Come facevamo l’amore ai tempi degli Antichi Egizi.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ il più ampio testo di illustrazione erotica dell’antichità egizia. E’ contenuto nel papiro 55001, un fragilissimo documento che risale al 1150 prima della nascita di Cristo, quando in Egitto dominava la dinastia di Ramses e quando da noi la cultura era ancora piuttosto arretrata. Tanto per intenderci. Proprio in quegli anni sarebbe stata in corso la guerra di Troia, mentre in Sicilia sarebbe nata Trapani, probabilmente la più antica città d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il papiro 55001 ci racconta invece di una cultura raffinata, al di là dal mare. Raffinata artisticamente e pure sessualmente. Il documento fu studiato dallo stesso Champollion, l’uomo che, al seguito dell’esercito di Napoleone, aveva tradotto i geroglifici, grazie al ritrovamento della stele trilingue di Rosetta.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il papiro, oggi conservato al museo egizio di Torino, fu acquisito a Deir el-Medina agli inizi del 19 ° secolo. Il 6 novembre 1824, Champollioon scriveva da Torino a suo fratello, dicendo: «… qui un pezzo del rituale funerario … e là frammenti di pitture di oscenità mostruose e che mi danno un’idea molto singolare sulla gravità e sulla saggezza egiziana”

 

 

 

 

 

 

 

 

Il papiro era in pessime condizioni; doveva misurare, in origine, circa 320 centimetri. Questa dimensione (320 cm) è stata, nel corso del periodo ramesside ( dinastia di Ramses), proprio uno standard. La larghezza media è di 21.5 cm ed è divisa in due parti: la parte satirica, che occupa lo spazio più corto – 85 centimetri – mentre la parte erotica misura 174 cm. L’inizio della parte satirica è perduto. La parte dedicata all’erotismo, invece,è conservata nella sua interezza, anche se giunse danneggiata e frammentata.

 

 

 

 

 

 

 

 

Questo papiro erotico, risulta, fino ad oggi, unico, anche se l’iconografia è ripresa da un gran numero di ceramiche, nelle quali sono riprodotti gli stessi temi. Dodici le scene sessuali rappresentate.Anche se gravemente danneggiati, i disegni sono stati restaurati e ripresi schematicamente (Queste immagini sono tratte dal libro di Ruth Schumann Antelme Stéphane Rossini e “Secrets of Hathor. Amore, erotismo e la sessualità in Egitto faraonici (Editions du Rocher. Champollion). Il fine dell’opera? Alcuni egittologi, considerata la contiguità dei capitoletti erotici a quelli grotteschi, pensano a una letteratura per immagini, destinata a divertire cortigiani o classi abbienti. I geroglifici trovati in questo “decamerone dell’antichità” sono di tenore inequivocabile. “Tenere il piacere, il pene in me …” recita un geroglifico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da: stilerte.it

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