Riflessioni Personali…….Alterità!


 

alterità

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alterità (incontro con l’altro)

 
I Greci e i barbari

 

Si può vedere come i Greci, ad esempio, dal punto di vista culturale abbiano avuto difficoltà a identificarsi con una nazione, con un’etnia greca e con un sistema di poteri che erano molto frammentati.

La spia è nella parola ‘barbaros’ che all’inizio aveva un significato totalmente neutro e indicava soltanto ‘quelli che non parlano il greco’, cioè ‘quelli che sembrano balbettare quando parlano’, da cui ‘barbaros’ che vuol dire appunto, onomatopeicamente, coloro che balbettano, cioè quelli che non conoscono la nostra lingua.

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Ciò non comportava tuttavia un giudizio negativo, almeno nei primissimi tempi. Le cose cominciano a cambiare quando arrivano i Persiani: allora la parola ‘barbaros’ acquista immediatamente un significato negativo. Anche i viaggi, l’incontro con l’Egitto e gli altri popoli del Mediterraneo inducono gli storici, Senofonte, Erodoto, ad elaborare pian piano l’idea dell’Ellade, vista come civiltà superiore alle altre. Ma è stato soprattutto nello scontro con i Persiani che un tale punto di vista è penetrato nelle rappresentazioni dell’immaginario, della letteratura, del teatro e delle forme rappresentative in genere.

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L’incontro con l’altro è pertanto un momento di grandissima importanza per la definizione della propria identità: contemporaneamente proietta una luce negativa sugli altri, genera pregiudizi, propone immagini in bianco e nero, di noi e degli altri.

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Tale incontro tuttavia, a causa della complessità dei linguaggi e dei sistemi di rappresentazione, assume un aspetto inevitabilmente più ambiguo, come accade appunto con i Persiani. Da una parte gli altri vengono rappresentati come coloro che sono arrivati mostrandosi diversi, coi loro costumi ritenuti eticamente biasimevoli, persino meno valorosi sotto il profilo militare e come tali hanno invaso il territorio greco. Però vengono messi in scena e in qualche modo si comincia a vederli, cioè a rappresentarli: questa è una funzione molto importante della letteratura e cioè l’ideazione di un apparato linguistico rappresentativo del diverso, uno strumento che costringe a misurarsi con gli altri.

In una prospettiva di accoglienza verso culture diverse che entrano in contatto, tra le altre cose, anche con la nostra letteratura, la soluzione non potrebbe essere quella di contrapporre, a opere che manifestano pregiudizi, composizioni che illustrino atteggiamenti opposti, come la simpatia o l’indulgenza. O magari contrapporre romanzi indiani a romanzi inglesi con lo scopo di presentare la stessa realtà sociale da due differenti punti di vista.

 

Credo che non sarebbe una buona soluzione perché alimenterebbe la confusione di una mescolanza generale senza capacità di costruzioni positive, quando invece sarebbe necessaria l’elaborazione di immagini maggiormente problematiche della nostra storia e della nostra situazione politico-sociale. Credo piuttosto che si dovrebbe proporre un’analisi attenta intorno alle ambiguità presenti in questi sistemi di rappresentazione. La letteratura, dopotutto, ha sempre avuto due funzioni primarie: da un lato quella di prendere parte, argomentando ideologie fortemente schierate, dall’altro – spesso proprio nelle stesse opere – mostrare l’ambiguità o la complessità del reale.

 

 

Remo Ceserani

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