Umberto Galimberti…dove e quando si apprendono i sentimenti?


 

da un mio commento lasciato in un blog amico…..

Leggo spesso e con molto interesse Galimberti, come non dargli ragione, tutto è cambiato con l’avvento delle tecnologie, mass-media, internet, compresi i social forum come Fb, Twitter etc.
Cambiamenti che hanno rivoluzionato il linguaggio, gli usi e i costumi dei giovani, cosi come sono cambiate, tramite i programmi televisivi, anche le loro aspettative.
In una società in cui si impara subito a vivere l’apparenza di ciò che siamo, non possiamo essere disillusi se poi i principali valori di integrazione sociale vengono superati dal totale permissivismo ad oltranza, in cui la richiesta di una vita felice simile a quella propinata dai media televisivi, risulta essere quella maggiormente ambita.

Nell’era moderna, parlare quindi di felicità, non vuol dire possedere uno stato di benessere che comprenda sia la soddisfazione personale dell’individuo sia la sua collocazione nel mondo, come insegnato da Erodoto e come dovrebbe essere, ma una soddisfazione personale di cui solo noi stessi possiamo beneficiarne. Ecco allora che il significato stesso non rappresenta più quel valore originario, ma un valore apparente, perché la felicità è il bene supremo, quello che vale la pena perseguire per noi stessi: ma il benessere in esso implicito, è in sostanza un buon rapporto con il mondo. Infatti una felicità esclusivamente privata come è intesa oggi, verrebbe percepita come una sorta di felicità degli idioti.

Kant ad esempio, parla della felicità come un’idea dai contenuti  soggettivi: infatti non si può prendere la felicità come punto di partenza per stabilire quale sia la giusta assegnazione e collocazione delle persone nel mondo, occorre trovare invece una legge morale e razionale che possa valere per tutte le persone libere, a prescindere dalle loro sensazioni e opinioni sul piacere, penso quindi che il problema della felicità, inteso nel senso moderno di soddisfazione personale, si potrà porre solo una volta risolto il problema della corretta collocazione dei soggetti morali nella società moderna, aggiungo infine che si dovrebbe far in modo che Etica e Morale vengano insegnate fin dai primi anni delle scuole superiori.
Scusatemi se a differenza di Galimberti  tratto l’argomento in termini filosofici, comunque sia, ho espresso un mio pensiero su questa tematica.

Nico (max weber)

immagine presa dal web
immagine presa dal web

 

 

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

 

[…] Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

La nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli. E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci a avere dei figli in cui le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare. Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore, e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.

Se le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero un’apatia della psiche che non registra il caso, la situazione. Si possono picchiare i neri, i Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

 

Umberto Galimberti, (intervista completa su Wisesociety)

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Francesco Petrarca


 

 

Danilo Fusi “La luna, il sole e l'anima delle cose”  Acquerello e tempera su cartoncino
Danilo Fusi “La luna, il sole e l’anima delle cose” Acquerello e tempera su cartoncino

 

Anima bella da quel nodo sciolta

 

Anima bella da quel nodo sciolta
che piú bel mai non seppe ordir Natura,
pon’ dal ciel mente a la mia vita oscura,
da sí lieti pensieri a pianger volta.

La falsa opinïon dal cor s’è tolta,
che mi fece alcun tempo acerba et dura
tua dolce vista: omai tutta secura
volgi a me gli occhi, e i miei sospiri ascolta.

Mira ’l gran sasso, donde Sorga nasce,
et vedra’vi un che sol tra l’erbe et l’acque
di tua memoria et di dolor si pasce.

Ove giace il tuo albergo, et dove nacque
il nostro amor, vo’ ch’abbandoni et lasce,
per non veder ne’ tuoi quel ch’a te spiacque.

 

da: Rerum vulgarium fragmenta

Francesco Petrarca

Arisia


poesia in musica

 

 

 

La Notte…

Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
perché mi porto un dolore che sale, che sale…
Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè…

E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare,
perché è un dolore che sale, che sale e fa male…
Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è

E quando arriva la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l’amore continuerà…

Lo stomaco ha resistito anche se non vuol mangiare
Ma c’è il dolore che sale, che sale e fa male…
Arriva al cuore lo vuole picchiare più forte di me

Prosegue nella sua corsa, si prende quello che resta
Ed in un attimo esplode e mi scoppia la testa
Vorrebbe una risposta ma in fondo risposta non c’è

E sale e scende dagli occhi
il sole adesso dov’è?
Mentre il dolore sul foglio è
seduto qui accanto a me

Che le parole nell’aria
sono parole a metà
Ma queste sono già scritte
e il tempo non passerà

Ma quando arriva la notte, la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
La vita può allontanarci,
l’amore poi continuerà…

Ma quando arriva la notte, la notte
e resto sola con me
La testa parte e va in giro
in cerca dei suoi perchè
Né vincitori né vinti
si esce sconfitti a metà
L’amore può allontanarci,
la vita poi continuerà
Continuerà
Continuerà

Arisia