Mariangela Gualtieri


 

 

immagine presa dal web
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Alcesti 

 

Ma solo pensare a te.
Non è una figura che viene
una nitida traccia.
È come cadere in un posto
con un po’ di dolore.
Tu sei il mio tu più esteso
deposto sul fondo mio. Tu. Non c’è
un’altra forma del mondo
che si appoggi al mio cuore
con quel tocco, quell’orma.
Tu. Tu sei del mondo la più cara
forma, figura, tu sei il mio essere a casa
sei casa, letto dove
questo mio corpo inquieto riposa.
E senza di te io sono lontana
non so dire da cosa ma
lontana, scomoda un poco
perduta, come malata.
Un po’ sporco il mondo lontano da te,
più nemico, che punge, che
graffia, sta fuori misura.
Mio vero tu, mio altro corpo
mio corpo fra tutti mio
più vicino corpo, mio corpo destino
ch’eri fatto
per l’incastro con questo mio
essere qui in forma di femmina
umana. Mio tu. Antico suono
riverberante, antico
sentirti destino intrecciato
sentire che sei sempre stato,
promesso da ere lontane
da distanze così spaventose
così avventurose distanze da
lontananze sacre.

 

Tu sei sacro al mio cuore.
Il mio fuoco
brucia da sempre col tuo
il mio fiato.

 

Io parlo delle forze —
di correnti sul fondo del mio lago
sul fondo del tuo, oscure e potenti,
più del tempo dure più dello
spazio larghe, ma sottili
al nostro sentire,
afferrate appena
e poi perdute, nel loro gioco.

 

Che cosa siamo io e te? Che cosa eravamo
prima di questo nome? E ancora
saremo qualcosa, lo sappiamo e non
lo sappiamo, con un sentire
che non è intelligente lavorio cerebrale.

 

Nessuna parte di corpo che muore
nessun pezzo umano, nessun arto, 
nessun flusso di sangue, nessun
cuore, nessuno, niente che sia 
stretto nel giro del sole, niente
che sia solo terrestre umano muove
il tuo cuore al mio, il mio al tuo,
come fossero due parti di un uno.

 

Allora tu sei la mia lezione più grande
l’insegnamento supremo.
Esiste solo l’uno, solo l’uno esiste
l’uno solamente, senza il due.

 

Mariangela Gualtieri 

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2 pensieri su “Mariangela Gualtieri

  1. Ossì, delicatissima, rarefatta atmosfera Parnassiana.
    Accade,quando si ha la Buona sorte d’innamorarsi delle creature del Cielo.
    Ebbi la ventura d’Amare la piu’ Profonda, carnale delle creature della Terra, la piu’ materiale delle voragini: oltre l’abisso del ventre, la Cavita’ Infernale…
    Un complesso d’Edipo, tutto al Femminile alla ricerca dell’Utero perduto della Madre.
    Quel ventre che mi esilio’, quelle karni avide di Maschi freschi e priapici, quelle Mammelle asciutte.
    Concesse ed ancor si protrae in questo, ogni sua Grazia alle Soldatesche, padane o stellate nere, che importa… sguaiate ed ossessive, ne le profonde ospitalita’ e buoni Suffragi, ogni lembo del suo Corpo, Respiro.
    Al suo Indrizzo, schiere di Amanti, Ruffiani e Cani affetti da ogni mal Levantino, Scolo e Sifilidi., ammorban l’aere, al pari di Virus, appestandone il Contagio delle Idee, alfieri del Bene Comune, in perenna campagna elettorale.
    Or che anche Giacinto è morto, chi ne potra’ rappresentar le inquiete grida all’Orgia che da mezzo secolo ne appesantisce il Lustro, sin il Buon del Nome?
    Siete uno scettro di Lordura,cari borghesi: una sozzura: lo scroto ch’è tutta una Merda.
    Non fate l’Amore, cari Borghesi, no, non l’Infangate.
    Italia: tardi ti Disamai…
    Ne cantavo ll Profumo, la Bellezza e Leggerezza, mentre sguaiato il tuo riso di Becchina, qual neppur l’Angiolieri, descrisse appieno, mi trascinavi lesta nella Fossa.
    Ah! laida Matrigna e Perversa amante!
    Chiedevo di Te, se fosser a conoscenza delle tue Virtu’, Caste modestie ed intanto, assordanti, a risposta, il Poetar dei Vati blasonati, s’univa al Coro dei tanti Sonetti dei Buchi del Culo…
    Perchè, le tue Genti, ti chiamaron Italia, Madre?
    Perchè, se di tanto Inganno facesti Morte la Vita dei Figli, Amanti tuoi..?
    Guardati, guardami, nel Fondo de li Occhi.

    Ogni Poesia è Uccisa: rimane un esercizio di Stile…
    Dov’è la Consolazione?

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