Riflessioni Personali…….contro lo Stato ingordo, il rimedio è la povertà!


Forse non esisterà mai nulla di sinistra, Engels, Marx, Fuerbach, Nietzsche e per certi versi anche Hegel, forse ci hanno sempre preso per il culo visto che oggi la sinistra non esiste più come pensiero.  Oggi anche il cosiddetto proletariato non vuol sentir parlare di sinistra, troppe le delusioni degli ultimi anni, ed è cosi che tra mille difficoltà l’unico pensiero è sempre rivolto al classico colpo di fortuna che cambierà la loro sorte, infatti non si manifesta più nelle piazze, non si discute più di nulla se non di calcio e di figa, non si accenna a nessuna disobbedienza civile, anzi, si abbassa sempre più la testa alla presenza della “autorità” e si accetta senza critica qualsiasi decisione venga presa. In molti si sono lasciati andare agli eventi del destino, non si vive più il presente ma un passato fatto di ricordi e forse un futuro fatto di speranza che non esiste, questo senza renderci conto che il tempo se ne va e con esso le tante opportunità svanite. Abbiamo fallito, si, abbiamo fallito nel riprenderci la nostra vita e non possiamo accusare nessuno di questo se non noi stessi. Quindi a questo punto occorre ripensare al nostro status e agire di conseguenza, vivere con poco è possibile se evitiamo i suggerimenti del consumismo.

Mi spiace immensamente per i tanti Italiani che passeranno le prossime feste senza brindisi e senza un sorriso, io so di aver fatto fatto poco per pochi, ho fatto però quello che era in mio potere di fare.

Vi lascio uno scritto di Goffredo Parise, molto bello, spero vi faccia piacere.

Un Natale sereno a tutti voi!

Nico (max weber)

Il rimedio è la povertà..

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.

I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

tratto da: Dobbiamo disobbedire, 2013

Goffredo Parise

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21 pensieri su “Riflessioni Personali…….contro lo Stato ingordo, il rimedio è la povertà!

  1. Sento resa nelle tue parole…a mio modesto parere l’hai fatta fuori dal vaso, scusa la chiarezza ma sai che non mi chiamano Khan a caso. 😀
    Per il resto, libero di pensarla come credi.
    Non ho mai amato Parise, pur avendo letto di lui…la povertà è tante cose, solo che viene inculcata talmente bene che senza coscienza e voglia di lottare non la levi ma vabè…discorsi complessi e delicati. Io, da figlio e nipote di Partigiani, non mi arrendo.
    Caro Nico, perdona again la mia chiarezza ma ti vanti tanto di aver fatto gli anni ’70 ma perchè non insegni ai giovanissimi di oggi, il valore delle tue generazioni (che poi sono le generazioni dei miei genitori)? Se non vuoi farlo beh, lasci più lavoro a me anche se non ho vissuto tali periodi ma conosco bene quelle situazioni.
    Io faccio ripetizioni di Storia (quella vera…quella che dice fascisti cattivi per esempio…detta in maniera facile) e credimi che non è semplice…con pischelli che hanno il mito del nazifascismo e della mafia (non sanno manco quello che dicono). Io adoro mettere in riga le persone, dunque mi diverto anche…le faccio pure gratis ste ripetizioni, l’importante è che si capisca chi ha avuto ragione e chi torto.
    Per il resto, un po’ di sana educazione siberiana non farebbe male…altro che Parise…almeno per me 😀

    Un cordiale saluto 🙂

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    1. Ehi ragazzo, alla tua età non mi chiamavano pistacchio come fa tuo padre con te, 😀 per tutti ero l’anarchico macellaro….ahahahah
      No, tranquillo ho la scorza molto dura, ce ne vogliono di “pischelli” pieni di ormoni per mettermi sotto 😛
      Ciao caro……

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          1. Ma è bello farsi chiamare così…è amore di Famiglia…una Famiglia unita che rimane unita anche nei momenti peggiori. 🙂
            Non credo vi siano valori più belli 😉

            Mio caro Lupo, avrei così tanto da raccontare che potrei mandarvi giù al tappeto tutti quanti. Non lo faccio perchè non me ne frega una beneamata minkia. Come vedi non scrivo manco più sui miei soliti argomenti (a volte qualcosina come per la morte di Fidel, pace all’anima sua…anche quando fucilava). Ho scoperto argomenti più intriganti da portare…il resto lo uso nelle ripetizioni e in altri ambiti ben più redditizi di un cazzo di blog 😀
            Se devo stare ore a scrivere su Marx quando mi leggono in appena 10 (sempre se mi leggono dato che il like è una moda anche)…meglio parlare di sesso o cucina o fumetti 😉

            Ciao man 🙂

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            1. Grande!!… anch’io ho notato che trattare argomenti “pesanti” non sempre è gradito ai lettori, quindi a cosa serve spendere tempo se la massa non vuole cultura ma minkiate per ridere? 😛
              Si, va benissimo se tuo padre ti chiama con questo nomignolo, è un segno di affetto molto forte, devi esserne fiero.
              Ti saluto con un..
              FUCK YOU ITALIANS POLITICIANS 😛 😛

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              1. Ma le minkiate ci stanno a priori (magari quelle non banali). Anzi, vorrei iniziare a pubblicare Satira…domani mi invento qualcosa 🙂
                Mi spiace se risulto così aggressivo nello scrivere ma ho avuto un recente lutto (mentre stavo in Sicilia, scorso mese) ed ho dato letteralmente di matto. Ho ricominciato a fumare (canne intendo…dopo parecchi anni) e l’ultima botta è stata brutta (ci ho fatto pure un post)…ancora ne sento i postumi. Mi è crollato il Mondo addosso e devo resettarmi un poco.
                Adesso sto meglio, non fumo nulla e mi so ripreso da quel punto di vista ma sono saturo di molte cose. A prima vista non sembra perchè cerco di essere il più razionale possibile (non potrei lavorare altrimenti e di certo non posso rispondere male ai clienti) ma ho un equilibrio emotivo sul filo del rasoio. Non dormo nemmeno….poco.
                Fase brutta…ci so già passato e so che ne verrò fuori solo che i prezzi da pagare so sempre alti…più cresci e più aumentano. Bah…

                A presto Nico! 🙂

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                  1. Nessuna resa, ci mancherebbe ma certe cose non dovrebbero proprio accadere. Non è stato un lutto in famiglia ma una persona a me cara (più giovane di me tra l’altro…e non si accetta).
                    Andiamo avanti comunque…

                    Ciao 🙂

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    1. Si hai ragione, lo scritto venne pubblicato sul Corriere della Sera nel maggio del 1973, non paragono Parise a Pasolini per tanti motivi, ma la visione dell’Italia di quegli anni era molto simile per queste due menti illuminate.
      I tanti articoli di questo artista e poeta compreso questo sopra, vennero poi inclusi in una raccolta uscita nel 2013 dal titolo “Dobbiamo disobbedire”.
      Sei molto attenta, complimenti.
      Ciao, a presto..

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        1. Si, ora più che mai occorre dare un segno anche con la poca voce rimasta, la politica se agita da uomini giusti è un segno di civiltà, ma esistono uomini giusti? …Fromm era convinto che fosse il richiamo del potere a disintegrare l’etica è la moralità dell’uomo mentre Adler anteponeva il rischio dell’avidità insita nell’essere umano a rendere inutile ogni forma di etica.
          Buona giornata a te…. 🙂

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          1. Esistono uomini giusti, sì lo credo ancora. Persone integre nelle quali la “mala erba” della fame di potere o dei soldi non potrà mai attecchire. Poche, rare ma esistono. Non sono d’accordo con il ritenere l’avidità insita nell’animo umano., la situazione è molto più complessa. Ne riparliamo, 🙂

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            1. Nella filosofia della condivisione, si studiano i diversi aspetti che regolano le relazioni umane in una società consumistica in presenza di libero mercato, infatti uno studio recente ha coinvolto filosofi, economisti ma anche sociologi che si sono occupati del cambiamento dei tratti caratteristici di ognuno di noi in una simile situazione.
              L’avidità, ovvero un continuo impulso di desiderare, che non viene riferito solo al denaro ma a tante altre risorse, potrebbe essere un elemento molto importante nello sviluppo evolutivo della natura umana in quanto, come detto prima attribuisce ulteriore impulso all’auto-conservazione, desiderare ci porta quindi ad essere più attivi per soddisfare il desiderio.

              Quello che nuoce invece, è l’eccesso di avidità che diventa un fattore patologico, ne è la conferma che l’avidità eccessiva sfocia nell’ingordigia, nella cupidigia o nella lussuria.
              Di fatto, possiamo dire che l’avidità come l’avarizia, formano in modo positivo l’essere umano soltanto se non portate all’eccesso, di contro però, una loro mancanza produrrebbe l’incapacità di avvertire quel pericolo del prendersi cura di sé, in altre parole, la mancanza di proteggere ciò che abbiamo ma anche noi stessi.
              Tutto ciò che riguarda la nostra formazione, deve avere sempre un giusto rapporto tra eccesso e insufficienza, una sorta di sfida che occorre vincere per avere una corretta decisione che sia frutto di una giusta integrazione tra i due limiti.

              Ti chiedo, possiamo applicare questo pensiero a coloro che gestiscono il potere?

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              1. Desiderare sì, ma non oltrepassare il limite del proprio desiderio, qui abbiamo avidità. Credo che al di là di tutto sia importante la motivazione di quel desiderio: se è a favore della res pubblica, ben venga che oltrepassi certi limiti 🙂 e che diventi continua spinta all’azione politica. Se ci sono motivazioni prettamente personali, a vantaggio proprio .. hai voglia a bilanciare. Certe situazioni, ambienti ecc. sono vera e propria linfa vitale alla crescita dell’avidità.
                Credo, Nico, solo nell’integrità e onestà della persona; se essa ha veri e saldi principi ha anche forti e sane motivazioni.
                Poi, lo sai, le situazioni sono complesse in campo politico e dovremmo discutere molto. 🙂
                Scusa per il ritardo della risposta.
                Buona serata.

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