Riflessioni Personali……l’Infelicità secondo Hegel!


 

Se l’infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità, non c’è alcuna difficoltà a dire che chi è infelice in qualche modo è colpevole, perché è lui stesso causa della sua infelicità, per aver improvvidamente coltivato un desiderio infinito e incompatibile con i tratti della sua personalità, che non si è mai dato la briga di conoscere.
(Umberto Galimberti)

 

 

infelicità3

 

 

 

L’Infelicità Hegheliana

 

La Coscienza infelice è la coscienza di sé come dell’essenza duplicata e ancora del tutto impigliata nella contraddizione. Assistiamo così alla lotta contro un nemico, contro cui la vittoria è piuttosto una sottomissione: aver raggiunto un contrario significa piuttosto smarrirlo nel suo contrario. La coscienza della vita, la coscienza dell’esistere e dell’operare della vita stessa, è soltanto il dolore per questo esistere e per questo operare; quivi infatti come consapevolezza dell’essenza ha soltanto la consapevolezza del suo contrario, ed è quindi conscia della propria nullità. Da questa posizione essa inizia la sua ascesa verso l’intrasmutabile.
Tale coscienza deve pertanto innalzare all’assoluto divenir-uno il rapporto inizialmente esteriore verso quell’intrasmutabile figurato, come fosse un’effettualità estranea. Il movimento nel quale la coscienza inessenziale si adopera a raggiungere questo esser-uno è un triplice movimento, secondo la triplice relazione che essa assumerà in rapporto al suo al di là che ha forma e figura: in primo luogo come coscienza pura, poi come essenza singola, comportantesi verso la effettualità come appetito e lavoro, e in terzo luogo come coscienza del suo essere-per-sé.

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Il rapporto del quale si è qui sopra discusso, dell’organico con la natura degli elementi, non esprime l’essenza dell’organico stesso; questa essenza è invece contenuta nel concetto finalistico. Invero a questa coscienza osservativa quel concetto non è l’essenza propria dell’organico; anzi, a quella coscienza medesima il concetto cade fuori dell’essenza, e quindi è poi soltanto quell’estrinseco rapporto teleologico. Solamente, l’organico come testé fu determinato è esso stesso proprio il fine reale; infatti, poiché l’organico “conserva se stesso” pur nel rapporto ad Altro, esso viene appunto ad essere quella naturale essenza in cui la natura si riflette nel concetto, e in cui i momenti di causa e di effetto, di attivo e di passivo, che nella necessità sono posti l’uno di fronte all’altro, vengono contratti in unità.

G. W. Friedrich Hegel

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3 pensieri su “Riflessioni Personali……l’Infelicità secondo Hegel!

  1. Se l’infelicità è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità è infelice… chi, non confidando sulle proprie potenzialità, ha desistito e non ha fatto il possibile e l’impossibile per realizzare il desiderio

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  2. Sono stata catturata dall’immagine!

    Naturalmente anche Hegel e Galimberti hanno il loro grande fascino.
    Non li posso, non li voglio affrontare ora, ora che sono stanca stanca.
    Io non sono un’ esperta poi. Sono affascinata. Questo sì.

    Oh, la tempesta si placherà…
    Verrà la bonaccia.
    Un saluto caro caro
    gb

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..dimmi ciò che pensi.

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