Riflessioni Personali…..l’Ignavia è una pratica comportamentale molto in uso!!


 

In questi giorni sono molto rammaricato perchè ho avuto conferma di ciò che penso da sempre, siamo gli specialisti nell’opportunismo in quanto bravi a tenere il “piede in due staffe”, capisco che non tutti siamo uguali, anzi, molti di voi si sentiranno offesi da questa mia premessa, ma è proprio così, non si spiegherebbe altrimenti lo stato delle cose che non cambiano da sempre, eppure ci sarebbero i presupposti affinchè un popolo sovrano possa decidere di cambiare la politica e gli uomini che la gestiscono, ci sarebbero eccome, uso il condizionale perchè l’azione di un vero cambiamento potrebbe essere reale se non ci fossero i cosiddetti “OPPORTUNISTI”, coloro che non decidendo mai di prendere una posizione netta, mantengono in essere il “sistema” con cui sono collusi.

Essere opportunisti non significa essere deboli, indecisi, titubanti o insicuri, ma essere ipocriti principalmente verso se stessi e in secondo luogo versi gli altri.

Nico (max weber)

 

opera di Gianni Brusamolino -web-
opera di Gianni Brusamolino -web-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“L’unico vero rischio nella vita è non voler correre nessun rischio”

 

Dante, nel canto III, colloca gli ignavi all’inferno; Ignavi, ovvero: “color che vissero sanza ‘nfamia e sanza lodo”, e ancora,sciagurati, che mai fur vivi”, persone quindi che non hanno voluto correre alcun rischio.

A volte non prendere una posizione è una soluzione comoda, nulla si decide e non si riceve alcun danno, ma si vive veramente senza prendere decisioni, senza sostenere opinioni, senza mettersi in gioco? Io credo di no, credo che in questo modo si venga sballottati qua e là dalla vita, come dentro un grande show, in cui però non si ha una parte. Non si vive, si sopravvive cercando di farsi il meno male possibile, delegando ad altri il compito di fare scelte, di correre rischi.

Ogni uomo si trova nella vita a dover prendere posizioni, a sostenete il suo pensiero anche se è in controtendenza, ognuno deve agire, deve vivere il più coerentemente possibile con il proprio sentire e questo perché in parte è vero che l’uomo è artefice del suo destino.Il rischio è proprio qui: chi non vuole correre alcun rischio non vive la sua vita , ma una vita che gli altri gli hanno costruito.

Tanti dicono che vorrebbero un mondo migliore,ma pochi fanno qualcosa per continuare a realizzarlo, delegando ad altri questo compito: agli Stati, alle organizzazioni internazionali, alla Chiesa…perché è troppo faticoso, troppo rischioso lasciare le nostre comode vite, rimboccarci le maniche e fare concretamente qualcosa. Allora preferiamo vivere da ipocriti chiusi dentro mura d’ovatta e lasciare il mondo fuori. J.F.kennedy diceva: “Non pensare a cosa può fare per te il tuo paese, ma a cosa puoi fare tu per il tuo paese”, ed io voglio intendere mondo come paese, e visto che la terra è la mia, la nostra casa dovremmo agire tutti al fine di renderla migliore.

Penso alla gente che ha lottato per il propri ideali, ai giovani che sono morti nel disperato tentativo di affermare i loro valori e spesso sono riusciti a cambiare le cose anche per noi. vedo nella mente i volti dei ragazzi di Piazza Tienanmen, il loro sguardo combattivo e fiero dovrebbe essere uno stimolo per noi oggi perché nei loro occhi c’è la luce della vita, la forza del carattere e della volontà, la certezza che lottare è meglio che accettare passivamente e senza rischi una realtà  in cui non crediamo.

E’ una critica che rivolgo anche a me, che amo sì esprimere le mie idee, anche se controcorrente, ma solo finché non devo mettere in gioco le mie sicurezze, perché allora mi viene spontaneo pensare di lasciar perdere, con la scusa ipocrita che : tanto non cambierà niente.

Per rischiare devi aver fede in quello che pensi, devi avere una forza interiore, un demone lo chiamerebbe Socrate, che ti sprona a seguire la tua strada, a non cedere ai compromessi, che ti dice “resisti!” anche quando senti che vorresti lasciare tutto.

La storia dell’uomo è la storia di persone che hanno avuto il coraggio di fare le proprie scelte. I grandi uomini e le grandi donne della storia sono proprio questo: gente che ha rischiato, che ha preferito seguire il cuore invece della tentazione della sicurezza, che ha vissuto con coerenza,e, per questo, che ha vissuto veramente.

Per concludere voglio riportare alcuni versi tratti dalla poesia “If” di Rudyard Kipling, scritta per il figlio, in cui condensa il significato di Uomo e cita appunto il saper rischiare nella vita le proprie sicurezze, per un obiettivo in cui si crede, come una condizione per essere Uomo vero.

“…[se sai] guardare le cose -per le quali hai dato la vita- distrutte

e umiliarti a ricostruirle…

Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie

e rischiarla in un solo colpo a testa o croce

e perdere, e ricominciare di nuovo senza mai

lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso

[…]

Tua è la terra e tutto ciò che vi è in essa

e -quel che più conta- tu sarai un Uomo figlio mio”.

 

Sergio Bambaren

tratto da: andrelandia.altervista.org

 

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9 pensieri su “Riflessioni Personali…..l’Ignavia è una pratica comportamentale molto in uso!!

  1. scrivi che “Essere opportunisti non significa essere deboli, indecisi, titubanti o insicuri, ma essere ipocriti principalmente verso se stessi e in secondo luogo versi gli altri.”
    questo è solo una parte del problema, e forse neanche la più grave, per quanto possa apparire paradossale…

    chi è opportunista è principalmente un affarista,un profittatore di situazioni o circostanze favorevoli anche se in contrasto con l’intima coerenza e dignità, uno che guarda al suo personale tornaconto, emotivo o materiale che sia…un parassita insomma…
    non a caso, in medicina vengono definiti “microrganismi opportunisti” funghi, batteri, germi normalmente innocui, ma che possono diventare patogeni, fino a provocare infezioni molto gravi, in alcuni casi letali, approfittando di una deficitaria risposta immunitaria da parte dell’organismo ospite…

    ecco, l’individuo opportunista si comporta così, vegeta vigile ma sotto traccia, e non appena intravede una falla nel sistema che lo può portare ad ottenere dei vantaggi, schizza pronto ed iperattivo… e, bada bene, chi opera in tal modo non entra mai neanche sempre nel merito dell’utilità soggettiva del vantaggio ottenuto, spesso gli basta solamente il fatto di averlo ottenuto, capisci cosa dico? ..perché alcuni, potrebbero scambiare l’opportunismo per una tattica di sopravvivenza, mentre invece non è assolutamente così…

    ammetto di essere rimasta sorpresa da questo tuo post, perché credo quasi in contemporanea di averne editato uno da me sullo stesso tema, ma visto nella prospettiva economica, con i danni di sistema che puoi ben immaginare…

    ritornando alla tua definizione di opportunisti, esprimo quindi secondo me l’idea che coloro che tu definisci tali siano in realtà molto più miseri, ovvero “semplici” ignavi… non prendermi per pazza, ma paradossalmente un opportunista almeno qualcosa fa, per se ma la fa, mentre un ignavo consuma solo le risorse che servirebbero a far crescere sano un bellissimo bimbo sfortunato…

    ipocriti invece, e qui concludo sennò ti occupo troppo spazio e me ne scuso comunque, possono essere sia gli opportunisti che gli ignavi, perché l’etimologia del vocabolo ben spiega la “tecnicità” di una simile scelta, che si incastona perfettamente come mezzo per raggiungere più facilmente una posizione..
    (dal gr. hypokritḗs, propr. ‘attore’, deriv. di hypokrínein ‘recitare una parte’, quindi ‘simulare’, ovvero ‘simulatore di atteggiamenti o sentimenti esemplari’)

    serena notte Nico, e grazie dello spazio 😉

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  2. Tommaso Campanella che non è il droghiere sotto casa, parlava di tre mali assoluti dell’essere umano, e per quanto si sia sforzato per curarli, non ebbe mai vittoria su di essi, egli si riferiva alla tirannìa, al sofismo e all’ipocrisia…
    Bel commento che quoto in toto, grazie Andrea, soprattutto quando paragoni gli ignavi a dei parassiti…niente di più vero!! 😀
    Notte bella per te…

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  3. Oscillo tra ignavia, vaffanculismo e tanto non cambia niente. A volte penso di aver già dato (poco) e che tocca agli altri. Mi accorgo di non potere (e non volere) più combattere per gli altri: i giovani? Non sono giovane, che schiodino la paglia dal culo e si diano una mossa. Gli africani? Che prendano i fucili e i machete e ci mangino tutti, se ce la fanno. Mi rendo conto di esser parte del problema, non posso essere la soluzione… se il mondo è così è pure colpa mia. Insomma, Nico, mi ritrovo in pieno con il post che hai scritto; anche sull’opportunismo, che in fondo sto godendo (in buona compagnia, peraltro) dei vantaggi e privilegi che questa parte di mondo, iniquo, ingiusto e criminale mi dà, avendo peraltro fatto ben poco per meritarli. A lavarmi la coscienza ogni tanto ho una recrudescenza di scrupoli e mi ridesto, per poi riacquietarmi dopo un pò. Poi arriva il terremoto, e il pensiero principale, egoistico anch’esso?, è che tanto l’agitarsi non serve a molto…

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    1. sai una cosa Giorgio, io ti ammiro!
      Ammiro la tua sincerità che usi in modo così ironico da farmi uscire un sorriso, eppure il tema è talmente delicato da essere “dribblato” costantemente dalla maggior parte di noi, nessuno chiede a nessun’altro di combattere, no, la cosa importante prima di combattere contro il sistema è sapere quanti sono dalla nostra parte, e non è facile saperlo perchè gli opportunisti e gli ignavi si nascondono bene nella massa, essi vivono sulle spalle degli altri succhiando loro la cosa più importante che è la libertà di azione, rendendoli di fatto schiavi.
      Io non condanno nessuno, nemmeno i dip. pubblici che rappresentano un serbatoio di voto per il partito di maggioranza, non condanno tutti i privati che hanno “intrallazzi” con gli enti locali di ogni grado, comune, provincia, regione, usl, scuole superiori, non condanno gli imprenditori costretti a pagare “mazzette” alla politica affinchè possa mantenersi in vita, non condanno le pecore, le galline e gli asini e non condanno nemmeno i preti, 😀
      quindi alla fine di tutto sono costretto a condannare quei pochi come me che non hanno capito un tubo della vita, mi chiedo sempre, invece di sbraitare a destra e a manca l’utopistico cambiamento, invece di informare su tutta la merda che ci cadrà addosso tra non molto, invece di rischiare di essere presi per matti, ma dico io, non sarebbe più facile uniformarsi alla massa e vivere da parassiti alle spalle degli altri?
      Si, me lo chiedo spesso caro Giorgio, e sono stufo di questo immobilismo, sai perchè ancora non sono andato all’estero e godermi i pochi risparmi sudati con il lavoro?…perchè io voglio comunque bene al mio Paese e voglio un gran bene a quelle persone che si sono fatte un “mazzo di culo così” lavorando come schiavi per poter mantenere la propria famiglia, non sapendo che con quel duro lavoro, oltre alla famiglia, hanno mantenuto anche tutti coloro che campano alle loro spalle, i politici e i loro compari.
      Penso che nulla cambierà, non servirà nemmeno andare alle urne,saremo costretti a vivere ma non ad Esistere.
      Un abbraccio..

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      1. Mia nonna, analfabeta, rimproverava sempre mia madre che si ostinava a portare a casa libri e giornali: Ma che ce fai co tutta ‘ssa cartaccia? Nella sua semplicità intuiva la sofferenza del comprendere quello che altri non possono o non vogliono comprendere. Purtroppo, e qui devo citare Montalbano, chi nasce tondo non muore quadrato; e caro Nico con tutto gli scoramenti e delusioni ti tocca capire quello che gli altri non capiscono. Per cambiare dovresti prendere la pillola IM di Maccio Capatonda… stamattina le citazioni dotte mi scorgano a fiotti. Al momento non so ancora chi sia il nuovo presidente Usa, se uno pessimo o un altro peggiore; ci sarà a decidere per altri 4 anni almeno come andrà il mondo… stasera farò una cosa però: c’è il cinema a 2 euro, andrò a vedere una bella commedia con gli amici, così, giusto per restare umani. Buona giornata Nico!

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        1. ..le nonne, quelle di una volta, la sapevano lunga su come sopravvivere alla sofferenza che nasce dalla sensibilità e dalla cultura, un tizio che si chiamava Immanuel e di cognome mi sembra facesse Kant, era convinto che pensare rende sensibili alle sfumature dei sentimenti e alle possibilità dell’immaginazione, e non aveva torto, a volte è meglio non pensare per abbassare la nostra sensibilità e soffrire di meno, ma poi ti rendi conto che se non soffri almeno un pò, non puoi dire di esistere, e qui arriva il pensiero di un’altro tipo che si chiamava Arthur e di cognome Schopenhauer, che disse, se lo scopo prossimo e immediato della nostra vita non è il dolore, allora la nostra esistenza è la cosa più contraria allo scopo del mondo, insomma Giorgio, se siamo poco sensibili, perdiamo attimi irripetibili di meraviglia, se invece siamo troppo sensibili, possiamo Esistere, si, ma sempre con quella sofferenza che è propria di chi si pone troppe domande senza trovare risposte, quindi è meglio non aspettarsi nulla dalla vita affinchè si avveri tutto ciò che desideriamo, lo disse anche quest’altro tizio che veniva chiamato Plauto dai sui amici, egli diceva che le cose in cui non speri accadono più spesso delle cose in cui speri.
          Passa una bella serata, ciao caro…

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          1. rileggere è una delle cose migliori che possiamo fare per noi stessi e, di conseguenza, per gli altri…
            …e sarà anche per questo che i miei cuccioli si chiamano Immanuel ed Arthur? …chissà…… 😉

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