Oliviero Beha…Il populismo, malattia senile della democrazia?


 

Fuori dal Palazzo, non è facile per il popolo/popolino/populismo capire davvero dove sta andando Renzi mentre avanza verso la terra promessa: sarà terra mantenuta, ci fa, ci è, ci vota per le Europee? Sì, è un principe della comunicazione come non accadeva da tempo tra le sue schiere e come invece lo è stato Berlusconi e lo è Grillo, e dunque è comprensibile nei suoi annunci: ma per far che? E quindi è pari al suo improbo compito? Ecc. ecc. Segue dibattito non particolarmente animato nelle piazze invece sempre più agitate dalla crisi.

 

immagine presa dal web
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L’orecchio alla strada ci dice che la politologia da caffè discute piuttosto di due questioni esiziali. La prima riguarda il motivo per cui gli italiani non manifestino ancora abbastanza contro lo stato delle cose, Renzi o non Renzi. Detto altrimenti e in confronto ad altri popoli, la domanda è all’incirca: che altro deve succedere perché la piazza scoppi? La risposta dei benpensanti non senza una qualche ragione è banalmente che “stiamo ancora troppo bene” e dunque “ciò che c’è ancora da difendere supera il criterio del perso per perso”. Quando si rovescerà questa essenziale clessidra allora ne vedremo delle brutte. Quanto tempo è passato da quando Berlusconi, allora ancora addetto ai servizi politico-personali, “vedeva i ristoranti pieni”? Non tantissimo, oppure secoli, secondo i punti di vista. E di fronte agli ultimi esodi pasquali, ancora e sempre c’è chi ha commentato “ma dov’è tutta questa povertà?” sfidando le parole del Papa, le statistiche e il tremendo maquillage che sta trasformando una dignitosa povertà in una desolante miseria.

La seconda macroscopica questione che attanaglia le analisi dei mercati, ma quelli rionali, riguarda invece il potere e le sue rappresentazioni, quindi anche Renzi, ma in un altro senso: “sono tutti d’accordo” secondo la vulgata più qualunquistica ed esasperata, dunque al di là delle esternazioni d’occasione “a loro, in fondo ma nemmeno tanto, le cose vanno bene così”. Il che si traduce nell’interrogativo sulla complementarietà del potere in Italia e sui suoi sviluppi: come possono cambiare i reggenti, al governo e all’opposizione, dopo lustri e lustri da “ladri di Pisa”, in un festival ininterrotto della ricattabilità reciproca e del mutuo soccorso? Non possono, e infatti nel profondo non cambiano. E questo il popolo/popolino/populismo lo percepisce più di quanto non si creda.

Non so se queste brevi note incrocino perfettamente l’ultima “mappa” del sociologo Ilvo Diamanti, che giusto ieri concludeva così la sua radiografia forzatamente non del tutto negativa del populismo, con la sfilza dei nomi storici ed attuali che sul pianeta ben lo personificano: “… Perché il popolo non trova canali di rappresentanza efficaci. I rappresentanti e i leader non dispongono di legittimazione e consenso adeguati…. Così non resta che il populismo. Sintomo e al tempo stesso diagnosi del malessere democratico. Meglio non limitarsi a scacciarlo con fastidio. Per guarire dal populismo occorre curare la nostra democrazia”. Frégate!, come direbbero ai mercati rionali suddetti. Dopo anni di assalto concettuale all’antipolitica, modo truffaldino di connotare l’opposizione a “questa” politica, adesso guardiamo con meno antipatia anche al populismo, giacché ormai è un virus che ha contagiato tutti. Si chiama forse “realismo sociologico” (per contrapporlo al “realismo magico” di “Gabo”)? E’ questa l’ultima moda intellettuale di fronte al precipizio del sistema-Paese? Davvero basta prendere atto che grazie alla tecnologia di massa non ci sono altro che leader e leaderini a diretto contatto con il popolo, davvero non si può far niente di più e di meglio per opporsi a quella che è una deriva non “populistica” ma sociale e culturale e quindi politica? Siamo al populismo per necessità? Ma bene… Almeno non diamone la colpa solo a Grillo…

Oliviero Beha

 

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11 pensieri su “Oliviero Beha…Il populismo, malattia senile della democrazia?

  1. Il Populismo, è una malattia Senile e basta, senza nulla di democratico, eccetto una parte che si identifichi in un partito…
    E’ una Sclerosi della Mente, comune ai Ceti Agiati, Inconcludenti, nullafacenti e Parassitari.
    L’Italia è una Repubblica Fondata sul Lavoro, non sull’Apparato dello Stato, tantomeno la Mafia.
    I nostri Vecchi, non Rimbambiti come gli Attuali Reggenti, han LAVORATO!
    Se non lavoriamo su Export, siamo Morti.
    Non abbiamo materie Prime: le Tasse MOSTRUOSE, non sono una Ricchezza per lo Stato, viceversa la Prova del suo Fallimento.
    Non dite ch’è l’Europa, i Bilder, il Vaticano, la CIa.
    Loro ci Voglioni Ricchi, Tutti, per Tosarci Meglio.
    Son i Governanti Mafiosi e Deficienti, fuori dalla Realta’ a non capire NIENTE!

    Buona e serena mattinata,
    come vuole il Celeste Principino.

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    1. Ha ragione signora, Aristotele stesso non amava la demagogia perché era convinto fosse un’arte per incantare le masse e instaurare cosi una oligarchia.
      Comunque sia, fa bene il Potere a reprimere con i media e il qualunquismo ogni accenno di pensiero critico, siamo noi che non stiamo facendo il dovuto contro questa sorta di schiavitù, quindi perchè prendersela con il Potere, dobbiamo guardarci in faccia e dire ad alta voce “SIAMO UN POPOLO DI CODARDI” , altro che i cugini Francesi.
      Buona giornata a tutti i lettori.

      Artemisio

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  2. Godiva, a naked amazing Lady in Coventry against the Taxdomenica 30 giugno 2013 21:39:00 GMT+1
    Inoltre, Gertrude Von Stein ha scritto solo per il suo Amore…
    Perchè dovrei chiederlo?

    Liked by 1 persona

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