Riflessioni personali…..le riforme (tagli) che ci chiede l’Europa!


 

Tito Boeri (INPS) dichiara guerra ai pensionati.

 

In un’italia continuamente distratta su temi completamenti secondari, priva di politici in grado di tenere testa al regime violento della finanza internazionale, non desta stupore il silenzio assordante sulle ultime vergognose dichiarazioni di Tito Boeri.

Questo è il liberismo, questa è l’UE, questo è l’euro… ed attenzione perché l’attacco alla spesa pubblica oggi è globale, dalle pensioni alla sanità, passando per la giustizia, la sicurezza e l’istruzione, dove ad esempio i tagli di personale sono stati mascherati in questi giorni inserendoli attraverso la riduzione della durata delle scuole superiori che passerà da cinque a soli quattro anni.

P.S. ma il Giappone con il suo debito/pil al 250% non doveva fallire a breve? Capre!

 

 

Il Presidente dell’INPS ha nello specifico dichiarato circa lo stop progressivo all’aumento dell’età pensionabile: “E’ pericolosissimo toccare questo meccanismo, perché può avere sia effetti in avanti che all’indietro. Le generazioni che hanno già vissuto questo adeguamento, per esempio con l’adeguamento dell’età pensionabile di quattro mesi nel 2016, o prima ancora, di tre mesi nel 2013, direbbero: ma perché noi abbiamo dovuto pagare? E poi, guardando ancora più avanti, avremmo un ulteriore aggravio di spesa pensionistica che noi stimiamo in 141 miliardi di euro”. Ed ancora “questo stop all’aumento progressivo dell’età pensionabile non è neanche nell’interesse dei lavoratori più deboli; perché se possono andare in pensione prima, sappiamo che saranno i datori di lavoro stessi a spingersi a ritirarsi prima, e a quel punto uscirebbero con delle pensioni più basse, perché col sistema contributivo più si lavora, più i trattamenti aumentano” ed infine l’ultima stoccata ai pensionati italiani: “se uno percepisce la pensione più a lungo perché si vive più a lungo è giusto anche che contribuisca più a lungo al sistema, altrimenti il sistema non riesce a reggere”.

Difficile sia mantenere la continenza espositiva difronte a queste affermazioni criminali, sia scegliere da dove partire per confutare le menzogne di Boeri. Ma cominciamo con l’ultima affermazione, quella sul fatto che si vive più a lungo.

Il dato è clamorosamente falso. L’austerità economica che va avanti dal 1995, data in cui l’Italia ha iniziato le politiche di avanzo primario senza soluzione di continuità (ovvero il Paese tassa ogni anno più di quanto spende impoverendoci tutti), oggi impedisce a tanti cittadini di accedere a cure ed esami con la conseguenza che, come certificato dall’ISTAT nel 2015, per la prima volta dopo decenni, la durata media della vita è scesa. Non ci sono prospettive che l’aumento di aspettativa di vita registrato in passato dunque possa proseguire, anzi.

Veniamo poi al tema dell’aggravio di spesa pubblica per maggiori costi pensionistici. Sfatiamo il mito numero uno della propaganda di questa dittatura finanziaria: le pensioni non sono un costo per la collettività ma una delle ricchezze più importanti.

La spesa pubblica è la principale componente positiva del PIL, ogni euro di spesa pubblica, nella peggiore delle ipotesi, è automaticamente un euro di PIL. Ma ovviamente la moneta circola e conseguentemente per ogni euro di spesa pubblica il PIL sale in misura maggiore ad uno. Ovviamente affinché questo effetto moltiplicatore si verifichi occorre che la spesa pubblica non si accantoni nei risparmi di chi la riceve ma venga spesa in consumi di beni o servizi. Non esiste voce di spesa più efficace da questo punto di vista delle pensioni. Infatti avendo il pensionato la certezza di un’entrata fissa la spende senza timori, dunque tenderà ad avere una propensione marginale al consumo talmente elevata da rendere difficile trovare risultati simili con qualsivoglia altra voce di spesa pubblica.

Più pensioni significano automaticamente maggiori consumi, persino con le attuali politiche di avanzo primario, proprio in virtù di criteri di ottimizzazione delle spesa pubblica complessiva in base alla propensione marginale di cui vi dicevo. In sostanza anche a parità di moneta (oggi scarsa) la miglior ridistribuzione con conseguente maggiore circolazione ha effetti benefici a livello macroeconomico.

Ovviamente a monte di tutto c’è poi il fatto che uno Stato “normale”, ovvero nel possesso di quelle sovranità senza le quali neppure può essere considerato Stato, non ha alcun limite precostituito di spesa. In tale contesto le pensioni possono essere pagate, come ovvio e come volutamente dimentica Boeri, senza alcuna copertura. Diventano uno dei modi migliori per immettere moneta fresca nell’economia espandendo la domanda aggregata laddove vi è, come oggi, l’esigenza macroeconomica di farlo. L’Italia sconta una rarefazione monetaria forzata (manca moneta nell’economia reale) imposta dalle norme giuridiche dei noti trattati europei. Dunque non vi è alcuna emergenza atta a comprimere i diritti costituzionali dei pensionati, casomai sussiste l’esigenza opposta ovvero quella di abbassare l’età pensionabile per tutti ed alzare le pensioni stesse consentendo maggiori consumi.

Una simile politica invisa a Boeri consentirebbe sia la ripresa dell’economia italiana, che sconta almeno la mancanza di 200 miliardi nell’economia reale secondo le stime più prudenti e basate sull’andamento dell’aumento della base monetaria ante austerità (ricordate sempre che più cresce un’economia più necessità di maggiore quantità di moneta complessiva per il suo funzionamento), che la riduzione del rapporto complessivo tra debito e pil, ammesso e non concesso ovviamente che questo debba davvero importare a qualcuno. Paradossalmente dunque, anche tenendo per buoni gli assurdi vincoli europei, ci sono maggiori probabilità di rispettarli con politiche espansive che con politiche di austerità.

L’ignoranza o la malafede di Boeri è davvero immensa. Ed in ogni caso andrebbe rimosso dal suo ruolo, essendo impensabile che il Presidente INPS ignori le basi della macroeconomia e spacci per un debito della collettività la spesa pubblica pensionistica, che invece rappresenta una delle più importanti fonti di credito per ogni cittadino italiano.

Anche in questo caso non credo che la popolazione, per colpa di media spesso collusi con i poteri finanziari, abbiano gli strumenti culturali per comprendere l’assurdità di simili forme di becera propaganda. Alla fine, come da desiderio messo nero su bianco nel libro “L’Aver de la Vie” da Jaques Attali (economista e mentore di Macron), si arriverà a spingere gli anziani al suicidio per ragioni economiche, “eliminare la vita se troppo costosa”.

 

Avv. Marco Mori

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Riflessioni Politiche….cosa significa avere SOVRANITA’?


 

Quello della sovranità è un concetto fondamentale di cui dobbiamo riappropriarci!

Manifestazione anti-Imperialista

 

“Di quale sovranità parli? Credi nella possibilità di costruire una sovranità popolare e progressista, in opposizione alla sovranità come concepita dalle élite capitaliste e nazionaliste?

La sovranità di cosa? Ecco la questione. Siamo stati abituati dalla storia a conoscere ciò che è stata chiamata sovranità nazionale, quella messa in atto da parte delle borghesie dei Paesi capitalisti, da parte delle classi dirigenti per legittimare il loro sfruttamento, in primo luogo dei propri lavoratori, ma anche per rafforzare la loro posizione nella concorrenza con gli altri nazionalismi imperialisti.

È il nazionalismo borghese. I Paesi della triade imperialista non hanno mai conosciuto fino ad oggi un nazionalismo diverso, soltanto quest’ultimo.

Invece nelle periferie abbiamo conosciuto altri nazionalismi, che avanzano con la volontà di affermare una sovranità antimperialista, operante contro la logica della globalizzazione imperialista del momento.

La confusione tra questi due concetti di “nazionalismo” è molto forte in Europa. Perché? Ebbene, per ragioni storiche ovvie. I nazionalismi imperialisti sono stati all’origine delle due guerre mondiali, fonti di devastazioni senza precedenti. Si capisce come questi nazionalismi siano considerati nauseabondi.

Dopo la guerra, la costruzione europea ha lasciato credere che ci si sarebbe potuti permettere di superare questo genere di rivalità, predisponendo un potere sovra nazionale europeo, democratico e progressista. I popoli hanno creduto a tutto ciò, cosa che spiega come la popolarità del progetto europeo continui a tenere nonostante tutte le sue devastazioni. Come in Grecia ad esempio, dove gli elettori si sono pronunciati contro l’austerità, ma allo stesso tempo hanno conservato la loro illusione di un’altra Europa possibile.

Samir Amin, economista di origine egiziana

 

 

 

Parliamo di un’altra sovranità. Una sovranità popolare, per opposizione alla sovranità nazionalistica borghese delle classi dirigenti. Una sovranità concepita come veicolo di liberazione, che fa arretrare la globalizzazione imperialista contemporanea. Un nazionalismo antimperialista dunque, che nulla ha a che vedere con il discorso demagogico di un nazionalismo locale che accetterebbe di iscrivere le prospettive del Paese interessato nella globalizzazione in atto e che considera il vicino più debole come suo nemico.

Come si costruisce dunque un progetto di sovranità popolare?
Questo dibattito lo abbiamo già condotto diverse volte. Un dibattito difficile e complesso tenuto conto della varietà delle situazioni concrete. Credo con buoni risultati, in particolare nelle nostre discussioni organizzate in Cina, in Russia, in America Latina (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Brasile). Altri dibattiti sono stati più difficili, in particolare quelli organizzati nei Paesi più fragili.
La sovranità popolare non è semplice da immaginare, perché è attraversata da contraddizioni.

La sovranità popolare si dà l’obiettivo del trasferimento del massimo dei poteri reali alle classi popolari. Questi possono essere colti a livello locale, ed entrare in conflitto con la necessità di una strategia a livello dello Stato. Perché parlare di Stato? Perché piaccia o no, si continuerà ancora a vivere del tempo con gli Stati. E lo Stato resta il luogo principale di una decisione che pesa. Ecco lo sfondo del dibattito.

Ad uno degli estremi del dibattito abbiamo i libertari, che dicono che lo Stato è il nemico che occorre a tutti i costi combattere, che bisogna dunque agire al di fuori della sua sfera d’influenza; all’altro polo abbiamo le esperienze nazionali popolari, in particolare quelle della prima ondata di risveglio dei Paesi del sud, con i nazionalismi antimperialisti di Nasser, Lumumba, Modibo, ecc. Questi leader hanno esercitato una vera tutela sui loro popoli e pensato che il cambiamento potesse venire soltanto dall’alto. Queste due correnti devono dialogare, comprendersi per costruire strategie popolari che permettano autentici progressi.

Cosa possiamo imparare da quelli che sono più avanti? Come in Cina o in America latina? Quali sono i margini che queste esperienze hanno saputo mettere a profitto? Quali sono le forze sociali che sono o potrebbero essere favorevoli a queste strategie? Con quali mezzi politici possiamo sperare di mobilitare le loro capacità? Ecco le riflessioni fondamentali su cui noi, i movimenti sociali, i movimenti della sinistra radicale, i militanti antimperialisti e anticapitalisti, dobbiamo lavorare e alle quali occorre rispondere per costruire la nostra sovranità, popolare, progressista e internazionalista.”

Da: L’affermazione della sovranità nazionale popolare di fronte all’offensiva del capitale, intervista con Samir Amin di Raffaele Morgantini.

Tratto da: Bye Bye Uncle Sam

Riflessioni Personali…..perché sempre le Banche e mai il cittadino in difficoltà?


Economia

 

La ricchezza del Nord-est, il Nord-est che traina l’economia italiana, il nord-est che paga le tasse per tutti gli altri….quante volte abbiamo sentito queste frasi  proprio da coloro che qualche anno fa ebbero l’intenzione di autodeterminarsi come popolo “uscendo” dall’Italia, una sorta di secessionismo incitato da quel partito chiamato Lega Veneta.

Ma come in tutte le cose, le “magagne” prima o poi vengono alla luce e così si scopre che molte di quelle aziende del  ricco Veneto, opulento e laborioso, hanno usato  i soldi presi a prestito dalle banche senza poi onorarne la restituzione, e come se non bastasse, alcune di queste grandi aziende non hanno pagato mai le tasse, famoso lo scandalo delle concerie di Arzignano nel Vicentino, aziende all’apparenza solide ma nella realtà grandi evasori fiscali e contributivi, certo, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, però… “a pensar male si fa peccato ma a volte ci si azzecca “ come disse un famoso pubblico ministero.

Dopo lo scandalo del Monte Paschi, quello di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara e Banca Etruria, acquistate per 1 euro dagli amici dei politici (Ubi Banca) che prestavano soldi agli amici ricevendo in cambio il 10% come “mazzetta”, ora arriva lo scandalo delle Banche Venete, Veneto Banca e Popolare di Vicenza, altro scandalo che verrà ripianato mettendo ancora una volta la mano in tasca a tutti gli Italiani.

A questo punto però, mi sorgono alcune domande:

Perché ogni volta che un Istituto Bancario si trova in difficoltà, dobbiamo essere sempre NOI a pagare?

Perché invece il salvataggio non deve essere un obbligo per quelle aziende bancarie che hanno una grandissima liquidità, e ce ne sono, senza fare nomi basta ricordare il vanto di una in particolare che in una serie di spot pubblicitari, dice di essere la prima in Italia per solidità, quindi perché non fare come accade in altri paesi europei come ad esempio la Spagna dove il Banco Santander ha acquistato il Banco Popular senza l’intervento dello Stato?

Se queste banche, come dicono coloro (dirigenti) che le hanno mandate al fallimento, si sono trovate in difficoltà per crediti non riscossi e non più esigibili, perché allora non indagare anche su quelle aziende che hanno ricevuto linee di credito milionarie senza dare le opportune garanzie fideiussorie?

Perché non si indaga sui vertici che hanno gestito questi Istituti almeno negli ultimi dieci anni, confiscando loro e ai loro famigliari entro il terzo grado, tutti i beni personali a garanzia di un eventule risarcimento, così come si fa nei processi civili?

Perché non scoperchiare la pentola dove si nascondono gli interessi di politici, industriali e presidenti di questi “bancomat infiniti”?

Ora l’ultima domanda, non avete il dubbio che la politica ci tratta da stupidi ed idioti, visto che si permette di farcela sotto il naso senza che ce ne accorgiamo? Siamo disattenti o davvero siamo realmente degli schiavi?

Nico (max weber)

 

 

Domani il CdM per il salvataggio delle banche venete. Gentiloni: “Garantiremo solo i risparmiatori”.

Un euro, non un centesimo in più. Neanche per i propri esuberi. Con questa posizione Intesa Sanpaolo e Governo stanno intavolando una trattativa serrata sull’operazione di salvataggio delle banche venete. L’esecutivo sta definendo il decreto che farà da cornice all’operazione, ma si apre la questione dei tagli alla forza lavoro. Ca’ de Sass ha una posizione chiara: non aveva nei programma un’espansione in Italia, prende dentro di sé le attività buone di Popolare Vicenza e Veneto Banca, ma non intende sostenere i costi dei conseguenti esuberi derivanti dall’operazione. E ovviamente, questo era messo in chiaro dall’inizio, non intervenire in operazioni di ricapitalizzazioni né addossarsi sofferenze.

Il Governo vuole accelerare sul salvataggio. Prima della riapertura dei mercati di lunedì si terrà un Consiglio dei ministri per dare il via libera al decreto del Tesoro che farà da cornice all’intervento di Intesa Sanpaolo. “Si terrà un Cdm nel weekend, quasi sicuramente domani”, riferiscono fonti governative. Il provvedimento è stato discusso nel pomeriggio a Palazzo Chigi dal premier Paolo Gentiloni e il ministro Pier Carlo Padoan, ma è anche oggetto di trattativa con Intesa Sanpaolo.

Questi sono i personaggi che fanno la bella vita con i nostri soldi….
“Samuele Sorato dg della BpVi, il presidente Gianni Zonin, il presidente di Cattolica Assicurazioni Paolo Bedoni e il dg Flavio Piva”

 

 

L’obiettivo primario del decreto è garantire la corretta “cornice normativa” (significa in regola con le loro leggi) all’operazione, con cui Intesa Sanpaolo si assicurerebbe per una cifra simbolica gli asset buoni di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Si ripete lo schema già attuato per il salvabanche e per Mps: un provvedimento di carattere generale che consente al Tesoro di intervenire nella ricapitalizzazione delle banche liquidate e commissariate, in concorso con azionisti e obbligazionisti subordinati. In questa cornice si inserisce il cambio di destinazione d’uso che il Tesoro è chiamato a mettere in campo per utilizzare una parte dei 20 miliardi messi da parte per le ricapitalizzazioni precauzionali delle banche.

A rassicurare sul fatto che i risparmiatori delle due banche venete saranno garantiti è stato il premier Paolo Gentiloni. “Siamo in contatto continuo con le autorità europee competenti: voglio dire che la garanzia per quanto riguarda i risparmiatori e i correntisti nelle discussioni è una garanzia che mi sento di confermare totalmente”, ha affermato il presidente del Consiglio da Bruxelles.

Quello che manca è un accordo sul tema della forza lavoro. Servono 1,2 miliardi di euro per i complessivi 4.000 esuberi dell’operazione di Intesa Sanpaolo sulle due banche venete: nel dettaglio si tratta di 3.500 bancari (2.800 di Intesa Sanpaolo, 700 di Bpvi e Veneto Banca) più 500 dipendenti di società collegate alle tre banche che potrebbero essere cedute. Servirà quindi un rafforzamento del fondo esuberi con un intervento pubblico o del sistema. Il Fondo ( soldi nostri) è stato però svuotato negli ultimi anni di crisi e già di recente il governo lo ha ‘rimpinguato’ con una dotazione di 600 milioni in cinque anni nell’ultima legge di bilancio. Il Governo vorrebbe che Intesa Sanpaolo sostenesse parte delle spese – almeno relative ai suoi esuberi – ma la banca non intende farlo. Una delle condizioni poste da Intesa è infatti che non ci sia impatto negativo sui conti – “totale neutralità dell’operazione rispetto al Cet 1 ratio e alla dividend policy del gruppo Intesa Sanpaolo” si leggeva nella comunicazione alla fine del Cda che dava il via libera all’operazione veneta.

I timori sull’efficacia del piano di salvataggio sono tuttavia ancora forti. Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato dei bancari più grande, ha lanciato l’allarme: nella partita delle banche venete rischia di saltare tutto per l’intransigenza della Dg Competion europea che chiede licenziamenti e non prepensionamenti volontari. “Ci appelliamo al presidente del Consiglio Gentiloni, al ministro dell’Economia Padoan, a tutte le forze politiche affinché difendano col coltello tra i denti il settore bancario italiano, i lavoratori bancari delle due banche venete, i risparmiatori e le imprese”, ha affermato Sileoni. “In Europa c’è chi vuole i licenziamenti e il fallimento di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il gruppo Intesa, che si è reso disponibile a salvarle e a scongiurare un effetto domino a danno del settore bancario, deve essere tutelato”, ha aggiunto.

“Preoccupazione forte” è stata espressa anche da Confindustria, che ha lanciato con Alberto Baban, presidente della Piccola Industria, un “appello forte alla politica tutta affinchè si trovi una soluzione. La fase è tremendamente delicata e il nostro timore è che, con i tentennamenti delle ultime ore, si arrivi a una conclusione negativa non lontana dal bail-in. Proprio quell’ipotesi – aggiunge Baban – che il ministro Padoan si era detto certo di voler scongiurare”.

“”Curioso che per anni la Banca d’Italia non si sia accorta di nulla e che – a fronte della gravità dei comportamenti emersi che hanno messo a serio rischio la stabilità patrimoniale della banca – non si sia provveduto al commissariamento o alla rimozione dei responsabili, a partire dal presidente Zonin.””

 

Da: huffingtonpost

Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue)

Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue)

Proverbio del 22 giugno: Chi è esperto negli inganni non conosce pudore

Numero del giorno: 3.500.000.000 Costo stimato per lo stato italiano per banche venete!

Money, get away cantavano i milionari rocchettari degli anni ’70, salvo poi intascarne a pacchi e continuare a farlo pure adesso grazie a royalties praticamente eterne. E a furia di […]

 

Ma voi/noi, che di soldi ne vediamo pochi, come facciamo a farcene un’idea chiara? Neanche il tempo di scrutarli e quelli fuggono fischiettando nel vento come diceva quell’altro milionario cantante che dicono tarocchi i discorsi per i Nobel. Ma il fatto è un altro: il fatto è che il denaro è una merce misteriosa. Anzi non dite che è una merce perché s’impenna tutta una polemica coi cartalisti che poi sono anche amanti del tornio eccetera eccetera.

Per tagliare la testa al toro, il Cronicario di oggi ha determinato di elevarvi dalla misera quotidianità, anche perché sennò dovrei raccontarvi che qualcuno ha stimato in 3,5 miliardozzi il costo della bad bank dove far confluire la spazzatura delle banche venete e non voglio mettere la solita battuta facile.

continuate a leggere qui.. Cronicario: Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue) — The Walking Debt