Riflessioni personali…..violenti, vigliacchi e ignoranti!!


 

Non c’è nulla da fare, quando vedo certi video mi sale il sangue al cervello, déjà vu che ritornano prepotentemente in mente, tornano a galla i ricordi di quella passione, poi trasformatasi in rabbia, messa in campo nelle manifestazioni a difesa dei diritti di tutti, un’epoca indimenticabile che nessuno mai, potrà farmi dimenticare.

Come questi ragazzi di colore, siamo anche noi vittime della prepotenza messa in atto senza mezzi termini dal personale delle FF.OO., neri o rossi che possiamo essere, siamo comunque nelle mani dei cani da guardia del Potere, e vi assicuro non è una bella cosa.

 

“Un funzionario di polizia, all’interno della stazione di Ventimiglia, strattona un ragazzo dalla pelle scura e gli urla: “vai al tuo paese”, “vai in Africa”, ” torna al tuo cazzo di paese“, “torna nel Burundi”, “fuori dai coglioni”. I toni, il linguaggio utilizzato e l’atteggiamento dell’agente di P.S. sono davvero di una prepotenza incredibile”.

 

..ancora prepotenza ad una manifestazione di piazza pacifica,  i funzionari danno il comando di caricare i manifestatnti con l’ordine…”caricate”…”caricate”…”caricate” .   proprio in questo modo si provocano le reazioni dei cittadini, ed è proprio quello che vogliono, alzare il livello dello scontro come nel periodo della STRATEGIA DELLA TENSIONE!!

 

..ma davvero volete vivere una vita senza diritti ma fatta solo di doveri, diritti che vengono cancellati costantemente dalla questa politica mafiosa e per i quali ci siamo spezzati le ossa per conquistarli?

Davvero lo volete?

 

Nico (max weber)

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Riflessioni politiche….la Repressione al tempo della crisi!


 

Questo è un articolo molto importante, leggetelo con attenzione perché è la prova dell’instaurazione dello stato di polizia nel  nostro paese ma anche in tutta Europa, l’articolo ci spiega quali sono i deterrenti per stroncare qualsiasi manifestazione  sociale, ci spiega anche il fatto, per chi ancora non lo sapesse, non esistono più diritti per le genti impoverite dalla crisi economica e dal Potere massonico-finanziario, dobbiamo stare al “nostro posto” come più volte ripetuto dal ministro Minniti in questo bellissimo articolo di contropiano.org.

E’ ora di combattere questo SISTEMA di repressione!

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

“State al vostro posto o sono guai”. La repressione al tempo della crisi.

 

L’appello contro la repressione delle lotte lanciato a maggio,  ha raccolto decine di firme significative nel mondo giuridico, universitario e del lavoro. Quell’appello aveva e mantiene l’intenzione di segnalare un allarme ben preciso sull’attuazione dello Stato di polizia nel nostro paese come unica soluzione avanzata dal governo e dalla classe dominante per far fronte ai contraccolpi sociali di una crisi non lascia intravedere sbocchi. Ma soprattutto che non lascia intravedere margini né di miglioramento né di ammortizzamento sociale per milioni di persone tra la classe lavoratrici e i ceti sociali impoveriti. Non avendo e non volendo avere soluzioni accettabili da mettere sul piatto, le oligarchie europee e i loro sodali in Italia operano sul piano della deterrenza. Spaventare, depotenziare, neutralizzare gli attivisti sociali, politici e sindacali che si oppongono a questo massacro sociale, ma mandare anche segnali dolorosi alla gente comune, ai lavoratori, ai disoccupati, ai senza casa, ai giovani studenti o senza lavoro, affinchè accettino questa situazione e rinuncino alla strada della vertenza e della resistenza collettiva. Insomma devono imparare a “stare al loro posto” e in silenzio.

Ma questa filosofia non agisce solo in Italia. E’ ormai l’aria che si respira in Europa ad esempio con la Ley Mordaza in Spagna o la Legge d’emergenza che viene rinnovata di semestre in semestre in Francia. Di questo e su questo, su impulso dell’Osservatorio contro la Repressione, ci si confronterà a Bruxelles e Strasburgo la prossima settimana intorno alla proposta di una Rete Europea per il Diritto al Dissenso, a difesa delle lotte sociali. L’iniziativa è stata presentata giovedi a Roma nella sede del Parlamento Europeo. Emblematicamente, la conferenza stampa si è tenuta lo stesso giorno in cui l’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per le torture e le brutalità poliziesche alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001.

Ma il portato di quei giorni di terrorismo di stato, negli ultimi anni si è dovuto misurare con gli effetti sociali della crisi, in particolare dal 2011 a oggi. In questi anni di crisi, gli apparati del Ministero dell’Interno hanno lavorato alacremente per svolgere questa funzione coercitiva e repressiva (i dati che forniamo più sotto ne sono la testimonianza). Poi, nonostante evidenti eccezioni di incostituzionalità e condanne a livello di Corte Europea, il Decreto Minniti-Orlando è diventato Legge dello Stato, dando così una cornice legale e legittimità politica ad un modello repressivo che ben presto ha fatto vedere i suoi effetti anche in modo clamoroso con i fatti di Torino e di Roma di cui il nostro giornale ha riferito ampiamente.

I dati che pubblichiamo, elaborati dallOsservatorio contro la Repressione, spiegano molto più chiaramente di tante parole quale sia il nesso tra crisi, precipitazione delle condizioni sociali, repressione delle lotte e degli attivisti che le fanno.

Da quel maledetto 2011, l’anno della lettera di Draghi -Trichet, dell’imposizione del governo Monti da parte dell’Unione Europea e dell’avvio massiccio delle misure antipopolari in nome dell’austerità e del rigore di bilancio, è stato un crescendo proporzionale di misure repressive, arresti, denunce contro attivisti politici, sociali, sindacali nel paese. A farne le spese sono stati in molti casi gli attivisti del Movimento No Tav e i disoccupati napoletani, ma dentro questi numeri ci sono centinaia di sindacalisti, lavoratori, occupanti di case, studenti universitari.

 

Denunce Fogli di via Avvisi orali Obblighi dimora Obblighi firma Sorveglianza speciale Daspo
2011 1.190 26 1 13 8 166 7
2012 2.973 11 13 2 35
2013 2.957 58 3 23 54 2
2014 3.774 41 5 22 14 6
2015 3.406 106 7 14 18 31
2016* 1.136 69 6 7 21 12 **
2017* 176 74 5 7 4 ***
totale 15.612 385 35 86 147 221 7

 

**Nel 2016 ci sono stati 53 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

*** Nel primo semestre del 2017 ci sono stati 46 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

Gli arrestati durante manifestazioni, picchetti, iniziative di lotta

Arresti
2011 81
2012 204
2013 171
2014 134
2015 157
2016* 94*
2017 (giugno) 11*
totale 852

 

I dati relativi al 2016 e al primo semestre del 2017 sono ancora parziali

Fonte: Osservatorio contro la Repressione su dati del Ministero degli Interni per gli anni 2011-2015

 

I dati parlano e purtroppo parlano chiaro. Su questi temi, Eurostop avvierà dopo la discussione nell’assemblea del 1 luglio, una campagna in tutto il paese, coordinandosi con iniziative analoghe in corso e lavorando per una manifestazione popolare, democratica e di massa per l’abrogazione della Legge Minniti.

La repressione e lo Stato di polizia – o Stato d’eccezione permanente come è stato definito nella conferenza stampa – sono parte fisiologica del conflitto politico e sociale che ci attende. Il governo (ma anche certe forze dell’opposizione) vorrebbe sottrarre ogni responsabilità e funzione della politica e lasciare che il conflitto diventa meramente un problema tra legalità e illegalità, tra le regole e chi viola le regole. Disoccupazione di massa, emergenza abitativa, arbitrii padronali non sono più materia di confronto o soluzione, sono materia di ordine pubblico, anzi talvolta solo un problema di decoro, perché i poveri “devono imparare a stare al loro posto”.

Sergio Carraro

 

per gentile concessione di: contropiano.org

Rilessioni personali….Risarcimenti G8, altri 430 mila euro pagati dagli italiani per gli abusi in divisa!!


 

Triste ricordare certi avvenimenti, triste perché la violenza usata in quell’occasione dalle Forze dell’Ordine fu incredibile e inaudita, triste perché a farne le spese furono dei giovani ragazzi che nulla avevano a vedere con le violenze di quei giorni, triste perchè degli esseri umani (in divisa) si sono accaniti su altri esseri umani, triste perché atteggiamenti del genere censurano qualsiasi nostro diritto, dalla libertà personale a quello della nostra incolumità, triste perché coloro che si sono macchiati di gesti sanguinari come questo, tra un tira e molla sui cavilli legali, menzogne, insabbiamenti e quant’altro, non hanno subito condanne in linea con il loro comportamento, e infine triste perché ancor oggi, queste “bestie” in divisa sono al loro posto pur con altre mansioni.

“Siamo rivoluzionari. Il mio scopo non è trovare lavoro alla gente, non me ne importa nulla. Io voglio lottare con chi cerca un lavoro perché lo voglio spingere a capire che è possibile, con certi mezzi, obbligare lo Stato a fare un passo indietro e continuare nell’attacco fino alla sua distruzione totale” (cit.)

Nico (max weber)

Bolzaneto GE (G8 2001)

 

 

 

Continua a crescere il costo per tutti i cittadini italiani delle nefandezze compiute da alcune decine di poliziotti (molti mai identificati) e dai loro superiori durante il G8 di Genova del 2001.

In questi giorni altri sette manifestanti che all’epoca vennero selvaggiamente pestati nella scuola Diaz e poi rinchiusi per altre torture ella caserma di Bolzaneto hanno ottenuto dal giudice civile un risarcimento complessivo di 430 mila euro, soldi che vanno ad aggiungersi a quelli già pagati, seppur con un vergognoso ritardo, dai vari ministeri per le cosiddette provvisionali e a quelli già versati per le altre cause civili andate a sentenza.

Denaro pagato dai ministeri dell’Interno o della Giustizia – a seconda che le vittime siano passate dalla Diaz o da Bolzaneto o da entrambe – ovvero da tutti i cittadini italiani.

La Corte dei Conti ha già istruito i fascicoli per ottenere il risarcimento del danno erariale ma è difficile pensare che il costo milionario dei crimini di una banda di poliziotti violenti e falsificatori sarà mai ripagato interamente.

I sette manifestanti, due donne e cinque uomini, italiani e stranieri, erano assistititi dagli avvocati Dario Rossi e Gilberto Pagani. Tra di loro c’è chi è scappato dall’Italia per non dover mai più vedere una delle divise di quella notte, e cittadini inglesi che non metteranno mai più piede nel nostro paese per lo choc subito.

Il giudice Daniela Canepa ha recepito in sentenza le condanne della Cassazione che a loro volta avevano originato quelle dell’Italia da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per l’assenza del reato di tortura in Italia. Vuoto colmato pochi giorni fa tra mille polemiche per un testo ritenuto dai giuristi non conforme ai rigidi dettami internazionali. Basti dire che i pm e i giudici che trattarono le vicende del G8 hanno detto che con questa legge molti degli abusi del 2001 non rientrerebbero nella definizione di tortura riconosciuta invece dalla Cedu.

Scrive il giudice Canepa nella sentenza: “La parte civile ha con evidenza subito, quale conseguenza di tali delitti, un patimento da valutarsi compiutamente ed in modo unitario, in rapporto alla pacifica percezione che la stessa ebbe di un totale sovvertimento dei principi fondamentali democratici su cui si fonda la convivenza civile nel nostro Paese, nell’ambito di palesi e inaudite, carenze di prevenzione, controllo e tempestivo intervento da parte, a vari livelli, dei poteri dello Stato preposti al rispetto , comunque, della legalità e delle garanzie costituzionali, un patimento protrattosi nel tempo, peraltro, in ragione dei tempi necessari per addivenire ad un accertamento fattuale della verità”.

Più avanti si legge ancora la conclusione del giudice civile: “Considerata la gravità dei fatti accaduti, la lesione di diritti costituzionalmente garantiti, la gratuità dei gesti di violenza da parte di coloro che dovevano essere i tutori dell’ordine, la contemporanea perpetrata violenza su tanti soggetti inermi all’interno di un medesimo edificio, per cui il singolo assisteva anche agli atti di violenza che subivano tutte le persone che si trovavano all’interno della scuola si distinguono, peraltro, i danni conseguentemente subiti da ogni parte attrice sia perché hanno subito alcune anche lesioni fisiche e anche perché di diversa età anagrafica”.

 

Marco Preve per repubblica.it

 

 

Riflessioni Politiche…….I diritti da sapere nello “Stato di polizia”!!


 

E’ innegabile riconoscere la limitazione in atto dei nostri diritti anche se fanno del tutto per mascherarla, siamo controllati, catagolati, limitati e soprattutto sottomessi, alcuni fra i più giovani, penseranno che sia tutto normale il fatto di vedere in giro sempre più forze di polizia, e che in un modo o nell’altro, questa presenza massiccia di FF.OO sia dovuta per nostra sicurezza, ma è tutta apparenza a cui non dobbiamo CREDERE perché le forse di polizia servono soltanto a proteggere il POTERE.

Siamo oramai condizionati da tutto un sistema oligarchico che fa in modo di farci pensare di essere in Democrazia e quindi in regime di totale libertà, ma non è così, ci lasciano il DIRITTO di votare e scegliere, ma in fin dei conti sono dieci anni che abbiamo al governo persone che nessuno ha scelto, ci lasciano il DIRITTO di muoverci in libertà, ma quando siamo insieme a quattro o cinque amici creando un piccolo gruppo, subiamo subito un controllo delle generalità,  ci lasciano il DIRITTO di informarci, ma come già sappiamo, l’informazione libera non esiste, tutti i media sono sotto controllo del POTERE.

Controllo, controllo e ancora controllo, siamo chiusi in una “gabbia” invisibile da cui possiamo solo ammirare la nostra LIBERTA’ senza poterla agire, siamo condannati ad obbedire, ad abbasare la testa, a non poter dissentire, siamo orami un gregge che si è abituato a questo SISTEMA, e forse come gli agnelli, verremo “sacrificati” sull’altare del NEOLIBERISMO che tutto chiede senza dare nulla in cambio.

Vi lascio con una frase di Stefano Rodotà scomparso la settimana scorsa, uno dei pochissimi Uomini Liberi ancor prima di essere un politico, spero serva a farvi pensare.

(…) un innegabile bisogno di diritti, e di diritto, si manifesta ovunque, sfida ogni forma di repressione e innerva la stessa politica (…)

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

I diritti da sapere nello Stato di polizia. Un vademecum da conoscere!

 

di Federico Rucco – associazione Antigone
Sembrerebbe roba di altri tempi o da altri paesi, ma è l’Italia del 2017, uno Stato di polizia sempre più intrusivo, invadente, coercitivo.

L’Associazione Antigone ha realizzato un opuscolo, una sorta di vademecum, che ogni cittadino o abitante di questo paese è bene che conosca a memoria. Non pare,  ma finire nelle grinfie degli apparati coercitivi sta diventando sempre più frequente e sempre più facile, anche per quelli che pensano  “io non ho nulla da temere”. Qualche volta la cronaca ci restituisce anche conseguenze gravi, anzi letali, come rivelano i casi Cucchi, Alodrovandi ed altri. Ragione per cui suggeriamo ai nostri lettori di scaricare, leggere e imparare il vademecum.

E’ sempre meglio “viaggiare informati” nelle nostre strade. Non è più l’Italia della Costituzione nata dalla Resistenza, è l’Italia dello Stato penale di Minniti e &.

 

Lo Stato di Polizia.

Nel 2015 in Italia quasi 1 milione di persone sono state arrestate o fermate dalle forze di polizia. Un numero piuttosto impressionante di individui è stato insomma oggetto di provvedimenti temporanei restrittivi della libertà personale ad opera delle forze dell’ordine e si è quindi trovata a transitare in caserme e stazioni di polizia.

Per questo, in collaborazione con Associazione Antigone, abbiamo voluto mettere insieme una guida essenziale che illustri in maniera chiara ed accessibile a tutti i diritti di cui si è titolari davanti alle forze di polizia e durante l’intera durata dello stato di arresto o fermo.

96 ore di vulnerabilità

Quella del trattenimento da parte della polizia è infatti una situazione, che si può prolungare fino a 96 ore, durante la quale l’arrestato/fermato si trova evidentemente in una condizione di particolare vulnerabilità. In questa fase – e soprattutto nelle prime 24 ore, in attesa di essere messo a disposizione del PM e della successiva udienza di convalida con il giudice – il soggetto si trova infatti in uno stato di profonda incertezza per quello che concerne la propria situazione giuridica, gli elementi e le accuse a proprio carico, e soprattutto i propri diritti.

La questione dell’informativa sui diritti

Per lungo tempo in Italia la questione dell’informativa dei diritti per le persone in stato di arresto o fermo ha galleggiato in un vuoto normativo.

Nel nostro paese le cose non andavano insomma come in America. Qui, già negli anni ‘60 una famosa pronuncia della Corte Suprema riconobbe la violazione dei diritti a danno di Ernesto Arturo Miranda, 25enne americano di origini messicane che era stato arrestato e condannato tre anni prima per lo stupro e il rapimento di una ragazza di 17 anni, in quanto questi non era stato informato del suo diritto di avvalersi di un avvocato e di rimanere in silenzio. Da allora quando un poliziotto esegue una misura restrittiva della libertà personale non può esimersi dal recitare la formula di rito con la quale si comunicano allo stesso i suoi diritti fondamentali: “Ha il diritto di rimanere in silenzio. Tutto quello che dirà potrà essere usato e sarà usato contro di lei in tribunale. Ha il diritto a un avvocato. Se non se ne può permettere uno, gliene sarà assegnato uno d’ufficio. Ha capito i diritti che le ho appena letto?”

immagine presa dal web

 

Il foglio dei diritti non basta

Poi, finalmente, in materia è intervenuto il diritto comunitario che – attraverso una serie di importanti direttive – ha imposto a tutti i paesi della UE omologhi obblighi di informativa sui diritti per soggetti coinvolti in procedimenti penali e/o sottoposti a provvedimenti restrittivi della libertà. A seguito di questa regolamentazione, anche in Italia le persone che vengono arrestate o fermate vengono ritualmente informate dei propri diritti, attraverso la cosiddetta “Letter of Rights” (che è peraltro significativamente più dettagliata della summenzionata formula del “Miranda Warning”).

Quel foglio di carta, però, da solo non basta, ed in pratica le persone in stato di arresto/fermo continuano a trovarsi spesso in una situazione di precarietà, incapaci – per mancata conoscenza – di far valere i propri diritti. Motivo per cui ci pare tanto importante provare a fornire a tutti gli strumenti necessari a tutelarsi attraverso un vademecum.

Il vademecum

da: contropiano.org