Riflessioni personali…..Il linguaggio globale contemporaneo!


 

Perché la filosofia?

«L’esistente non costringe gli uomini solo con la violenza fisica egli interessi materiali, ma anche con la strapotenza della suggestione. La filosofia non è sintesi, base o coronamento della scienza, ma lo sforzo di resistere alla suggestione, la decisione della libertà intellettuale e reale.»   Horkheimer M., Adorno W. T.

 

immagine presa dal web
immagine presa dal web

 

 

 

La formazione di stereotipi alla base del rito quotidiano della chiacchiera.

 

Il contesto dell’analisi, nuova regione fenomenica, è la quotidianità dell’Esserci.

«… perché l’Esserci, nella sua quotidianità non soltanto è, in generale, in un mondo, ma si rapporta al mondo in un modo di essere particolare e predominante. Innanzi tutto e per lo più, l’Esserci è assorbito dal suo mondo.»

 

La chiacchiera.

«Il termine «chiacchiera» qui non ha alcun significato «spregiativo ». Esso non fa che designare terminologicamente un fenomeno positivo che costituisce il modo di essere della comprensione e dell’interpretazione dell’Esserci quotidiano. Per lo più il discorso si esprime, e si è già sempre espresso, in parole. È linguaggio. Ciò che è espresso presuppone sempre la comprensione e l’interpretazione. Il linguaggio, in quanto espressione, porta con sé un’interpretazione stabilita della comprensione dell’Esserci. […] Il discorso auto esprimentesi è comunicazione. La tendenza del suo essere è di portare coloro che odono ad esser partecipi dell’essere-per ciò di cui il discorso discorre.

.
In virtù della comprensione media che il linguaggio espresso porta con sé, il discorso comunicante, successivamente, può essere compreso anche senza che colui che ascolta si collochi nella comprensione originaria di ciò sopra cui il discorso discorre. Più che di comprendere l’ente di cui si discorre, ci si preoccupa di ascoltare ciò che il discorso dice come tale. L’oggetto della comprensione diviene il discorso, il sopra-che-cosa lo è solo approssimativamente e superficialmente. Si intendono le medesime cose, perché ciò che è detto è compreso da tutti nella medesima medietà.
Il sentire e il comprendere sono ormai vincolati anticipatamente a ciò che il discorso dice. La comunicazione non «partecipa» il rapporto originario all’essere dell’ente di cui si discorre; l’essere-assieme si realizza nel discorrere-assieme e nel prendersi cura di ciò che il discorso dice. Ciò che conta è che si discorra. L’esser-stato-detto, l’enunciato, la parola, si fanno garanti dell’esattezza e della conformità alle cose del discorso e della sua comprensione. E poiché il discorso ha perso, o non ha mai raggiunto, il rapporto originario con l’ente di cui si discorre, ciò che esso partecipa non è l’appropriazione originaria di questo ente, ma la diffusione e la ripetizione del discorso. Ciò-che-è-stato detto si diffonde in cerchie sempre più larghe e ne trae autorità.

.

Le cose stanno così perché così si dice. La chiacchiera si costituisce in questa diffusione e in questa ripetizione del discorso nelle quali la incertezza-iniziale in fatto di fondamento si aggrava fino a diventare infondatezza. Essa trascende il campo della semplice ripetizione verbale, per invadere quello della scrittura sotto forma di «scrivere pur di scrivere ». In questo caso la ripetizione del discorso non si fonda sul sentito dire, ma trae alimento da ciò che si è letto. La capacità media di comprensione del lettore non sarà mai in grado di decidere se qualcosa è stato creato e conquistato con originalità o se è frutto di semplice ripetizione.

.

La comprensione media non sentirà mai neppure il bisogno di una distinzione di questo genere, visto che essa comprende già tutto.
La totale infondatezza della chiacchiera non è un impedimento per la sua diffusione pubblica ma un fattore determinante. La chiacchiera è la possibilità di comprendere tutto senza alcuna appropriazione preliminare della cosa da comprendere. La chiacchiera garantisce già in partenza dal pericolo di fallire in questa appropriazione. La chiacchiera, che è alla portata di tutti, non solo esime da una comprensione autentica, ma diffonde una comprensione indifferente, per la quale non esiste più nulla di incerto.
Il discorso, che rientra nella costituzione essenziale dell’essere dell’Esserci e di cui con-costituisce l’apertura, ha in sé la possibilità di mutarsi in chiacchiera e, come tale, di non tener più aperto l’essere-nel-mondo in una comprensione articolata, anzi di chiuderlo e di coprire così l’ente intramondano.

.

La chiacchiera non è il risultato di un inganno voluto. Essa non ha il modo di essere della presentazione consapevole di qualcosa per qualcos’altro. Basta dire e ridire perché si determini il capovolgimento dell’apertura in chiusura. Infatti ciò che è detto viene senz’altro assunto come «dicente qualcosa », cioè scoprente. La chiacchiera, rifiutandosi di risalire al fondamento di ciò che è detto, è sempre e recisamente un procedimento di chiusura.
Questa chiusura è ulteriormente aggravata dal fatto che la chiacchiera, con la sua presunzione di possedere sin dall’inizio la comprensione di ciò di cui parla, impedisce ogni riesame e ogni nuova discussione, svalutandoli o ritardandoli in modo caratteristico.

.
La situazione interpretativa stabilita dalla chiacchiera è già da sempre profondamente radicata nell’Esserci. Molte cose impariamo a conoscere a questo modo e non poche restano per sempre tali. L’Esserci non può mai sottrarsi a questo stato interpretativo quotidiano nel quale è cresciuto. In esso, da esso e contro di esso, ha luogo ogni comprensione genuina, ogni interpretazione, ogni comunicazione, ogni riscoprimento e ogni nuova appropriazione. Non è che l’Esserci, libero e affrancato da ogni influenza di questo stato interpretativo, abbia innanzi a sé la terra di nessuno del «mondo», per stare a vedere ciò che in esso succede. Il predominio dello stato interpretativo pubblico ha già deciso delle stesse possibilità emotive, cioè del modo fondamentale in cui l’Esserci si lascia influenzare dal mondo.

Il Si prescrive la situazione emotiva; esso stabilisce che cosa si «vede» e come si «vedono» le cose.»
Martin HeideggerEssere e Tempo-

 

Annunci

..dimmi ciò che pensi.

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...