Riflessioni Personali…..l’Impeto di Buridano.


 

Parlare di impeto facendo riferimento all’essere umano non è facile, non è facile perché con il passare del tempo è cambiato il significato delle parole, e insieme ad esso sono cambiati gli usi e i costumi, è cambiato il pensiero critico e non ultimo, è cambiata la nostra propensione nel cercare il reale significato delle stesse, questo per colpa della superficialità che ci costringe ad essere più volubili e meno profondi di un tempo, seguendo in questo modo l’abitudine del non chiederci il perché  possa cambiare l’interpretazione di una parola, ma accettando lo stesso cambiamento come fatto dovuto. 

L’impeto è la forza travolgente con cui la natura manifesta la propria naturale potenza, questo significato venne poi trasferito per associazione, ad alcune particolari peculiarità del carattere umano, l’impeto rappresenatato in termini umani, è l’impulso istantaneo quasi sempre privo di riflessione e quindi di ragione, con cui l’uomo manifesta il proprio temperamento, essere impetuosi significa dare a qualsiasi emozione, azione o pensiero, una “forza” straordiaria il più delle volte non necessaria, ma comunque sempre in linea con alcune delle qualità del nostro carattere, che può essere “buono”  oppure “cattivo”.

Vengo al punto, molti di voi già conoscono per motivi diversi il mio temperamento e l’impeto con cui a volte lascio un commento o interagisco, questa cosa viene vista da alcuni (quelli che non amano essere contestati) come un comportanto antipatico e rissoso, senza sapere però che l’impeto oltre a farci apparire antipatici e “fuori le righe”, porta ad essere anche generosi nei confronti di altre vite che hanno bisogno di aiuto, come ad esempio sedare le risse, salvare vite umane in mare o prestare soccorso di notte a quelle persone in fin di vita, che sono vittime di terribili schianti come conseguenza di incidenti stradali, si, essere impetuosi significa usare tutta la “forza” del nostro carattere anche quando non servirebbe, significa agire presto e subito senza ascoltare la nostra ragione che potrebbe renderci consapevoli di correre un reale pericolo in determinati accadimenti, e quindi farci desistere dall’azione che stiamo per agire.

Cosa significa in realtà impeto e perchè viene applicato a quei comportamenti umani che sono fuori dalla “norma”?….per voi una piccola riflessione, la teoria di Giovanni Buridano sull’Impetus.

 

Nico (max weber)

Carla Rigato -Lanterne rosse, impeto- olio su tela
Carla Rigato -Lanterne rosse, impeto- olio su tela

 

 

Giovanni Buridano: la teoria dell’impeto…!

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Giovanni Buridano, maestro medievale, viene solitamente ricordato per due motivi: la sua leggendaria (ed erroneamente attribuita) storiella dell’asino e la sua teoria dell’impetus. È da quest’ultimo contributo buridaniano alla scienza che dovrebbe partire ogni rassegna del pensiero del magister parigino.

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I primi studi sulla teoria dell’impetus sono stati condotti da Pierre Duhem, storico della scienza, fisico e filosofo francese che ha dedicato grandi energie a tracciare un ricco quadro dei progressi scientifici avvenuti durante il Medioevo. Nella sua monumentale opera Études sur Léonard de Vinci, ha approfondito il concetto buridaniano di impeto mostrando come la meccanica del magister piccardo abbia aperto la strada alle riflessioni galileiane e alla nascita della scienza moderna. Dopo di lui, altri studiosi si sono interessati all’impetus buridaniano: grandi contributi a questa tematica sono stati offerti, in particolare, da A. Maier e M. Clagett.

Il concetto buridaniano di impetus non è univocamente applicato dal maestro parigino ad un’unica tipologia di fenomeni; esso, infatti, viene utilizzato per descrivere diversi tipi di eventi fisici e cosmologici ritenuti da Buridano altrimenti inspiegabili. È per questo motivo che la categoria di impeto è riscontrabile sia nel commento alla Fisica, sia in quello al De caelo.

Il primo fenomeno cui Buridano applica il concetto di impetus è quello del moto violento. Il maestro parigino non riesce ad accettare la teoria aristotelica per la quale sarebbe il mezzo (ad esempio l’aria) a causare la prosecuzione del movimento di un proietto una volta che esso si sia allontanato dal proiciente. Secondo Buridano, il motore imprime al mosso una certa quantità di impeto la quale garantisce la continuazione del moto.

L’idea di forza impressa è scelta dal maestro parigino per spiegare anche un altro fenomeno, quello dell’accelerazione dei corpi in caduta libera: il filosofo rifiuta la teoria aristotelica per cui i corpi aumenterebbero la loro velocità di caduta con il progressivo avvicinarsi alla superficie terrestre (a causa dell’accresciuta attrazione da parte del loro luogo naturale); il motivo dell’accelerazione va invece ricercato nei progressivi incrementi di impetus impressi al corpo dalla sua stessa gravità.

Il concetto di forza impressa è inoltre introdotto da Buridano per spiegare il moto delle sfere celesti. Il maestro Piccardo azzarda, infatti, la seguente ipotesi: a causare il moto perpetuo dei cieli non sono delle intelligenze angeliche, ciascuna deputata al movimento di una sfera; il motivo della prosecuzione del movimento dei cieli va addotto alla presenza, nelle sfere stesse, di un impetus impartito da Dio nell’atto della creazione. La forza impressa dal Creatore consentirebbe la prosecuzione del moto eliminando la necessità di introdurre ulteriori cause efficienti nel meccanismo del movimento celeste.

Buridano, infine, utilizza il concetto di impetus per confutare la teoria secondo la quale la Terra possa compiere una rotazione giornaliera attorno al proprio asse. In questo frangente, il maestro parigino rimane saldamente ancorato, invece, alla concezione aristotelica del cosmo.

È evidente, dunque, l’applicazione poliedrica del concetto di impetus messa in atto da Buridano.

Entrando nei dettagli, poi, risulta chiaro ciò che ha maggiormente affascinato Duhem e gli studiosi della filosofia buridaniana: il concetto di forza impressa, così come viene descritto dal maestro parigino, presenta delle caratteristiche che portano ad identificare Buridano come degno precursore di Galileo e delle scoperte della meccanica moderna.

Infatti, in primo luogo, quando Buridano propone che la continuazione del moto del proietto sia dovuta alla presenza di una certa quantità di impetus impressa dal motore al mosso, egli aggiunge anche che l’impeto continua a muovere il corpo lanciato fino a che fattori come la resistenza dell’aria o la tendenza naturale del corpo a muoversi verso l’alto o verso il basso non facciano cessare il suddetto movimento. L’attributo di permanenza è stato giustamente ricondotto dagli storici della scienza ad una prima, seppur imprecisa ed ingenua, attestazione del principio d’inerzia. Buridano, infatti, spiega anche che, se la qualità permanente dell’impetus è irrealizzabile a livello di fisica sublunare, essa è invece concepibile nel mondo celeste: l’impetus che Dio impartisce alle sfere celesti può durare in maniera indefinita perché il moto dei cieli non incontra resistenze di sorta.

In secondo luogo, l’impeto varia a seconda della velocità con cui il motore lancia il mosso e della quantità di materia propria di quest’ultimo; è stato semplice, quindi, considerare l’impetus una prima intuizione della quantità di moto.

 

da: bianchezzadellabalena.com

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6 pensieri su “Riflessioni Personali…..l’Impeto di Buridano.

  1. Bello ed originale questo tuo accostare l’impeto del carattere guerriero alla teoria dell’allievo del più famoso Guglielmo di Ockham, l’allievo Buridano giunse alla teoria del principio d’inerzia già nel XIV secolo, teoria che rappresentò la base per i moderni studi sulla fisica quantistica.
    Sei impenitente, rissoso, spavaldo, prepotente, a volte cattivo e rompiscatole, ma sei un ragazzo dal Cuore generoso, fortunati coloro che ti sono accanto ma anche quelli che possono solo sfiorarti, non cambiare mai, per lottare occorre avere queste caratteristiche!!
    Buona domenica Nico, guerriero generoso.

    Artemisio

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  2. Ho anch’io il mio fiume impetuoso che scorre silenzioso dentro di me, quando esce fuori divento un’altra. In passato mi rammaricavo per le mie reazioni senza controllo, adesso mi divertono tanto

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    1. … è la passione che mettiamo nel fare le cose, mista a quel particolare carattere sfrontato e indomito che ci contraddistingue, che crea l’impeto nelle nostre azioni…
      Dici che sarebbe meglio (per gli altri) controllare questo flusso? 😉
      Ciao Daniela…

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      1. Avere il controllo di se stessi non è facile, richiede un distacco dalle emozioni che ci travolgono e uno sguardo oggettivo. Non sempre ci riesco. Chi ha carattere ha sempre un brutto carattere. Non possiamo piacere a tutti, se esageriamo nelle reazioni si può trovare poi una mediazione, ma solo se ne vale la pena … altrimenti, hai fatto bene. Meglio cacciare quello che si ha dentro

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