Juan Ramón Jiménez


 

poesia metafisica

 

 

Canzone

 
Quando le tue mani erano luna,
colsero dal giardino del cielo
i tuoi occhi, violette divine.

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Che nostalgia, quando i tuoi occhi
ricordano, di notte, il loro cespo
alla luce morta delle tue mani!

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Tutta la mia anima, col suo mondo,
metto nei miei occhi della terra,
per ammirarti, moglie splendida!

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Non incontreranno le tue due violette
il leggiadro luogo a cui le elevo
cogliendo nella mia anima l’increato?

 

Juan Ramón Jiménez

Riflessioni Personali…..la forza di una sincera amicizia!


Mi hai detto spesse volte che ci siamo incontranti senza cercarci, che i nostri due caratteri “temperamentali” si sono incontrati per caso facendoci scoprire che siamo “fratelli”…. ricordi quante volte hai dovuto tenere a freno il mio impeto?….. quante volte mi hai raccomandato di mantenere la calma?…..ricordi anche quando siamo scesi in battaglia contro “Unico” più comunemente chiamato “Strunzen” e lo abbiamo culturalmente azzerrato?  Eh si! caro fratello, dicevi spesso che siamo nati per controllare la nostra “forza tranquilla” ..ma come sempre io non ti ho mai dato ascolto.  La tua amicizia mi ha arricchito, mi ha fatto capire che forse avevi ragione tu, dicendomi a volte che occorre passare oltre e non fermarsi a “guardare” ogni piccola imperfezione della natura umana, fosse anche quel pizzico di cinismo che alberga nelle menti stupide.

 

Buon Compleanno Brother!

Il Lupo senza occhiali da sole
Il Lupo senza occhiali da sole

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…ecco la forza della vera amicizia…alcuni tuoi scritti!

 

Carissimo fratello spirituale, mio compagno fidato nella battaglia,

ti ho letto con immenso piacere. Questo tuo bisogno di “aprire” il tuo privato, quasi a giustificare la tua “fortuna”, oltre a confermarmi che tra di noi esiste una comunicazione extra verbale e/o epistolare, quasi a dare una dimensione concreta alla telepatia, non mi sorprende. Le anime ricche, hanno bisogno di esprimere il loro sentire, e lo fanno solo dopo aver preso le dovute “precauzioni”, troppo attente a non sprecare la loro “purezza” nelle fogne del mondo.
Questa tua apparente “fortuna” quindi è il frutto di una vita spesa in maniera genuina, leale, guerriera, ciò che ha fatto sì che la tua compagna ti abbia “scelto” e che ti abbia donato due splendidi figli che, sono sicuro, sapranno essere degni di chi gli ha dato la vita. Quindi tu hai “semplicemente” quello che ti meriti, ed io sono felice di ciò.

……

……

……
Che io e te avessimo una “matrice” spirituale molto simile, mi è stato chiaro quasi subito. Mi ricordo i primi approcci: le mie poesie, e la tua “fame” nel richiederle e nel leggerle. Non è casuale, c’è un back ground culturale, ed una metafisica, che ai più sfugge. A me, normalmente, no.
E’ per questo, e non per caso, che è nato il nostro sodalizio umano: poi con protoni ed elettroni che si sono aggiunti e che hanno dato origine a tutta una serie di iniziative,
anche un po’ scapigliate, che ci hanno impegnato, divertito ed anche fatto incazzare. C’est la vie,
mon ami ! E noi, lo stiamo dimostrando, la vita la sappiamo “vivere”.
Certo, noi abbiamo “esigenze” che i più non hanno, accontentandosi di apparire più che essere, ed ecco allora che mi scappa la “filosofite” ehehe Mi viene in mente John Stuart Mill e il suo pensato.

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Pensava che i piaceri potessero essere di tanti tipi e che alcuni di essi fossero migliori di altri, al punto che la maggior quantità di piaceri di grado inferiore non risulta preferibile alla minor quantità di piaceri di grado superiore. I piaceri di grado inferiore, come quelli di cui può godere un animale, non possono competere con quelli di grado superiore, come quello di leggere un libro o assistere a un concerto.
Sosteneva che sarebbe stato meglio essere un Socrate insoddisfatto, piuttosto che uno scemo soddisfatto. Questo perché il sottile piacere che il filosofo era in grado di ottenere dal proprio pensiero era molto più soddisfacente di quello che uno scemo potrebbe mai raggiungere in tutta la sua vita.

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Mill crebbe sotto l’influenza di Jeremy Bentham, ma considerò – criticamente – le conclusioni utilitaristiche di B., troppo semplicistiche. Asseriva infatti, che se ci fosse dato scegliere, preferiremmo essere dei porci, felici di rotolarci nel fango e abbuffarci di ciò che troviamo nel truogolo, o essere degli umani infelici ? Mill pensava che senza dubbio, dovendo scegliere,  avremmo preferito la vita di esseri umani infelici a quella di porci felici. Il problema è che non tutti sono d’accordo con Mill…eheheh

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Io sono un Epicureo per cui questi concetti li capisco e li approvo e ti dirò di più, il mio distacco dal materialismo, dalla roba, deriva da un altro pensiero “filosofico” (adesso non mi ricordo di chi, sai l’età :))) ) che diceva pressapoco così: “C’è una possibilità più sicura di avere una cosa che il non possederla, è il conoscerla” Ed io, in questo, mi sento veramente “ricco”.

Buon compleanno e buon Anno nuovo, fratello di spada!!

….e per rincalzo il cuore!

 

Nico

Alfred Adler….il Senso della Vita.


Se la vita è movimento ed il movimento presuppone una direzione verso una meta, allora il senso della vita non può che essere interpretato come un processo volto al superamento di una condizione di inferiorità, limitazione e insicurezza, percepita ogniqualvolta un ostacolo si frappone al raggiungimento dell’obiettivo. Alfred Adler, quindi, sovvertendo la visione scientifica tradizionale che ricerca prevalentemente le cause dei comportamenti, si volge, invece, ad esplorare la mente ideatrice di un piano di vita, solo in parte cosciente, soffermandosi sulle strategie messe in atto per raggiungere il fine ultimo: la condotta umana viene considerata come una proiezione del Sé nel futuro piuttosto che come esito di eventi preesistenti.

Buona lettura!

 

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Il Senso della vita

 

“Ci sono tanti significati dati alla vita quanti sono gli esseri umani … forse ognuno di questi contiene un margine variabile di errore … qualsiasi significato che sia anche minimamente utilizzabile non può essere definito completamente sbagliato”. Ciascuno, in modo originale e creativo, inconsapevolmente, definisce quello che ritiene essere il “suo” senso della vita (fama, danaro, stabilità familiare, …); ciò che accomuna gli intenti di tutti gli uomini è il “successo”, cioè il superamento del sentimento d’inferiorità (qualsiasi senso abbia l’inferiorità).
L’aspirazione alla superiorità è la “gara”, che l’individuo indice con se stesso per elevarsi verso la perfezione, riferimento ideale verso cui si tende, ma che è umanamente irraggiungibile. Dietro ogni attività umana c’è una forza fondamentale di base, una spinta da una situazione di minus a una situazione di plus, da un sentimento d’inferiorità a uno di superiorità, perfezione, completezza.
Nel movimento ascensionale dal basso verso l’alto, assume un’estrema importanza il “pensiero antitetico”, quel tipo di percezione basato sugli opposti (alto/basso, forte/debole, maschile/femminile, …) che segna i limiti del percorso.
Per rendere comprensibile il processo evolutivo occorre, però, fornire dei punti di riferimento e tracciare delle coordinate che consentano di rappresentarlo in modo concreto ed operativo; questi punti di riferimento vengono rappresentati nei cosiddetti tre “compiti vitali”: la famiglia, il lavoro, le relazioni sociali.

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La famiglia è il primo nucleo sociale in cui la persona si confronta con altri soggetti diversi da sé. Compito della famiglia è preparare il bambino alla vita sociale; il ruolo centrale è affidato alla madre, o alla figura che la rappresenta, che ha il duplice incarico di educare il bambino alla cooperazione ed avviarlo alla socialità insegnandogli ad interagire col padre e con i fratelli. Al padre, o a chi per lui, spetta l’impegno di formarlo circa i tre compiti vitali trasmettendogli l’amore per il lavoro, per la famiglia ed il rispetto per la madre, per i fratelli e per gli amici.
Nell’interazione con i fratelli e con i coetanei, il bambino apprende le regole del gioco della vita fatto di momenti di dominio, che si alternano a momenti di sottomissione, e collaborazioni più o meno facili da realizzare; ciascuno, poi, a seconda dell’ordine di nascita, sperimenterà il rispetto per i fratelli maggiori, la disponibilità con i più piccoli, la tolleranza nei confronti di coloro che sono più problematici.
 
La rete delle relazioni che si strutturano all’interno della famiglia, secondo caratteristiche specifiche per ciascun nucleo, è definita “costellazione familiare” proprio per sottolineare il carattere di interdipendenza che influenzerà, significativamente, lo stile di vita di ognuno dei suoi membri. All’interno della famiglia si acquisiscono, quindi, regole e principi che, integrati poi dalle esperienze che si andranno ad effettuare nel corso della vita, rappresentano il sistema di valori di ciascun individuo. La capacità di collaborare/cooperare, assimilata in seno alla famiglia di origine, si esplicherà anche nella relazione con l’eventuale nucleo familiare acquisito con il matrimonio o la convivenza.

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Il lavoro è un altro importante ambito in cui si realizza la capacità di cooperare ed è un’occasione per valorizzare le doti di ciascuno; inoltre, la suddivisione del lavoro garantisce, attraverso le specializzazioni, la soddisfazione dei bisogni della comunità. Nella scelta della professione, grande importanza è attribuita all’opera della scuola che deve saper riconoscere le attitudini di ciascuno ed incoraggiarne la realizzazione. Impegno e responsabilità nella professione sono sempre indici di un buon sviluppo psichico e di maturità personale; il lavoro si attesta, così, anche la possibilità di divenire occasione per educare o rieducare soggetti socialmente instabili. Una vita con buone e ricche relazioni sociali ed affettive è segno di sviluppo armonico della personalità; al contrario, l’isolamento, gli atteggiamenti ipercritici, oppositivi o polemici, denunciano un disturbo nella relazione con il mondo e la realtà. Il sentimento sociale, in quanto parametro per la valutazione della capacità di “percepire” correttamente gli altri, è criterio per misurare anche la “salute” psichica: solo chi sa collaborare, dimostra di possedere un buon giudizio di sé, del mondo e della realtà.

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Se lo scopo individuale del vivere è evolvere ed ogni individuo è, per la sua natura sociale, strettamente connesso con le altre individualità, l’evoluzione individuale diviene origine e propulsione per l’evoluzione sociale. D’altra parte, un buon criterio per verificare la validità di un’azione è il suo effetto sulla società: tutto ciò che è socialmente utile è positivo, ciò che conduce vantaggio al singolo, a discapito della collettività, è dannoso proprio perché privo dello spirito di solidarietà”.
 

Alfred Adler

Tristan Tzara


Quando il pensiero e il comportamento, sfuggono alla logica del conformismo benpensante…….

 

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LA SPONTANEITA’ DADAISTA.

“L’arte è una cosa privata. L’artista lo fa per se stesso. L’artista, il poeta, apprezza il veleno della massa che si condensa nel caporeparto di questa industria. E’ felice quando si sente ingiuriato: una prova della sua incoerenza. Abbiamo bisogno di opere forti, dirette e incomprese, una volta per tutte. La logica è una complicazione. La logica è sempre falsa. Tutti gli uomini gridano: c’è un gran lavoro distruttivo, negativo da compiere: spazzare, pulire. Senza scopo nè progetto alcuno, senza organizzazione: la follia indomabile, la decomposizione.
 
Qualsiasi prodotto del disgusto suscettibile di trasformarsi in negazione della famiglia è DADA; protesta a suon di pugni di tutto il proprio essere teso nell’azione distruttiva: DADA; presa di coscienza di tutti i mezzi repressi fin’ora dal senso pudibondo del comodo compromesso e della buona educazione: DADA ; abolizione della logica; balletto degli impotenti della creazione: DADA ; di ogni gerarchia ed equazione sociale di valori stabiliti dai servi che bazzicano tra noi: DADA ; ogni oggetto, tutti gli oggetti, i sentimenti e il buoi, le apparizioni e lo scontro inequivocabile delle linee parallele sono armi per la lotta: DADA ; abolizione della memoria: DADA ; abolizione dell’archeologia: DADA ; abolizione dei profeti: DADA ; abolizione del futuro: DADA ; fede assoluta irrefutabile in ogni Dio che sia il prodotto immediato della spontaneità: DADA .”
 
Dal “Manifesto del Dadaismo” di Tristan Tzara