Riflessione Politica…..finchè la barca va!


 

Eh si, come era facile prevedere, i fatti non seguono mai le parole, tutti disponibili a risparmiare qualcosa nel mare magnum dello sperpero ma di fatto ci ritroviamo a  spendere per cose che non servono a nulla se non a ribadire ancora una volta, il nostro ruolo di subalternità alle grandi potenze, siamo pronti quindi a spargere democrazia, per poi farci accusare di aver creato dei veri lager in cui rinchiudiamo gli aspiranti emigranti. Oltre a tutto questo arriva poi in anteprima una nuova chicca, nel 2018 ogni famiglia avrà un aumento medio delle tariffe (parlo di tariffe e non di tasse o imposte) di 780 euro, non male vero? Non disperiamo, all’appello per il nuovo anno manca ancora la manovra del fiscal compact da 50 MLD.

Nico (max weber)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NO A SPEDIZIONE NEOCOLONIALE IN NIGER. VEDIAMO SE IL M5S E GRASSO NEGHERANNO IL CONSENSO A QUESTA NUOVA AVVENTURA DI GUERRA

L’annunciato invio di un contingente di 470 militari corredato da oltre 150 veicoli in Niger rappresenta un ulteriore e preoccupante salto di qualità della politica neocoloniale del Governo Gentiloni. I nostri militari saranno chiamati a sostituire la legione straniera francese in un contesto gravido di pericoli e con il rischio di essere percepiti come forze ostili da parte della popolazione locale. Al pari di quello libico il governo del Niger non ha i requisiti minimi per essere un governo effettivamente rappresentativo di quel popolo e sostenere, come pretende di fare il governo italiano, che le nostre truppe sono inviate su richiesta del governo di Niamey significa far torto all’intelligenza degli italiani.

L’ossessione di risolvere manu militari la questione dell’immigrazione per poterla vendere presso l’opinione pubblica nella imminente campagna elettorale, sta portando il governo italiano ad azzardare passi incauti che rischiano di avere ripercussioni drammatiche per il nostro Paese. Già siamo stati denunciati da Amnesty International per le responsabilità italiana nei campi di concentramento in Libia e adesso ci apprestiamo a farne altrettanti in Niger. Verificheremo con i fatti se forze all’opposizione come M5S o LIberi e Uguali di Piero Grasso avranno la capacità e la volontà di dissociarsi da questa operazione facendo mancare quel consenso che – a camere di fatto sciolte – è indispensabile per legittimare una nuova spedizione militare in Africa.

 

Maurizio Acerbo

 

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Riflessioni Politiche……NOI, SPERIAMO DI CAVARCELA!


 

Io voglio bene a tutti, quel bene che si vuole ai figli.

Vorrei proteggere, aiutare, dare fiducia, ascoltare o regalare un sorriso, una stretta di mano, un bacio sulla guancia e dire ad ognuno di voi che il futuro sarà un tempo migliore dove tutti i papà avranno un lavoro e un futuro, dove le donne verranno rispettate come persone e non considerate un mero oggetto di possesso, un futuro dove ogni fede religiosa possa unire i popoli e non dividerli, un futuro dove venga considerato il merito e non il potere, un futuro dove la POLITICA sia vera politica al servizio del cittadino e non una finzione della democrazia.

Mi piacerebbe dirlo ma non sarà così, negli ultimi giorni infatti, si è conclusa la quadratura del cerchio con la sottoscrizione da parte del governo Italiano di quel trattato chiamato FISCAL COMPACT, un trattato che obbligherà TUTTI i futuri governi del nostro paese (nessuno escluso) ad una manovra finanziaria annua di 50MLD di euro (per i prossimi 20 anni) il tutto per abbassare il debito pubblico al 60% del PIL. Vi rendete sicuramente conto che ci saranno aumenti delle imposte, tasse e concessioni, ma soprattutto si concluderà quell’attività di PRIVATIZZAZIONE dei servizi rivolti ai cittadini come SCUOLA, SANITA’, TRASPORTI, RIFIUTI, ENERGIA ELETTRICA, GAS, ACQUA, compresa la vendita di quelle poche risorse ancora pubbliche come autostrade, porti, aeroporti, società come Finmeccanica, Poste Italiane, FS, Anav e molte altre che troverete qui http://www.dt.mef.gov.it/it/attivita_istituzionali/partecipazioni/elenco_partecipazioni/

 

 

Saluto tutti voi con un grande ABBRACCIO, un IN BOCCA AL LUPO e un consiglio disinteressato, TOGLIETE I VOSTRI RISPARMI DALLE BANCHE, DALLA POSTA O DALLE SOCIETA’ DEI PROMOTORI FINANZIARI, datemi retta, fatelo.

p.s. Leggete l’articolo sotto, occuperà solo  5 minuti della vostra vita, ne varrà la pena perchè queste informazioni non le avrete mai dai Media.

Auguri di Buone Feste a tutti!

Emmanuel Macron (Presidente Repubblica Francese), Paolo Gentiloni (Presidente Consiglio Ministri) e Angela Merkel (Cancelliera di Germania)

 

Gentiloni inchioda l’Italia al Fiscal Compact.

da: Contropiano.org

 

Con la decisione del governo Gentiloni di appoggiare laproposta Juncker” – domani al Consiglio Europeo – si chiude per sempre la possibilità teorica di modificare i trattati europei su due punti chiave: l’obbligo al pareggio di bilancio (peraltro già inserito addirittura nella Costituzione, all’art. 81) e la riduzione del debito pubblico al 60% del Pil entro 20 anni (per l’Italia, ferma al 133%, si tratterebbe di fare una manovra correttiva da almeno 50 miliardi ogni anno, tra tagli di spesa e aumenti di tasse).

Il silenzio che circonda questa decisione è direttamente proporzionale alla sua importanza perché l’inserimento del Fiscal Compact nella “legislazione europea” lo rende di fatto operativo – dal 2019 – e obbligatorio, pena sanzioni pesantissime ed esposizione del paese al “rischio mercati” (aumento dello spread, difficoltà nel rifinanziare il debito, ecc).

Fin qui il Fiscal Compact era stato infatti soltanto un “trattato intergovernativo”, dunque sottoposto annualmente a deroghe, flessibilità, sfilacciamenti in parte autorizzati dalla stessa Commissione Europea, in parte strappati furbescamente dai singoli governi per “attenuare” il rigore dei conti in misura compatibile con la conservazione del consenso sociale.

Non mancano infatti le perplessità anche tecniche sul funzionamento di un meccanismo automatico di riduzione del debito che si affida a parametri decisamente sfuggenti come l’output gap (lo scostamento tra la crescita reale e quella “potenziale”, di fatto impossibile da determinare con certezza). Proprio questa indeterminatezza rendeva necessaria la “flessibilità” che paesi come l’Italia hanno sfruttato fino – e oltre – i limiti della pazienza tedesca.

La trasformazione in “regola comunitaria” elimina – eliminerà, tra 12 mesi – anche quel margine di elasticità, rendendo tutta la procedura di scrittura della legge di stabilità (la legge più importante dello Stato, perché decide la distribuzione di spese e carichi fiscali per tutta la popolazione) un puro esercizio contabile, con limiti fissi e invalicabili anche a prescindere dall’andamento del ciclo economico.

E’, su una dimensione infinitamente più grande, la “lezione” impartita dalla Troika alla Grecia. Una volta fissati i confini quantitativi, infatti, sarà direttamente la Commissione Europea a stabilire quali voci del bilancio nazionale dovranno subire i tagli maggiori e quali dovranno invece essere aumentate. Già sappiamo – è un’altra decisione europea – che il bilancio della Difesa va aumentato rapidamente, per avvicinare quel 2% del Pil indicato come obiettivo minimo per la costruzione di un sistema militare continentale. E già sappiamo che (spesa militare esclusa) le voci più consistenti del bilancio statale sono sanità, pensioni, istruzione. Non serve insomma un genio per capire che qui si abbatterà, con maggior forza di quanto non sia già accaduto da 25 anni a questa parte (il “trattato di Maastricht” è non a caso del 1992), la mannaia di Bruxelles.

 

 

 

 

 

 

 

 

Ne consegue che i prossimi governi saranno di fatto dei puri prestanomi per decisioni economico-sociali su cui non hanno più alcun potere (salvaguarderanno, con difficoltà, soltanto quei margini che consentono di tenere in vita un po’ di sistema clientelare, decisivo al momento delle elezioni). Era così anche prima, lo abbiamo scritto centinaia di volte. Ma ora si passa dalle trattative in posizione svantaggiosa all’obbedienza pura e semplice.

Fa ridere chi pensa si possa “disobbedire ai trattati”, o che un eventuale governo un po’ più progressista (e persino uno “populista di destra”) abbia la possibilità di “battere i pugni sul tavolo”. Con questa trasformazione del Fiscal Compct la stessa discussione politica sulle misure di austerità diventa praticamente impossibile: tutto è già deciso, fissato in regole immodificabili (servirebbe infatti l’unanimità di tutti gli Stati membri, come quando vengono firmati).

Per questo diciamo con forza crescente che l’elemento decisivo, discriminante, per qualsiasi schieramento politico-sociale o anche elettorale, è la posizione rispetto all’Unione Europea. Quei vincoli non si possono “riformare”, possono soltanto essere rotti.

Dante Barontini per Contropiano.org

 

 

 

Riflessioni politiche….la Repressione al tempo della crisi!


 

Questo è un articolo molto importante, leggetelo con attenzione perché è la prova dell’instaurazione dello stato di polizia nel  nostro paese ma anche in tutta Europa, l’articolo ci spiega quali sono i deterrenti per stroncare qualsiasi manifestazione  sociale, ci spiega anche il fatto, per chi ancora non lo sapesse, non esistono più diritti per le genti impoverite dalla crisi economica e dal Potere massonico-finanziario, dobbiamo stare al “nostro posto” come più volte ripetuto dal ministro Minniti in questo bellissimo articolo di contropiano.org.

E’ ora di combattere questo SISTEMA di repressione!

Nico (max weber)

immagine presa dal web

 

 

 

 

“State al vostro posto o sono guai”. La repressione al tempo della crisi.

 

L’appello contro la repressione delle lotte lanciato a maggio,  ha raccolto decine di firme significative nel mondo giuridico, universitario e del lavoro. Quell’appello aveva e mantiene l’intenzione di segnalare un allarme ben preciso sull’attuazione dello Stato di polizia nel nostro paese come unica soluzione avanzata dal governo e dalla classe dominante per far fronte ai contraccolpi sociali di una crisi non lascia intravedere sbocchi. Ma soprattutto che non lascia intravedere margini né di miglioramento né di ammortizzamento sociale per milioni di persone tra la classe lavoratrici e i ceti sociali impoveriti. Non avendo e non volendo avere soluzioni accettabili da mettere sul piatto, le oligarchie europee e i loro sodali in Italia operano sul piano della deterrenza. Spaventare, depotenziare, neutralizzare gli attivisti sociali, politici e sindacali che si oppongono a questo massacro sociale, ma mandare anche segnali dolorosi alla gente comune, ai lavoratori, ai disoccupati, ai senza casa, ai giovani studenti o senza lavoro, affinchè accettino questa situazione e rinuncino alla strada della vertenza e della resistenza collettiva. Insomma devono imparare a “stare al loro posto” e in silenzio.

Ma questa filosofia non agisce solo in Italia. E’ ormai l’aria che si respira in Europa ad esempio con la Ley Mordaza in Spagna o la Legge d’emergenza che viene rinnovata di semestre in semestre in Francia. Di questo e su questo, su impulso dell’Osservatorio contro la Repressione, ci si confronterà a Bruxelles e Strasburgo la prossima settimana intorno alla proposta di una Rete Europea per il Diritto al Dissenso, a difesa delle lotte sociali. L’iniziativa è stata presentata giovedi a Roma nella sede del Parlamento Europeo. Emblematicamente, la conferenza stampa si è tenuta lo stesso giorno in cui l’Italia è stata nuovamente condannata dalla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo per le torture e le brutalità poliziesche alla scuola Diaz di Genova nel luglio 2001.

Ma il portato di quei giorni di terrorismo di stato, negli ultimi anni si è dovuto misurare con gli effetti sociali della crisi, in particolare dal 2011 a oggi. In questi anni di crisi, gli apparati del Ministero dell’Interno hanno lavorato alacremente per svolgere questa funzione coercitiva e repressiva (i dati che forniamo più sotto ne sono la testimonianza). Poi, nonostante evidenti eccezioni di incostituzionalità e condanne a livello di Corte Europea, il Decreto Minniti-Orlando è diventato Legge dello Stato, dando così una cornice legale e legittimità politica ad un modello repressivo che ben presto ha fatto vedere i suoi effetti anche in modo clamoroso con i fatti di Torino e di Roma di cui il nostro giornale ha riferito ampiamente.

I dati che pubblichiamo, elaborati dallOsservatorio contro la Repressione, spiegano molto più chiaramente di tante parole quale sia il nesso tra crisi, precipitazione delle condizioni sociali, repressione delle lotte e degli attivisti che le fanno.

Da quel maledetto 2011, l’anno della lettera di Draghi -Trichet, dell’imposizione del governo Monti da parte dell’Unione Europea e dell’avvio massiccio delle misure antipopolari in nome dell’austerità e del rigore di bilancio, è stato un crescendo proporzionale di misure repressive, arresti, denunce contro attivisti politici, sociali, sindacali nel paese. A farne le spese sono stati in molti casi gli attivisti del Movimento No Tav e i disoccupati napoletani, ma dentro questi numeri ci sono centinaia di sindacalisti, lavoratori, occupanti di case, studenti universitari.

 

Denunce Fogli di via Avvisi orali Obblighi dimora Obblighi firma Sorveglianza speciale Daspo
2011 1.190 26 1 13 8 166 7
2012 2.973 11 13 2 35
2013 2.957 58 3 23 54 2
2014 3.774 41 5 22 14 6
2015 3.406 106 7 14 18 31
2016* 1.136 69 6 7 21 12 **
2017* 176 74 5 7 4 ***
totale 15.612 385 35 86 147 221 7

 

**Nel 2016 ci sono stati 53 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

*** Nel primo semestre del 2017 ci sono stati 46 decreti di condanna penale con sanzioni economiche senza processo

Gli arrestati durante manifestazioni, picchetti, iniziative di lotta

Arresti
2011 81
2012 204
2013 171
2014 134
2015 157
2016* 94*
2017 (giugno) 11*
totale 852

 

I dati relativi al 2016 e al primo semestre del 2017 sono ancora parziali

Fonte: Osservatorio contro la Repressione su dati del Ministero degli Interni per gli anni 2011-2015

 

I dati parlano e purtroppo parlano chiaro. Su questi temi, Eurostop avvierà dopo la discussione nell’assemblea del 1 luglio, una campagna in tutto il paese, coordinandosi con iniziative analoghe in corso e lavorando per una manifestazione popolare, democratica e di massa per l’abrogazione della Legge Minniti.

La repressione e lo Stato di polizia – o Stato d’eccezione permanente come è stato definito nella conferenza stampa – sono parte fisiologica del conflitto politico e sociale che ci attende. Il governo (ma anche certe forze dell’opposizione) vorrebbe sottrarre ogni responsabilità e funzione della politica e lasciare che il conflitto diventa meramente un problema tra legalità e illegalità, tra le regole e chi viola le regole. Disoccupazione di massa, emergenza abitativa, arbitrii padronali non sono più materia di confronto o soluzione, sono materia di ordine pubblico, anzi talvolta solo un problema di decoro, perché i poveri “devono imparare a stare al loro posto”.

Sergio Carraro

 

per gentile concessione di: contropiano.org

Riflessioni Politiche…..l’eliminazione del contante!


 

 

Cosi scrissi in questo articolo del 7 Giugno 2015: questo il link

“Un futuro senza contanti non è poi così lontano. Le fondamenta per una società in cui il cash venga totalmente estinto stanno diventando, di fatto, sempre più solide. Tanto che esiste una vera e propria alleanza che promuove l’iniziativa “Better Than Cash”, ovvero, “Meglio dei contanti”. Si chiama Better Than Cash Alliance. L’iniziativa sembra di primo acchito avere una funzione umanitaria, ma sarà cosi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il mio bancomat mi permette di ritirare 1.500 al giorno, ma dal 15 novembre mi converrà non ritirare più di 1000 euro per non rischiare di essere additato come EVASORE, eh si, pian piano ci stanno abituando ad accettare i numeri al posto del contante, niente più soldi quindi, ma solo carte di credito e bancomat, già, il POTERE MONDIALE (politico e finanziario) che regola e decide la vita di ognuno di noi, sta riuscendo nell’impressa di farci accettare questo scambio, molti di noi pensaranno che sarà bello non circolare con il contante, sarà anche più sicuro, molti penseranno che sia una cosa giusta perché in questi modo tutti pagheranno le tasse e non esisterà più l’evasione fiscale, sarà anche più facile tenere sotto controllo le nostre finanze.

Eh si, messa in opera quest’ultima mossa, l’operazione controllo della MASSA sarà finalmente terminato, tutti i cittadini del mondo sasranno sotto il totale controllo politico, economico e mentale di questa entità chiamata POTERE che moltissimi faticano ad immaginarne la spaventosa forza per rendere schiavi tutti i citttadini del mondo.

Da questa operazione ci guadagnerà soltanto il sistema bancario, quello politico e quello finanziario, mentre a noi resterà solo una misera scheda per prelevare contante all’occorrenza, ma in tutto questo direte, dov’è il problema? ...il problema è insito nel fatto che potranno attingere direttamente al nostro C/C senza nessuna autorizzazione da parte nostra per pagare Multe, Bolli scaduti, Cartelle Esattoriali, Tari non pagata, Irpef non versata e molto altro….

In parole povere il POTERE ha fatto suo un nostro vecchio slogan degli anni settanta che urlavamo nelle piazze, ed era….PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO, e quando lo promette il Governo, c’è sicuramente da credergli.

Nico (max weber)

Bancomat, cambiano le regole sui prelievi. Oltre questa somma sono “dolori”

Chi preleva dal conto corrente una somma che superi mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrà essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle Entrate. A partire dal 15 novembre, verrà fissato un limite numerico delle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di banconote in nero qualora il contribuente non riesca a avvalorare l’opposto.

È questa variante appena approvata al decreto fiscale e che rischia di far impaurire i contribuenti e risparmiatori. Benché la direttiva sulla tracciabilità dei pagamenti ordina che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da tremila euro in su, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul c/c (per i quali non vi è alcun tetto massimo), la nuova norma vorrebbe collocare un vincolo particolarmente forte ai correntisti.

Se fosse vero che nel conto corrente ci sono i propri soldi, in linea teorica, si dovrebbe essere liberi di usarli come meglio si crede nei limiti consenti dalla legge, IVA compreso prelevarli nella misura e nei tempi che si preferisce, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li protegge da questo regime), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate all’Agenzia delle Entrate, quest’ultimo può supporre che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in “nero”.

In automatico scatta il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria multa per chi non sa dimostrare da dove provengono o dove vanno i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e limpido per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai dipendenti di un azienda.

La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non verrà memorizzato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente, es. operaio in fabbrica, di norma veniva tenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate.

La giurisprudenza ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Per questo è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.

Si tratta, ovviamente, solo di “congetture contrarie al contribuente, che si attiva per di più in automatico, ma che permette sempre di provare il contrario. Una prova, tuttavia, non sempre facile da realizzare dato che, spesso, dopo molto tempo, si perdono le tracce e memoria dei propri spostamenti monetari.

Ecco perché, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le giustificazioni dell’impiego di grandi somme di denaro. La nuova norma vuole imporre un limite numerico sui grandi prelievi: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento dei limiti giornalieri e mensili fissati.

Così, viene interamente riscritta la normativa di base, alla quale i prelievi possono costituire dei “compensi“. La legislatura interviene solo se la norma in questione potrà svolgere il requisito numerico“. La congettura contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite di mille euro giornaliero o, quello di cinque mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di “esonero entro la quale il problema non dovrebbe sussistere.

 

Da: Quotidianissimo.it