La poesia Iraniana…..Forugh Farrokhzad


 

 

Nelle poesie della Farrokhzad si nota l’epoca della condanna sociale e religiosa in Iran, i suoi scritti attraversano dolorosamente le fratture di quella società tra gli anni cinquanta e sesssanta, stagione dolorosa perché basata sulla scelta radicale di testare continuamente le pareti delle “case in strada”.

L’Uomo e la Donna diventano quindi specchi biologicamente dissimili di un’unica presenza, rappresentazioni della possibilità dell’abbraccio malgrado la distanza di natura e il crollare dei tempi.

Le figure del possesso dell’appartenenza sono invertite rispetto alle prime liriche, ma mai si dissolvono, come due fuochi necessariamente accessi per tenere elevata la tensione riflessiva.

La conquista di questa poetessa, non riguarda pertanto la liceità dello sguardo sul corpo maschile né unicamente la difesa dei giardini dell’incontro in un paese che stava precipitando verso il fondamentalismo religioso portando con sé il gelo dell’indifferenza, paura e morte.

 

Nico (max weber)

Forugh Farrokhzad
Forugh Farrokhzad

 

 

Con quali mani?

 

Il sonno, il sonno, il sonno
lui riposa,

sulle calde sabbie,

sotto la luce accecante del sole.
E sochiuse le sue palpebre

triste nel cuore lui guarda:
il torrente dei miei capelli bagnati

che scorre sul petto suo,

l’odore selvatico del suo corpo

che soffia sul corpo mio.
Triste nel cuore io guardo:
il cielo si è chinato sul suo volto

le sue mani tra le sabbie roventi

una linea bianca e invisibile hanno tracciato

con i grani spezzati delle conchiglie.
Lo amo,

come il grano ama la luce

ecome i campi amano il vento

o come i battelli che amano le onde,

come gli uccelli amano le vette

lo amo….
E socchiuse le mie palpebre

triste nel cuore io guardo:
Ah se in questo silenzio

con questa purezza

tu diventassi terra tra le mie braccia,

in questo silenzio, con questa purezza

tra le mie braccia

sotto l’ombrello dei miei capelli

quando il terreno del mio giovane corpo

ti beve

come una pioggia delicata

o una carezza di luna
ah, se tu diventassi terra

se tu diventassi terra….
perché un’altro corpo

nell’invasione dei giorni lontani

non prenda l’odore e il colore del tuo corpo

e non sudi nel tuo corpo,

perché un’altra donna

non riposi nel concavo del tuo corpo

e non riposi nella tua casa,

non corra nella tua casa

e non ascolti la melodia del cuore tuo.
E socchiuse le mie palpebre

triste nel cuore io guardo:
come le onde ti allontani

dai miei fianchi

e di nuovo ti allontani

sulla di piombo dell’orizzonte

diventi un solco di luce.
Con cosa si potrà stringere in lacci

eterni l’amore?

Con quali lacci e quali labbra?

In quale attimo,

quale notte?
Come me che mi dissolvo

e i giorni

e le stagioni, e i nidi,

la neve sui tetti delle case,

anche lui alla fine

fra tutte le ombre sarà polvere

come una foto antica

che pallida, e pallida

pallida diventa.
Con quali ali si potrà

sfuggire alla rovina e al bruciore dei giorni?

Con quali lacrime si potrà stendere un velo

sullo sguardo stupefatto del tempo?
Con quali mani si potrà stringere in lacci

eterni l’amore?
Con quali mani?
Il sonno, il sonno, il sonno
lui riposa,

sulle calde sabbie,

sotto la luce accecante del sole.

 
tratto da: Prigioniera

 

Forugh Farrokhzad 

 

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6 pensieri su “La poesia Iraniana…..Forugh Farrokhzad

  1. Bellissima.
    In quegli anni la Forugh era costretta a muoversi in labirinti nei quali la femminilità altro non era che un aristotelico “organon” particolarmente sensibile della sua personalità poetica.
    La religione, il maschio, i valori e la famiglia non sono negati, sono legati tra loro come in una ragnatela da cui trarre una profonda esperienza esitenziale, i limiti imposti e i vincoli di accesso alla Cultura, non rappresentano e non rappresenteranno mai un confine alla sua sensibilità poetica.
    Grazie per questa meravigliosa condivisone, ciao Lupo. 🙂

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