Arthur Schopenhauer


 

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E’ certo che la vita d’ogni singolo, se la si guarda nel suo complesso, rilevandone solo i tratti significanti, è sempre invero una tragedia; ma, esaminata nei particolari, ha il carattere della commedia. l’agitazione e il tormento della giornata, l’incessante ironia dell’attimo, il volere e il temere della settimana, gli accidenti sgradevoli d’ogni ora, per virtù del caso ognora intento a brutti tiri, sono vere scene da commedia. Ma i desideri sempre inappagati, il vano aspirare, le speranze calpestate senza pietà dal destino, i funesti errori di tutta la vita, con accrescimento di dolore e con morte alla fine, costituiscono ognora una tragedia. Così, quasi il destino avesse voluto aggiungere lo scherno al travaglio della nostra esistenza, deve la vita nostra contenere tutti i mali della tragedia, mentre noi riusciamo neppure a conservar la gravità di personaggi tragici, e siamo invece inevitabilmente, nei molti casi particolari della vita, goffi tipi da commedia.

 

 
La ragione smascherata: il non senso della volontà ed il dolore.

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“Qualsiasi soddisfacimento, o ciò che in genere suol chiamarsi felicità, è propriamente e sostanzialmente sempre negativo, e mai positivo. Non è una sensazione di gioia spontanea, e di per sé entrata in noi, ma sempre bisogna che sia l’appagamento d’un desiderio. Poiché il desiderio, ossia mancanza, è la condizione preliminare d’ogni piacere. Ma con l’appagamento cessa il desiderio, e quindi anche il piacere. Quindi l’appagamento o la gioia non può essere altro se non la liberazione da un dolore, da un bisogno: e con ciò s’intende non solo ogni vero, aperto soffrire, ma anche ogni desiderio, la cui importunità disturbi la nostra calma, e perfino la mortale noia, che a noi rende un peso l’esistenza. Ora, è difficilissimo raggiungere e menare a compimento alcunché: a ogni nostro proposito contrastano difficoltà e fatiche senza fine, e a ogni passo si accumulano gli ostacoli. Quando poi finalmente tutto è superato e raggiunto, nient’altro ci si può guadagnare, se non d’essere liberati da una sofferenza, o da un desiderio: quindi ci si trova come prima del loro inizio, e non meglio.
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Direttamente dato è a noi sempre il solo bisogno, ossia il dolore. Invece l’appagamento e il piacere non li possiamo conoscere che mediatamente, per ricordar la passata sofferenza e privazione, venuta meno all’apparire di quelli. Da ciò proviene, che dei beni e vantaggi, che possediamo in effetti, non siamo punto ben persuasi, né li apprezziamo, bensì ci sembra naturale l’averli; che essi ci letiziano solo indirettamente, con l’impedir sofferenze. Bisogna averli perduti, per sentirne il pregio: perché il bisogno, la privazione, il soffrire è la sensazione positiva, che si manifesta direttamente. Perciò anche ci rallegra il ricordo di angustia, malattia, bisogni superati, che tal ricordo è l’unico mezzo per godere dei beni presenti. L’irraggiungibilità di durevole soddisfazione e il valore negativo d’ogni felicità, trova spiegazione in ciò ch’è mostrato in quanto detto sopra; che cioè la volontà, di cui è oggettivazione la vita umana come ogni fenomeno, è un aspirar senza meta e senza fine. L’impronta di questa infinità troviamo stampata anche in tutte le parti del suo intero fenomeno, dalla forma più generale di questo, spazio e tempo senza fine, al più perfetto di tutti i fenomeni, alla vita e all’ansia degli uomini.”

 

(A. Schopenhauer )

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19 pensieri su “Arthur Schopenhauer

  1. Conosco bene questo passo e posso sintetizzarlo con Lacàn que il va a dir: ils n’ya pas de juissance…c’est malgrait nous comme ca, mon amis… e , ancora, ricordi il qui fis Mecenas di Orazio? Il primo componimento delle Satire…la volontà è principio dannatamente dinamico di vita e di dolore amico Lupo…ciao

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    1. Ciao carissimo Franz, sai una cosa?…ho letto del tuo dolore e ho scelto di postare questo pensiero di Schopenhauer appositamente per te….
      Ti tenderò la mano, quando il tuo momento ne farà richiesta, per addolcire questo tuo sentire…
      Un abbraccio……

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          1. In silenzio ho raccolto tutto il dolore ( di Franz con il suo urlo, ma non solo di Franz, anche se espresso con modalità diverse) che sentivo forte.
            La notte scorsa volevo postare un brevissimo mio intervento, ma…
            Il silenzio è qualcosa di dovuto spesso nel tendere una mano o nell’abbracciare
            gb

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              1. hai il mio universo in ciò che posto con sincerità nei miei commenti… dopo aver letto ogni parola altrui con estrema attenzione ed essere entrata tra le righe di ciò che viene scritto
                grazie a te, Franz
                ti auguro un tempo migliore
                con un sorriso
                gb

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            1. Cara Gelso, adoro paragonare al mare, i vari sentimenti che potrebbero pervaderci, ci sono quelli piatti, quelli appena increspati e poi ci sono quelli rappresentati dal mare in burrasca, in questi, da uomo di mare a cui piace lottare con le alte e fragorose onde, ritrovo il piacere della vita, messa ogni giorno in discussione per apprezzarne la bellezza.

              “Quando i miei pensieri sono ansiosi, inquieti e cattivi, vado in riva al mare, e il mare li annega e li manda via con i suoi grandi suoni larghi, li purifica con il suo rumore, e impone un ritmo su tutto ciò che in me è disorientato e confuso”.
              (Rainer Maria Rilke)

              Che sia questa , una notte stellata per te cara Gelso 🙂

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  2. Un filoso a me molto caro, Jacques Lacan, era sicuro dell’impossibilità nel ricomporre l’Io col Me : perché tra essi si colloca l’immaginario della pulsione di morte. Questo fa sì che si desidera ciò che non si ha, di conseguenza il reale diventa lo scopo irraggiungibile, che perpetua eternamente il desiderio.
    Ciao Nico, i tuoi articoli sono spesso grandissimi spunti filosofici, come questo di oggi.
    Buon sabato pomeriggio.

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  3. Sei sempre stato il “primo”, anche quando il prof. Bonaiuti ti chiedeva di spiegargli il dolore….ahahahah, mitico Nico, una fortuna averti incontrato tanti anni fa….
    Ciao caro, mi farò sentire in settimana prima di partire per l’Asia 😉

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  4. “che cioè la volontà, di cui è oggettivazione la vita umana come ogni fenomeno, è un aspirar senza meta e senza fine.”
    “Sintetizzo” con le parole stesse di Schopenhauer.
    Grazie, Nico, per aver postato un grande pensatore e tue riflessioni.
    E’ sempre bello rileggere e ri_trovare…
    Ogni volta qualcosa di non percepito appare a me.
    Un abbraccio forte, amico mio
    gb:)

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