Riflessioni Personali……l’Io e il non-Io!


Questo post è il completamento di quello che verteva su “Individuo e Collettività” questo il link: https://poesiacultura.wordpress.com/2015/12/26/riflessioni-personali-individuo-e-collettivita-seguendo-durkheim/

io non io

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’Io e il non-Io (consapevolezza delle proprie conoscenze).

 
L’Io e il non-Io sono due principi, due concetti astratti, utili a spiegare la dinamica di fondo della realtà: sono il pensiero in generale e la natura in generale, ma in quanto tali non costituiscono la realtà concreta (non si vedono né si toccano). Nel mondo concreto e sensibile, in cui vivono i singoli individui, non c’è l’Io-puro, assoluto e infinito, da una parte, e il non-Io, cioè la natura, il mondo, anch’esso illimitato, dall’altra parte. Nella realtà concreta vi sono invece molteplici io-finiti (ossia molteplici coscienze individuali), delimitati e quindi divisibili, che trovano di fronte ed opposti ad essi stessi, una molteplicità di non-io finiti (gli oggetti della natura), anch’essi finiti e divisibili. Sono divisibili nel senso che sono divisi, distinti uno dall’altro.

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Il singolo io-finito, la singola coscienza individuale, supera progressivamente i vari non-io finiti, costituiti dagli oggetti della natura che si oppongono e stanno dinanzi ad esso. In tal modo l’io-finito estende sempre di più la sua conoscenza sugli oggetti (attività teoretica, conoscitiva) ed estende altresì sempre di più la sua libertà di azione su tali oggetti, cioè la sua capacità di modificarli ed utilizzarli (attività pratica ma anche morale perché devono essere utilizzati bene). Il superamento degli ostacoli è continuativo, senza termine, poiché l’Io produce in continuità, all’infinito, sempre altri non-Io.

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Tuttavia l’Io-puro, essendo produzione infinita del non-Io, non giunge mai a superarlo, ad assorbirlo e ricomprenderlo totalmente in sé. Il non-Io costituisce quindi un limite, cui ci si avvicina sempre di più ma non si raggiunge mai.

 
da: Storia della filosofia di F. Lorenzoni

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13 pensieri su “Riflessioni Personali……l’Io e il non-Io!

  1. qualunque sia il tipo di rapporto ‘duale'(?) che la nostra mente, o anche la nostra corporeità (esserci integralmente, a mio avviso) concepisce,penso sia necessità legata al nostro stesso limite nel pensare la ‘continuità’ come un flusso non segmentabile. E’ un esercizio geometrico (forse anche in senso euclideo?) a cui ci affidiamo per orientarci, se si vuole, ma non so. Pensare alla ‘circolazione’ tra io-non io, soggetto-oggetto, e anche finito-infinito, cioè, pensare ‘in flusso’ continuo, anche fuori versi direzionali, quindi come interscambio costante, credo sia nondimeno necessario. Concepire forse i limiti come membrane, non so. Non so se c’entra con l’articolo che ci proponi, anche se questo che provo maldestramente a dire, mi sembra venga in qualche punto segnalato, sia pur in altra ottica, non so.
    Resto inesperta filosoficamente, ma di volata m’è scivolata questa mia riflessione e ve la lascio senza grandi ambizioni, magari per ascoltare in confronto altri vostri pensieri. Forse non mi convince pensare il limite come qualcosa che tentiamo di superare. E’ quello su cui cerco di riflettere…
    buona giornata
    (scusate se ci fossero errori di scrittura, non rileggo)

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    1. ovviamente intendevo ‘circolarità’ e interscambio rispetto alle dinamiche relazionali in società. Cerco di dire che nella ‘solidarietà’ (indipendentemente dal “meccanica” o “organica” di cui parla D.)non funziona, a mio avviso, se pensata in senso del dare-ricevere come due poli. Cioè: chi dà sta già ricevendo qualcosa a sua volta. Interessante esplorare le modalità di questa interrelazione ‘tra’…
      Davvero, adesso, vi saluto
      buondì
      d.

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      1. Tutto ciò che possiamo toccare con mano, come tutto ciò che non possiamo toccare, fanno parte della nostra Esistenza, perchè tutto è vita o appartiene ad essa, mi viene in mente un pensiero di Cioran in cui egli diceva che “Vi è qualcosa di sacro in ogni essere che non sa di esistere, in ogni forma di vita indenne da coscienza.”

        La solidarietà intesa come aiuto o come difesa delle altrui diversità, è ciò di cui abbiamo costantemente bisogno, la stessa nostra esistenza è rapportata se non condizionata dalla relazionalità con altre forme di Io, non a caso lo studio Cartesiano dell’Io Penso che pur inglobando una sorta di egocentrismo risulta essere a tutti gli effetti solo un principio di spiegazione ( pensare è un’ azione che svolgo dentro me stesso senza comunicarla esternamente) e non di comunicazione, occorre quindi raggiungere il Tu sei, per dare quella forma di comunicazione all’Io penso, solo tenendo presente la forma del tu sei, possiamo in realtà comunicare ed uscire fuori da noi stessi, con parole e gesti.

        Quindi è parte essenziale del nostro Esistere poter comunicare, cosi facendo e senza che ce ne accorgiamo, stiamo agendo un primitivo gesto di solidarietà, che ripeto è indispensabile per non riamnere rinchiusi in noi stessi.
        Non deve esistere per il nostro Io, la paura degli altri Io, se cosi fosse sarebbe una sorta di nichilismo dove sarebbe impossibile scoprire l’Alterità dell’altro e la sua diversità, è sicura quindi la necessità del nostro Io di rapportarsi con gli altri tramite diverse dimensioni di esperienze che non possono essere riconducibili a semplici soggettività.

        E qui giungo al tuo pensiero di circolarità, dove ognuno di noi riesce comunque a ricevere mentre sta agendo la solidarietà.
        Certo non ne siamo consapevoli ma effettivamente ogni volta che rivolgiamo un pensiero agli altri noi stessi riceviamo un gesto di solidarietà.

        Complimenti Dora per il tuo acume filosofico, posso dirti che non dubitavo affatto della tua sensibilità per questo genere di argomento.

        Ti auguro una bella giornata di luce, magari in riva all’azzurro mare… 🙂

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      2. Chi da sta già ricevendo…concordo! Dovremmo forse diventare un po’ più attenti, per vedere cosa come e quando riceviamo…cambia la forma, la modalità ma ciò che noi facciamo, pensiamo, diciamo produce i suoi effetti, visibili o invisibili agli occhi

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        1. Quello che tu dici lo ritengo fondamentale nel poter, di volta in volta, tracciare dei confini nel rapportarsi, confini che servono al rispetto delle vite d ogni singola persona. Ciò per una libertà di comportamento che sia tuttavia responsabile e discreta rispetto all altro. Una misura, certo mobile, ma una misura che si fa forma di rispetto anche nella comunicazione. Bella riflessione. Ti auguro una buona serata E.

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        2. Dora ha espresso in modo sintetico ma molto esaustivo il concetto di solidarietà, lo stesso è rappresentato dalla “circolarità” dei nostri pensieri o delle nostre azioni, deve però essere preminente raggiungere il “tu sei” per chiudere la circolarità, senza la quale nessuno riuscirebbe a guardare intorno a se, ed è proprio nella grandezza di questa conoscenza che si cela la solidarietà, non a caso Nietzsche era convinto che…
          “È prerogativa della grandezza recare grande felicità con piccoli doni.”

          Serena notte 🙂

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..dimmi ciò che pensi.

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