Riflessioni Personali…….TTIP a che punto siamo arrivati?


 

Sappiamo che tutto ciò riguarda noi cittadini deve essere sempre segreto, segrete le date degli incontri di coloro che decidono per noi, segreti gli accordi, segrete le postille a salvaguardia degli Yankees qualora non si stipulasse il TTIP, segreti i nomi dei firmatari di questo contratto capestro tranne quello di Mario Draghi (presidente delle BCE e primo sostenitore del TTIP), segreta anche la data dell’entrata in vigore di questo Trattato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti, l’unica cosa di cui siamo sicuri (almeno lo spero) sarà la totale privatizzazione dei servizi pubblici essenziali per i cittadini, come sanità, scuola, elettricità, acqua, trasporti e assicurazioni.

Diventeremo come il paese degli Yankees, ogni lavoratore in base alla busta paga avrà una assicurazione sanitaria che gli permetterà di usufruire dei servizi sanitari, più alta sarà la retribuzione, più saranno i servizi a cui poter accedere, meno retribuzione, meno servizi sanitari, e per chi non lavora niente assicurazione sanitaria, a meno che i disoccupati non la paghino di tasca loro,  visto che non sembra reale una situazione del genere, niente assistenza sanitaria per i disoccupati.

Pagheremo il servizio di energia elettrica e quello idrico in anticipo, con la formula prepagata come si fa con le ricariche telefoniche, tot di ricarica tot di luce e acqua, finito il credito arriva lo stop ai servizi, in Grecia funziona già cosi da più di un anno.

Anche la scuola avrà vari gradi di qualità in base a quanto potremo permetterci di pagare, più disponibilità economica, più i nostri figli avranno la possibilità di studiare.

E questo sarà solo l’inizio……della fine!!

 

Nico (max weber)

 

immagine presa dal web
immagine presa dal web

 

 

 

La manipolazione valutaria per indebitare gli Stati e impoverire i cittadini!!

 

Le possibilità di manipolazione valutaria giunsero solo negli anni ’70, dopo la fine del sistema monetario e finanziario Bretton Woods (lo standard del dollaro aureo), e dopo l’abolizione dei tassi di cambio fissi delle banche centrali. Furono poi conclusi in ambito GATT/WTO degli accordi che limitarono ulteriormente l’uso di questi tradizionali strumenti di concorrenza economica e commerciale.

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Un tasso di cambio tenuto basso in modo artificiale allo stesso tempo dà maggiori vantaggi agli esportatori e rende le importazioni più costose (il valore delle importazioni è determinato in valuta nazionale). In ultimo, la bilancia commerciale nazionale verrà livellata, o per lo meno diminuirà il bilancio negativo del commercio estero.
Se un gran numero di paesi fa ricorso alla manipolazione valutaria (con alcuni che tentano di penetrare i mercati globali ed altri di proteggersi dai dumping valutari), allora è “guerra valutaria”.

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Questa politica di impoverimento dei paesi, spesso si cela dietro un formale obbiettivo di politica monetaria, come ad esempio la ‘lotta alla deflazione’. Mentre con l’inflazione il denaro si deprezza, con la deflazione invece cresce il suo potere d’acquisto. Le banche temono la deflazione, le manda nel panico, poiché con essa scompaiono gli incentivi ai prestiti e crolla così tutto il castello millenario usuraio del sistema bancario. La lotta alla deflazione e la politica di svalutazione del tasso di cambio di una valuta prevedono gli stessi metodipompaggio di liquidità aggiuntiva nell’economia del paese e riduzione dei tassi d’interesse, anche arrivando ad applicare in alcuni casi tassi di valore negativo. Queste misure a volte sono corredate anche da interventi valutari.

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Tuttavia, le guerre valutarie vanno discusse anche a livello ufficiale. Altrimenti il mondo potrebbe crollare nel caos valutario totale. Il Giappone, ad esempio, per diversi anni ha contrastato la deflazione facendo ricorso alla propria Zecca e ai tassi d’interesse zero della sua Banca Centrale. E lo ha fatto, e lo fa, in modo ancora più aggressivo di altri paesi. Di conseguenza, nel periodo da Ottobre 2012 a Febbraio 2013 il Giappone è riuscito a ridurre il tasso di cambio Yen/paniere SDR di quasi il 20%. Questo ha fatto molto alterare diversi suoi partner commerciali. Al summit del G20 tenutosi a Mosca nel Febbraio del 2013 (presieduto dalla Russia quell’anno), i ministri delle finanze e i capi delle banche centrali giurarono solennemente di non fare mai ricorso alle tattiche di guerra valutaria.

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In poco tempo, tuttavia, tutto è tornato alla normalità. Washington ha proseguito nel suo programma di allentamento monetario (Quantitative Easing – QE), che però non ha avuto tutto questo effetto stimolante sull’economia statunitense, ma ha contribuito a far svalutare il dollaro. In questo modo, gli Stati Uniti sono stati di cattivo esempio per altri, compresi i loro partner Europei.

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In ultimo, nel 2015, gli Stati Uniti hanno deciso di dare un freno al programma di QE. Tuttavia, nello stesso preciso momento la BCE ha dato inizio al suo programma di QE. Oltre a questo, ha iniziato ad introdurre tassi di interesse di segno negativo sui conti di deposito e a concedere prestiti senza interessi. L’altalena valutaria sta pende verso l’euro, il cui tasso di cambio rispetto al dollaro era iniziato a scendere. Nonostante questo, l’Europa ha registrato un notevole surplus di bilancia commerciale con gli Stati Uniti, che potrebbe raggiungere il suo record proprio nel 2015. Cinque o sei anni fa ci sono stati tuttavia dei momenti in cui il tasso di cambio euro/dollaro era più del 1,50. A fine 2014, era poco più del 1,20 e ad Aprile 2015 era sceso a 1,06. Gli esperti ritengono che entro il 2016 si raggiungerà la parità tra le due valute.

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Washington la sta prendendo molto seriamente. Nel 2014, il deficit della bilancia commerciale statunitense era di 505 miliardi di dollari, ovvero maggiore del 6% di quello dell’anno precedente. In anni recenti, i paesi dell’Unione Europea hanno rappresentato il 20% del totale deficit di bilancia commerciale degli Stati Uniti. Nel 2015, tale deficit potrebbe raggiungere il suo record assoluto. Washington non può impedire alla BCE di dare il via al suo programma di QE, ma se si concluderà l’Accordo della Partnership Transatlantica, gli Stati Uniti saranno in grado di interferire nella politica monetaria Europea su basi giuridiche. E’ mia opinione che questa è una delle ragioni principali per cui si è resa necessaria una nona tornata di trattative per la TTIP: il procedimento si sta rivelando molto più complesso di quanto si credeva all’inizio.

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In realtà l’abolizione delle barriere doganali nei rapporti commerciali non è un grave problema, poiché queste barriere erano già basse anche prima che iniziassero le trattative per l’accordo. Ma se Washington acquisirà il controllo della politica monetaria e valutaria dei paesi dell’Unione Europea, significherà la totale e definitiva perdita della sovranità da parte di questi ultimi. Questo lo sanno molto bene i politici e le maggiori personalità dei paesi Europei. Molti sono sorpresi del fatto che uno dei principali fautori del raggiungimento dell’accordo TTIP sia proprio il presidente della BCE Mario Draghi: dopo tutto, se l’accordo sarà firmato, la BCE diventerà una filiale della FED.

Ma forse è proprio questo a cui mira Mario Draghi, che non ha mai nascosto la sua propensione verso gli Stati Uniti. Non per niente è stato per diversi anni Direttore Esecutivo e Vice Presidente della banca americana Goldman Sachs.

 

Fonte: Strategic Culture Foundation

http://www.strategic-culture.org

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