Riflessioni Politiche……NOI, SPERIAMO DI CAVARCELA!


 

Io voglio bene a tutti, quel bene che si vuole ai figli.

Vorrei proteggere, aiutare, dare fiducia, ascoltare o regalare un sorriso, una stretta di mano, un bacio sulla guancia e dire ad ognuno di voi che il futuro sarà un tempo migliore dove tutti i papà avranno un lavoro e un futuro, dove le donne verranno rispettate come persone e non considerate un mero oggetto di possesso, un futuro dove ogni fede religiosa possa unire i popoli e non dividerli, un futuro dove venga considerato il merito e non il potere, un futuro dove la POLITICA sia vera politica al servizio del cittadino e non una finzione della democrazia.

Mi piacerebbe dirlo ma non sarà così, negli ultimi giorni infatti, si è conclusa la quadratura del cerchio con la sottoscrizione da parte del governo Italiano di quel trattato chiamato FISCAL COMPACT, un trattato che obbligherà TUTTI i futuri governi del nostro paese (nessuno escluso) ad una manovra finanziaria annua di 50MLD di euro (per i prossimi 20 anni) il tutto per abbassare il debito pubblico al 60% del PIL. Vi rendete sicuramente conto che ci saranno aumenti delle imposte, tasse e concessioni, ma soprattutto si concluderà quell’attività di PRIVATIZZAZIONE dei servizi rivolti ai cittadini come SCUOLA, SANITA’, TRASPORTI, RIFIUTI, ENERGIA ELETTRICA, GAS, ACQUA, compresa la vendita di quelle poche risorse ancora pubbliche come autostrade, porti, aeroporti, società come Finmeccanica, Poste Italiane, FS, Anav e molte altre che troverete qui http://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/partecipazioni/elenco_partecipazioni/

 

 

Saluto tutti voi con un grande ABBRACCIO, un IN BOCCA AL LUPO e un consiglio disinteressato, TOGLIETE I VOSTRI RISPARMI DALLE BANCHE, DALLA POSTA O DALLE SOCIETA’ DEI PROMOTORI FINANZIARI, datemi retta, fatelo.

p.s. Leggete l’articolo sotto, occuperà solo  5 minuti della vostra vita, ne varrà la pena perchè queste informazioni non le avrete mai dai Media.

Auguri di Buone Feste a tutti!

Emmanuel Macron (Presidente Repubblica Francese), Paolo Gentiloni (Presidente Consiglio Ministri) e Angela Merkel (Cancelliera di Germania)

 

Gentiloni inchioda l’Italia al Fiscal Compact.

da: Contropiano.org

 

Con la decisione del governo Gentiloni di appoggiare laproposta Juncker” – domani al Consiglio Europeo – si chiude per sempre la possibilità teorica di modificare i trattati europei su due punti chiave: l’obbligo al pareggio di bilancio (peraltro già inserito addirittura nella Costituzione, all’art. 81) e la riduzione del debito pubblico al 60% del Pil entro 20 anni (per l’Italia, ferma al 133%, si tratterebbe di fare una manovra correttiva da almeno 50 miliardi ogni anno, tra tagli di spesa e aumenti di tasse).

Il silenzio che circonda questa decisione è direttamente proporzionale alla sua importanza perché l’inserimento del Fiscal Compact nella “legislazione europea” lo rende di fatto operativo – dal 2019 – e obbligatorio, pena sanzioni pesantissime ed esposizione del paese al “rischio mercati” (aumento dello spread, difficoltà nel rifinanziare il debito, ecc).

Fin qui il Fiscal Compact era stato infatti soltanto un “trattato intergovernativo”, dunque sottoposto annualmente a deroghe, flessibilità, sfilacciamenti in parte autorizzati dalla stessa Commissione Europea, in parte strappati furbescamente dai singoli governi per “attenuare” il rigore dei conti in misura compatibile con la conservazione del consenso sociale.

Non mancano infatti le perplessità anche tecniche sul funzionamento di un meccanismo automatico di riduzione del debito che si affida a parametri decisamente sfuggenti come l’output gap (lo scostamento tra la crescita reale e quella “potenziale”, di fatto impossibile da determinare con certezza). Proprio questa indeterminatezza rendeva necessaria la “flessibilità” che paesi come l’Italia hanno sfruttato fino – e oltre – i limiti della pazienza tedesca.

La trasformazione in “regola comunitaria” elimina – eliminerà, tra 12 mesi – anche quel margine di elasticità, rendendo tutta la procedura di scrittura della legge di stabilità (la legge più importante dello Stato, perché decide la distribuzione di spese e carichi fiscali per tutta la popolazione) un puro esercizio contabile, con limiti fissi e invalicabili anche a prescindere dall’andamento del ciclo economico.

E’, su una dimensione infinitamente più grande, la “lezione” impartita dalla Troika alla Grecia. Una volta fissati i confini quantitativi, infatti, sarà direttamente la Commissione Europea a stabilire quali voci del bilancio nazionale dovranno subire i tagli maggiori e quali dovranno invece essere aumentate. Già sappiamo – è un’altra decisione europea – che il bilancio della Difesa va aumentato rapidamente, per avvicinare quel 2% del Pil indicato come obiettivo minimo per la costruzione di un sistema militare continentale. E già sappiamo che (spesa militare esclusa) le voci più consistenti del bilancio statale sono sanità, pensioni, istruzione. Non serve insomma un genio per capire che qui si abbatterà, con maggior forza di quanto non sia già accaduto da 25 anni a questa parte (il “trattato di Maastricht” è non a caso del 1992), la mannaia di Bruxelles.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ne consegue che i prossimi governi saranno di fatto dei puri prestanomi per decisioni economico-sociali su cui non hanno più alcun potere (salvaguarderanno, con difficoltà, soltanto quei margini che consentono di tenere in vita un po’ di sistema clientelare, decisivo al momento delle elezioni). Era così anche prima, lo abbiamo scritto centinaia di volte. Ma ora si passa dalle trattative in posizione svantaggiosa all’obbedienza pura e semplice.

Fa ridere chi pensa si possa “disobbedire ai trattati”, o che un eventuale governo un po’ più progressista (e persino uno “populista di destra”) abbia la possibilità di “battere i pugni sul tavolo”. Con questa trasformazione del Fiscal Compct la stessa discussione politica sulle misure di austerità diventa praticamente impossibile: tutto è già deciso, fissato in regole immodificabili (servirebbe infatti l’unanimità di tutti gli Stati membri, come quando vengono firmati).

Per questo diciamo con forza crescente che l’elemento decisivo, discriminante, per qualsiasi schieramento politico-sociale o anche elettorale, è la posizione rispetto all’Unione Europea. Quei vincoli non si possono “riformare”, possono soltanto essere rotti.

Dante Barontini per Contropiano.org

 

 

 

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Riflessioni Politiche……Casa Pound e la criminalità organizzata!!


 

A volte credo sia giusto che torni il fascismo di una volta, che torni per farci capire che nulla ci è stato regalato, eh si putroppo, perchè quel poco che oggi rimane di quei diritti (lavoro, studio, assistenza medica, libertà personali) conquistati con il sangue e con le manifestazioni degli ultimi quarant’anni, ai molti sembrano siano sempre esistiti. In verità non è così, uomini e donne nel corso degli ultimi decenni hanno lottato, manifestato e combattuto mettendo in campo tutta la passione politica, riuscendo in questo modo a raggiungere degli obbiettivi che sembravano irrangiungibili. Oggi tutto viene dimenticato, viene dimenticato il ventennio fascista, dimenticato il fallito golpe Borghese, dimenticato il decennio della strategia della tensione, dimenticato il periodo del fango mediatico di berlusconiana memoria, tutto viene dimenticato in fretta perchè il ricordo di ciò che è stato, viene sopraffatto dall’istinto di cambiare i futuro anzichè difendere il presente. Si, sono proprio convinto che i fasci dovrebbero tornare a governare!!

Nico (max weber)

 

Polemiche contro i giornalisti che hanno partecipato ai dibattiti di Casapound. In particolare, tweet e ironia contro Corrado Formigli, che questa sera ospiterà nuovamente il presidente del partito neofascista a Piazza Pulita, in diretta su La7.

immagine presa dal web

 

 

 

 

 

Mentre le immagini della testata di Roberto Spada sul naso del giornalista di Nemo giravano in loop sui social e in tv, il primo pensiero di tanti è andato a quei giornalisti che nelle scorse settimane hanno partecipato agli ormai celebri dibattiti in via Napoleone III. Il collegamento può sembrare fumoso soltanto a chi non vede i lati del triangolo Spada-Casapound-giornalisti consenzienti. Al contrario, è estremamente razionale e segue più o meno queste argomentazioni: i fascisti sono violenti, e questo stupisce poco; a Ostia il clan Spada sostiene Casapound, e questo si sa; ciò che non torna è perché personaggi come Enrico Mentana, Corrado Formigli o Nicola Porro abbiano dato ulteriore riconoscimento al partito neofascista partecipando agli incontri nella sua sede via Napoleone III.

immagine presa dal web

 

 

 

 

 

 

 

Secondo i tre giornalisti Casapound sarebbe ormai inscritta nel meccanismo democratico dei partiti, perché diversa da altre formazioni fasciste e in quanto ammessa a partecipare alle elezioni. Ci sarebbe molto da dire a commento di questa strana tesi, che più che descrivere la realtà contribuisce a produrla. Per un verso, si potrebbe ricordare che anche il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori fu ammesso alle elezioni, nella Germania del 1932. Vi partecipò “democraticamente” e ottenne anche un bel 37,4% di consensi. Peccato che quando i rapporti di forza cambiarono a suo favore, proprio grazie a quel risultato elettorale, si comportò in maniera un po’ meno democratica. Per un altro verso, invece, basterebbe dare uno sguardo alle decine di episodi che hanno visto dirigenti, militanti e simpatizzanti di Casapound protagonisti di violenze contro cittadini comuni, attivisti di sinistra, migranti.

Aggressioni e violenze di cui è difficile tenere il conto e che, comunque, sono comodamente consultabili su google, senza nemmeno il bisogno di fare del del giornalismo d’inchiesta. In particolare su Ostia verrebbero fuori moltissimi risultati, che coinvolgono trasversalmente numerosi soggetti, da volontari della parocchia a candidati di Forza Italia. Ma evidentemente al trio Mentana-Formigli-Porro queste cose non interessano più di tanto. Chissà se i tre hanno accettato l’invito per semplice narcisismo o davvero nutrano la convinzione di poter evangelizzare dei fascisti ai valori “democratici”. Di certo, anche questi giornalisti hanno dato il loro personale contributo al principale obiettivo dell’organizzazione di via Napoleone III: sdoganare il neofascismo attraverso retoriche pseudo-democratiche, interlocuzioni con personaggi di altri schieramenti politici e attività sociali di facciata.

Per fortuna, oltre la pochezza di simili personaggi sembra esserci una consapevolezza diffusa intorno alle modalità di funzionamento della strategia di Casapound. Forse per questo, in tanti, subito dopo aver sentito il rumore che fa una cartilagine del naso che si frantuma, hanno indivuato il cuore del problema più che nei soliti fascisti o nei loro amici mafiosetti, in tutti coloro che li aiutano a truccare il volto all’insegna della presentabilità.

da: ribellioni.it

Riflessioni politiche….la Repressione al tempo della crisi!


 

Questo è un articolo molto importante, leggetelo con attenzione perché è la prova dell’instaurazione dello stato di polizia nel  nostro paese ma anche in tutta Europa, l’articolo ci spiega quali sono i deterrenti per stroncare qualsiasi manifestazione  sociale, ci spiega anche il fatto, per chi ancora non lo sapesse, non esistono più diritti per le genti impoverite dalla crisi economica e dal Potere massonico-finanziario, dobbiamo stare al “nostro posto” come più volte ripetuto dal ministro Minniti in questo bellissimo articolo di contropiano.org.

E’ ora di combattere questo SISTEMA di repressione!

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

“State al vostro posto o sono guai”. La repressione al tempo della crisi.

 

L’appello contro la repressione delle lotte lanciato a maggio,  ha raccolto decine di firme significative nel mondo giuridico, universitario e del lavoro. Quell’appello aveva e mantiene l’intenzione di segnalare un allarme ben preciso sull’attuazione dello Stato di polizia nel nostro paese come unica soluzione avanzata dal governo e dalla classe dominante per far fronte ai contraccolpi sociali di una crisi non lascia intravedere sbocchi. Ma soprattutto che non lascia intravedere margini né di miglioramento né di ammortizzamento sociale per milioni di persone tra la classe lavoratrici e i ceti sociali impoveriti. Non avendo e non volendo avere soluzioni accettabili da mettere sul piatto, le oligarchie europee e i loro sodali in Italia operano sul piano della deterrenza. Spaventare, depotenziare, neutralizzare gli attivisti sociali, politici e sindacali che si oppongono a questo massacro sociale, ma mandare anche segnali dolorosi alla gente comune, ai lavoratori, ai disoccupati, ai senza casa, ai giovani studenti o senza lavoro, affinchè accettino questa situazione e rinuncino alla strada della vertenza e della resistenza collettiva. Insomma devono imparare a “stare al loro posto” e in silenzio.

Ma questa filosofia non agisce solo in Italia. E’ ormai l’aria che si respira in Europa ad esempio con la Ley Mordaza in Spagna o la Legge d’emergenza che viene rinnovata di semestre in semestre in Francia. Di questo e su questo, su impulso dell’Osservatorio contro la Repressione, ci si confronterà a Bruxelles e Strasburgo la prossima settimana intorno alla proposta di una Rete Europea per il Diritto al Dissenso, a difesa delle lotte sociali. L’iniziativa è stata presentata giovedi a Roma nella sede del Parlamento Europeo. Emblematicamente, la conferenza stampa si è tenuta lo stesso giorno in cui l’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per le torture e le brutalità poliziesche alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001.

Ma il portato di quei giorni di terrorismo di stato, negli ultimi anni si è dovuto misurare con gli effetti sociali della crisi, in particolare dal 2011 a oggi. In questi anni di crisi, gli apparati del Ministero dell’Interno hanno lavorato alacremente per svolgere questa funzione coercitiva e repressiva (i dati che forniamo più sotto ne sono la testimonianza). Poi, nonostante evidenti eccezioni di incostituzionalità e condanne a livello di Corte Europea, il Decreto Minniti-Orlando è diventato Legge dello Stato, dando così una cornice legale e legittimità politica ad un modello repressivo che ben presto ha fatto vedere i suoi effetti anche in modo clamoroso con i fatti di Torino e di Roma di cui il nostro giornale ha riferito ampiamente.

I dati che pubblichiamo, elaborati dallOsservatorio contro la Repressione, spiegano molto più chiaramente di tante parole quale sia il nesso tra crisi, precipitazione delle condizioni sociali, repressione delle lotte e degli attivisti che le fanno.

Da quel maledetto 2011, l’anno della lettera di Draghi -Trichet, dell’imposizione del governo Monti da parte dell’Unione Europea e dell’avvio massiccio delle misure antipopolari in nome dell’austerità e del rigore di bilancio, è stato un crescendo proporzionale di misure repressive, arresti, denunce contro attivisti politici, sociali, sindacali nel paese. A farne le spese sono stati in molti casi gli attivisti del Movimento No Tav e i disoccupati napoletani, ma dentro questi numeri ci sono centinaia di sindacalisti, lavoratori, occupanti di case, studenti universitari.

 

Denunce Fogli di via Avvisi orali Obblighi dimora Obblighi firma Sorveglianza speciale Daspo
2011 1.190 26 1 13 8 166 7
2012 2.973 11 13 2 35
2013 2.957 58 3 23 54 2
2014 3.774 41 5 22 14 6
2015 3.406 106 7 14 18 31
2016* 1.136 69 6 7 21 12 **
2017* 176 74 5 7 4 ***
totale 15.612 385 35 86 147 221 7

 

**Nel 2016 ci sono stati 53 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

*** Nel primo semestre del 2017 ci sono stati 46 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

Gli arrestati durante manifestazioni, picchetti, iniziative di lotta

Arresti
2011 81
2012 204
2013 171
2014 134
2015 157
2016* 94*
2017 (giugno) 11*
totale 852

 

I dati relativi al 2016 e al primo semestre del 2017 sono ancora parziali

Fonte: Osservatorio contro la Repressione su dati del Ministero degli Interni per gli anni 2011-2015

 

I dati parlano e purtroppo parlano chiaro. Su questi temi, Eurostop avvierà dopo la discussione nell’assemblea del 1 luglio, una campagna in tutto il paese, coordinandosi con iniziative analoghe in corso e lavorando per una manifestazione popolare, democratica e di massa per l’abrogazione della Legge Minniti.

La repressione e lo Stato di polizia – o Stato d’eccezione permanente come è stato definito nella conferenza stampa – sono parte fisiologica del conflitto politico e sociale che ci attende. Il governo (ma anche certe forze dell’opposizione) vorrebbe sottrarre ogni responsabilità e funzione della politica e lasciare che il conflitto diventa meramente un problema tra legalità e illegalità, tra le regole e chi viola le regole. Disoccupazione di massa, emergenza abitativa, arbitrii padronali non sono più materia di confronto o soluzione, sono materia di ordine pubblico, anzi talvolta solo un problema di decoro, perché i poveri “devono imparare a stare al loro posto”.

Sergio Carraro

 

per gentile concessione di: contropiano.org

Rilessioni personali….Risarcimenti G8, altri 430 mila euro pagati dagli italiani per gli abusi in divisa!!


 

Triste ricordare certi avvenimenti, triste perché la violenza usata in quell’occasione dalle Forze dell’Ordine fu incredibile e inaudita, triste perché a farne le spese furono dei giovani ragazzi che nulla avevano a vedere con le violenze di quei giorni, triste perchè degli esseri umani (in divisa) si sono accaniti su altri esseri umani, triste perché atteggiamenti del genere censurano qualsiasi nostro diritto, dalla libertà personale a quello della nostra incolumità, triste perché coloro che si sono macchiati di gesti sanguinari come questo, tra un tira e molla sui cavilli legali, menzogne, insabbiamenti e quant’altro, non hanno subito condanne in linea con il loro comportamento, e infine triste perché ancor oggi, queste “bestie” in divisa sono al loro posto pur con altre mansioni.

“Siamo rivoluzionari. Il mio scopo non è trovare lavoro alla gente, non me ne importa nulla. Io voglio lottare con chi cerca un lavoro perché lo voglio spingere a capire che è possibile, con certi mezzi, obbligare lo Stato a fare un passo indietro e continuare nell’attacco fino alla sua distruzione totale” (cit.)

Nico (max weber)

Bolzaneto GE (G8 2001)

 

 

 

Continua a crescere il costo per tutti i cittadini italiani delle nefandezze compiute da alcune decine di poliziotti (molti mai identificati) e dai loro superiori durante il G8 di Genova del 2001.

In questi giorni altri sette manifestanti che all’epoca vennero selvaggiamente pestati nella scuola Diaz e poi rinchiusi per altre torture ella caserma di Bolzaneto hanno ottenuto dal giudice civile un risarcimento complessivo di 430 mila euro, soldi che vanno ad aggiungersi a quelli già pagati, seppur con un vergognoso ritardo, dai vari ministeri per le cosiddette provvisionali e a quelli già versati per le altre cause civili andate a sentenza.

Denaro pagato dai ministeri dell’Interno o della Giustizia – a seconda che le vittime siano passate dalla Diaz o da Bolzaneto o da entrambe – ovvero da tutti i cittadini italiani.

La Corte dei Conti ha già istruito i fascicoli per ottenere il risarcimento del danno erariale ma è difficile pensare che il costo milionario dei crimini di una banda di poliziotti violenti e falsificatori sarà mai ripagato interamente.

I sette manifestanti, due donne e cinque uomini, italiani e stranieri, erano assistititi dagli avvocati Dario Rossi e Gilberto Pagani. Tra di loro c’è chi è scappato dall’Italia per non dover mai più vedere una delle divise di quella notte, e cittadini inglesi che non metteranno mai più piede nel nostro paese per lo choc subito.

Il giudice Daniela Canepa ha recepito in sentenza le condanne della Cassazione che a loro volta avevano originato quelle dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per l’assenza del reato di tortura in Italia. Vuoto colmato pochi giorni fa tra mille polemiche per un testo ritenuto dai giuristi non conforme ai rigidi dettami internazionali. Basti dire che i pm e i giudici che trattarono le vicende del G8 hanno detto che con questa legge molti degli abusi del 2001 non rientrerebbero nella definizione di tortura riconosciuta invece dalla Cedu.

Scrive il giudice Canepa nella sentenza: “La parte civile ha con evidenza subito, quale conseguenza di tali delitti, un patimento da valutarsi compiutamente ed in modo unitario, in rapporto alla pacifica percezione che la stessa ebbe di un totale sovvertimento dei principi fondamentali democratici su cui si fonda la convivenza civile nel nostro Paese, nell’ambito di palesi e inaudite, carenze di prevenzione, controllo e tempestivo intervento da parte, a vari livelli, dei poteri dello Stato preposti al rispetto , comunque, della legalità e delle garanzie costituzionali, un patimento protrattosi nel tempo, peraltro, in ragione dei tempi necessari per addivenire ad un accertamento fattuale della verità”.

Più avanti si legge ancora la conclusione del giudice civile: “Considerata la gravità dei fatti accaduti, la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, la gratuità dei gesti di violenza da parte di coloro che dovevano essere i tutori dell’ordine, la contemporanea perpetrata violenza su tanti soggetti inermi all’interno di un medesimo edificio, per cui il singolo assisteva anche agli atti di violenza che subivano tutte le persone che si trovavano all’interno della scuola si distinguono, peraltro, i danni conseguentemente subiti da ogni parte attrice sia perché hanno subito alcune anche lesioni fisiche e anche perché di diversa età anagrafica”.

 

Marco Preve per repubblica.it