Rilessioni personali….Risarcimenti G8, altri 430 mila euro pagati dagli italiani per gli abusi in divisa!!


 

Triste ricordare certi avvenimenti, triste perché la violenza usata in quell’occasione dalle Forze dell’Ordine fu incredibile e inaudita, triste perché a farne le spese furono dei giovani ragazzi che nulla avevano a vedere con le violenze di quei giorni, triste perchè degli esseri umani (in divisa) si sono accaniti su altri esseri umani, triste perché atteggiamenti del genere censurano qualsiasi nostro diritto, dalla libertà personale a quello della nostra incolumità, triste perché coloro che si sono macchiati di gesti sanguinari come questo, tra un tira e molla sui cavilli legali, menzogne, insabbiamenti e quant’altro, non hanno subito condanne in linea con il loro comportamento, e infine triste perché ancor oggi, queste “bestie” in divisa sono al loro posto pur con altre mansioni.

“Siamo rivoluzionari. Il mio scopo non è trovare lavoro alla gente, non me ne importa nulla. Io voglio lottare con chi cerca un lavoro perché lo voglio spingere a capire che è possibile, con certi mezzi, obbligare lo Stato a fare un passo indietro e continuare nell’attacco fino alla sua distruzione totale” (cit.)

Nico (max weber)

Bolzaneto GE (G8 2001)

 

 

 

Continua a crescere il costo per tutti i cittadini italiani delle nefandezze compiute da alcune decine di poliziotti (molti mai identificati) e dai loro superiori durante il G8 di Genova del 2001.

In questi giorni altri sette manifestanti che all’epoca vennero selvaggiamente pestati nella scuola Diaz e poi rinchiusi per altre torture ella caserma di Bolzaneto hanno ottenuto dal giudice civile un risarcimento complessivo di 430 mila euro, soldi che vanno ad aggiungersi a quelli già pagati, seppur con un vergognoso ritardo, dai vari ministeri per le cosiddette provvisionali e a quelli già versati per le altre cause civili andate a sentenza.

Denaro pagato dai ministeri dell’Interno o della Giustizia – a seconda che le vittime siano passate dalla Diaz o da Bolzaneto o da entrambe – ovvero da tutti i cittadini italiani.

La Corte dei Conti ha già istruito i fascicoli per ottenere il risarcimento del danno erariale ma è difficile pensare che il costo milionario dei crimini di una banda di poliziotti violenti e falsificatori sarà mai ripagato interamente.

I sette manifestanti, due donne e cinque uomini, italiani e stranieri, erano assistititi dagli avvocati Dario Rossi e Gilberto Pagani. Tra di loro c’è chi è scappato dall’Italia per non dover mai più vedere una delle divise di quella notte, e cittadini inglesi che non metteranno mai più piede nel nostro paese per lo choc subito.

Il giudice Daniela Canepa ha recepito in sentenza le condanne della Cassazione che a loro volta avevano originato quelle dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per l’assenza del reato di tortura in Italia. Vuoto colmato pochi giorni fa tra mille polemiche per un testo ritenuto dai giuristi non conforme ai rigidi dettami internazionali. Basti dire che i pm e i giudici che trattarono le vicende del G8 hanno detto che con questa legge molti degli abusi del 2001 non rientrerebbero nella definizione di tortura riconosciuta invece dalla Cedu.

Scrive il giudice Canepa nella sentenza: “La parte civile ha con evidenza subito, quale conseguenza di tali delitti, un patimento da valutarsi compiutamente ed in modo unitario, in rapporto alla pacifica percezione che la stessa ebbe di un totale sovvertimento dei principi fondamentali democratici su cui si fonda la convivenza civile nel nostro Paese, nell’ambito di palesi e inaudite, carenze di prevenzione, controllo e tempestivo intervento da parte, a vari livelli, dei poteri dello Stato preposti al rispetto , comunque, della legalità e delle garanzie costituzionali, un patimento protrattosi nel tempo, peraltro, in ragione dei tempi necessari per addivenire ad un accertamento fattuale della verità”.

Più avanti si legge ancora la conclusione del giudice civile: “Considerata la gravità dei fatti accaduti, la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, la gratuità dei gesti di violenza da parte di coloro che dovevano essere i tutori dell’ordine, la contemporanea perpetrata violenza su tanti soggetti inermi all’interno di un medesimo edificio, per cui il singolo assisteva anche agli atti di violenza che subivano tutte le persone che si trovavano all’interno della scuola si distinguono, peraltro, i danni conseguentemente subiti da ogni parte attrice sia perché hanno subito alcune anche lesioni fisiche e anche perché di diversa età anagrafica”.

 

Marco Preve per repubblica.it

 

 

Riflessioni Politiche….cosa significa avere SOVRANITA’?


 

Quello della sovranità è un concetto fondamentale di cui dobbiamo riappropriarci!

Manifestazione anti-Imperialista

 

“Di quale sovranità parli? Credi nella possibilità di costruire una sovranità popolare e progressista, in opposizione alla sovranità come concepita dalle élite capitaliste e nazionaliste?

La sovranità di cosa? Ecco la questione. Siamo stati abituati dalla storia a conoscere ciò che è stata chiamata sovranità nazionale, quella messa in atto da parte delle borghesie dei Paesi capitalisti, da parte delle classi dirigenti per legittimare il loro sfruttamento, in primo luogo dei propri lavoratori, ma anche per rafforzare la loro posizione nella concorrenza con gli altri nazionalismi imperialisti.

È il nazionalismo borghese. I Paesi della triade imperialista non hanno mai conosciuto fino ad oggi un nazionalismo diverso, soltanto quest’ultimo.

Invece nelle periferie abbiamo conosciuto altri nazionalismi, che avanzano con la volontà di affermare una sovranità antimperialista, operante contro la logica della globalizzazione imperialista del momento.

La confusione tra questi due concetti di “nazionalismo” è molto forte in Europa. Perché? Ebbene, per ragioni storiche ovvie. I nazionalismi imperialisti sono stati all’origine delle due guerre mondiali, fonti di devastazioni senza precedenti. Si capisce come questi nazionalismi siano considerati nauseabondi.

Dopo la guerra, la costruzione europea ha lasciato credere che ci si sarebbe potuti permettere di superare questo genere di rivalità, predisponendo un potere sovra nazionale europeo, democratico e progressista. I popoli hanno creduto a tutto ciò, cosa che spiega come la popolarità del progetto europeo continui a tenere nonostante tutte le sue devastazioni. Come in Grecia ad esempio, dove gli elettori si sono pronunciati contro l’austerità, ma allo stesso tempo hanno conservato la loro illusione di un’altra Europa possibile.

Samir Amin, economista di origine egiziana

 

 

 

Parliamo di un’altra sovranità. Una sovranità popolare, per opposizione alla sovranità nazionalistica borghese delle classi dirigenti. Una sovranità concepita come veicolo di liberazione, che fa arretrare la globalizzazione imperialista contemporanea. Un nazionalismo antimperialista dunque, che nulla ha a che vedere con il discorso demagogico di un nazionalismo locale che accetterebbe di iscrivere le prospettive del Paese interessato nella globalizzazione in atto e che considera il vicino più debole come suo nemico.

Come si costruisce dunque un progetto di sovranità popolare?
Questo dibattito lo abbiamo già condotto diverse volte. Un dibattito difficile e complesso tenuto conto della varietà delle situazioni concrete. Credo con buoni risultati, in particolare nelle nostre discussioni organizzate in Cina, in Russia, in America Latina (Venezuela, Bolivia, Ecuador, Brasile). Altri dibattiti sono stati più difficili, in particolare quelli organizzati nei Paesi più fragili.
La sovranità popolare non è semplice da immaginare, perché è attraversata da contraddizioni.

La sovranità popolare si dà l’obiettivo del trasferimento del massimo dei poteri reali alle classi popolari. Questi possono essere colti a livello locale, ed entrare in conflitto con la necessità di una strategia a livello dello Stato. Perché parlare di Stato? Perché piaccia o no, si continuerà ancora a vivere del tempo con gli Stati. E lo Stato resta il luogo principale di una decisione che pesa. Ecco lo sfondo del dibattito.

Ad uno degli estremi del dibattito abbiamo i libertari, che dicono che lo Stato è il nemico che occorre a tutti i costi combattere, che bisogna dunque agire al di fuori della sua sfera d’influenza; all’altro polo abbiamo le esperienze nazionali popolari, in particolare quelle della prima ondata di risveglio dei Paesi del sud, con i nazionalismi antimperialisti di Nasser, Lumumba, Modibo, ecc. Questi leader hanno esercitato una vera tutela sui loro popoli e pensato che il cambiamento potesse venire soltanto dall’alto. Queste due correnti devono dialogare, comprendersi per costruire strategie popolari che permettano autentici progressi.

Cosa possiamo imparare da quelli che sono più avanti? Come in Cina o in America latina? Quali sono i margini che queste esperienze hanno saputo mettere a profitto? Quali sono le forze sociali che sono o potrebbero essere favorevoli a queste strategie? Con quali mezzi politici possiamo sperare di mobilitare le loro capacità? Ecco le riflessioni fondamentali su cui noi, i movimenti sociali, i movimenti della sinistra radicale, i militanti antimperialisti e anticapitalisti, dobbiamo lavorare e alle quali occorre rispondere per costruire la nostra sovranità, popolare, progressista e internazionalista.”

Da: L’affermazione della sovranità nazionale popolare di fronte all’offensiva del capitale, intervista con Samir Amin di Raffaele Morgantini.

Tratto da: Bye Bye Uncle Sam

Riflessioni Politiche…….I diritti da sapere nello “Stato di polizia”!!


 

E’ innegabile riconoscere la limitazione in atto dei nostri diritti anche se fanno del tutto per mascherarla, siamo controllati, catagolati, limitati e soprattutto sottomessi, alcuni fra i più giovani, penseranno che sia tutto normale il fatto di vedere in giro sempre più forze di polizia, e che in un modo o nell’altro, questa presenza massiccia di FF.OO sia dovuta per nostra sicurezza, ma è tutta apparenza a cui non dobbiamo CREDERE perché le forse di polizia servono soltanto a proteggere il POTERE.

Siamo oramai condizionati da tutto un sistema oligarchico che fa in modo di farci pensare di essere in Democrazia e quindi in regime di totale libertà, ma non è così, ci lasciano il DIRITTO di votare e scegliere, ma in fin dei conti sono dieci anni che abbiamo al governo persone che nessuno ha scelto, ci lasciano il DIRITTO di muoverci in libertà, ma quando siamo insieme a quattro o cinque amici creando un piccolo gruppo, subiamo subito un controllo delle generalità,  ci lasciano il DIRITTO di informarci, ma come già sappiamo, l’informazione libera non esiste, tutti i media sono sotto controllo del POTERE.

Controllo, controllo e ancora controllo, siamo chiusi in una “gabbia” invisibile da cui possiamo solo ammirare la nostra LIBERTA’ senza poterla agire, siamo condannati ad obbedire, ad abbasare la testa, a non poter dissentire, siamo orami un gregge che si è abituato a questo SISTEMA, e forse come gli agnelli, verremo “sacrificati” sull’altare del NEOLIBERISMO che tutto chiede senza dare nulla in cambio.

Vi lascio con una frase di Stefano Rodotà scomparso la settimana scorsa, uno dei pochissimi Uomini Liberi ancor prima di essere un politico, spero serva a farvi pensare.

(…) un innegabile bisogno di diritti, e di diritto, si manifesta ovunque, sfida ogni forma di repressione e innerva la stessa politica (…)

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

I diritti da sapere nello Stato di polizia. Un vademecum da conoscere!

 

di Federico Rucco – associazione Antigone
Sembrerebbe roba di altri tempi o da altri paesi, ma è l’Italia del 2017, uno Stato di polizia sempre più intrusivo, invadente, coercitivo.

L’Associazione Antigone ha realizzato un opuscolo, una sorta di vademecum, che ogni cittadino o abitante di questo paese è bene che conosca a memoria. Non pare,  ma finire nelle grinfie degli apparati coercitivi sta diventando sempre più frequente e sempre più facile, anche per quelli che pensano  “io non ho nulla da temere”. Qualche volta la cronaca ci restituisce anche conseguenze gravi, anzi letali, come rivelano i casi Cucchi, Alodrovandi ed altri. Ragione per cui suggeriamo ai nostri lettori di scaricare, leggere e imparare il vademecum.

E’ sempre meglio “viaggiare informati” nelle nostre strade. Non è più l’Italia della Costituzione nata dalla Resistenza, è l’Italia dello Stato penale di Minniti e &.

 

Lo Stato di Polizia.

Nel 2015 in Italia quasi 1 milione di persone sono state arrestate o fermate dalle forze di polizia. Un numero piuttosto impressionante di individui è stato insomma oggetto di provvedimenti temporanei restrittivi della libertà personale ad opera delle forze dell’ordine e si è quindi trovata a transitare in caserme e stazioni di polizia.

Per questo, in collaborazione con Associazione Antigone, abbiamo voluto mettere insieme una guida essenziale che illustri in maniera chiara ed accessibile a tutti i diritti di cui si è titolari davanti alle forze di polizia e durante l’intera durata dello stato di arresto o fermo.

96 ore di vulnerabilità

Quella del trattenimento da parte della polizia è infatti una situazione, che si può prolungare fino a 96 ore, durante la quale l’arrestato/fermato si trova evidentemente in una condizione di particolare vulnerabilità. In questa fase – e soprattutto nelle prime 24 ore, in attesa di essere messo a disposizione del PM e della successiva udienza di convalida con il giudice – il soggetto si trova infatti in uno stato di profonda incertezza per quello che concerne la propria situazione giuridica, gli elementi e le accuse a proprio carico, e soprattutto i propri diritti.

La questione dell’informativa sui diritti

Per lungo tempo in Italia la questione dell’informativa dei diritti per le persone in stato di arresto o fermo ha galleggiato in un vuoto normativo.

Nel nostro paese le cose non andavano insomma come in America. Qui, già negli anni ‘60 una famosa pronuncia della Corte Suprema riconobbe la violazione dei diritti a danno di Ernesto Arturo Miranda, 25enne americano di origini messicane che era stato arrestato e condannato tre anni prima per lo stupro e il rapimento di una ragazza di 17 anni, in quanto questi non era stato informato del suo diritto di avvalersi di un avvocato e di rimanere in silenzio. Da allora quando un poliziotto esegue una misura restrittiva della libertà personale non può esimersi dal recitare la formula di rito con la quale si comunicano allo stesso i suoi diritti fondamentali: “Ha il diritto di rimanere in silenzio. Tutto quello che dirà potrà essere usato e sarà usato contro di lei in tribunale. Ha il diritto a un avvocato. Se non se ne può permettere uno, gliene sarà assegnato uno d’ufficio. Ha capito i diritti che le ho appena letto?”

immagine presa dal web

 

Il foglio dei diritti non basta

Poi, finalmente, in materia è intervenuto il diritto comunitario che – attraverso una serie di importanti direttive – ha imposto a tutti i paesi della UE omologhi obblighi di informativa sui diritti per soggetti coinvolti in procedimenti penali e/o sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà. A seguito di questa regolamentazione, anche in Italia le persone che vengono arrestate o fermate vengono ritualmente informate dei propri diritti, attraverso la cosiddetta “Letter of Rights” (che è peraltro significativamente più dettagliata della summenzionata formula del “Miranda Warning”).

Quel foglio di carta, però, da solo non basta, ed in pratica le persone in stato di arresto/fermo continuano a trovarsi spesso in una situazione di precarietà, incapaci – per mancata conoscenza – di far valere i propri diritti. Motivo per cui ci pare tanto importante provare a fornire a tutti gli strumenti necessari a tutelarsi attraverso un vademecum.

Il vademecum

da: contropiano.org

Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue)

Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue)

Proverbio del 22 giugno: Chi è esperto negli inganni non conosce pudore

Numero del giorno: 3.500.000.000 Costo stimato per lo stato italiano per banche venete!

Money, get away cantavano i milionari rocchettari degli anni ’70, salvo poi intascarne a pacchi e continuare a farlo pure adesso grazie a royalties praticamente eterne. E a furia di […]

 

Ma voi/noi, che di soldi ne vediamo pochi, come facciamo a farcene un’idea chiara? Neanche il tempo di scrutarli e quelli fuggono fischiettando nel vento come diceva quell’altro milionario cantante che dicono tarocchi i discorsi per i Nobel. Ma il fatto è un altro: il fatto è che il denaro è una merce misteriosa. Anzi non dite che è una merce perché s’impenna tutta una polemica coi cartalisti che poi sono anche amanti del tornio eccetera eccetera.

Per tagliare la testa al toro, il Cronicario di oggi ha determinato di elevarvi dalla misera quotidianità, anche perché sennò dovrei raccontarvi che qualcuno ha stimato in 3,5 miliardozzi il costo della bad bank dove far confluire la spazzatura delle banche venete e non voglio mettere la solita battuta facile.

continuate a leggere qui.. Cronicario: Non capite il denaro? Ve lo spiega la Bce (in tutte le lingue) — The Walking Debt