Riflessioni personali…..esistono ancora gli Uomini!


 

Molto tempo fa scrissi questo nel mio about me…

“Nella vita reale e non in quella apparente, siamo costretti nostro malgrado ad accettare la materialità della stessa, quindi ad accettare denaro in cambio dei nostri servizi, quanto più denaro avremmo a disposizione tanta più generosità potremmo espandere verso gli altri, atti concreti e non parole, ecco quindi la necessità del denaro per aiutare concretamente chi si trova in difficoltà. Quindi perché essere ipocriti, avere disponibilità economica non rappresenta qualcosa di immorale, immorale casomai è l’uso che facciamo dello stesso.”

 

Sono ancora molto pochi, ma esistono davvero persone che possono essere chiamate Uomini!

Nico(max weber)

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All’asta la casa di un disabile: la compra e gliela restituisce

Livorno, il gesto di un anonimo: «Il bene si fa senza pubblicità». Non vuole che il suo nome finisca sui giornali.

Alessandro d’Oriano.

 

 

 

 

 

 

 

LIVORNO – Il benefattore non ama i riflettori. Non vuole che il suo nome finisca sui giornali, che sia pronunciato come si fa con un mecenate o un santo protettore. «Perché quando si fa del bene lo si fa e basta, senza pubblicità, senza altri fini, come un imperativo categorico», spiega agli amici con un sorriso scherzoso pensando ai vecchi studi di filosofia delle superiori. Eppure Mister X è già diventato famoso nella sua città, Livorno, anche senza un’identità e un volto, proprio per quell’atto di bene assoluto.

257 euro al mese

Ha letto la notizia di un disabile (con pensione da 257 euro al mese) che ha perso il lavoro per circostanze poco chiare che sono al vaglio dei magistrati. Poi l’hanno informato che quell’uomo, per l’impossibilità di pagare il mutuo, ha perso anche la casa e per il dispiacere è stato colpito da un ictus. Così il benefattore segreto si è commosso, ha chiamato il sindaco Filippo Nogarin che lo ha messo in contatto con il fratello del disabile e poi ha deciso che quella casa l’avrebbe comprata lui all’asta giudiziaria e avrebbe garantito a quell’uomo sfortunato di rimanervi per sempre senza pagare una lira di affitto. «Se un domani vorrà acquistarla di nuovo la riavrà al prezzo che l’ho pagata io — ha detto ai familiari —, altrimenti potrà restarci a vita». La notizia, anticipata da Qui Livorno (www.quilivorno.it) in breve tempo ha fatto il giro della città. E soprattutto ha donato un po’ di felicità ad Alessandro D’Oriano, 46 anni, disabile al 75% prima di essere colpito da un ictus e ora ricoverato per una riabilitazione lunga, difficile ma possibile, all’ospedale di Volterra.

 

Non ha secondi scopi

«Ho conosciuto di persona il benefattore, è un uomo sensibile, ero presente quando ha acquistato all’asta la casa del mio cliente — racconta l’avvocato Francesco Tanzini — è rimasto colpito dalla storia di Alessandro D’Oriano, che oltretutto ha perso il lavoro ingiustamente e per questo abbiamo fatto causa, e ha voluto fare qualcosa di importante per lui. È completamente disinteressato, non ha secondi scopi se non quello di dare una mano ad Alessandro». Anche il sindaco di Livorno Filippo Nogarin ha confermato di aver ricevuto la telefonata del benefattore. A dare la notizia ad Alessandro è stato il fratello Francesco, professione chef. «L’ho visto sorridere ed era tanto che non accadeva — racconta —. È una cosa straordinaria. Ringrazio tutti coloro che ci hanno sostenuto». Adesso Alessandro combatte le ultime due battaglie: contro l’ictus e davanti alla giustizia per riottenere un lavoro perso secondo lui ingiustamente.

 

Marco Gasperetti

 

da: corriere.it

 

 

Riflessioni Personali…….ritorna l’incubo dell’eroina!!


 

Eroina, l’incubo è già tornato!

I giovanissimi si “bucano” come in passato: è boom di consumi. Siringhe usate, spaccio, degrado: ogni giorno 500 persone, quattordicenni e adulti, entrano in questo supermarket a cielo aperto.

di Claudio Monici

immagine presa dal web

 

 

 

 

 

Quattro avanti, due indietro. Dai, che dopo il cimitero delle siringhe usate, sei arrivato. Altri quattro passi avanti e due che tornano indietro. Ci sei quasi: i rifiuti sparsi a terra in via Giorgio Orwell, a Rogoredo, ti dicono che sei sulla strada giusta. Si ferma, cerca un equilibrio su gambe che non vogliono ubbidire. E ancora quattro passi avanti e due indietro. Dai che lo spacciatore ti aspetta, non ha fretta, non ha paura. L’uomo avanza che pare una nave in piena tempesta. Eroina si chiama il suo supplizio. Una età sotto i trent’anni, incalza la strada per raggiungere il più grande e noto supermarket a cielo aperto dello spaccio di droghe a Milano.

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Attivo dall’alba al tramonto, con il suo fluire di passi sospettosi, teste basse, nascoste nei cappucci di felpe senza colore, ma anche giacche e cravatte, che varcano la sbarra di ferro, dove ad attendere c’è la mano spalancata del diavolo. Sì, perché non può che essere così, quando c’è chi ti propone il veleno; non può che essere l’ispiratore del male chi ti prenderà i soldi in cambio della tua vita. Dietro a un folto intrico di vegetazione e abbandono, sotto un grigio cavalcavia di Rogoredo, a fianco della ferrovia, periferia sud-est di Milano, il tempo sembra avere fatto un terribile salto nel passato. Via Giorgio Orwell è un tuffo dentro l’antro oscuro della vita fragile, dove l’essere umano può toccare i livelli più bassi del proprio degrado. Dove chi arranca per una ‘sniffata’, una ‘fumata’ in una saccoccia tiene un pugno di euro, mentre chi ci viene per il suo ‘buco’ nell’altra tiene una ‘spada’, la siringa. Ma è dentro al proprio corpo che si nasconde il nero male che avvelena il sangue, e che lentamente intossica l’anima. Pron- ta a sporcarsi di tutto, quando si diventa degli schiavi, inginocchiati all’eroina.  Anche quando si ha ‘solo’ quattordici anni.

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Un fenomeno sempre più diffuso, il ritorno dell’eroina, che non ‘intossica’ soltanto la Grande Milano. «Mi occupo di dipendenze ormai da vent’anni e confesso che non immaginavo di andare a toccare con mano una realtà così forte. Di impattare nel consumo di eroina per vena, e non di altre sostanze come la cannabis, in età così giovane», gelano il sangue le parole di Rita Gallizi, responsabile interventi aree dipendenze per la ‘Cooperativa lotta contro l’emarginazione’, che ha sede a Sesto San Giovanni, mentre ti racconta di una «situazione preoccupante, per l’incredibile disinvoltura con cui i ragazzini di oggi consumano sostanze stupefacenti pesanti, e anche per l’assoluta mancanza di attenzione alle misure di prevenzione propria». E di come la promiscuità sessuale sia vissuta in completa leggerezza, «senza alcuna informazione sui pericoli, come l’Hiv». Sono storie che raccontano di una ragazzina di 15 anni, incontrata all’ingresso di una nota discoteca alla periferia di Milano, «in compagnia della madre e di una sua amica. Quando le è stato chiesto se faceva uso di droga, ha risposto: ‘Eroina’. E poi ha indicato la mamma». È un amaro tuffo nel passato. Un inaspettato salto indietro di decenni quello che si compie andando a guardare nelle piaghe di via Giorgio Orwell. C’è chi ci viene da Piacenza, Cremona, Reggio Emilia, non solo da Milano. Ogni giorno si stimano tra le 400 e le 500 persone che oltrepassano quel ‘confine’, poco oltre la sottostazione elettrica delle Ferrovie dello Stato, in cerca del loro ‘viaggio’.

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Che costa poco, solo 7 euro per un ‘punto’ di eroina. «Giovani, molto giovani. Circa un anno fa, improvvisamente ci accorgiamo che non abbiamo più a che fare con il tossicodipendente noto – racconta la dottoressa Gallizi –. Accade quando un nostro team aggancia un gruppo compatto di dieci giovani, età tra i 14 e i 22 anni, maschi e femmine. Ci dichiarano di fare uso di eroina per endovena. In questi anni l’eroina si è consumata o inalata o fumata: impattare nel ritorno della siringa, con tutto ciò che comporta, non ce lo aspettavamo. Ci ha fatto tracollare. Due di quelle ragazze le abbiamo dovute indirizzare al servizio sanitario ‘Mts’ (Malattie trasmissibili sessualmente, ndr), tanto erano messe male, per via del loro comportamento sessuale ad altissimo rischio». Nei primi 10 mesi del 2015, su 148 soggetti, dichiaranti consumatori di eroina e cocaina, prevalentemente italiani, intervistati per strada dalle unità mobili della della ‘Cooperativa’, una attività delicata e non semplice, 7 giovani, tra i 14 e i 19 anni, 5 femmine, 2 maschi, affermavano di assumere eroina per ago. «Sono casi numericamente isolati, ma abbiamo alzato il livello di guardia.

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Oggi, rispetto al passato, chi fa uso di droghe pesanti è capace di mantenere il proprio autocontrollo. Sono soggetti che hanno un lavoro e una vita integrata. È un approccio di tipo medicalizzato. Non ancora nella fase di totale dipendenza. Ci vogliono anni, certo. Ma il fenomeno che sta sotto i nostri occhi non lo possiamo sottovalutare», avverte Rita Gallizi. È un impressionante, preoccupante tappeto di siringhe usate, gettate a manciate di centinaia e centinaia, quello su cui si cammina in fondo a via Orwell. «C’è un problema di sanità pubblica. Noi e Amsa, facciamo il possibile per raccoglierle. L’assessorato alla sicurezza del Comune ha un occhio attento. Per sopperire a questo aspetto forniamo siringhe nuove a chi ci porta quelle usate – conclude Rita Gallizi –. Milano, fino al 2007, aveva 15 distributori scambia siringhe, proprio per impedire la dispersione sul territorio, ma sono stati smantellati dalla giunta Moratti ». L’altra mattina a Rogoredo, una mamma dopo avere dato un bacio al suo bambino che entrava in una scuola, sì è chinata per raccoglierne quattro, davanti ai suoi piedi.

 

tratto da: avvenire.it

La Solidarietà attraverso il microcredito di Muhammad Yunus.


 

Se esiste un modo per combattere la povertà lo dobbiamo unicamente ad una persona, un economista per la precisione, che mise insieme solidarietà ed etica con un’idea per nulla scontata, dare credito in assenza di garanzie, il microcredito. L’idea del micro-credito, l’accesso ai servizi finanziari a soggetti vulnerabili dal punto di vista sociale ed economico, nasce alla fine degli anni Settanta in Bangladesh, dall’intuizione di un giovane professore di economia, Muhammad Yunus, conosciuto anche come il banchiere dei poveri cui è stato attribuito nel 2006, il premio Nobel per la Pace, ebbi il prilegio di stringere la mano di questa meravigliosa persona nel 2004 a Bologna in occasione del conferimento della laurea ad honorem in Scienze della Formazione, città che nel 2015 gli ha conferito anche la cittadinanza onoraria.

Sconfiggere la povertà è possibile, basterebbe non emarginare ma dare opportunità a chi è povero!!

Nico (max weber)

Muhammad Yunus

 

Muhammad Yunus nasce a Chittagong, il più importante centro economico del Bengala Orientale, in Bangladesh. Terzo di 14 figli, di una famiglia benestante, si laurea in Economia nella sua città e in seguito consegue il dottorato, sempre in Economia, all’Università Vandebirlt di Nashville.

Dopo gli studi negli Stati Uniti, e una breve esperienza come docente universitario, Yunus decide di tornare in patria dove diventa capo del Dipartimento economico dell’università di Chittagong.

Nel 1974 il Bangladesh è colpito da una grave inondazione e da una conseguente carestia che causò la morte di centinaia di migliaia di persone. Il paese è periodicamente devastato da calamità naturali e presenta una povertà strutturale in cui quasi la metà della popolazione non arriva a soddisfare i bisogni alimentari minimi giornalieri. Il professore ogni mattina varca la porta del dipartimento universitario, lasciandosi alle spalle una miriade di poveri e mendicanti. Yunus comincia a sentirsi a disagio nel suo ruolo di professore di economia, e capisce che le teorie acquisite in anni di studio sono distanti ed estranee al mondo che lo circonda. Di fronte a tanta miseria verrebbe spontaneo fare l’elemosina, ma secondo Yunus non solo non è utile, ma è persino dannosa.

Il professor Yunus, insieme ai suoi studenti, comincia a visitare le case del vicino villaggio di Jobra per calarsi nella realtà che lo circonda e per capire la vita delle persone più povere. Interrogando gli abitanti del villaggio, scopre la loro condizione di schiavitù: acquistano a credito la materia prima da un commerciante al quale sono costretti a rivendere i prodotti per un guadagno di pochi centesimi; oppure, dato che il credito ordinario è loro inaccessibile, si rivolgono agli usurai. Le banche infatti non sono disposte a dare prestiti per cifre molto piccole, perché il costo dell’apertura della pratica è sproporzionato rispetto all’entità del credito stesso e non sono disposte a fare prestiti ai poveri perché non hanno garanzie patrimoniali da offrire per la loro solvibilità.

Agli studenti del dipartimento affida il compito di compilare un elenco di tutte gli abitanti di Jobra che ricorrono ai prestiti: l’elenco contiene i nomi di 42 persone per un prestito totale di 856 taka, vale a dire meno di 27 dollari, per ripagare i quali 42 famiglie sono ridotte alla fame. Yunus decide di rivolgersi alla banca di Jobra per farsi concedere un prestito di circa 300 dollari destinato ai poveri del villaggio e garantito personalmente dal professore.

Fino a questo momento il progetto è solo sperimentale, limitato al villaggio di Jobra e si avvale del lavoro volontario degli studenti. Nel 1977 grazie all’aiuto dell’amministratore delegato, Yunus riesce ad ottenere dalla Krishi Bank, la gestione sperimentale di una filiale della banca che chiama Grameen Bank cioè banca rurale o del villaggio. Yunus illustra la sua iniziativa a un seminario organizzato dalla Banca centrale dal titolo “Finanziare i poveri in ambiente rurale” in cui sostiene come si debbano impostare le procedure del prestito così da facilitare la modalità di rimborso. Le dimensioni del progetto sono però ancora poco significative, i clienti sono meno di 500 e l’esperimento è effettuato in scala troppo ridotta per poter destare l’interesse delle banche governative. Yunus deve quindi dimostrare che il microcredito può funzionare anche su scala nazionale. Ad accogliere la sua sfida è il vicegovernatore della Banca Centrale, e nel 1979 Yunus assume ufficialmente l’incarico di avviare il progetto Grameen nella regione del Tangail. La regione è sull’orlo di una guerra civile, ma nonostante ciò, nel 1982 solo dopo tre anni dall’insediamento i risultati sono stupefacenti: i clienti Grameen sono 28.000.

L’impostazione data dalla Grameen Bank nel fornire i propri servizi rappresenta un modo totalmente nuovo di agire e di porsi nei confronti del cliente rispetto all’approccio tradizionale delle banche. Mentre gli istituti di credito tradizionali prevedono che siano i potenziali clienti a recarsi presso i propri uffici a richiedere un prestito, nel modello Grameen sono gli operatori della banca a raggiungere le persone nei villaggi. L’intento è quello di riuscire a creare un rapporto paritario tra funzionario di banca e cliente, in modo da evitare ai poveri di trovarsi a disagio in un luogo a loro non abituale. Altro aspetto assai rilevante è che il 94% dei beneficiari dei prestiti Grameen sono destinati a donne, risulta, infatti, che se il denaro è affidato ad una donna, il prestito risulta più sicuro.

Dopo il successo riscontrato nonostante le difficoltà, nel 1982 il progetto viene esteso ad altri tre distretti: Dhaka, Rangpur e Ptuakhali. Alla fine del settembre del 1983 il consiglio dei ministri approva la proposta che rende la Grameen Bank un’istituzione finanziaria indipendente a tutti gli effetti. Il “sistema Yunus” ha provocato un cambiamento di mentalità anche all’interno della Banca Mondiale, che ha cominciato ad avviare progetti simili a quelli della Grameen. Il microcredito, a partire dagli anni Ottanta, è diventato così uno degli strumenti di finanziamento utilizzati in tutto il mondo, diffuso in oltre 100 Stati, dagli Stati Uniti all’Uganda, per promuovere lo sviluppo economico e sociale.

Nel 2006 Muhammad Yunus viene insignito del Nobel per la pace, così motivato: “per l’impegno nel creare sviluppo sociale ed economico partendo dal basso. La pace duratura non può essere realizzata se ampi gruppi di popolazione non trovano il modo per uscire dalla povertà. Il micro-credito è uno dei modi. Lo sviluppo dal basso serve anche a promuovere la democrazia e i diritti umani. Il micro-credito si è dimostrato una forza liberatrice in società dove le donne in particolare devono lottare contro condizioni economiche e sociali repressive”.

 

E.Marchini

Riflessioni Personali…..la Solidarietà è sempre una scelta personale!


 

Solidarietà è un sostantivo che deriva dalla parola francese solidarité che ha come suo significato principale una forma di impegno etico-sociale a favore di altri. Il termine indica un atteggiamento di benevolenza e comprensione che si manifesta fino al punto di esprimersi in uno sforzo attivo e gratuito, teso a venire incontro alle esigenze e ai disagi di qualcuno che abbia bisogno di un aiuto. (cit.)

 

La Solidarietà non è un’Idea astratta, ma un grande impegno fatto di generosità.

Nico (max weber)