Friedrich Nietzsche


 

 

 

Se in me è quella voglia di cercare, che spinge le vele verso terre non ancora scoperte, se nel piacere è un piacere di navigante: se mai gridai giubilante: “La costa scomparve”; ecco anche la mia ultima catena è caduta, il senza-fine ruggisce intorno a me, laggiù lontano splende per me lo spazio e il tempo, è bellissimo farsi trasportare dalle onde del mare alla ricerca di ogni dove, accompagnati dall’azzurro cielo e dalla voglia di perdersi.

Orsù…Coraggio Vecchio cuore, molla la cima, l’ignoto ti aspetta!
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Friedrich Nietzsche

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Riflessioni personali……..perchè la polizia non perquisisce il parlamento?


 

E’ tempo di elezioni politiche e quindi anche tempo di quel malsano populismo che la politica usa per attrarre voti, complice la recrudescenza delinquenziale come accaduto ultimamente a Milano e a Macerata, la bassa politica getta benzina sul fuoco con l’attacco razzista agli extra-comunitari, Salvini, Berlusconi, Meloni, Fiore e Iannone fanno leva su quell’ancestrale nostra paura del diverso per accaparrare più voti. E noi? Da quello che sembra, molti di noi sarebbero d’accordo nel CEDERE parte della propria LIBERTA’ per combattere la criminalità, perchè tutti direbbero di non avere nulla da nascondere. Ed è proprio questo il concetto di Libertà, la scelta di qualcosa che ci viene imposto, esula sempre dalla determinazione della nostra volontà.  Non a caso un famoso filosofo disse che la libertà non consiste tanto nel poter fare la nostra volontà, quanto nel non essere sottomessi a quella altrui. Vi lascio sotto un’interessante  riflessione di un professore che insegna filosofia  in un liceo Senese. Fate sapere il vostro pensiero!

Nico (max weber)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio Vigilante, insegna filosofia e scienze umane al Liceo “Piccolomini” di Siena. Questa è la lettera scritta dopo un controllo antidroga nella sua classe. Utile per riflettere su un sistema repressivo ormai privo di limiti.

“Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella mia classe quinta, mentre stavamo parlando di Martin Heidegger. Irruzione è un termine forte, ma esatto in questo caso: nessuno ha bussato e chiesto il permesso. Hanno svolto un controllo antidroga facendo passare tra i banchi un pastore tedesco, poi sono andati via. A mani vuote, come si dice.

Non è la prima volta che succede, naturalmente, anche se è la prima volta che succede a me. È successo, qualche giorno fa, al liceo Virgilio di Roma, e la cosa è finita sui quotidiani nazionali, perché il Virgilio è un liceo molto ben frequentato. È successo qualche giorno prima al Laura Bassi di Bologna, anche lì con molte polemiche. È successo e succede quotidianamente in decine di istituti tecnici e professionali, che fanno poco notizia perché non sono così ben frequentati come il liceo Virgilio di Roma. E due anni fa, a Terni, un docente è stato sospeso dall’insegnamento per essersi opposto all’ingresso delle forze dell’ordine in classe.

Quelli che sono favorevoli a queste incursioni ragionano come segue: spacciare è un reato e il reato è un male che va perseguito; se uno è a posto, nulla ha da temere. Diamo per buono questo ragionamento, ed esaminiamone le conseguenze. Se è così, allora è cosa buona e giusta che le forze dell’ordine facciano irruzione nelle abitazioni private. Sarebbe un modo efficacissimo per combattere il crimine. Controlli a tappeto, a sorpresa, nelle case di tutti. Poliziotti, carabinieri, cani antidroga. In qualsiasi momento aspettatevi che qualcuno bussi alla vostra porta. Che un cane fiuti tra le vostre cose. Se siete a posto, non avete nulla da temere.

E perché non estendere i controlli anche nei luoghi di culto? Sì, lo so, molti di voi stanno pensando alle moschee: e la cosa a molti non dispiacerebbe. Ma io penso alle chiese. Immaginate un’irruzione delle forze dell’ordine in una chiesa, durante un rito. I cani tra i banchi che annusano. Cinque minuti e tutto è finito. Se qualcuno ha della droga, lo si porta via. E amen, come si dice. Non vi piace l’idea? Perché? Perché nel primo caso si tratta di un luogo privato, nel secondo caso si tratta di un luogo sacro, direte. E la scuola che luogo è? Io che vi insegno, la considero al tempo stesso un luogo privato – una casa – ed un luogo sacro. Il più sacro dei luoghi, perché è quello in cui si formano gli uomini e le donne di domani.

Ma, direte, la scuola è un luogo dello Stato, ed è bene che le forze dell’ordine dello Stato controllino un luogo dello Stato. È cosa loro, per così dire. Bene, concedo anche questo. Ed anche in questo caso, vediamo le conseguenze. Il Parlamento è un luogo dello Stato. È il luogo più importante dello Stato. È lo Stato. Che succederebbe se delle forze facessero irruzione in Parlamento con cani antidroga? Sarebbe una cosa sensatissima, perché in Parlamento si fanno leggi che riguardano la vita di tutti, ed è assolutamente vitale per la salute della nostra democrazia ed il futuro dello Stato che chi fa le leggi sia nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Eppure se succedesse una cosa del genere, sarebbe un grande scandalo politico. Perché? Per lesa maestà. Perché è umiliante per un senatore essere perquisito, annusato. Sospettato di essere un drogato, o peggio uno spacciatore.

E veniamo al dunque. Quando io vengo a casa tua – perché la scuola è la casa degli studenti – e ti sottopongo a perquisizione, io ti sto dando diversi messaggi. Il primo è che ti considero una persona poco raccomandabile. Non è una questione personale: può essere che tu sia a posto, ma è poco raccomandabile la categoria cui appartieni. Il fatto stesso che si facciano controlli antidroga è una conseguenza dell’infimo status degli adolescenti nella nostra società.

È risaputo che l’alcol fa in Italia diverse migliaia di morti e causa tragedie terribili. Eppure la vendita di questa sostanza stupefacente pericolosissima è consentita. Lo Stato consente la vendita di alcolici, per giunta con il suo monopolio, mentre i Comuni promuovono apertamente il consumo di vino ed altri alcolici con apposite manifestazioni locali. Il consumo di alcolici è consentito perché è cosa da adulti. È una abitudine diffusa tra persone perbene, stimabili, con un buono status sociale.

La droga, che fa meno morti dell’alcol, è invece roba da adolescenti, da ragazzetti, da soggetti con uno status marginale: dei minus habentes. È significativo che il consumo e lo spaccio di hashish e marijuana siano perseguiti con molto più zelo del consumo e dello spaccio di cocaina, una sostanza molto diffusa tra soggetti dotati di uno status anche considerevole, come professionisti e politici. Non è la sostanza stupefacente il problema. Se così fosse, l’alcol sarebbe proibito. Il problema è chi consuma, non cosa consuma.

Il secondo messaggio è che la scuola è un posto in cui non ti puoi sentire come a casa. Per quanto ti stimi poco, non verrei mai a perquisirti a casa, a meno che non abbia un mandato. Ma a scuola sì. A scuola ti tengo d’occhio. Rispondendo alle polemiche dei genitori per i controlli antidroga al liceo Laura Bassi di Bologna, il procuratore aggiunto Walter Giovannini ha dichiarato: «trova ancora spazio l’arcaico convincimento ideologico che l’Università e più in generale gli istituti scolastici godano di una sorta di extraterritorialità». Nessuna extraterritorialità. Non siete a casa vostra, siete in un posto in cui possiamo entrare e uscire quando vogliamo. Possiamo perquisirvi, possiamo farvi annusare dai nostri cani. Siete sotto il nostro controllo.

Del resto, non sono gli adolescenti di continuo sotto il controllo dei professori? Non sono di continuo osservati, richiamati, sanzionati se non si comportano come si deve? Ecco dunque il poliziotto ed il carabiniere che vengono a ribadire il concetto, nel caso in cui non fosse abbastanza chiaro. La scuola è un luogo in cui siete controllati e controllabili, perquisiti e perquisibili. Non è una casa della cultura e dell’educazione, come qualcuno potrebbe dire retoricamente. Non ha nulla di sacro. È una istituzione che raccoglie – concentra – dei minus habentes, e non è escluso che concentrarli per controllarli sia il suo scopo principale.

È un messaggio rivolto a tutti, ma forse c’è un terzo messaggio rivolto ad alcuni. Può essere una coincidenza, ma in molte delle scuole, anzi delle classi perquisite c’erano studenti appartenenti ai collettivi studenteschi. Se non è solo una coincidenza, allora il terzo messaggio è questo: vi controlliamo tutti, ma in particolare teniamo d’occhio voi che fate politica, voi dei collettivi, voi che vi definite comunisti o anarchici; rientrate nei ranghi, che è meglio per voi. E lei, professore, torni pure a parlare di Martin Heidegger. Non è successo niente”.

 

 

Riflessioni politiche….la Repressione al tempo della crisi!


 

Questo è un articolo molto importante, leggetelo con attenzione perché è la prova dell’instaurazione dello stato di polizia nel  nostro paese ma anche in tutta Europa, l’articolo ci spiega quali sono i deterrenti per stroncare qualsiasi manifestazione  sociale, ci spiega anche il fatto, per chi ancora non lo sapesse, non esistono più diritti per le genti impoverite dalla crisi economica e dal Potere massonico-finanziario, dobbiamo stare al “nostro posto” come più volte ripetuto dal ministro Minniti in questo bellissimo articolo di contropiano.org.

E’ ora di combattere questo SISTEMA di repressione!

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

“State al vostro posto o sono guai”. La repressione al tempo della crisi.

 

L’appello contro la repressione delle lotte lanciato a maggio,  ha raccolto decine di firme significative nel mondo giuridico, universitario e del lavoro. Quell’appello aveva e mantiene l’intenzione di segnalare un allarme ben preciso sull’attuazione dello Stato di polizia nel nostro paese come unica soluzione avanzata dal governo e dalla classe dominante per far fronte ai contraccolpi sociali di una crisi non lascia intravedere sbocchi. Ma soprattutto che non lascia intravedere margini né di miglioramento né di ammortizzamento sociale per milioni di persone tra la classe lavoratrici e i ceti sociali impoveriti. Non avendo e non volendo avere soluzioni accettabili da mettere sul piatto, le oligarchie europee e i loro sodali in Italia operano sul piano della deterrenza. Spaventare, depotenziare, neutralizzare gli attivisti sociali, politici e sindacali che si oppongono a questo massacro sociale, ma mandare anche segnali dolorosi alla gente comune, ai lavoratori, ai disoccupati, ai senza casa, ai giovani studenti o senza lavoro, affinchè accettino questa situazione e rinuncino alla strada della vertenza e della resistenza collettiva. Insomma devono imparare a “stare al loro posto” e in silenzio.

Ma questa filosofia non agisce solo in Italia. E’ ormai l’aria che si respira in Europa ad esempio con la Ley Mordaza in Spagna o la Legge d’emergenza che viene rinnovata di semestre in semestre in Francia. Di questo e su questo, su impulso dell’Osservatorio contro la Repressione, ci si confronterà a Bruxelles e Strasburgo la prossima settimana intorno alla proposta di una Rete Europea per il Diritto al Dissenso, a difesa delle lotte sociali. L’iniziativa è stata presentata giovedi a Roma nella sede del Parlamento Europeo. Emblematicamente, la conferenza stampa si è tenuta lo stesso giorno in cui l’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per le torture e le brutalità poliziesche alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001.

Ma il portato di quei giorni di terrorismo di stato, negli ultimi anni si è dovuto misurare con gli effetti sociali della crisi, in particolare dal 2011 a oggi. In questi anni di crisi, gli apparati del Ministero dell’Interno hanno lavorato alacremente per svolgere questa funzione coercitiva e repressiva (i dati che forniamo più sotto ne sono la testimonianza). Poi, nonostante evidenti eccezioni di incostituzionalità e condanne a livello di Corte Europea, il Decreto Minniti-Orlando è diventato Legge dello Stato, dando così una cornice legale e legittimità politica ad un modello repressivo che ben presto ha fatto vedere i suoi effetti anche in modo clamoroso con i fatti di Torino e di Roma di cui il nostro giornale ha riferito ampiamente.

I dati che pubblichiamo, elaborati dallOsservatorio contro la Repressione, spiegano molto più chiaramente di tante parole quale sia il nesso tra crisi, precipitazione delle condizioni sociali, repressione delle lotte e degli attivisti che le fanno.

Da quel maledetto 2011, l’anno della lettera di Draghi -Trichet, dell’imposizione del governo Monti da parte dell’Unione Europea e dell’avvio massiccio delle misure antipopolari in nome dell’austerità e del rigore di bilancio, è stato un crescendo proporzionale di misure repressive, arresti, denunce contro attivisti politici, sociali, sindacali nel paese. A farne le spese sono stati in molti casi gli attivisti del Movimento No Tav e i disoccupati napoletani, ma dentro questi numeri ci sono centinaia di sindacalisti, lavoratori, occupanti di case, studenti universitari.

 

Denunce Fogli di via Avvisi orali Obblighi dimora Obblighi firma Sorveglianza speciale Daspo
2011 1.190 26 1 13 8 166 7
2012 2.973 11 13 2 35
2013 2.957 58 3 23 54 2
2014 3.774 41 5 22 14 6
2015 3.406 106 7 14 18 31
2016* 1.136 69 6 7 21 12 **
2017* 176 74 5 7 4 ***
totale 15.612 385 35 86 147 221 7

 

**Nel 2016 ci sono stati 53 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

*** Nel primo semestre del 2017 ci sono stati 46 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

Gli arrestati durante manifestazioni, picchetti, iniziative di lotta

Arresti
2011 81
2012 204
2013 171
2014 134
2015 157
2016* 94*
2017 (giugno) 11*
totale 852

 

I dati relativi al 2016 e al primo semestre del 2017 sono ancora parziali

Fonte: Osservatorio contro la Repressione su dati del Ministero degli Interni per gli anni 2011-2015

 

I dati parlano e purtroppo parlano chiaro. Su questi temi, Eurostop avvierà dopo la discussione nell’assemblea del 1 luglio, una campagna in tutto il paese, coordinandosi con iniziative analoghe in corso e lavorando per una manifestazione popolare, democratica e di massa per l’abrogazione della Legge Minniti.

La repressione e lo Stato di polizia – o Stato d’eccezione permanente come è stato definito nella conferenza stampa – sono parte fisiologica del conflitto politico e sociale che ci attende. Il governo (ma anche certe forze dell’opposizione) vorrebbe sottrarre ogni responsabilità e funzione della politica e lasciare che il conflitto diventa meramente un problema tra legalità e illegalità, tra le regole e chi viola le regole. Disoccupazione di massa, emergenza abitativa, arbitrii padronali non sono più materia di confronto o soluzione, sono materia di ordine pubblico, anzi talvolta solo un problema di decoro, perché i poveri “devono imparare a stare al loro posto”.

Sergio Carraro

 

per gentile concessione di: contropiano.org

Riflessioni personali……ma chi erano gli Hippie?


 

 

 

“Gli anni ’60 sono svaniti, la droga non potrà mai più essere così a buon mercato, il sesso mai così libero e il rock and roll mai così grande”

La cultura hippie coinvolse una serie di problemi sociali e credenze. Essi avevano respinto i valori della classe media, si opponevano ad armi nucleari e alla guerra del Vietnam e abbracciarono gli aspetti della filosofia orientale e cercarono di trovare un nuovo significato nella vita.

Gli Hippies erano spesso vegetariani e hanno creduto nelle eco pratiche rispettose per l’ambiente. Hanno sostenuto l’amore libero e la liberazione sessuale, in particolare per le donne. Essi hanno anche promosso l’uso di droghe psichedeliche perché credevano ampliasse la loro coscienza  .

Gli Hippies parteciparono nelle arti alternative e di teatro di strada e ascoltavano musica folk e rock psichedelico, si opponevano alla violenza politica e sociale per poi promuovere una ideologia leggera incentrata sulla pace, amore e libertà personale. Alcuni hippy vivevano in comuni o comunità di hippies, altri aggregati. Alcuni  hanno descritto il movimento hippy anni 1960 come un movimento religioso. Crearono la propria cultura fondata sulla rock psichedelico e sulla rivoluzione sessuale. Farmaci come la marijuana e LSD erano strettamente integrati nella loro cultura come mezzo per esplorare gli stati alterati di coscienza. Contrariamente a quanto molti credono, gli hippy tendevano ad evitare droghe più pesanti come l’eroina e le anfetamine, perché le consideravano nocive o droghe di dipendenza.

L’abbigliamento degli Hippie era molto particolare, essi credevano fosse parte integrante del loro stato d’essere, colori vivaci, i vestiti stracciati, t-shirt, perline, sandali (o piedi nudi), e gioielli, i quali servivano a differenziarli dal “dritti” o “quadrato” che erano i segmenti principali della società. La loro avversione al mercantilismo ha anche influenzato il loro modo di vestire. Gran parte del loro abbigliamento è stato spesso acquistato nei mercatini delle pulci o negozi di seconda mano.

Il simbolo della pace divenne il logo ufficiale hippie e il bus VW fu il mezzo ufficiale di trasporto di gruppo, guidavano spesso autobus VW dipinte con una grafica colorata. Le loro abitudini di viaggio zingaro come anche lo scopo molti autostop per andare e tornare da eventi hippie grandi.

 

 

Storia di hippies e il movimento contro-cultura

L’origine della parola “hippy” deriva da “vita bassa”, che è stato coniato da Harry Gibson nel 1940 in una canzone dal titolo “Harry l’Hipster” (come Harry riferiva a se stesso). Hipsters erano beatnik che si erano trasferiti nel Greenwich Village di New York City. Beatniks erano seguaci del movimento Beat Generation letteraria che attraverso i loro scritti, promosso anticonformisti atteggiamenti e ideali. La prima istanza chiaramente usato il termine “hippie” si è verificato il 5 settembre 1965 a l’articolo “A New Haven per Beatniks” dal giornalista di San Francisco Michael Fallon (che stava scrivendo per il caffè blu Unicorn).

Simili movimenti di contro-cultura era avvenuto in Germania tra il 1896 e il 1908.Conosciuto come Wandervogel (che si traduce approssimativamente “uccelli migratori”), il movimento giovanile sorto come reazione controculturale per l’urbanizzazione che stava avvenendo in Germania al momento. Wandervogel giovani contro i valori tradizionali tedeschi e forme di intrattenimento e invece sottolineato musica amatoriale e il canto, abito creativo, e le uscite comuni che coinvolgono trekking e campeggio, era un ritorno alla generazione della terra che desiderava una vita immersa nella natura, semplice, e di rado, cantando canzoni spirituali dei loro antenati.

Negli anni successivi, i tedeschi di Wandervogel emigrano negli Stati Uniti, dove aprirono nella West Coastmolti negozi di alimenti naturali. Molti si trasferirono nel sud della California. Nel corso del tempo altri americani adottarono le credenze e le pratiche dei giovani Wandervogel. Il cantante Eden Ahbez scrisse una canzone di successo chiamata Nature Boy ispirata ai seguaci di Wandervogel, Robert Bootzin. La canzone popolare ha aiutato la coscienza di salute, yoga, e gli alimenti biologici in tutti gli Stati Uniti.

 

 

Woodstock : si conclude l’era hippie

Il divario che esisteva tra gli hippies e la società tradizionale era molto ampliato. Nell’agosto del 1969, 500.000 persone parteciparono alla Woodstock Music e Art Fair a Bethel, New York. All’evento parteciparono Joan Baez, Janis Joplin, Grateful Dead, Creedence Clearwater Revival, Crosby, Stills, Nash and Young, Carlos Santana, The Who, Jefferson Airplane, e Jimi Hendrix. Il Wavy Gravy Hog Farm garanti la sicurezza per quello che è stato un evento storico e per lo più pacifico.

Nello stesso mese, Sharon Tate (e il suo bambino non ancora nato) e Leno e Rosemary LeBianca sono stati assassinati da Charles Manson, un ex residente di Haight-Ashbury, ed i suoi “seguaci”, che il pubblico identificato come hippies droga impazziti.

Nel dicembre del 1969, 300.000 persone hanno assistito al concerto gratuito di Altamont, dove i Rolling Stones, Crosby Stills Nash & Young, Jefferson Airplane. Gli Hells Angels fornirono la sicurezza per l’evento, la diciottenne afro-americana Meredith Hunter fu accoltellata e uccisa durante l’esecuzione dei Rolling Stones.

Nel 1970, il movimento hippie cominciò a diminuire. Gli eventi del gratuita Alatamont concerto scioccato molte persone tra cui alcuni che avevano sostenuto il movimento hippie. Diversi hippie mega-stelle, tra cui Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, un’overdose di droga. Gli omicidi Manson Charles contribuito anche l’odio pubblico degli hippies. Presto, hippy venivano aggrediti per strada da skinhead, punk, atleti, ingrassatori, e membri di sottoculture giovanili.

 

 

 

 

 

 

 

 

L’impatto del movimento hippie

L’impatto, buono e cattivo, del movimento hippie del 1960 non può essere negato. Il movimento influenzato la musica popolare, la televisione, il cinema, la letteratura e le arti. L’industria musicale, in particolare il segmento musica rock, vissuto un’esplosione di vendite che ha continuato fino ad oggi. Negli anni successivi, le coppie di fatto non si sentiva più perseguitata per vivere insieme. La franchezza in merito alle questioni sessuali era comune. Diversità religiosa e culturale ha guadagnato una maggiore accettazione. Anche la moda ha risentito come la popolarità della cravatta e abbigliamento altri affari è diminuito ed è stato sostituito da più norme di abbigliamento casual.

Alcune modifiche non erano così positivi però. Alcuni sostengono che il movimento ha inaugurato in corso di stampa più liberale e film che ha portato ad un degrado dei nostri valori culturali e l’etica. Mode giovanili sempre più bizzarro, e sessuale, nel tentativo di ribellarsi contro i valori tradizionali. Alcuni sostengono che l’abbraccio di spontaneità e di culto del “primitivo” ci hanno rivolto inconsapevolezza e la violenza.

 

Tratto da: giovaniselvaggelibere.wordpress.com