Pier Paolo Pasolini


 

“L’ apatia e la tolleranza sono le ultime virtù di una società morente”  (Aristotele)

 

immagine presa dal web
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da: Scritti Corsari, 1974

Il Potere ha deciso che siamo tutti uguali.

 

“L’ansia del consumo è un’ansia di obbedienza a un ordine non pronunciato.
Ognuno in Italia sente l’ansia, degradante, di essere uguale agli altri nel consumare, nell’essere felice, nell’essere libero: perché questo è l’ordine che egli ha incosciamente ricevuto, e a cui “deve” obbedire, a patto di sentirsi diverso. Mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L’uguaglianza non è stata infatti conquistata, ma è una “falsa” uguaglianza ricevuta in regalo. Una delle caratteristiche principali di questa uguaglianza dell’esprimersi vivendo, oltre alla fossilizzazione del linguaggio verbale, è la tristezza: l’allegria è sempre esagerata, ostentata, aggressiva, offensiva. La tristezza fisica di cui parlo è profondamente nevrotica. Essa dipende da una frustrazione sociale. Ora che il modello sociale da realizzare non è più quello della propria classe, ma imposto dal potere, molti non sono appunto in grado di realizzarlo. E ciò li umilia orrendamente…Non è la felicità che conta? Non è per la felicità che si fa la rivoluzione? Oggi , questa felicità – con lo Sviluppo- è andata perduta. Ciò significa che lo Sviluppo non è in nessun modo rivoluzionario, neanche quando è riformista. Esso non dà che angoscia.”

 

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Pier Paolo Pasolini

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Riflessioni Personali….La forza delle parole!


Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La forza delle parole

Pier Paolo Pasolini è morto a causa delle sue parole, di quello che aveva scritto e di quello che avrebbe scritto. Naturalmente tutti – perfino chi usa le parole in maniera ipocrita – si dichiarano tristi per la morte di Pasolini. E’ vero che quell’uccisione ha privato l’Italia, l’Europa, il mondo, di un artista, e di una coscienza critica. E rileggendo proprio le denunce di Pasolini, guardando a quello che è successo in questi quarant’anni, vediamo che hanno vinto loro, ha vinto quel potere oscuro di cui forse Pasolini aveva paura, ma da cui evidentemente non si è guardato abbastanza.

Nei suoi testi degli inizi degli anni Settanta racconta con una precisione che quasi spaventa quello che sarebbe successo negli anni successivi, lo strapotere del capitale, l’idolatria del mercato, il ribaltamento del sistema dei valori a favore del denaro, la fine di un certo modo di intendere la politica e l’impegno civile. E’ vero, hanno vinto, ci hanno schiacciato, tanto che si permettono perfino di organizzare delle manifestazioni per questo anniversario, di celebrare quell’uomo che hanno ucciso, di lodarne le capacità poetiche, ma sempre ricordando che in fondo era un pederasta e che quella morte se l’è andata a cercare. Hanno vinto perché la storia la raccontano come vogliono loro, anche la storia dell’uccisione di Pasolini, di cui continuano a incolpare Pelosi che fu solo spettatore impaurito e complice forse poco consapevole.

Hanno vinto perché controllano quello che leggiamo, quello che guardiamo al cinema e in televisione, perché ci offrono un’immagine falsa del mondo, l’immagine che hanno costruito per noi. Quello che avviene proprio in questi giorni, la progressiva riduzione degli ambiti della democrazia, la messa in mora della Costituzione, la concentrazione del vero potere in poche mani è l’evoluzione naturale di quel disegno cominciato con la stagione delle bombe, di cui Pasolini ci ha detto con chiarezza scopi e mandanti. Noi oggi sappiamo, perché Pasolini allora disse Io so. E ci ha spiegato anche che quello che allora sembrava il nemico, il ritorno di un fascismo che effettivamente in quegli anni prendeva il potere in tanti paesi del cosiddetto terzo mondo, ma anche in Grecia, qui in Europa, non era il vero nemico, e che alla fine sarebbe caduta la maschera e avremmo visto che il vero potere è nella mani di quei pochissimi che controllano l’economia, che ci hanno trasformati in consumatori prima che in sudditi. E oggi è chiarissimo che siamo arrivati a quel punto, visto che i nostri governi fanno quello che fanno proprio in nome dell’ultraliberismo e sotto gli ordini diretti di questi nuovi poteri.

C’è da essere pessimisti, e – lo sapete – io lo sono, perché sono, come tanti di voi, tra gli sconfitti. Però c’è una cosa che ci insegna la vicenda di Pasolini ed è proprio la forza della parola. Pasolini non aveva nient’altro eppure le sue parole facevano tanta paura da costringerli ad ammazzarlo. Allora questa parola deve essere davvero un’arma insidiosa, potente, letale, se perfino chi ha un potere così smisurato, così sfacciato, così violento, la teme. E allora anche noi che le parole non le sappiamo usare così bene come Pasolini, ma in qualche modo le mettiamo in fila, abbiamo una responsabilità, perché maneggiamo un’arma potente, un’arma che loro temono. In qualche modo la loro paura è la nostra speranza, o più probabilmente la speranza di una generazione che verrà e a cui dobbiamo consegnare delle parole.

 

Luca Billi

da: ancorafischia.altervista.org

Pier Paolo Pasolini


 

immagine presa dal web
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Immagine amorosa


Idolo di tenue came, mi travagli.
Tramonta luce, l’ombra s’allunga
alle penose vigne, tuo caldo d’amore
s’accende sotto i capelli; e, intorno,
entro chiuso orizzonte, ha dolci echi
nei suoni delle cose: uccelli, fonti,
e case e siepi e grida di fanciulli amorosi.

Ti tiene il prato, s’incendia con la terra
il tuo viso, il tuo ansito è il vento, e, serena,
la fatica degli uomini.

Ed io sono precluso, intanto, dal celeste
giro di queste cose. Sento e non vivo.
Sopra dite dolce s’annida l’ombra
della sera… Ma mi ritrovo, poi, e forza
è nel mio viso

 

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini


 

Pasolini aveva già capito tutto: NULLA E’ PIU’ ANARCHICO DEL POTERE.

 

Pier Paolo Pasolini (1922 - 1975)
Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975)

 

 

“Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economico, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi.

Ognuno odia il potere che subisce, quindi odio con particolare veemenza il potere di questi giorni. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile, che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler.

Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore, istituendo dei nuovi valori che sono dei valori alienanti e falsi, i valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti.

Sono caduti dei valori, e sono stati sostituiti con altri valori. Sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti da altri modelli di comportamento.

Questa sostituzione non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dal nuovo potere consumistico, cioè la nostra industria italiana pluri-nazionale e anche quella nazionale degli industrialotti, voleva che gli italiani consumassero in un certo modo, un certo tipo di merce, e per consumarlo dovevano realizzare un nuovo modello umano.

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Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari.
E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiamo visto l’italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.
L’uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l’uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società.

Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l’uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute”.

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 Pier Paolo Pasolini