Addio Dolores O’Riordan, grandissima voce dei Cranberries!!


 

Addio Dolores!!!

 

Dolores O’Riordan

È morta a 46 anni Dolores O’Riordan, la voce del gruppo rock irlandese Cranberries. L’artista si trovava a Londra per una sessione di registrazione. Nulla al momento trapela sulle cause della morte. Nell’estate scorsa i Cranberries avevano dovuto sospendere il tour a causa della malattia di Dolores, un “problema alla schiena” nelle dichiarazioni ufficiali.

Cantante, autrice e attrice, Dolores O’Riordan aveva lasciato nel 2003 il gruppo per intaprendere la carriera solista, per poi tornare nel gruppo nel 2009. Fra i maggiori successi della band il brano Zombie, contenuto nell’album No need to argue

Ultima di sette fratelli, Dolores Mary Eileen O’Riordan nasce a Limerick, in Irlanda, il 6 settembre 1971. I suoi genitori le hanno impartito un’educazione cattolica. Talento precoce, scrisse la sua prima canzone a 9 anni, Dolores O’Riordan suonava l’organo della chiesa, che frequentava tutte le domeniche assieme alla sua famiglia, e cantava i canti gregoriani, cosa che l’ha portata a sviluppare uno stile assolutamente personale.

Ma la sua vita non è stata sempre serena. La ribellione, quando a 18 anni decide di entrare in una band, e molti problemi personali causati, aveva raccontato, dall’essere stata abusata per 4 anni, dall’età di 8 anni fino ai 12 anni, da un componente della sua famiglia.

A rasserenarla, la nascita dei tre figli avuti dal manager dei Duran Duran Don Burton con cui rimane sposata 20 anni. Nel 2006 era stata inserita fra le 10 donne più ricche d’Irlanda, ma tre anni fa l’artista, che pare soffrisse di un disturbo bipolare della personalità, è stata arrestata per una rissa in aereo dove aveva aggredito una hostess e un poliziotto.

Una voce carismatica e inconfondibile, capace di unire la tradizione celtica al rock più innovativo, quella di Dolores O’Riordan, che lascia un grande vuoto nel panorama del rock mondiale. L’artista entra a far parte del gruppo musicale The Cranberry Saw Us nel 1990 come cantante; la formazione cambierà poi nome in The Cranberries. Dolores partecipa alla realizzazione dei primi quattro album della band, l’EP Uncertain (1991),  Everybody else is doing it, so why can’t we? (1993), No need to argue (1994), con il quale i Cranberries diventano un fenomeno mondiale, e To the faithful departe (1996).

Dopo tredici anni col gruppo e 40 milioni di dischi venduti, Dolores O’Riordan affronta la carriera solista con l’album

Are you listening?

del 2007. Fra le varie collaborazioni, anche quella col nostro Zucchero in

Pure love e Giuliano Sangiorgi.

Molti ricorderanno una delle sue interpretazioni più toccanti, l’Ave Maria di Schubert, cantata a cappella, per la colonna sonora del film La passione di Cristo di Mel Gibson nel 2004, eseguita anche al Festival di Sanremo e in duetto con Big Luciano nel suo Pavarotti & Friends.

L’artista aveva partecipato a diverse edizioni del Concerto di Natale in Vaticano, nel 2001, 2002 e 2013, intepretando fra l’atro il Panis Angelicus

di César Franck.

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Patty Pravo


 

poesia in musica

 

Se perdo te.

 

Se perdo te cosa farò
Io non so più restare sola
Ti cercherò e piangerò
Come un bambino che ha paura
M’hai insegnato a volerti bene
Hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene
Ma ora insegnami, se lo vuoi tu
A lasciarti, a non amarti più
Se perdo te, se perdo te
Cosa farò di questo amore
Ti resterà, e crescerà
Anche se tu non ci sarai
M’hai insegnato a volerti bene
Hai voluto la mia vita: ecco, ti appartiene
Ma ora insegnami, se lo vuoi tu
A lasciarti, a non amarti più
Se perdo te, se perdo te
Cosa farò di questo amore
Ti resterà, e crescerà
Anche se tu non ci sarai

 

Patty Pravo

Riflessioni Personali…..mai più femminicidi!!


 

In questi versi di Neruda l’esito lacerante di un amore finito sublima il dolore in poesia. Ma occorre essere poeti per farlo, chi non lo è elabora l’evento doloroso e finisce con il conviverci. Purtroppo, sempre più di frequente, quando il rapporto uomo – donna si guasta, si ammala generando violenza in particolar modo nei confronti della donna, arrivando persino al femminicidio.

Non tutti possiamo essere poeti è vero, ma ogni uomo può essere non violento e confidare sempre nel potere miracoloso del dialogo.

E’ solo questione di sensibilità!

Nico (max weber)

 

 

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio: «La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza.»
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
L’ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi ha amato e a volte anch’io l’amavo.


Come non amare i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l’ho più. Sentire che l’ho persa.
Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza lei.
E il verso scende sull’anima come la rugiada sul prato.
Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.

La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta. Lontano.
La mia anima non si rassegna d’averla persa.
Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d’allora, già non siamo gli stessi.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo color chiaro. I suoi occhi infiniti.
Ormai non l’amo più, è vero, ma forse l’amo ancora.
È così breve l’amore e così lungo l’oblio.
E siccome in notti come questa l’ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d’averla persa.
Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Escribir, por ejemplo: “La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos”.
El viento de la noche gira en el cielo y canta.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.
En las noches como ésta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.
Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.
Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.
Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.
Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche está estrellada y ella no está conmigo.
Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.
Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.
La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.
Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.

De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.
Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.
Porque en noches como ésta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.
Aunque éste sea el último dolor que ella me causa,
y éstos sean los últimos versos que yo le escribo

 

Pablo Neruda