Riflessioni Personali…i Finti rivoluzionari del M5S a braccetto con le “destre”!!!


 

Ieri sul blog-ghetto delle stelle è stata cancellata dopo appena pochi minuti una interessante notizia con tanto di link, su come questo FINTO Movimento rivoluzionario abbia potuto vincere le poltrone di sindaco, nella capitale e a Torino.

Come sempre, quella mezza sega di Pierina Ricca, meglio conosciuto fra gli adepti di quel Movimento come Max Stirner, ha cancellato questa notizia per non destabilizzare il CREDO (senza se e senza ma) degli affiliati al movimentino che fu della Grilloleggio ( che introita di milioni di euro) ora invece proprietà di Davide.

Colui che ha dato la notizia, estratta da alcuni giornali online, ha usato il nick di fantasia “TROLLANDO TROTALEGGIO”  per non essere riconosciuto e sputtanato  come accade di sovente a coloro che chiedono chiarezza……è cosi che funziona il blog,  allo stesso modo funziona anche il Movimento dei FINTI rivoluzionari con le epurazioni dei deputati che scelgono di non essere inquadrati dal Direttorio dei cinque (poi parlano della democrazia dal basso).

Mi piace ricordare a tutti loro, che la fine dei finti rivoluzionari è la FORCA, anzi, sono già tutti pendagli da forca perché un popolo tradito nella fiducia non perdona, mai!!

Nico (max weber)

immagine presa dal web
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Dopo la Raggi tocca all’Appendino. Una bomba a Torino: il suo uomo…

Dopo Virginia Raggi, Chiara Appendino. Lo scandalo grillino si sposta da Roma a Torino? Possibile. Certo, nel caso piemontese non ci sono indagati. Ma ci sono particolari affinità con quanto accaduto nella Capitale, dove nella giunta di Virginia avevano trovato diritto di cittadinanza ripescati politici: da Raffaele Marra (ormai ex capo di gabinetto) e già al Comune con Gianni Alemanno e fino a Daniela Morgante, già assessora al Bilancio per Ignazio Marino. Nomine molto discusse e che hanno innescato una rivolta tra le fila del Movimento.

Ma, si diceva, Torino. Già, Torino. Ad alzare il velo sulla questione, e a mettere in difficoltà la Appendino, ci pensa Vittorio Bertola, il battagliero ex-capogruppo M5s in consiglio comunale. Il dito è puntato contro Paolo Giordana, putacaso il capo di gabinetto del sindaco di Torino (proprio come Marra era capo di gabinetto) il quale, accusa Bertola, “non è mai stato del movimento. È comparso all’inizio della campagna elettorale presentato da Chiara come il suo braccio destro”.

Peccato però, continua l’ex capogruppo, che non sia un “neofita della politica”, poiché “proviene da Alleanza nazionale, poi come staffista è passato al Pd al servizio di ben tre assessori. Adesso è con la Appendino. C’è qualcuno che insinua in modo sarcastico, e non sono certo io, che il vero sindaco sia lui“. Una giunta senza macchia? Non proprio, neppure a Torino… fonte: liberoquotidiano.it

 

immagine presa dal web
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dal sito: carlovalentini.it

“Caro Beppe, ti scrivo: permetti un consiglio?”. A scrivere è un leader storico del M5s torinese, in rotta di collisione col sindaco Chiara Appendino. Torino non è Roma. Ma anche qui dopo la luna di miele post-elettorale incominciano tra i grillini i primi mal di pancia, tanto che Vittorio Bertola, battagliero ex-capogruppo pentastellato in consiglio comunale, portato ad esempio da Beppe Grillo in alcuni comizi per le sue lotte ecologiste, ha deciso di scrivergli una lettera perché “al movimento ci tengo e mi rattrista vederlo affondare nel caos e nel fango, è tuttora l’unica speranza di cambiamento che è rimasta agli italiani”.

Più che una missiva è una perorazione: “Devi creare un contrappeso al potere dei leader. Le persone che fanno carriera politica nel movimento, quelle che inevitabilmente acquisiscono visibilità, seguito personale e potere, non possono essere le stesse che ne decidono le regole, che giudicano sulle espulsioni, che scelgono cosa rendere trasparente e cosa nascondere. Rimetti al centro del movimento la democrazia dal basso. Negli ultimi anni le votazioni online sono diventate una farsa, annunciate e poi ritirate o modificate a metà, oppure studiate per ratificare decisioni già prese. Ripristina il taglio degli stipendi. Le ultime ondate di eletti a cinque stelle paiono essersi dimenticate dell’idea che si possa fare politica anche senza guadagnare centomila euro l’anno, e ci sono ormai molti casi di eletti dallo stipendio di giada che non si tagliano più un bel niente. E smetti di criminalizzare il dissenso. Spiega a tutti che anche le persone che esprimono critiche (purché motivate e costruttive) danno un contributo al movimento, e che il ruolo degli attivisti non è adulare gli eletti e farsi un selfie con loro, ma fargli fiato sul collo come e più che ai partiti. Spiega anche che se sui giornali escono racconti di comportamenti poco edificanti da parte di alcuni nostri eletti, la colpa non è dei giornalisti o di chi nel movimento contesta questi comportamenti, ma di chi nel movimento si è comportato in modo poco edificante. Se vuoi provare a salvare il movimento, questo è ciò che devi fare. Altrimenti, il movimento vincerà pure le prossime elezioni politiche, ma perderà l’anima”.

Sì perché il problema non è solo il pasticcio di Roma. Sono molte giunte 5stelle a perdere colpi. Anche Torino: “C’è un gruppo di comando- dice.– Chiara Appendino sembra circondata e inavvicinabile, la base del movimento è molto lontana e perplessa sulle prime scelte compiute dalla nuova amministrazione”. In particolare pure nel capoluogo piemontese ci sarebbe un problema di capo-di-gabinetto, destinato prima o poi ad esplodere. “Paolo Giordana — afferma Bertola- il capo di gabinetto del sindaco, non è mai stato del movimento. È comparso all’inizio della campagna elettorale presentato da Chiara come il suo braccio destro. E non è un neofita della politica, proviene da Alleanza nazionale, poi come staffista è passato al Pd al servizio di ben tre assessori. Adesso è con la Appendino. C’è qualcuno che insinua in modo sarcastico, e non sono certo io, che il vero sindaco sia lui”. E ricorda come la campagna elettorale sia stata militarmente condotta da un impenetrabile direttorio di cinque persone: lo stesso Giordana (per quattro anni è stato parroco della Chiesa metropolita ortodossa di Torino), il marito dell’Appendino, Marco Lavatelli, il consigliere regionale Davide Bono e Xavier Bellanca, esperto del web e ora nello staff comunale della sindaca.

Vittorio Bertola ha 42 anni, ingegnere, gran dimestichezza con Internet, ha fondato varie startup legate al web ed è uno degli artefici di Vitaminic, azienda della new economy italiana. E’ un grillino della prima ora, è stato nel 2011 candidato sindaco di Torino, risultando il terzo più votato con oltre 22.400 consensi, pari a circa il 5%.

Quanto a Grillo, ha telefonato a Bertola quando fu deciso che la candidata sindaco sarebbe stata la Appendino e quindi lui sarebbe stato messo da parte poiché i suoi rapporti con la candidata erano piuttosto freddi: “Beppe mi ha detto: “Non mollare, avrai il tuo spazio”. Ma tutto è stato deciso in riunioni più o meno segrete con tanti saluti alla democrazia dal basso. Perciò ho preso atto di non avere la fiducia del candidato sindaco e pur votandola e facendola votare ho deciso di lasciare la politica anche se il movimento rimane nel mio cuore e ho tanti amici che non condividono questo nuovo corso lontano dagli ideali iniziali”.

Insomma, la malattia dei 5stelle non riguarda solo Roma, anche se il bubbone è scoppiato lì. Dice Bertola: “Ce l’ho con le persone che nel M5s hanno perso lo spirito originario e prendono in giro gli elettori. Faccio un esempio: il 22 luglio diversi giornali riferirono di una conversazione in parlamento in cui Paola Taverna, parlando della Raggi, avrebbe detto “prima cade e meglio è” e “vedrai che casini verranno fuori”. La reazione nel movimento fu: “giornalai, tutto inventato per colpire il movimento, merda per chi condivide queste porcate”. Oggi appare chiaro che la Taverna già allora sapeva delle indagini sulla Muraro, che non ha detto niente in pubblico ma che (lei, non io) gongolava in attesa che scoppiasse il casino contro la Raggi, che evidentemente vive come una propria avversaria. Io capisco che nel M5s abbiamo tutti riposto tante speranze, ma proprio per difendere queste speranze è ora di aprire gli occhi e di reagire: non buttando a mare tutto, ma capendo che c’è bisogno di comportamenti diversi, di una bella correzione di rotta, generale non solo romana”.

Infatti il j’accuse alla Appendino e al suo modo di capeggiare e organizzare il M5s torinese è pesante: “E’ falso quanto lei ha dichiarato in consiglio comunale- afferma Bertola- cioè è falso che il M5s sia una squadra (è una squadra solo se ubbidisci e lecchi i culi giusti altrimenti vieni fatto fuori), è falso che gli attivisti contino qualcosa (li si riempie di complimenti perché vadano a vendere panettoni griffati come manodopera gratuita, ma poi le decisioni si prendono in privato al chiuso delle segrete stanze)”.

Chissà se Grillo dopo Roma farà un salo anche a Torino. Certo le acque sono agitate. Il movimento è giunto a un passo cruciale della sua storia. Come andrà a finire? Conclude Bertola: “Può darsi che il M5s ormai abbia conquistato un seguito popolare talmente ampio e fedele da rendere superfluo il sostegno dei compagni di viaggio della prima ora, ma qualche domanda sul posizionamento del M5s nel medio termine bisognerebbe porsela: vuole ancora essere una forza “rivoluzionaria” oppure no? Vuole il volto cheguevariano e di piazza di Alessandro Di Battista, o i vestiti grigi inappuntabili e gli incontri riservati di Luigi Di Maio? Tenere insieme le due cose sta diventando difficile”.

Carlo Valentini

 

Ci siamo fatti “infinocchiare” da questi venditori di fumo, riscattiamo la nostra intelligenza “processandoli” per aver tardito la nostra fiducia.

Ai traditori del popolo, la forca!!!

 

 

 

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