Fernando Pessoa


 

 

…vieni da me, sarò nel blu tra cielo e mare dove il tempo si ferma, insieme saremo l’eternità che scorre come un fiume.  ( S.Abulhawa )

 

Isola delle Cicladi (tipica casa greca)
Isola delle Cicladi (tipica casa greca)

 

 

Debbono esserci isole verso il sud delle cose
dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi
e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare.

 

Fernando Pessoa

Riflessioni Personali…..l’Inquietudine!


 

“Detesto, provandone nausea e stupore, i sinceri di ogni sincerità e i mistici di ogni misticismo o, piuttosto e ancor di più, le sincerità di tutti i sinceri e i misticismi di tutti i mistici. Questa nausea diventa fisica quando tali misticismi sono attivi, quando pretendono di convincere l’intelligenza altrui, o di scuotere la volontà degli altri, di trovare la verità o di riformare il mondo”. (Fernando Pessoa)

 

immagine presa dal web
immagine presa dal web

 

 

“A volte, senza che me lo aspetti o che me lo debba aspettare, mi attanaglia la gola il soffocamento della banalità e ho la nausea fisica della voce e dei gesti del cosiddetto mio simile. La nausea fisica diretta, sentita direttamente nello stomaco e nella testa, stupida meraviglia della sensibilità vigile… Ogni individuo che mi parla, ogni viso i cui occhi mi fissano, mi offende come un insulto o come un’oscenità. Trabocco di orrore per ogni cosa. Mi sento stordito dal sentire che li sento. E succede quasi sempre che, in questi momenti di malessere di stomaco, vi sia un uomo, una donna, persino un bambino, che si staglia davanti a me come un rappresentante reale della banalità che mi affligge. Non un rappresentante dovuto a una mia emozione, soggettiva e pensata, ma costituito da una realtà oggettiva, realmente conforme, all’esterno, a quello che io sento dentro, che nasce per magia analogica e mi fornisce l’esempio della regola che penso.

(..) Ci sono giorni in cui ogni persona che incontro e, ancor più, le persone abituali della mia convivenza forzata e quotidiana, assumono l’aspetto di simbolo e, isolate o in relazione fra loro, formano una scrittura profetica o occulta, che descrive in ombre la mia vita.

(…)

Mi irrita la felicità di tutti questi uomini che non sanno di essere infelici. La loro vita umana è piena di tutto ciò che costituirebbe una serie di angosce per una sensibilità vera. Ma poiché la loro vera vita è vegetativa, quello che subiscono passa loro accanto senza toccarli intimamente e vivono una vita che si può paragonare soltanto a quella di un uomo con il mal di denti che abbia ricevuto una fortuna: la fortuna autentica di vivere senza accorgersene, il dono più grande che gli dèi concedono, perché è il dono di farlo simile a loro, superiore come loro (seppure in modo diverso) all’allegria e al dolore. Per questo, comunque, vi amo tutti. Miei cari vegetali! “

 Fernando Pessoa

Fernando Pessoa


 

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Jamoree

Alicia Jamboree  (Foto personale)

 

 

 

 

 

Al di là

 

 

Al di là del porto

c’è solo l’ampio mare…

Mare eterno assorto

nel suo mormorare…

 

Come è amaro stare

qui, amore mio…

Guardo il mare ondeggiare

e un leggero timore

 

prende in me il colore

di voler avere

una cosa migliore

di quanto sia vivere…

 

 

 

Para além do porto

Ha só o ampio mar…

Mar eterno absorto

No seu murmurar…

 

Que amargo o estar

Aqui, meu amor…

Olho o mar a ondear

E um ligeiro pavor

 

Toma em mim a cor

De desejar ter

Qualquer cousa melhor

Que quanto è viver…

 

Fernando Pessoa

Fernando Pessoa


 

 

 

schiele

Egon Schiele -donne abbracciate- Acquerello

 

 

 

da: Il Libro dell’Inquietudine

 
Sono i sentimenti assurdi, le emozioni più intense, a fare più male – l’ansia di cose impossibili, proprio perché impossibili, la nostalgia di quello che non è mai stato, il desiderio di ciò che sarebbe potuto essere, la tristezza di non essere un altro, l’insoddisfazione dell’esistenza del mondo.

Tutti questi mezzi toni della coscienza dell’anima creano in noi un paesaggio dolente, un eterno tramonto di ciò che siamo. Sentire noi stessi diventa allora un campo deserto che si oscura, con tristi giunchi sulle rivedi un fiume senza barche, che nereggiano nitidamente fra i margini distanti.

Non so se questi sentimenti siano una lenta follia dello sconforto, se siano reminiscenze di un qualche altro mondo dove siamo stati – reminiscenze intrecciate e mescolate, come cose viste in sogno, assurde nell’immagine che vediamo ma non nell’origine se la conoscessimo.

Non so se siamo stati realmente altri esseri la cui maggiore completezza oggi sentiamo, nell’ombra di quanto siamo di essi, in un modo incompleto – dopo aver perduto la solidità e immaginandocela appena nelle sole due dimensioni dell’ombra che viviamo. So che questi pensieri dell’emozione dolgono rabbiosamente nell’anima.

L’impossibilità di immaginarci una cosa a cui essi corrispondano, l’impossibilità di trovare qualcosa che sostituisca quella a cui si abbracciano in una visione – tutto questo pesa come una condanna inflitta non si sa dove, da chi, o perché. Ma quello che resta di tutto questo sentimento è sicuramente il disgusto della vita e di tutte le sue azioni, una stanchezza anticipata dei desideri e di tutte le loro varietà, un disgusto anonimo di ogni sentimento.

In queste ore di sottile pena, per noi diventa impossibile, persino in sogno,essere amanti, eroi, persone felici. Tutto è vuoto, anche nell’idea stessa di cosa esso sia. Tutto questo viene detto in un’altra lingua, per noi incomprensibile, semplici suoni di sillabe senza alcun senso. La vita è vuota, l’anima è vuota, il mondo è vuoto.

Tutti gli dei muoiono di una morte più grande della morte. Tutto è più vuoto del vacuo. È tutto un caos di niente. Se penso a questo e guardo per vedere se la realtà spegne la mia sete,vedo case inespressive, volti inespressivi, gesti inespressivi. Pietre, corpi,idee – è tutto morto. I movimenti sono delle stasi, la stasi stessa tutti i movimenti. Niente mi dice niente.

Niente mi è conosciuto, non perché mai visto, ma perché non so cosa sia. Il mondo si è perduto. E nel profondo della mia anima – come unica realtà di questo momento – c’è un dolore intenso e invisibile, una tristezza come il lamento di chi piange in una stanza buia.

 
Fernando Pessoa