La “Pizzica” nella storia…..dal Salento alla bassa Murgia!


 

Alcuni autori indicano che il mito della taranta/tarantola derivasse dall’antica Grecia. Vi sono più versioni del mito di Aracne. Quella data da Ovidio parla di una giovane donna molto bella e di umili origini, nota in tutta la Lidia per l’arte della tessitura, in cui eccelleva tanto che le Ninfe andavano da lei per osservare la sua esperienza, e, stupite, dicevano che la stessa Pallade le avesse insegnato quell’arte. Arakne a tale paragone reagiva stizzita e dichiarava che era pronta a gareggiare con la dea e ad accettare qualunque condizione in caso di sconfitta. Atena accettò la sfida, la gara vide la produzione di due bellissime tele ricamate. Alla vista del meraviglioso drappo di Arakne, Atena ebbe uno scatto d’ira e d’invidia, strappò il telo della fanciulla e tramutò lei in ragno, destinandola per sempre a tramare le sue ragnatele.

Un’altra leggenda narra invece di una giovane ragazza, Aracne, la quale fu sedotta da un marinaio che partì dopo la prima notte d’amore, e da allora visse in attesa del ritorno del suo amore. Una mattina la ragazza vide una barca avvicinarsi alla costa e fece il segnale convenuto con il suo marinaio. Dalla nave giunse la risposta: era tornato. Ma a pochi metri dal porto la barca fu affondata e coloro che erano a bordo vennero uccisi. Arakne vide morire il suo amore dopo anni di attesa. Così, alla morte della giovane, Zeus la rimandò in terra per restituire il torto ricevuto, non come ragazza ma come tarantola.” (web)

 

 

La pizzica (detta nella sua forma più tradizionale di danza di aggregazione comunitaria pizzica pizzica, nella sua derivazione a fenomeno commerciale taranta) è una danza popolare attribuita particolarmente a Taranto e a tutto il Salento, ma fino a tutt’oggi diffusa anche in un’altra regione della Puglia, la Bassa Murgia. Fino ai primi decenni del XX secolo presente in tutto il territorio pugliese, assumeva nomi differenti rispetto ai vari dialetti della regione confondendola spesso con le tarantelle.

La prima fonte scritta, che oggi si conosca, risale al 20 aprile 1797 e si riferisce alla serata da ballo che la nobiltà tarantina offrì al re Ferdinando IV di Borbone in occasione della sua visita diplomatica nella città. Il testo parla di “pizzica pizzica” come di una “nobbilitata tarantella”. Già dal XIX secolo la pizzica si è legata alle pratiche terapeutiche coreomusicali del tarantismo, ma è accertato che dal XIV secolo in poi musici e tarantolati hanno adoperato per curare e curarsi dal veleno di tarantole e scorpioni le danze locali del periodo, che si sono alternate, succedute, o adattate, lungo il corso dei secoli.

La pizzica, oltre ad essere suonata nei momenti di festa di singoli gruppi familiari o di intere comunità locali, costituiva anche il principale accompagnamento del rito etnocoreutico del tarantismo. Essa, quindi, veniva eseguita da orchestrine composte da vari strumenti – tra i quali emergevano il tamburello ed il violino per le loro caratteristiche ritmiche e melodiche – con lo scopo di “esorcizzare” le donne tarantate e guarirle, attraverso il ballo che questa musica frenetica scatenava, dal loro male.

Nella danza della pizzica i ruoli, i sessi e la loro rappresentazione erano e sono molto marcati. Fermo restando che entrambi i ballerini, sia uomini che donne, tengono durante il ballo una postura eretta e composta, i passi che essi eseguono variano e si alternano tra momenti speculari e momenti “complementari”. Alle donne va naturalmente il compito di esprimere al meglio, anche attraverso gli accessori tipici dell’abbigliamento femminile (gonne, foulard, scialli), la propria bellezza e femminilità, con passi molto più composti di quelli degli uomini, anche se non mancano i momenti di euforia con brevi corse e giri su se stesse. Le mani della donna spesso sono ferme a reggere la lunga gonna, ed in ogni caso le sue braccia restano sempre chiuse, o protese leggermente in avanti. L’uomo invece, naturalmente, ha il dovere di esprimere, durante la danza la propria virilità, la propria forza, la propria atleticità, e questo compito lo svolge con salti più alti e più marcati, con movimenti più secchi e repentini, con le proprie braccia tese e aperte come a voler circondare o abbracciare a distanza la donna. In ogni caso, a rendere più o meno movimentato il ballo è la donna, che attraverso piccole fughe, guizzi, repentini stop e ripartenze, stuzzica l’uomo ad inseguirla, a “braccarla” delicatamente, per poi affrontarlo con giochi di piedi e di sguardi.

 

fonte web

I Nomadi……Contro!


 

(..) Contro chi fa credere la guerra un dovere

contro chi vuole dominio e potere

contro le medaglia all’onore, alla santità

per tutta la gente che grida libertà (…)

 

Un bellissimo ma poco conosciuto brano dei Nomadi, Contro…tutti i tipi di potere, contro la reticenza delle stragi di Stato, contro l’ipocrisia Umana, contro tutti i dogmi religiosi, contro questo genere di Progresso e contro il Capitalismo cinico, causa di tutte le sofferenze Umane.

“Gli uomini, per essere liberi, è necessario prima di tutto che siano liberati dall’incubo del bisogno.”
(Sandro Pertini)

 

 

 

Contro

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Contro i fucili, carri armati e bombe

contro le giunte militari, le tombe

contro il cielo che ormai è pieno, di tanti ordigni

nucleari

contro tutti i capi al potere che non sono ignari.

Contro i massacri di Sabra e Chatila

contro i folli martiri dell’Ira

contro inique sanzioni, crociate americane

per tutta la gente che soffre, e che muore di fame.

Contro chi tiene la gente col fuoco

contro chi comanda e ha in mano il gioco

contro chi parla di fratellanza, amore, libertà

e poi finanzia guerre e atrocità.

Contro il razzismo sudafricano

contro la destra del governo israeliano

conto chi ha commesso stragi, pagato ancora non ha

per tutta la gente ormai stanca che vuole verità.

Contro tutte le intolleranze

contro chi soffoca le speranze

contro antichi fondamentalismi e nuovi imperialismi

contro la poca memoria della storia.

Contro chi fa credere la guerra un dovere

contro chi vuole dominio e potere

contro le medaglia all’onore, alla santità

per tutta la gente che grida libertà.

 

I Nomadi

 

Riflessioni Personali…..affrontare la crisi, come andar per mare!


 

Buon viaggio a tutti!

 

 

 

In certi periodi, per molti di noi non sempre è facile ottenere il massimo risultato con il minimo disponibile, basterebbe aumentare quel minino direte voi, ma se quel minimo è il massimo che abbiamo a disposizione come potremmo aspirare ad ottenere il meglio?

Beh! Un modo ci sarebbe ed è quello di andare contro corrente aggredendo la crisi, un po’ come si fa quando si è in mare e si vorrebbe andare nella direzione opposta a quella del vento, anche in barca a vela infatti è impossibile navigare contro-vento però è possibile risalirlo bordeggiando, in modo da compiere un percorso costituito da una linea spezzata simile ad uno zig-zag, ciò significa risalirlo con un’ andatura di bolina e per far questo occorre eseguire un angolo di navigazione che sia il più stretto possibile con la direzione del vento stesso, avendo però le vele “cazzate” cioè tirate, è così che in mare si sfrutta  la forte brezza  anche per seguire una rotta contraria, facendo un esempio è  come salire una scala: si fa più fatica e si va (in genere) più lenti che in altre andature (traverso, lasco, poppa), ma comunque si sale.
Molti di voi pensano che il mare sia in piano ma non è così quando c’è vento, esistono le salite quando si naviga di bolina, e le discese quando si discende con il vento in poppa (lasco).

Proviamo ad aggredire la crisi, scopriremo così anche l’infinita bellezza di una veleggiata.
Buon vento a tutti!!

 

Nico (max weber)

A te!


 

poesia in musica

 

 

 

A Te

A te che sei l’unica al mondo
L’unica ragione per arrivare fino in fondo
Ad ogni mio respiro
Quando ti guardo
Dopo un giorno pieno di parole
Senza che tu mi dica niente
Tutto si fa chiaro

A te che mi hai trovato
All’ angolo coi pugni chiusi
Con le mie spalle contro il muro
Pronto a difendermi
Con gli occhi bassi
Stavo in fila
Con i disillusi
Tu mi hai raccolto come un gatto
E mi hai portato con te

A te io canto una canzone
Perché non ho altro
Niente di meglio da offrirti
Di tutto quello che ho
Prendi il mio tempo
E la magia
Che con un solo salto
Ci fa volare dentro all’aria
Come bollicine

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che sei il mio grande amore
Ed il mio amore grande
A te che hai preso la mia vita
E ne hai fatto molto di più
A te che hai dato senso al tempo
Senza misurarlo
A te che sei il mio amore grande
Ed il mio grande amore

A te che io
Ti ho visto piangere nella mia mano
Fragile che potevo ucciderti
Stringendoti un po’
E poi ti ho visto
Con la forza di un aeroplano
Prendere in mano la tua vita
E trascinarla in salvo

A te che mi hai insegnato i sogni
E l’arte dell’avventura
A te che credi nel coraggio
E anche nella paura
A te che sei la miglior cosa
Che mi sia successa
A te che cambi tutti i giorni
E resti sempre la stessa

A te che sei
Semplicemente sei
Sostanza dei giorni miei
Sostanza dei sogni miei

A te che sei
Essenzialmente sei
Sostanza dei sogni miei
Sostanza dei giorni miei

A te che non ti piaci mai
E sei una meraviglia
Le forze della natura si concentrano in te
Che sei una roccia sei una pianta sei un uragano
Sei l’orizzonte che mi accoglie quando mi allontano

A te che sei l’unica amica
Che io posso avere
L’unico amore che vorrei
Se io non ti avessi con me
A te che hai reso la mia vita bella da morire, che riesci a render la fatica un immenso piacere,
A te che sei il mio grande amore ed il mio amore grande,
A te che hai preso la mia vita e ne hai fatto molto di più,
A te che hai dato senso al tempo senza misurarlo,
A te che sei il mio amore grande ed il mio grande amore

A te che sei,
Semplicemente sei,
Sostanza dei giorni miei,
Sostanza dei sogni miei…
A te che sei,
Semplicemente sei,
Compagna dei giorni miei…
Sostanza dei sogni…

 

Jovanotti