Hans Georg Gadamer……l’Ermeneutica filosofica!


 

Nel linguaggio il pensiero deve compiersi, comunicare; non si ha quasi più linguaggio quando il pensiero si nasconde dietro superate prevenzioni, ingarbugliandosi. […] ma in ogni lingua è possibile il pensiero. In ogni lingua si può dire tutto, anche se non solo in un’unica frase o in un’unica parola; ma si possono ricercare le parole per ciò che si vuol pensare – e le si può trovare.

  (Hans-Georg Gadamer)

Immagine presa dal web
Immagine presa dal web

 

 

Hans-Georg Gadamer è il primo pensatore che, muovendo da una rimeditazione dell’eredità di Heidegger e, prima, di tutta la tradizione del pensiero occidentale dai Greci a Hegel, ha dato una presentazione sistematica dell’ermeneutica come posizione filosofica specifica. In “Verità e metodo” (la sua opera fondamentale, uscita la prima volta nel 1960) Gadamer contrappone allo scientismo e all’epistemologismo, che dominano la filosofia di inizio secolo (e che identificano la verità con il sapere delle scienze positive), una rivendicazione della portata di verità di altre esperienze-chiave dell’esistenza, come quella estetica, quella storiografica, quella del dialogo interpersonale. Non però con l’intento di riproporre tesi irrazionalistiche o intuizionistiche, bensì mirando al recupero di una nozione di ragione che non dimentichi il nesso, originario greco, tra logos, linguaggio e dialogo, rendendo possibile un approccio al carattere linguistico dell’esistenza che tiene conto sia della tesi heideggeriana sul linguaggio come “casa dell’Essere”, sia di altre correnti di pensiero orientate all’analisi del linguaggio.

 

“Warheit und Methode”(Verità e metodo)

 

In questo famoso, lungo e complesso scritto, Gadamer critica il concetto di verità tipico della mentalità scientifica, secondo la quale è possibile giungere a conclusioni certe con un metodo adeguato e privo di presupposti, cioè neutrale. Gadamer insomma pone il problema della verità non in una forma astratta, ma nel senso delle possibilità che l’uomo ha di farne concretamente esperienza (in riferimento soprattutto ai temi dell’arte, della storia e del linguaggio). È innanzitutto l’esperienza dell’arte, infatti, se pensata in modo non soggettivistico, che ci rivela possibilità d’esperienza delle verità nelle quali l’uomo viene realmente modificato dall’incontro che fa: l’opera d’arte è processo ed evento di cui l’uomo non è mero spettatore, ma in cui si trova coinvolto, come ben chiarisce l’analisi gadameriana della nozione di “gioco”.

Tre i punti di riferimento che il pensatore tedesco sceglie, e che rimarranno caratteristici di tutto il suo pensiero, per spiegare la relatività e l'”ambiguità” della conoscenza umana, basata sempre su esperienze concrete: la storia, l’arte e il linguaggio. La prima è vista, contro le pretese di ricostruire con certezza ciò che è stato, come “integrazione” fra il passato e le domande che, nel presente, muovono l’interprete di quel passato. In questo modo, si produce una “fusione di orizzonti”, cioè un incontro fecondo tra passato e presente, il cui mezzo è il linguaggio e la cui espressione più caratterista è rappresentata dal confronto con le opere d’arte.

Il linguaggio, poi, è ciò che per Gadamer definisce l’esistenza dell’uomo e le sue possibilità, limitate perché umane, di rapportarsi agli altri. La comunicazione è il terreno su cui si gioca ogni opportunità di incontro tra gli uomini e fra i singoli uomini e gli avvenimenti, dunque anche il futuro dell’umanità. Un contesto nel quale la razionalità scientifica è guardata con sospetto, a causa della sua irrimediabile tendenza al “monologo” (contrapposto così alla ricerca dialettica).

L’attenzione di Gadamer, sulla scia dell’insegnamento heideggeriano si rivolge soprattutto al concetto di precomprensione (Vorverständnis), o pregiudizio, ossia alla tendenza che il pensiero, allorché si accinge intenzionalmente a conoscere qualcosa, in particolare il significato di un testo scritto, mostra ad attribuire all’ente conoscendo un senso in qualche misura preconcetto, il quale, peraltro, non è del tutto arbitrario in quanto riflette il senso in cui la tradizione della comunità di cui fa parte il ricercatore assume quell’ente. Quando ciascuno emette un giudizio è influenzato dalla propria visione del mondo (Weltansicht), che tuttavia non costituisce un inconveniente, bensì una condizione fondamentale del processo cognitivo

 

Non a caso, Gadamer ha reinterpretato i grandi problemi della storia contemporanea, in un’ottica finalizzata ad una rifondazione dell’etica basata sul dialogo. “Il futuro è nel dialogo”, amava ripetere negli ultimi anni e nei primi mesi del 1991, mentre infuriava la guerra del Golfo, in margine ad un convegno sulla funzione della filosofia, ricordava: “Non esiste un dialogo in cui la lingua sia già pronta: bisogna trovarla”.

Proprio questa capacità di “ascoltare gli altri” doveva essere, secondo Hans Georg Gadamer, l'”anima dell’ermeneutica”, che, da filosofia, si andava trasformando in una vera e propria indicazione di comportamento per gli uomini del nuovo millennio, cui, secondo il pensatore tedesco, spettava il compito di “realizzare una organizzazione delle energie umane per trovare un equilibrio che corrisponda a quello della natura”.

Verità e metodo non vuole essere l’illustrazione di un nuovo metodo ermeneutico di interpretazione dei testi. Gadamer intendeva Verità e metodo come la descrizione di quello che facciamo sempre quando interpretiamo le cose (anche se noi non lo sappiamo).

Gadamer si è spento ad Heidelberg il 14 marzo 2002, alla veneranda età di 102 anni.

 

da: biografieonline.it

 

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