Il Vero Movimento Rivoluzionario….. il Movimento Anti-Globalizzazione!!


 

Un carissimo amico che segue spesso il mio blog, ieri dopo aver letto i post relativi ai “rivoluzionari stellati” mi ha inviato via mail questo articolo con la richiesta di postarlo e dedicarlo principalmente a coloro che hanno voluto far credere di essere capaci di fare una rivoluzione.  Valerio sei accontentato!

 

 

Questo post è dedicato a tutti i “FALSI RIVOLUZIONARI” che gestiscono i voti di nove milioni di Italiani, voti rubati con la menzogna di voler scardinare il sistema paese mentre invece, oggi godono economicamente indisturbati, il frutto della loro ipocrisia.

 

Oggi parliamo di persone serie come le chiama Valerio, che combattono davvero nelle piazze e non da dietro un computer con una lattina di birra in mano, queste persone affrontano il pericolo fisico perchè hanno nella loro testa il vero concetto di rivoluzione operaia, non sono come quei cialtroni  finti rivoluzionari che hanno preso in giro milioni di Italiani, sfruttando l’idea del populismo d’accatto e incanalando la rabbia delle persone dentro un contenitore chiamato “blog delle stelle”, e piano piano farla decantare sino a renderla innocua, personaggi questi senza scrupoli che hanno saputo cogliere il momento opportuno per monetizzare anni e anni di studi che hanno condotto sull’ipnotismo delle masse e sulla sottomissione mentale delle persone.  La storia però insegna la fine che faranno coloro che  tradiscono una rivoluzione, diverranno tutti pendagli da Forca appesi all’albero più alto a testimonianza delle loro infime promesse!  Pagherete tutto, pagherete caro! (un motto, una promessa)

Nico (max weber)

 

immagine presa dal web
immagine presa dal we

 

L’Anarchismo rivoluzionario e il movimento operaio.

 

Cariche di polizia contro la gioventù. Forze armate che blindano una delle maggiori città americane. Decine di migliaia di manifestanti sotto le bandiere dell’anticapitalismo. Giovani e lavoratori dell’occidente che si battono fisicamente contro il WTO e l’imperialismo. Queste forti immagini della “battaglia di Seattle” del 30 novembre 1999 sono state impresse nella mente dei militanti di tutto il mondo, spingendo milioni e milioni di persone alla lotta contro questa guerra di classe dichiarata dall’alto e che alcuni chiamano “globalizzazione”. Seguita da altre proteste di massa a Washington e Davos, Seattle ha segnato in qualche modo un importante punto di svolta per il movimento operaio internazionale.

 

 

“Quell’Idea che si rifiuta di morire”

E gli anarchici erano nel folto di queste proteste e di queste azioni di solidarietà, a Rio come a Johannesburg, a Praga come a Instanbul, a New York e a Dublino, dimostrando una impressionante abilità organizzativa, acquistando in credibilità ed in consenso popolare.

Sui media borghesi, gli anarchici hanno assunto una preminenza che non si notava dagli anni ’60, ricevendo sorprendentemente più credito di quanto poi fosse realmente il ruolo svolto dagli anarchici nel nuovo movimento anti-globalizzazione. Per il New York Times l’anarchismo era “quell’Idea che si rifiuta di morire”. La sinistra autoritaria, scossa e surclassata dalla capacità strategica degli anarchici, ha ritenuto improvvisamente necessario lanciare una polemica greve e disonesta contro l’anarchismo.

Per colmo di ironia, poi, il movimento anarchico si fa a pezzi per il disaccordo che c’è su come ci si dovrebbe orientare verso il movimento anti-globalizzazione.

 

Anarchy
Anarchy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Orientarsi verso il Movimento

Mentre l’anarchismo di tradizione piattaformista e molti anarcosindacalisti si sono fortemente identificati nel nuovo movimento, molti altri compagni sembrano riluttanti a farsi coinvolgere di più nel nuovo movimento. Alcuni sono giustamente preoccupati per la presenza nel movimento di forze riformiste e borghesi come le ONG (organizzazioni non governative, ndt); altri evidenziano l’inatteso sostegno all’anti-globalizzazione da parte di gruppi di estrema destra come i fascisti ed i fondamentalisti islamici; altri ancora sospettano del ruolo di dirigenti sindacali di destra all’interno del movimento.

Queste preoccupazioni sono valide. Ma non dovrebbero essere usate come ragioni per non coinvolgersi nel movimento anti-globalizzazione. Questo nuovo movimento rappresenta un importante sviluppo per la classe operaia internazionale ed una massiccia opportunità per il movimento anarchico all’alba del XXI° secolo. Prendere il movimento, coinvolgervisi, dargli forma – questa è la migliore possibilità disponibile oggi per impiantare l’anarchismo all’interno della classe operaia e cercare di prendere la via del ritorno al nostro giusto posto in un movimento di massa, che può scavare la fossa al capitalismo.

 

 

Anticapitalismo e non solo anti-globalizzazione!!

Una volta dentro il movimento anti-globalizzazione, dobbiamo starci con coscienza anticapitalista. “Anti-globalizzazione” è un termine vago che espone la resistenza al capitalismo ad ogni sorta di trappola.

Molti aspetti della globalizzazione –se per essa intendiamo la creazione di un mondo-sistema a crescente integrazione economica, politica e sociale- dovrebbero essere ben accolti dagli anarchici. La rottura delle chiuse culture nazionali, i più vasti contatti internazionali, la coscienza di essere “cittadini del mondo”, la preoccupazione per gli sviluppi a mezza strada nel mondo- sono tutti processi positivi.

Noi non dovremmo stare con coloro i quali, sotto la bandiera della “sovranità” e della “nazionalita”, chiedono un rafforzamento delle culture nazionali, del cibo nazionale, chiudendo le frontiere alle influenze straniere e così via. Questo approccio –anche se travestito di anti-imperialismo- è xenofobia e comporta il sostegno agli stati nazionali locali.

Dobbiamo sostenere le possibilità che si sviluppi una cultura cosmopolita ed internazionale, la globalizzazione del lavoro e del movimento dei lavoratori che stanno emergendo con la globalizzazione. Dobbiamo opporci totalmente al fondamentalismo religioso, al nazionalismo ed al fascismo i cui problemi con la globalizzazione sono legati al timore che la gente si apra a nuove idee che possano sfidare pregiudizi e culture autoritarie. La cultura non è statica. Muta e si forgia attraverso la lotta, e noi anarchici dovremmo difendere solo quegli elementi delle culture nazionali che sono progressisti ed a favore della classe operaia.

Gli anarchici si oppongono agli aspetti neoliberisti e capitalisti della globalizzazione. Noi ci opponiamo agli attacchi al salario, agli attacchi al welfare, perché essi feriscono la classe operaia e perché difendono gli interessi dei capitalisti.

Questi aspetti capitalisti della globalizzazione stanno nella guerra di classe internazionale radicata nel capitalismo e nella sua attuale crisi di profitti. Nonostante il clamore sulla “new economy” e la nuova prosperità, il capitalismo è in crisi dal 1973. Il tasso medio di crescita negli anni ’50 era del 5% all’anno; scese al 2% negli anni ’70, all’1% negli anni ’80. Così il grande affare è stato quello di ristrutturare se stesso per sopravvivere e rinnovare il profitto tramite il modello neoliberista: flessibilità della forza lavoro, privatizzazione, contrattazione in nero, tagli al welfare, riforma regressiva del fisco, deregolamentazione dei movimenti delle merci e del denaro. Tutte queste politiche avvengono nell’interesse dei settori dominanti della classe capitalista – le gigantesche compagnie transnazionali.

 

Fuori e contro lo Stato

Lo Stato-nazione capitalista non è vittima della globalizzazione capitalista come si sente dire da qualcuno che usa in genere un punto di vista nazionalista, capitalista-di-stato o riformista. Costoro sostengono che lo sviluppo di grandi compagnie e di grandi istituzioni multilaterali come il FMI e il WTO porta ad una perdita di sovranità di uno stato-nazione supposto come innocente, che viene forzato ad adattarsi alla nuova realtà della globalizzazione.

Questo genere di argomentazioni comporta serie implicazioni politiche. Esse distolgono l’attenzione dal reale ruolo dello stato-nazione nel guidare la ristrutturazione neoliberista. Inducono anche alla convinzione che lo stato-nazione, il “nostro” stato-nazione, sia una vittima innocente con cui dobbiamo allearci e che dobbiamo difendere dalla globalizzazione straniera. Al contrario, gli anarchici riconoscono nello stato-nazione uno dei principali protagonisti della globalizzazione ed, in particolare, degli aspetti capitalisti della globalizzazione.

Il FMI, la BM ed il WTO sono organizzazioni costituite da membri rappresentanti degli Stati-nazione, come è l’ONU. E’ lo Stato-nazione che ha implementato l’attacco neoliberista in tutto il mondo. E’ lo Stato-nazione che ha permesso alle grandi compagnie ti operare globalmente, smantellando le chiuse economie nazionali del periodo 1945-1973, che era caratterizzato da pensiero che “ciò che va bene per Ford va bene per l’America”.

E’ la ristrutturazione neoliberista implementata e rinforzata dallo Stato-nazione che ha reso possibile lo sviluppo su scala globale del mercato internazionale del lavoro, dei movimenti internazionali dei capitali, delle catene internazionali di produzione (Inclusi molti Stati-nazione del Terzo Mondo, compreso il mio Sud Africa: testimone ne sia il fatto che il governo capitalista del Sud Africa sta riducendo le tariffe più velocemente di quanto richiesto dal WTO. Quando il WTO chiese al Sud Africa di aprire al mercato la sua industria tessile in 12 anni, il governo le fece volontariamente in 8 anni! Quindi la globalizzazione capitalista non è qualcosa semplicemente imposta su di noi dal sistema globale, dall’imperialismo, etc…, anche se questi hanno un ruolo importante).

 

Polizia al G8 di Genova
Polizia al G8 di Genova

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lo Stato-nazione è parte del problema.

Perciò gli anarchici non sono d’accordo con gente come Ralph Nader che diceva:”Votate per me, così salverò la democrazia e vi salverò dalle grandi compagnie”. Gli anarchici sanno che il ruolo dello Stato è quello di servire queste compagnie: questo è ciò che fa lo Stato! E’ qui che noi ci separiamo da coloro che pensano che lo Stato sia un alleato del lavoro e dei poveri nella lotta contro la globalizzazione capitalista.

Come tali, gli anarchici non possono condividere l’idea di una coalizione antiglobalizzazione di destra/sinistra, né il mito liberale che si possa andare oltre la sinistra e la destra. (Testimoni ne siano le proteste di Seattle: i liberali diedero al semifascista Pat Buchanan una piattaforma, ma piagnucolarono quando gli anarchici attaccarono la città della Nike).

 

 

Contro il protezionismo nazionalista

Noi lottiamo fuori e contro lo Stato, cercando di organizzarci a livello internazionale. E’ vero: le importazioni di beni a costi più bassi minacciano l’occupazione nazionale. Ma la soluzione non è quella di chiedere allo Stato di vietare l’importazione di queste merci: bensì è quella di organizzare i lavoratori in tutti gli sweatshops del mondo. Noi lottiamo per l’unità internazionale del lavoro, per un salario minimo internazionale, standards internazionali di lavoro e mai per il protezionismo nazionalista o il bando del commercio.

Gli anarchici vogliono una lotta autogestita e tra le classi, piuttosto che entrare nel sistema. Gli anarchici vogliono costruire forme autogestite di lotta e di azione, anziché porre fede nella tecnocrazia, nelle elezioni, nei “nostri” governi. In questo quadro, l’uso della violenza è una questione tattica, non un principio: spaccare o bruciare sono scelte legate alla situazione. Questo è proprio ciò che i liberali ed i pacifisti rifiutano di capire.

 

Senza Parole- immagine tratta dal web -
Senza Parole- immagine tratta dal web –

 

 

 

Dentro il Movimento Anti-globalizzazione

Dobbiamo entrare nel nuovo movimento anti-globalizzazione. E’ vero: è pieno di riformisti ed elementi borghesi. Ma proprio per questo dobbiamo coinvolgerci! Starsene da parte è consegnare il nuovo movimento, con il suo immenso potenziale rivoluzionario, ai riformisti ed ai borghesi. Significa abdicare al nostro dovere rivoluzionario di fondere l’anarchismo rivoluzionario con le lotte della classe operaia, di impedire che la rivolta degli schiavi venga usata per portare un’altra elite al potere.

Non si tratta di sapere se dovremmo coinvolgerci, si tratta di sapere come.

Gli scopi di un coinvolgimento anarchico sono sicuramente:

  1. Promuovere l’autogestione delle lotte: su ogni punto, gli anarchici devono battersi per forme organizzative, forme di protesta e forme di decisionalità che prevedano l’attivo coinvolgimento della classe operaia e l’opportunità di autogestire le lotte, acquistare fiducia e lottare dal basso.

Questo significa:

    • occupazioni, piuttosto che sabotaggi elitari
    • marce, proteste e tumulti piuttosto che una politica di difesa
    • comitati d’azione che operano su mandato e riconoscimento assembleare, piuttosto che delegare tutte le responsabilità ad un piccolo gruppo di leaders
    • coalizioni decentrate che permettano il massimo di iniziativa dal basso
    • costruire la capacità di organizzazione promuovendo collegamenti orizzontali tra i gruppi, assicurandosi che le informazioni siano il più ampiamente disseminate alla base delle strutture
    • lotte e richieste che promuovano la polarizzazione di classe e svelino le basi classiste del neoliberismo, possiamo sollevare vertenze “riformiste” con una presa da guerra di classe (per esempio, prendiamo una compagnia in crisi finanziaria; i padroni diranno di risparmiare attraverso l’esternalizzazione ed i licenziamenti; i militanti anarchici possono invece sollevare una richiesta apparentemente riformista che indichi la via del risanamento attraverso un taglio dell’80% degli stipendi dei manager. Questo svelerà la infida natura del sistema, l’abisso salariale di classe ed il rifiuto dei padroni di prendere in considerazione alternative che approfondiscono la polarizzazione di classe)
  1. Lottare contro il governo: gli anarchici devono essere lì ad argomentare contro il protezionismo nazionalista, contro tesi di intervento statalista e contro le nazionalizzazioni. Invece dobbiamo puntare all’auto emancipazione della classe operaia attraverso le sue stesse lotte, le sue organizzazioni, i suoi sforzi, sul bisogno di mobilitarsi fuori e contro lo Stato, sulla lotta di classe anticapitalista.

Questo significa:

    • lottare per una concreta solidarietà internazionale con i lavoratori negli sweatshops e con contratti illegali, attraverso campagne, azioni informate alla prospettiva superiore di conquistare standards internazionali di lavoro (un salario minimo globale, condizioni globali di base per l’occupazione,..) e un sindacalismo globale di base. Queste sono le reali basi della classe operaia per opporsi alle importazioni a buon mercato: migliori salari per tutti, piuttosto che una corsa al ribasso o il protezionismo sciovinista,
    • regole di base per le condizioni di lavoro, attraverso una prassi di azione solidale, piuttosto che appelli al WTO
    • disvelamento delle basi di classe del neoliberismo quando tenta di ridurre i salari e peggiorare le condizioni di lavoro, di aprire l’economia alle privatizzazioni ed alla speculazione, di qui il bisogno di una risposta di classe che non abbia illusioni nel capitalismo di stato,
    • opporsi alle privatizzazioni perché colpiscono la classe operaia attraverso i licenziamenti ed il peggioramento dei servizi sociali e non perché noi pensiamo che le nazionalizzazioni siano un passo verso il socialismo ed il controllo operaio.Invece di invocare le nazionalizzazioni in alternativa alle privatizzazioni –cosa che comunque non avverrebbe e non rafforzerebbe la classe operaia- gli anarchici dovrebbero battersi per l’autogestione operaia e comunitaria dei servizi sociali e delle infrastrutture, sottolineando il diritto della classe operaia ad una vita decente.

 

Grecia Marzo 2016 - Stato di Polizia-
Grecia Marzo 2016 – Stato di Polizia-

 

 

 

Scopi ed obiettivi

Lo scopo di queste tattiche e di queste richieste è semplice. Questi punti vanno sostenuti come strumenti per sviluppare una forte e democratica coalizione internazionale della classe operaia incentrata sui sindacati, sulle comunità, sui cittadini, gli studenti, etc… Inoltre questi punti tendono anche ad aiutare lo sviluppo di una coscienza libertaria ed anticapitalista all’interno della lotta di classe internazionale, sviluppando l’opposizione allo stato ed al capitale insieme al desiderio, alla necessità ed alla fiducia in una possibilità di socialismo autogestito e senza Stato. Molti del movimento anti-globalizzazione non accetteranno questi scopi. Ma questo è proprio il motivo per cui è vitale il nostro intervento nel movimento anti-globalizzazione come militanti con le idee chiare ed una tattica precisa.

E’ anche per questo che abbiamo bisogno di una organizzazioni politiche anarchiche basate sull’unità teorica e tattica e sulla responsabilità collettiva, gruppi tipo quelli delineati da Nestor Makhno e Peter Arsinov nella Piattaforma Organizzativa dei Comunisti Libertari del 1926. Unità, chiarezza, dedizione sono i nostri indispensabili mezzi rivoluzionari contro l’enormemente potente e borioso nemico capitalista.

Possiamo vincere.

 

Lucien van der Walt

(tratto da North Eastern Anarchist, giornale della NEFAC/CanadaUSA)

 

 

 

20 Marzo 1994 – 20 Marzo 2016…22 anni di segreti dello “stato-mafia” su Ilaria Alpi!


Per non dimenticare che Mafia e Stato non sono due cose separate, per non dimenticare il profondo senso del dovere di cronaca e di verità di Ilaria.

Ciao carissima amica.

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Io mi ricordo….

Somalia: uccisi due giornalisti italiani a Mogadiscio Mogadiscio, 20 marzoLa giornalista del Tg3 Ilaria Alpi e il suo operatore, del quale non si conosce ancora il nome, sono stati uccisi oggi pomeriggio a Mogadiscio nord in circostanze non ancora chiarite. Lo ha reso noto Giancarlo Marocchino, un autotrasportatore italiano che vive a Mogadiscio da dieci anni“.

 

Ilari Alpi Giornalista inviato speciale (1961-1994)
Ilari Alpi Giornalista inviato speciale (1961-1994)

 

 

 

 

Il Caso Ilaria Alpi/ Mirko Hrovatin comincia così, con queste poche righe, ancora frammentarie, battute alle 14.43 del 20 marzo 1994 dall’agenzia ANSA sui terminali dei quotidiani e delle televisioni italiane. E con questa terribile vicenda comincia anche la battaglia solitaria, ma incessante, alla ricerca della verità, dei genitori di Ilaria Alpi, Luciana e Giorgio.
Un altro mistero, un altro caso non risolto.

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Chi – e soprattutto perché – ha assassinato due giornalisti, inviati in una zona di guerra particolare come la Somalia diventata, da tempo ormai, un inestricabile crocevia di traffici illeciti ben nascosti dietro il paravento ipocrita della cooperazione internazionale?
Ilaria Alpi, giornalista del Tg3 ed il suo operatore, Miran Hrovatin, in Somalia al seguito dell’operazione militare multinazionale, sotto egida ONU, Restor Hope, fortemente voluta dagli americani, stavano indagando proprio su questi oscuri traffici – armi e rifiuti tossici, in particolare – dentro i quali apparati politico-diplomatico-militari dello Stato italiano erano dentro fino al collo.
Eppure, da anni ed anni, questa verità, prima ancora di essere negata, continua ad essere ostacolata in tutti i modi, con ostinazione, grazie soprattutto all’ultilizzo di uno strumento immutabile e fisso: i servizi segreti.

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Cosa c’era di tanto inominabile nelle scoperte giornalistiche che Ilaria e Miran avevano o stavano per fare? Che Paese era la Somalia del 1992-93? Che cos’è oggi? La morte del maresciallo Vincenzo Li Causi, l’uomo di Gladio in Sicilia, è collegata al caso Alpi-Hrovatin? Che comportamenti tennero i militari italiani in Somalia impegnati in quella missione – sulla carta almeno una missione umanitaria – sui quali ancora oggi aleggia la presunzione di aver praticato violenze e torture sulla popolazione? Perché l’affarismo così bene si sposa con le operazioni di natura militare? Lo sapevate che tra i protagonisti di questa vicenda vi sono anche due ufficiali dei carabinieri che – a distanza di sette anni – ritroveremo in azione in piazza Alimonda a Genova – dove Carlo Giuliani sarà ucciso – nelle giornate del G8? Che erori ha commesso la magistratura? Chi è Hashi Omar Hassan, il somalo divenuto il “capro espiatorio” di questa orribile vicenda che, anziché fuggire, sembra quasi voler stare in galera ad ogni costo?

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Il caso Alpi – Hrovatin come un puzzle incompleto, ma anche come punto di coagulo di molte delle storie più oscure del nostro Paese.

 

Da: misteriditalia.it

 

Edward Estling Cummings


 

Pablo Picasso -Donna con ventaglio- (olio su tavola) 1908.
Pablo Picasso -Donna con ventaglio- (olio su tavola) 1908.

 

 

Somewhere i have never travelled, gladly beyond

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somewhere i have never travelled, gladly beyond
any experience, your eyes have their silence:
in your most frail gesture are things which enclose me,
or which i cannot touch because they are too near

your slightest look will easily unclose me
though i have closed myself as fingers,
you open always petal by petal myself as Spring opens
(touching skilfully, mysteriously)her first rose

or if your wish be to close me, i and
my life will shut very beautifully, suddenly,
as when the heart of this flower imagines
the snow carefully everywhere descending;
nothing which we are to perceive in this world equals
the power of your intense fragility:whose texture
compels me with the color of its countries,
rendering death and forever with each breathing

(i do not know what it is about you that closes
and opens; only something in me understands
the voice of your eyes is deeper than all roses)
nobody, not even the rain, has such small hands

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Là dove non sono mai stato…
 
là dove non sono mai stato, piacevolmente oltre
ogni esperienza, i tuoi occhi hanno il loro silenzio:
nel tuo gesto più delicato ci sono cose che m’imprigionano,
o che non posso toccare perché mi sono troppo vicine
il tuo sguardo più insignificante facilmente mi schiude
sebbene io mi sia chiuso come le dita di una mano,
tu mi apri sempre facilmente petalo per petalo come la Primavera apre
(sfiorando abilmente, misteriosamente) la sua prima rosa
o se il tuo desiderio sia chiudermi, io e
la mia vita ci chiuderemo di scatto meravigliosamente, improvvisamente,
come quando il cuore di questo fiore s’immagina
la neve scendere con cautela ovunque;
niente di tutto ci che sperimenteremo in questo mondo è pari
alla forza della tua intensa delicatezza: la cui trama
mi costringe nel colore delle sue terre,
rendendo omaggio alla morte e al per sempre ad ogni fiato
(non so cosa sia di te che chiude
e apre; solo qualcosa mi dice
che la voce dei tuoi occhi è più profonda di tutte le rose)
nessuno, nemmeno la pioggia, ha mani tanto piccole

 

Edward Estling Cummings

Riflessioni Personali….. L’Europa sui popoli!


Condivido ogni parola, ogni virgola e ogni punto di questo scritto. Ringrazio immensamente il carissimo amico Franz Altomare coordinatore insieme a Roberto Rizzardi, Franco Camerini, Ivana Fabris e Amedeo Carpanelli, del nuovo soggetto politico Movimento Essere Sinistra (MovES) che vedrà la luce il 20 Marzo a Reggio Emilia.

Auguri ragazzi!

MovES

 

 

 

 

 

 

 

L’EUROPA SUI POPOLI

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Mentre milioni di italiani fanno fatica a sbarcare il lunario e sono ben oltre la soglia di povertà, l’Europa dei Popoli, attraverso la Banca Centrale Europea, continua a letteralmente a regalare soldi alle banche e ai banchieri.
Della Grecia non se ne parla più e persino gli euroforici de “La Stessa Europa per Tsipras” invece di ammettere il proprio fallimento politico ed esistenziale si affannano nell’ombra per ritagliarsi un posto al sole alle prossime elezioni amministrative.
La notizia del piano-Draghi fa volare le borse europee (ma fa girare anche gli zibedei).
Sui giornali mainstream, e cioè tutti con rare e sporadiche eccezioni, ci si guarda bene dall’interpretazione politica di una notizia finanziaria apparentemente favorevole.
In sostanza, i provvedimenti presi a Francoforte (tassi zero, riduzione dei tassi su prestiti e depositi, accelerazione del Quantitative easing, acquisto di bond aziendali) sanciscono il fallimento delle politiche monetarie della BCE, colpevolmente incapace di conciliare l’inconciliabile, ovvero altissimi profitti da rendite finanziarie di un’economia classista fondata sulla crescita a debito con la crescita dell’economia reale e la piena occupazione.

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Lo scandalo, se ancora si può parlare in questi termini per buona parte della sinistra che fu, è nel provvedimento pacchetto di quattro maxiprestiti TLTRO (Targeted long term rifinancing operation) , allorché le banche saranno letteralmente pagate per ricevere soldi a tassi negativi a condizione di concedere credito all’economia reale.
Se errare è umano, perseverare è diabolico.
Questi geni dell’economia e della finanza ai quali abbiamo affidato il destino delle nostre esistenze anche grazie alla complicità di una certa sinistra venduta al potere della nuova tirannia, pare non si rendano conto che l’economia reale dei paesi che subiscono il meccanismo della moneta unica (moneta privata e straniera), economia in gran parte rappresentata in Italia dalla piccola e media impresa e dal lavoro autonomo, non ha i requisiti per accedere al credito dopo anni di recessione e stagnazione e indebitamenti pesanti sempre più difficili da restituire.

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C’è un aspetto macroeconomico più grave di cui non si vuole tenere conto:
il problema non è nell’offerta, ma nella domanda.
Indebitare l’economia reale, ammesso che ci si riesca, al fine di aumentare gli investimenti per offrire più beni e servizi da collocare sul mercato, è inutile e dannoso in assenza di una politica per i redditi e la piena occupazione.
Che senso ha riempire i magazzini di nuovi prodotti quando i redditi non possono crescere e 3,5 milioni di disoccupati restano esclusi dal mercato?
L’accelerazione sul QE (Quantite Easing) e i maxiprestiti con regalie alle banche serviranno solo a collocare parte di una ingente massa di denaro alle grandi imprese legate a doppio filo con il sistema delle oligarchie finanziarie, le stesse imprese di sempre che utilizzeranno questi benefici per ristrutturazioni aziendali fondate su licenziamenti, delocalizzazioni e compressione dei diritti dei lavoratori.
Dalla BCE non esce un euro per le politiche sociali e per l’occupazione.
Non è stata creata per questo scopo la banca dell’Europa dei Popoli.

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E pensare che per quanto riguarda l’Italia, un piano economico di ripresa e ridistribuzione avrebbe un costo inferiore ai 50 miliardi per il primo anno.
Non è una cifra impossibile se avessimo una Banca Pubblica Nazionale non indipendente ma al servizio della collettività attraverso il Parlamento e il Ministero dell’Economia.
Con questa cifra si azzererebbe la disoccupazione volontaria, si aumenterebbero le vergognose pensioni minime e si riuscirebbe a sgravare le piccole e medie imprese da una pressione fiscale insostenibile e da un cuneo fiscale che solo in parte viene compensato da salari da fame e perdita di ogni diritto per i lavoratori.
Le risorse finanziarie che servirebbero in un’ottica capovolta rispetto alle politiche neoliberiste, sono molto inferiori a quelle già utilizzate per salvare le banche e a quelle previste dai nuovi provvedimenti di Draghi per continuare a far lucrare profitti ai soliti noti.
Ma il problema della ridistribuzione dei redditi e della piena occupazione non è finanziario: è politico.

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Con la piena occupazione non è possibile deflazionare i salari e distruggere i diritti.
Se non vogliamo che il malcontento generale continui ad essere intercettato dalle destre xenofobe e razziste, bisognerà prendere atto che l’unica strada per fermare l’attacco alla Costituzione italiana e alla democrazia, sarà quella di organizzarsi a sinistra per recedere dai trattati della UE, e in particolare da quello di Maastricht, ripristinare una moneta statale, una Banca Pubblica Nazionale e dare inizio ad un nuovo corso della politica e della convivenza civile che abbia al centro il lavoro e la dignità dell’essere umano.
Non sarà un percorso facile ma è l’unico possibile e l’unica lotta che ha senso intraprendere se non vogliamo rassegnarci ad accettare che le nostre esistenze scorrano come insignificanti processi biologici costellati di rinunce e sofferenze inflitte da una minoranza egoista e cinica.
RIVENDICHIAMO IL DIRITTO DI ESISTERE.
NON RESTIAMO A GUARDARE!

 

Franz Altomare  ( Movimento Essere Sinistra –MovES-)