Édouard Manet


 

Olympia di Manet, nudo insopportabile, lo scandalo.

“Questa Olympia, lo sapete, fece scandalo quando fu esposta al Salon del 1865; uno scandalo tale che fu necessario rimuoverla. Ci furono borghesi che, visitando il Salon, volevano sfondarla con gli ombrelli, tanto la trovavano indecente. Ora, la rappresentazione del nudo femminile nella pittura occidentale ha una tradizione che risale al XVI secolo, e se ne erano viste ben altre prima dell’Olympia, anche nello stesso Salon dove l’Olympia dava scandalo. Cosa c’era dunque in qual quadro di tanto scandaloso da risultare così insopportabile?”

Eduard Manet -Olympia -
Eduard Manet -Olympia –

 

Una figura femminile adagiata sul letto. Nuda, con lo sguardo indifferente. Lontano anni luce da ciò che la circonda. Una prostituta. Sfacciatamente messa alla mercé degli sguardi altrui, con una mano sul ventre a nascondere l’oggetto del suo mercato. Senza malizia. Senza peccaminosi sottintesi, ammiccamenti. Pervasa semmai da un gelido distacco, più imbarazzante di qualsiasi accenno di volgarità. E’ passato un abisso di tempo da quel 1865 in cui Édouard Manet espose l’Olympia al Salon di Parigi.

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Un tempo che non ha messo certo fine al fascino, agli interrogativi che questa tela seppe suscitare fin da quando apparve sulla scena, determinando una violenta cesura nella tradizione del nudo femminile, a causa di un’opera dalla concezione tutta nuova per quanto debitrice nell’impianto scenico, quantomeno, della tradizione tizianesca. Ad imboccare la strada dell’interpretazione del celeberrimo dipinto, andando al di là del sontuoso paesaggio di pelle, è Serena Romano in un  volumetto edito da Electa (Manet 1863: Olympia, collana “Pesci rossi”), un’analisi che prova a fare breccia nelle complesse trame iconografiche del quadro, alla ricerca di quelle risposte che i critici cercano da quasi un secolo e mezzo. Come detto, l’Olympia fece gridare immediatamente allo scandalo.

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Ora ci si deve chiedere, come ha fatto Foucault, che cosa ci fosse di così terribilmente insopportabile in quel dipinto. Si è detto che il risentimento del pubblico si basasse sulla riconoscibilità della modella, Victorine Meurent, la prostituta che, più volte, aveva posato per l’artista. Il fatto che la sua identità fosse molto evidente avrebbe provocato reazioni violente da parte degli spettatori. Ma quante modelle-prostitute posarono per un nudo? Ed era davvero questa la motivazione? Un’evidenza sottolineata con diversi particolari, non quindi un qualcosa da intuire. Il volto però è qualcosa di mai visto prima: nessun segno evidente di emozione, pudore. Né, tantomeno, “arroganza da meretricio”, quel miscuglio di emozioni decadenti e volgari che si associano ai postriboli. Olympia è semplicemente distesa tra lenzuola sgualcite, incapace di suscitare desiderio, voluttà.

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La luce ne inonda le carni nude, creando “un senso di morte”, quasi un richiamo visivo ai corpi anonimamente deposti all’interno di un obitorio. Intorno a lei non squallore, non troppo evidente almeno, ma disordine. E quello sguardo senza espressione, nonostante il mazzo di fiori che le viene mostrato dalla serva di colore che sbuca con occhi indagatori sulla destra del quadro. Un’istantanea, per la fissità della protagonista, più che un dipinto, che sembra però non comunicare con chi guarda. Ma è proprio l’idea di un’istantanea, legata al presenta, alla cronaca alla contemporaneità dell’episodio raccontato rispetto alla vita degli spettatori a creare scandalo. Manet importa così la dimensione del presente, allontanandosi dalla pittura accademica e dai generi alti della pittura di storia o mitologica e spianando, concettualmente, la strada al presente degli impressionisti. Un’istantanea della prostituzione di alto bordo, un dipinto a olio su tela di dimensioni notevoli (130×190 cm) che pareva una scena vera, con personaggi a dimensioni naturali che incombevano sulla psiche degli osservatori.

 

da: stilarte.it

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2 pensieri su “Édouard Manet

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