare che un torinese ed un napoletano siano “uguali”?
    Per il torinese la rivoluzione, dal punto di vista lavorativo, ha dei numeri simili a quelli del finlandese, mentre il napoletano ha dei numeri simili all’ugandese…è la cultura del luogo, eppure ci sono meno di 900 km di distanza!

    E IL PRIMO CHE FA STUPIDE BATTUTE DA BAR SU QUALSIASI PROVENIENZA CITATA, LO UMILIO SENZA PIETA’…

    Dunque, caro Pietro, per tornare al discorso, la rivoluzione generale e generalizzata non è attuabile nella pratica, perché ci si scontra con “l’umanità” dei partecipanti, e perché persino un’unica nazione può essere troppo grande per condividere gli stessi parametri (anche la Germania, geograficamente modesta, che sulla carta è una, al suo interno ha delle divisioni fortissime e molto marcate).

    E’ la storia che, letta nella giusta ottica, fornisce tutte le risposte e le indicazioni, anche per la riuscita di un processo rivoluzionario, rigorosamente non violento.

    Le aree che si riconoscono similari, organizzando piccole rivolte efficaci e assolutamente pacifiche, possono arrivare ad un equilibrio che consenta loro di cambiare in profondità (quindi di rivoluzionare) quello che nella loro cultura e filosofia non gli sta più bene; quando tutte le aree, ognuna con i suoi modi ed i suoi obiettivi, è arrivata ad un punto di benessere diffuso, allora, e solo allora, si può sedersi ad un tavolo più grande e vedere se, ferme restando per ogni area le proprie necessità socio-culturali, è possibile trovare convergenze con altre aree, magari su temi di più ampio respiro, come la salute, ad esempio, o la solidarietà…

    Credo di aver tratteggiato, per sommi capi, il pensiero che volevo esporre, e anzi mi scuso per tutto lo spazio che ho occupato, ma certi temi sono difficili da condensare, ed io già l’ho ridotto all’osso; Nico, perdona ancora un momento, ma vorrei dire anche una cosa ad Adelfo…

    Ti avevo già spiegato, benedetto ragazzo, che se vuoi essere seriamente considerato, tu e le tue idee, devi comprendere che i modi sono un passaporto; se non ce li hai, non vai da nessuna parte.

    Qual’è il senso di dire “..le fucilate devono essere sempre a portata di mano..”, oppure “..magari ti becco a qualche corteo..”, oppure ancora “.. aspetto ancora quella famosa telefonata. Devi renderti conto di chi hai dall’altra parte..” ..e che siamo, all’OK Corral?

    Non hai mai pensato che forse, la parte buona del tuo amato Marxismo, è finita naufragata nella storia perché si è portata dietro proprio questo tipo di comportamento? Se le idee sono buone, non vi è bisogno di alcuna violenza, ci sono altri metodi, molto più efficaci, ed assolutamente “puliti”; sei giovane, non restare legato a idee e modi anacronistici, la storia va avanti…

    Inoltre, questa tua manifesta intolleranza nel voler giudicare a tutti i costi coloro che tu identifichi nei “fasci”, come cani rabbiosi da abbattere per principio, piuttosto che come persone con le quali ragionare ed, eventualmente convincere, non la vedo bene, per me le uniche persone su cui usare violenza sono i pedofili, per cui ti pregherei, se e quando interverrai sul mio blog, di farlo con estrema civiltà e tolleranza, altrimenti astieniti.

    E non insistere nel cercare lo scontro diretto o, peggio ancora, quello fisico, se non sei in pericolo di vita, non ne vale assolutamente la pena… Perdona tanta franchezza, ma hai tutti i numeri per ragionare, fallo…

    Bene, signori, e anche signore, credo di aver occupato fin troppo il vostro spazio ed il vostro tempo… grazie a tutti e buona serata..

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